La determina n. 399 del 4 giugno 2026 non approva direttamente il progetto del futuro polo tecnologico nell’area ATA, ma compie un passaggio molto importante: il Comune prende formalmente atto del parere motivato di compatibilità ambientale espresso dall’Organo Tecnico Comunale nell’ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).
Dietro una determina apparentemente tecnica si nasconde però uno degli atti più rilevanti degli ultimi anni per Caselle Torinese, perché riguarda la trasformazione urbanistica dell’area ATA, destinata ad ospitare un grande insediamento produttivo ad alta tecnologia, con esplicito riferimento ai data center [1].
Cosa decide realmente la determina
La determina non approva edifici, cantieri o autorizzazioni edilizie.
Fa una cosa diversa:
- prende atto del parere dell’Organo Tecnico Comunale;
- recepisce il lavoro svolto nelle cinque sedute dell’organo tecnico tra maggio 2026;
- conferma che, dal punto di vista della VAS, non emergono motivi tali da bloccare la variante urbanistica [2].
In sostanza il Comune afferma:
“La trasformazione urbanistica può proseguire.”
Non sta dicendo:
“Il data center è già autorizzato.”
Quella sarà una fase successiva.
La modifica urbanistica più importante
Uno dei passaggi più significativi emerge nei verbali allegati.
L’Organo Tecnico ricorda infatti che la Variante Strutturale n. 3 modifica l’utilizzo dell’area ATA:
da commerciale-terziario a produttivo [3].
È una differenza enorme.
In passato l’area era pensata per funzioni commerciali e direzionali.
Ora viene esplicitamente orientata verso:
- data center;
- industria tecnologica;
- attività produttive ad alto contenuto innovativo [4].
Inoltre il verbale sottolinea che il Comune sceglie volutamente di privilegiare questa destinazione rispetto ad altre attività produttive, citando espressamente la logistica come alternativa non perseguita [4].
La prima cosa interessante: il Comune parla apertamente di Data Center
Nei documenti compare una formulazione piuttosto chiara.
L’Organo Tecnico scrive che il piano particolareggiato:
individua la specifica destinazione di alcuni edifici a data center [5].
Non si tratta quindi soltanto di una generica area produttiva.
L’indirizzo urbanistico è già orientato verso questa specifica tipologia di insediamento.
Il punto più delicato: consumi energetici e acqua
Leggendo il verbale finale emerge un elemento molto interessante.
L’Organo Tecnico riconosce che gli enti coinvolti hanno evidenziato criticità e aspetti sensibili riguardanti:
- consumi idrici;
- fabbisogno energetico;
- dispersione di calore;
- impatti ambientali complessivi del futuro insediamento [6].
Si tratta esattamente delle questioni che normalmente vengono sollevate quando si parla di grandi data center.
La risposta dell’Organo Tecnico è però particolare.
Non contesta l’esistenza di questi problemi.
Dice invece che tali aspetti dovranno essere approfonditi nella fase successiva della procedura ambientale [7].
Il ragionamento del Comune
Il cuore del parere può essere riassunto così:
La VAS serve a valutare la pianificazione generale.
La VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) serve invece a valutare il progetto concreto [8].
Per questo motivo l’Organo Tecnico sostiene che:
- oggi si sta valutando la trasformazione urbanistica;
- domani si valuterà il progetto effettivo;
- molte criticità ambientali potranno essere analizzate soltanto quando saranno noti tutti i dettagli tecnici [8].
Dal punto di vista giuridico il ragionamento è corretto.
Dal punto di vista politico e amministrativo, però, lascia aperta una domanda:
ha senso approvare la trasformazione urbanistica prima di conoscere con precisione consumi, fabbisogni energetici e impatti reali?
La frase più importante di tutto il documento
Probabilmente il passaggio più significativo è questo.
L’Organo Tecnico scrive che:
- non esistono elementi ostativi all’approvazione della variante;
- la compatibilità del data center è per ora considerata soltanto “teorica e potenziale”;
- gli aspetti ancora poco indagati dovranno essere valutati nella futura VIA [9].
Tradotto in linguaggio meno burocratico:
“Pensiamo che il progetto possa essere compatibile, ma le verifiche più pesanti devono ancora arrivare.”
Le misure compensative: un impegno ancora generico
Un altro elemento interessante riguarda le compensazioni ambientali.
Il verbale afferma che:
- il piano ha già introdotto alcune misure compensative;
- il soggetto attuatore si impegna ad accettare eventuali ulteriori prescrizioni che dovessero emergere dalla VIA [10].
Tuttavia nei documenti pubblicati insieme alla determina non sono dettagliate le compensazioni effettive.
Di conseguenza il cittadino può sapere che esiste l’impegno, ma non ancora con precisione:
- quanto costeranno;
- chi le realizzerà;
- quali saranno concretamente.
Alcune curiosità che emergono dagli atti
1. Cinque sedute per arrivare al parere
L’Organo Tecnico ha avuto bisogno di:
- 6 maggio;
- 8 maggio;
- 12 maggio;
- 21 maggio;
- 29 maggio 2026 [11].
Segno che il tema è stato considerato sufficientemente complesso da richiedere più approfondimenti.
2. Nessuna prescrizione ENAC
I documenti riportano due nulla osta ENAC senza prescrizioni per gli edifici valutati [12].
Considerata la vicinanza con l’aeroporto, non è un dettaglio banale.
3. Molti enti coinvolti
Sono stati acquisiti contributi da:
- Regione Piemonte;
- Città Metropolitana;
- ARPA Piemonte;
- SMAT;
- Soprintendenza;
- ENAC;
- Terna [13].
Questo conferma che il procedimento è ormai entrato in una fase avanzata.
Cosa non si trova negli atti
Alcuni temi molto dibattuti pubblicamente non trovano ancora una risposta definitiva nei documenti pubblicati:
- quanti posti di lavoro effettivi verranno creati;
- consumi elettrici complessivi;
- consumi idrici annuali;
- potenza energetica necessaria;
- eventuale recupero del calore;
- effetti sul traffico locale;
- cronoprogramma definitivo dell’intervento.
Non perché siano stati ignorati, ma perché il Comune ritiene che appartengano alla fase successiva della VIA [7].
Conclusione
La determina 399 non autorizza ancora il futuro data center, ma rappresenta comunque un passaggio decisivo.
Il Comune conferma la propria scelta strategica: trasformare l’area ATA in un polo produttivo tecnologico e aprire la strada all’insediamento di data center e attività innovative [4].
La vera questione, però, è che molti dei temi più sensibili — acqua, energia, calore prodotto e impatti ambientali reali — non vengono risolti in questa fase.
L’Organo Tecnico li riconosce apertamente, ma sceglie di demandarne l’analisi dettagliata alla successiva Valutazione di Impatto Ambientale [7].
Per chi segue la vicenda da cittadino, la domanda resta quindi aperta:
stiamo assistendo alla verifica preliminare di un progetto già sostanzialmente deciso, oppure la futura VIA potrà ancora modificare in modo significativo caratteristiche, dimensioni e prescrizioni del futuro insediamento?
Una riflessione finale
Quella che avete appena letto non è una sentenza sul progetto, né un giudizio definitivo sul futuro dell’area ATA.
Anzi, leggendo documenti come questi si scopre quanto sia complesso arrivare a conclusioni semplici. Tra norme urbanistiche, valutazioni ambientali, conferenze di copianificazione, pareri tecnici e procedure amministrative, il rischio è che molti cittadini rinuncino persino a capire di cosa si stia parlando.
Noi preferiamo fare un tentativo.
Può capitare di interpretare male un passaggio, di non cogliere subito una sfumatura tecnica o di dover correggere qualcosa alla luce di nuovi documenti. Fa parte del percorso di chi prova a tradurre centinaia di pagine scritte per addetti ai lavori in un linguaggio comprensibile a tutti.
L’alternativa sarebbe molto più semplice: limitarsi a pubblicare il titolo della determina e lasciare che ogni cittadino se la studi da solo.
Noi abbiamo scelto una strada diversa. Quella di leggere gli atti, provare a spiegarli e renderli accessibili anche a chi non ha una laurea in urbanistica, diritto amministrativo o ingegneria ambientale.
Qualcuno probabilmente continuerà a guardare questo lavoro con diffidenza. Ce ne faremo una ragione.
Perché, al di là delle opinioni sul progetto, crediamo che una comunità sia più forte quando più persone sanno, almeno per sommi capi, che cosa sta accadendo sul proprio territorio.
