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Otto milioni di passeggeri nel 2035: Caselle è davvero un aeroporto a rischio marginalizzazione?

Otto milioni di passeggeri nel 2035: Caselle è davvero un aeroporto a rischio marginalizzazione?

Otto milioni.

È probabilmente uno dei numeri che colpiscono di più leggendo il Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035 e guardando al futuro di Torino-Caselle.

Soprattutto oggi.

Perché mentre a Torino e Caselle ci si interroga sul rischio che un'eventuale integrazione tra SAGAT e SEA possa rendere lo scalo torinese meno importante rispetto a Malpensa e Linate, la pianificazione nazionale sembra guardare nella direzione opposta:

Torino viene considerata un aeroporto con significative possibilità di crescita.

Ma cosa significano davvero quegli 8 milioni?

Sono una previsione?

Un obiettivo?

La capacità massima dell'aeroporto?

E soprattutto: quanto è realistico immaginare una Caselle di quelle dimensioni nel 2035?

È da qui che parte il secondo approfondimento del dossier Aeroporto Caselle 2035.

Prima sorpresa: 8 milioni non significa “nel 2035 Caselle avrà 8 milioni di passeggeri”

Partiamo dalla cosa più importante.

Leggere il numero 8 milioni e trasformarlo automaticamente nella frase:

“Il Piano prevede 8 milioni di passeggeri a Caselle nel 2035”

sarebbe una semplificazione eccessiva.

Il Piano Nazionale degli Aeroporti ragiona attraverso scenari, domanda potenziale, capacità delle infrastrutture e possibilità di sviluppo del mercato.

E quindi bisogna distinguere tra quanto traffico potrebbe sviluppare un territorio e quanto traffico effettivamente si prevede che passi dall'aeroporto.

Non è una differenza da poco.

Otto milioni non sono quindi otto milioni di biglietti già virtualmente venduti per il 2035.

Sono piuttosto un'indicazione della dimensione che il mercato torinese potrebbe potenzialmente esprimere.

E questa distinzione diventa fondamentale quando proviamo a capire se Caselle rischi davvero di essere marginalizzata.

Partiamo dalla realtà: Torino ha appena superato i 5 milioni

Per capire quanto sia distante il 2035 bisogna partire dal presente.

Il 31 dicembre 2025 l'Aeroporto di Torino ha superato per la prima volta nella sua storia i 5 milioni di passeggeri in un anno.

È stato il nuovo record dello scalo.

Nel 2024 erano stati 4.693.977.

Quindi Caselle arriva a questa discussione sul proprio futuro non durante una fase di declino, ma dopo il miglior risultato della propria storia.

Ed è un elemento importante.

Perché la domanda non è come salvare un aeroporto che sta perdendo passeggeri.

La domanda è:

come permettere a un aeroporto che sta crescendo di continuare a farlo?

Da 5 a 8 milioni: quanto significa realmente?

Facciamo due conti molto semplici.

Passare da circa 5 milioni di passeggeri nel 2025 a 8 milioni significa aggiungerne circa 3 milioni all'anno.

In termini percentuali significa crescere complessivamente di circa il 60%.

Spalmato sui dieci anni che separano il 2025 dal 2035, però, il numero assume un aspetto diverso.

Per passare da 5 a 8 milioni servirebbe una crescita media composta nell'ordine del 4,8% all'anno.

Non pochissimo.

Ma nemmeno una moltiplicazione impossibile da immaginare nell'arco di un decennio.

C'è però un problema.

Il Piano non dice semplicemente che Torino arriverà a 8 milioni.

Ed è qui che dobbiamo entrare un po' più in profondità nei numeri.

C'è infatti un altro numero: circa 6,45 milioni

Nelle elaborazioni dello scenario di crescita al 2035 riportate nel Piano, per Torino compare anche un valore di circa:

6,45 milioni di passeggeri.

È una differenza importante.

Rispetto ai circa 5 milioni raggiunti nel 2025, significherebbe comunque una crescita considerevole.

Ma racconta uno scenario diverso dagli 8 milioni.

E allora perché compaiono numeri differenti?

Perché una cosa è la domanda potenziale, un'altra è il traffico che effettivamente può essere intercettato dall'aeroporto all'interno di uno specifico scenario.

Ed è probabilmente proprio qui che si trova una delle chiavi per capire il futuro di Caselle.

Il problema non è soltanto quanta domanda esiste. È chi riesce a intercettarla

Immaginiamo che il territorio piemontese possa effettivamente generare una domanda molto superiore a quella attuale.

Questo non significa automaticamente che tutti quei passeggeri utilizzeranno Caselle.

Un piemontese può partire da Torino.

Ma può anche andare a Malpensa.

Può utilizzare Linate.

Può raggiungere Bergamo.

In alcuni casi può scegliere Genova.

E per determinate destinazioni può utilizzare un grande hub europeo.

La domanda aeroportuale, insomma, non rispetta i confini amministrativi.

Ed è qui che la possibile integrazione SAGAT-SEA diventa particolarmente interessante.

Milano potrebbe essere il concorrente. Ma potrebbe diventare anche il socio

Fino a oggi una parte della sfida è stata abbastanza intuitiva.

Torino cerca di convincere un passeggero piemontese a partire da Caselle invece di raggiungere un aeroporto lombardo.

Ma cosa succederebbe se Torino, Malpensa e Linate entrassero in uno stesso sistema industriale?

La prospettiva cambierebbe completamente.

Il gestore non dovrebbe più necessariamente ragionare soltanto in termini di:

“come faccio a portare questo passeggero a Torino invece che a Milano?”

Potrebbe ragionare anche in termini di distribuzione complessiva del traffico tra gli aeroporti del gruppo.

Ed è proprio qui che nascono contemporaneamente un'opportunità e un rischio.

L'ipotesi positiva: essere piccoli dentro un sistema grande può aiutare

Partiamo dall'ipotesi favorevole.

Un sistema aeroportuale più grande può avere maggiore capacità negoziale con le compagnie aeree.

Può coordinare investimenti.

Può differenziare le funzioni degli aeroporti.

Può costruire strategie commerciali comuni.

Può intercettare traffico che un singolo aeroporto avrebbe maggiori difficoltà ad attrarre.

In questo scenario Torino potrebbe non essere ridimensionata.

Potrebbe accadere esattamente il contrario.

Caselle potrebbe diventare una componente specializzata e in crescita di un sistema aeroportuale molto più grande.

E allora gli 8 milioni potenziali potrebbero rappresentare non un limite, ma un mercato da sviluppare.

Ma esiste anche lo scenario opposto

Ed è quello che preoccupa maggiormente il territorio.

Se all'interno dello stesso gruppo esistono aeroporti molto più grandi, perché investire per sviluppare a Torino una rotta che può essere concentrata su Malpensa?

Perché duplicare determinati collegamenti?

Perché distribuire il traffico quando potrebbe essere economicamente più conveniente concentrarlo?

È qui che nasce il rischio di marginalizzazione.

Non necessariamente attraverso una decisione clamorosa.

Nessuno deve necessariamente dire:

“ridimensioniamo Caselle”.

Potrebbe avvenire molto più lentamente.

Una rotta internazionale che viene sviluppata altrove.

Un investimento che viene privilegiato su un altro aeroporto.

Una compagnia indirizzata verso lo scalo maggiore.

Una funzione concentrata dove esistono già volumi superiori.

Decisione dopo decisione, un aeroporto può crescere meno di quanto avrebbe potuto.

Ed è forse questa la definizione più interessante di marginalizzazione.

Non diventare più piccoli in assoluto.

Ma diventare più piccoli rispetto alle proprie potenzialità.

E allora 8 milioni diventano un numero politico, non soltanto aeroportuale

È proprio per questo che la cifra indicata dal Piano diventa interessante.

Non perché dobbiamo pretendere che nel 2035 il contatore di Caselle segni esattamente:

8.000.000.

Ma perché ci offre una misura della potenzialità attribuita al territorio e allo scalo.

Se il mercato potenziale esiste, la domanda da porre a qualsiasi futuro gestore diventa:

quanto di quel potenziale intendete sviluppare a Torino?

Questa è una domanda molto più concreta di:

“Ci garantite che Caselle non verrà penalizzata?”

C'è anche un Master Plan che guarda alla crescita

E non esiste soltanto il Piano Nazionale.

Nell'aprile 2026 ENAC ha approvato definitivamente il nuovo Master Plan dell'Aeroporto di Torino fino al 2032.

Il documento consente a SAGAT di avviare gli interventi previsti per il potenziamento delle infrastrutture aeroportuali.

La motivazione indicata da ENAC è particolarmente significativa: l'aggiornamento si è reso necessario proprio a causa del recente incremento del traffico, in particolare nel segmento low cost, e della necessità di gestire la crescente domanda.

Quindi abbiamo due documenti differenti che, pur con funzioni diverse, indicano la stessa direzione generale:

Torino deve prepararsi a gestire più traffico, non meno.

E il Piano Nazionale vede crescere tutto il mercato italiano

C'è poi un contesto più generale.

Il Piano Nazionale non immagina un'Italia aeroportuale ferma.

Nel 2025 gli aeroporti italiani hanno movimentato oltre 229,7 milioni di passeggeri.

Per il 2035 la domanda potenziale nazionale indicata arriva a circa 305 milioni di passeggeri all'anno.

Parliamo quindi di circa 75 milioni di passeggeri potenziali in più rispetto ai livelli attuali.

La questione non è soltanto spartirsi quello che esiste oggi.

La vera partita sarà conquistare una parte della crescita futura.

E Torino parte da una posizione tutt'altro che irrilevante.

Quindi Caselle è davvero a rischio marginalizzazione?

La risposta, oggi, non può essere né sì né no.

Ed è forse la conclusione più importante.

I numeri non descrivono un aeroporto destinato inevitabilmente al declino.

Al contrario.

Caselle ha appena superato il record dei 5 milioni di passeggeri.

Il Piano Nazionale riconosce al mercato torinese ulteriori possibilità di sviluppo.

Il Master Plan al 2032 prevede il potenziamento delle infrastrutture proprio per rispondere alla crescita della domanda.

Quindi il potenziale esiste.

Ma proprio per questo il vero rischio non sarebbe vedere Caselle passare da 5 milioni a 4 milioni.

Potrebbe essere qualcosa di molto meno evidente:

arrivare magari a 6 milioni quando avrebbe avuto le condizioni per arrivare a 7 o a 8.

E questa differenza, per il territorio, significherebbe rotte, turismo, investimenti, occupazione e collegamenti internazionali.

La domanda da fare a chi discuterà il futuro di SAGAT

Forse allora, invece di chiedere genericamente garanzie sul futuro dell'aeroporto, sarebbe utile mettere sul tavolo alcuni numeri.

Torino ha superato 5 milioni di passeggeri nel 2025.

Il Piano vede per lo scalo e per il suo mercato ulteriori margini significativi di crescita.

Il Master Plan prepara le infrastrutture a gestire una domanda maggiore.

E allora la domanda da rivolgere a chiunque progetterà il futuro industriale di SAGAT potrebbe essere molto semplice:

“Quanti passeggeri immaginate per Torino-Caselle nel 2035?”

Non è una domanda provocatoria.

È una domanda industriale.

Perché dalla risposta potremmo capire molto più che da cento rassicurazioni.

Se l'obiettivo sarà sviluppare pienamente il potenziale di Torino, l'ingresso in un sistema più grande potrebbe rappresentare un'opportunità.

Se invece il futuro di Caselle venisse immaginato principalmente come complementare agli aeroporti lombardi, allora le preoccupazioni del territorio assumerebbero un significato diverso.

Per ora abbiamo un dato da cui partire:

Caselle non arriva a questa partita come un aeroporto in declino.

Ci arriva dopo il record storico di traffico, con infrastrutture programmate per crescere e con una pianificazione nazionale che riconosce al mercato torinese ulteriori margini di sviluppo.

La vera domanda non è quindi se Caselle continuerà a esistere.

È molto più ambiziosa:

quanto grande vogliamo che diventi?

Ed eventualmente:

quanto grande vorrà farla diventare chi domani ne deciderà le strategie?

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