Home TicPunto 1,5 milioni di pagine viste!

1,5 milioni di pagine viste!

by Redazione Ticronometro

Il 2025 è stato un anno lungo, denso e  diciamolo  tutt’altro che silenzioso per Ticronometro.com.
Un anno fatto di atti pubblici, numeri, tabelle, PDF ostinati, grafici che raccontano più di mille comunicati stampa e, soprattutto, di una domanda costante: quanto conosciamo davvero ciò che viene deciso a nome nostro?

E a questo punto dobbiamo anche farci un complimento.
Quando lavori con impegno a un progetto innovativo, senza guadagnarci nulla rimettendoci solo, solo perché ti piace farlo per te e per gli altri, arrivare a superare un milione e mezzo di pagine viste è una soddisfazione enorme.
Qualcuno dirà che sono numeri piccoli.
Invece, sono già numeri importanti.
Perché dietro ogni pagina vista c’è tempo dedicato, curiosità, voglia di capire. E questo, oggi, vale moltissimo.


📊 Un osservatorio sempre acceso
Nel corso del 2025 Ticronometro ha continuato a fare ciò per cui è nato: monitorare, raccogliere e rendere leggibili gli atti dell’amministrazione comunale.
Determine, delibere, ordinanze, bilanci, affidamenti, proroghe, rettifiche: tutto ciò che spesso resta confinato in un albo pretorio poco frequentato è stato portato alla luce, giorno dopo giorno, con continuità.
Non per gridare allo scandalo, ma per contestualizzare.
Perché un numero, senza spiegazione, è solo un numero. Con il contesto diventa informazione.


💰 Entrate, uscite e la vita reale
Il 2025 è stato anche l’anno dei bilanci raccontati.
Non solo quanto si spende, ma come, per cosa e con quali effetti concreti:
• Opere pubbliche distribuite in più tranche
• Spese correnti che diventano strutturali
• Contributi, affidamenti, manutenzioni, servizi
• Entrate previste, entrate reali, scostamenti
• Avanzi, riaccertamenti

Numeri che, letti in fila, raccontano una storia molto più chiara di qualsiasi slogan di fine mandato.


🧭 Trasparenza 3.0
Nel 2025 Ticronometro ha fatto un passo in più: non solo pubblicare, ma interpretare.
Con la sezione Trasparenza 3.0, gli atti sono diventati più accessibili grazie a:
• sintesi automatiche,
• parole chiave,
• collegamenti tra documenti,
• lettura guidata anche per chi non mastica “burocratese”.

Un modo per ridurre la distanza tra cittadini e amministrazione, senza filtri politici e senza semplificazioni fuorvianti.


🧑‍🤝‍🧑 Comunità, non tifoserie

Il 2025 ha confermato una cosa: la partecipazione esiste, se qualcuno si prende la briga di fornire strumenti.
Sondaggi, giochi civici, rubriche ironiche: Ticronometro ha continuato a parlare con i cittadini, non al posto loro.

Basti pensare al sondaggio sulle rotonde.
Era giusto premiare chi aveva svolto il proprio compito, distinguendo tra chi lo aveva fatto nel migliore dei modi e chi no. Il risultato è stato evidente: poco dopo, le due rotonde considerate meno curate sono state riportate a un livello di decoro adeguato, che era esattamente lo scopo dell’iniziativa dell’amministrazione, la quale prevede più fasi, tra cui anche quella del controllo.

Ed è così che un semplice gioco virtuale, come un sondaggio, diventa anche un efficace strumento di monitoraggio.
E, per qualcuno, anche un ottimo mezzo di… disturbo. Succede pure questo.


 

🧾 Cosa resta di questo 2025
Resta un archivio vivo.
Resta un metodo.
Resta la convinzione che contare non è accusare e che raccontare i numeri non è fare opposizione, ma esercitare cittadinanza.

Il 2025 non è stato l’anno delle verità assolute.
È stato l’anno delle domande ben documentate.

E se anche solo una persona, grazie a Ticronometro, ha capito meglio come funziona la macchina pubblica del proprio Comune, allora è stato un anno che valeva la pena raccontare.


Cosa ci aspetta nel 2026

Il 2026 sarà l’anno dei miglioramenti.
Di quelli visibili, ma anche di quelli invisibili, che fanno la differenza nell’uso quotidiano degli strumenti.

Ticronometro verrà ulteriormente affinato per essere ancora più fluido, semplice e accessibile. È in fase di test, e debutterà a breve, Trasparenza 4.0: non sostituirà Trasparenza 3.0, ma la affiancherà, introducendo nuove funzionalità, ulteriori semplificazioni e nuovi modi di leggere e collegare gli atti.

Ha già debuttato Tic Albi, un sistema di monitoraggio più essenziale e immediato di quello di Caselle, che consente di tenere sotto controllo non solo Caselle, ma anche i 64 Comuni limitrofi, in modo molto più semplice e intuitivo e magari di confrontarli, insieme ad altri servizi che sono sempre comodi ed utili.

Sono inoltre in corso ulteriori miglioramenti a Tic Gazzetta, pensata come uno strumento di supporto per chi consulta la Gazzetta Ufficiale spesso, o anche solo occasionalmente, rendendo la lettura e la comprensione più rapide e meno dispersive.

E poi ci sono altre novità in lavorazione.
Le racconteremo a tempo debito, senza anticiparle tutte ora. Anche perché, a volte, la cosa migliore è far parlare direttamente gli strumenti.



⚠️ Le problematiche emerse nel 2025
Raccontare i numeri significa anche fare i conti con le zone d’ombra.
Il 2025, da questo punto di vista, non è stato un anno neutro.

📄 Accessibilità degli atti
Nonostante la pubblicazione formale, i documenti risultano anche:
• difficili da individuare,
• con collegamenti non semplici da individuare tra loro,
• spesso comprensibili solo agli addetti ai lavori.

Un problema strutturale che rende la trasparenza teorica, più che praticabile.

💰 Numeri chiari, scelte meno
I dati economici non mancano, ma spesso:
• mancano spiegazioni politiche chiare sulle priorità,
• le scelte di spesa non sono accompagnate da valutazioni di impatto.

Qui Ticronometro ha provato a colmare il vuoto: non giudicando, ma mettendo i numeri in fila.

🗣️ Critica scambiata per disturbo
Un’altra problematica emersa nel 2025 è stata la difficoltà, da parte di alcuni ambienti istituzionali, ad accettare la lettura critica dei dati.
Raccontare gli atti amministrativi è stato talvolta interpretato come:
• polemica,
• fastidio,
• presa di posizione.

Nel 2025 si è persino assistito all’uso di spazi che avrebbero dovuto servire a informare e chiarire l’operato amministrativo.
Spazi che, invece, sono diventati  sorpresa  anche luoghi di “attenzione” dedicata a Ticronometro. Un pensiero gentile, evidentemente. 😉

Forse qualcuno ha immaginato che scrivere su un giornale o sul web per colpire Ticronometro fosse un’operazione a senso unico.
Peccato che il web non funzioni così.

La regola è semplice: il web è libero.
Scrivi qualcosa e quella cosa viaggia. Non sceglie il pubblico, non chiede permesso, non resta confinata.

Hai uno schermo davanti, ma dall’altra parte non c’è una stanza chiusa: ci sono migliaia di persone.
Persone di Caselle, dei paesi vicini o di chissà dove. Dietro a un IP può esserci chiunque: qualcuno che vive o lavora a Torino, in via Cernaia, in piazza Piemonte, in via Coazze, in via Roma… o semplicemente qualcuno che legge, capisce e si fa un’idea propria.

Ed è questo il bello e il rischio della rete: una volta scritto, il messaggio non è più tuo. A volte cambia direzione, altre volte si trasforma.
D’altronde, tra Davide e Golia, se Golia o del suo entourage  ti chiede da che parte stai, la risposta è scontata: Golia. Ma in fondo, almeno  tifare per il più debole, per il Davide di turno può succedere.

Qui però non si parla di guerre o di scontri epici. Si parla di un principio semplice: siamo tutti uguali, e utilizzare una posizione dominante per colpire qualcuno non è mai giusto.

E così lo scetticismo iniziale, il classico “ma non è così, è solo frutto della tua immaginazione”, espresso da alcuni “ambienti” locali, provinciali e persino regionali, col tempo ha lasciato spazio ai fatti.
I fatti hanno parlato.
E questo ha fatto ricredere più di qualcuno.

La cosa più interessante è che alcuni di quei critici iniziali sono diventati fan silenziosi di Ticronometro, arrivando persino a scambi di chiacchierate utili per comprendere meglio certi meccanismi ogni volta che veniva analizzato un atto o una scelta amministrativa, contribuendo anche a ricostruire fatti preesistenti.

La parte più significativa e importante  resta però un’altra.
Quando si parla di “servire”, c’è un giuramento scritto e uno non scritto ma che convergono in: tutti servitori di tutti.

Che si sia consiglieri, volontari, membri di associazioni, o che si operi nella scuola, nella chiesa o in altri ambiti della comunità, dovrebbe valere una regola semplice: tutti uguali, chi la pensa come noi e chi non la pensa come noi.

Ma quando da qualche “entità” parte una sorta di input, fatto di allusioni, suggerimenti e inviti a non frequentare, non parlare, non confrontarsi con determinate persone, allora il problema diventa più serio.

In quel momento non si rispetta più quel giuramento implicito: essere servitori di tutti.
Si fa altro.

E talvolta ciò che viene spacciato come “fare per la comunità” semplicemente non lo è. Anche perché spesso è accompagnato da foto di rito, peraltro richieste,  e da una continua ricerca di visibilità, di mettersi in mostra a tutti i costi.
Un vecchio detto dice: “fai del bene e dimenticalo”.

Resta allora la domanda delle domande, quella a cui si ha timore di rispondere:
se faccio tutto correttamente, se tutto è perfetto, perché arrabbiarsi?

Perché insinuazioni e passare messaggi del tipo “frequenti cattive persone”, possono persino instillare  in chi ascolta, il dubbio di essere osservato o controllato.

Persone definite, come direbbero certe gag comiche, “brutte e cattive”, che poi paradossalmente risultano impeccabili sotto ogni profilo, senza alcuna ombra a carico.

Ed è qui il nocciolo della questione.
È qui il succo.

Una cosa che mi ha colpito molto è il messaggio che si cerca di far passare: che pensare diversamente, scrivere diversamente, non allinearsi venga considerato un “danno alla comunità”.
Questa è una deriva grave.

Pensare, esprimere ciò che si pensa, discutere, confrontarsi: tutto questo non è un problema.
È, al contrario, una risorsa.


Le idee non si isolano.
Si discutono.
Il pensiero non ha recinti.

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