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Aeroporto di Caselle 2035: il timore è diventare più piccoli. Ma il Piano Nazionale immagina un’altra Torino

Aeroporto di Caselle 2035: il timore è diventare più piccoli. Ma il Piano Nazionale immagina un’altra Torino

Da alcune settimane l’aeroporto di Torino-Caselle è tornato al centro del dibattito politico e giornalistico.

Si parla del futuro di SAGAT, dei possibili rapporti con SEA, del sistema aeroportuale milanese, delle conseguenze per il territorio e, naturalmente, dell’occupazione.

Dietro molte delle preoccupazioni di questi giorni c’è però una questione molto semplice.

Che cosa succederebbe a Torino-Caselle se SAGAT entrasse in un sistema nel quale gli aeroporti lombardi hanno dimensioni e peso decisamente maggiori?

È da qui che nasce il timore.

Non necessariamente che Caselle chiuda.

Non necessariamente che smetta di crescere.

Ma che, all’interno di un sistema molto più grande, Torino possa progressivamente diventare meno importante rispetto agli aeroporti lombardi.

In parole ancora più semplici:

Caselle rischia di diventare l’aeroporto più piccolo di una squadra nella quale a decidere la partita sono gli aeroporti più grandi?

È una domanda legittima.

Ma prima di provare a rispondere abbiamo deciso di fare quello che Ticronometro cerca di fare abitualmente.

Prendere i documenti.

Leggere i numeri.

E partire da quelli.

Ed è così che siamo arrivati a un documento di 127 pagine:

Il Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035

Ed è proprio leggendo quel Piano che la questione diventa ancora più interessante.

Perché la Torino aeroportuale immaginata dalla pianificazione nazionale non sembra affatto una Torino destinata a diventare marginale.

Ed è da questa apparente contraddizione che nasce il nuovo dossier di Ticronometro:

Aeroporto Caselle 2035

Un percorso di approfondimento nel quale proveremo a capire quale futuro potrebbe attendere l’aeroporto di Torino-Caselle confrontando le preoccupazioni di oggi con la prospettiva indicata nei documenti nazionali.

Non per dimostrare che un eventuale accordo con Milano sia giusto.

E nemmeno per dimostrare che sia sbagliato.

Ma per porre una domanda molto più concreta:

le decisioni che verranno prese porteranno Caselle verso l’aeroporto immaginato per il 2035 oppure verso qualcosa di diverso?


Prima di tutto: il Piano non parla della possibile operazione SAGAT-SEA

Una precisazione è indispensabile.

Il Piano Nazionale degli Aeroporti non analizza l’eventuale ingresso di SAGAT in SEA.

Non è il piano industriale di SAGAT.

Non è il piano industriale di SEA.

Non stabilisce chi debba comprare chi.

Non stabilisce quale sarebbe il peso di Torino all’interno di un eventuale nuovo gruppo.

E quindi sarebbe scorretto utilizzare il Piano per dire:

“Non preoccupatevi, Torino non verrà ridimensionata.”

Il Piano non può darci questa risposta.

Può però darcene un’altra, fondamentale per affrontare la discussione:

quale ruolo viene attribuito a Torino-Caselle nella strategia aeroportuale italiana fino al 2035?

E questa diventa la nostra base di partenza.

Perché oggi Caselle ha paura di Milano?

Il ragionamento che alimenta le preoccupazioni è abbastanza intuitivo.

Da una parte c’è SAGAT e l’aeroporto di Torino.

Dall’altra c’è SEA e un sistema aeroportuale di dimensioni molto maggiori.

Se domani queste realtà dovessero trovarsi all’interno di uno stesso equilibrio industriale, diventa inevitabile chiedersi quale ruolo sarebbe assegnato a Torino.

  • Quali rotte verrebbero sviluppate?
  • Quali investimenti?
  • Quali funzioni?
  • Quale autonomia?
  • Quale capacità di crescita?
  • E soprattutto: quando all’interno dello stesso sistema esistono aeroporti molto più grandi, quale interesse ci sarebbe a far crescere anche Torino?

È il timore.

Ma esiste anche la domanda opposta.

E se appartenere a un sistema più grande offrisse invece a Torino opportunità, investimenti e capacità di sviluppo difficilmente raggiungibili da sola?

Anche questa è un’ipotesi.

Oggi non vogliamo scegliere tra le due.

Vogliamo capire quali elementi abbiamo a disposizione per giudicarle.

Ed è qui che entra in scena il Piano Nazionale

Il Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035 offre una fotografia che merita attenzione.

Torino-Caselle rimane tra gli aeroporti di interesse nazionale.

Ma soprattutto viene inserita tra gli aeroporti di prevalente rilevanza internazionale.

Già questo ci dice qualcosa.

La Torino immaginata per il prossimo decennio non è semplicemente uno scalo locale al servizio del Piemonte.

Ma c’è un secondo elemento ancora più interessante.

Nello scenario di base al 2035, il Piano individua per Torino una domanda potenziale di 8 milioni di passeggeri all’anno.

Attenzione alle parole.

Domanda potenziale.

Non significa che nel 2035 Caselle avrà sicuramente 8 milioni di passeggeri.

Non è un obiettivo garantito e non è una previsione che necessariamente si realizzerà.

Ma significa che, nella pianificazione nazionale, Torino viene considerata uno scalo con importanti possibilità di sviluppo.

Ed è proprio questo numero che rende interessante il confronto con le paure di oggi.

Poi c’è una particolarità: Torino e Milano, nel Piano, sono in due sistemi differenti

C’è un altro elemento che approfondiremo.

Il Piano individua 13 sistemi aeroportuali integrati.

Torino viene inserita nel:

Sistema integrato aeroportuale del Nord Ovest

insieme a:

Torino – Genova – Cuneo.

Malpensa, Linate, Bergamo e Brescia appartengono invece al Sistema integrato aeroportuale Lombardo.

Questo non significa che Torino e Milano non possano collaborare.

E non significa nemmeno che un eventuale accordo societario tra i rispettivi gestori sarebbe contrario alla pianificazione nazionale.

Il Piano stesso contempla collaborazioni e sinergie.

Ma una domanda nasce spontaneamente:

se il Piano immagina Torino all’interno del sistema Torino-Genova-Cuneo, perché il futuro industriale dello scalo viene oggi discusso soprattutto guardando verso Milano?

È una delle domande da cui partiremo.

Non la risposta.

E c’è un’altra distinzione che dovremo tenere presente

Nel dibattito di queste settimane vengono utilizzate molte parole:

  • integrazione.
  • sinergia.
  • collaborazione.
  • fusione.
  • sistema aeroportuale.

Ma non significano necessariamente la stessa cosa.

Il Piano stesso precisa che i sistemi aeroportuali integrati possono essere costruiti attraverso collaborazione e coordinamento tra gestori senza necessariamente modificare la titolarità delle concessioni e senza obbligare alla creazione di una gestione societaria unica.

Quindi:

integrare aeroporti non significa necessariamente fondere le società che li gestiscono.

Sembra una distinzione tecnica.

In realtà potrebbe diventare una delle questioni centrali dell’intera vicenda.

E merita un approfondimento tutto suo.

Il problema, allora, non è essere “contro Milano” o “a favore di Milano”

Questo è forse il punto dal quale vogliamo partire.

Trasformare la questione in:

Milano sì – Milano no

sarebbe probabilmente il modo meno utile di affrontarla.

Perché un accordo con un sistema aeroportuale più grande potrebbe rappresentare un’opportunità.

Oppure potrebbe comportare un ridimensionamento.

  • Dipende dalle condizioni.
  • Dipende dalle strategie.
  • Dipende dagli investimenti.
  • Dipende dal ruolo assegnato a Torino.
  • E soprattutto dipende da quale aeroporto vogliamo trovare a Caselle nel 2035.

Per questo abbiamo deciso di utilizzare il Piano Nazionale come una sorta di metro.

Non come una profezia.

Non come una garanzia.

E nemmeno come una risposta alla possibile operazione SAGAT-SEA.

Ma come un punto di riferimento.

La Caselle del 2035 da cui partiamo

Per ora sappiamo che la pianificazione nazionale descrive Torino come:

un aeroporto di interesse nazionale;

un aeroporto di prevalente rilevanza internazionale;

uno scalo con una domanda potenziale di 8 milioni di passeggeri nel 2035;

il principale aeroporto, per domanda potenziale, del Sistema integrato aeroportuale del Nord Ovest formato da Torino, Genova e Cuneo.

È questa la fotografia che mettiamo sul tavolo.

Adesso possiamo cominciare a fare domande.

Ed è esattamente ciò che faremo.

Otto articoli per capire dove sta andando Caselle

Questo è soltanto l’articolo zero.

Il punto di partenza.

Nei prossimi approfondimenti prenderemo il Piano Nazionale degli Aeroporti e proveremo a confrontarlo, tema dopo tema, con il dibattito che si sta sviluppando intorno al futuro di SAGAT.

1. Il Piano nazionale dice Torino-Genova-Cuneo. Perché oggi si parla soprattutto di Milano?

Partiremo dalla geografia aeroportuale disegnata dal Piano.

Cercheremo di capire cosa significhi realmente il Sistema aeroportuale del Nord Ovest e quale rapporto possa avere con quello lombardo.

La domanda sarà:

l’eventuale asse con Milano sarebbe complementare alla strategia nazionale oppure potrebbe cambiarne gli equilibri?

2. Otto milioni di passeggeri nel 2035: Caselle è davvero un aeroporto a rischio marginalizzazione?

Entreremo dentro uno dei numeri più interessanti del Piano.

Perché vengono indicati 8 milioni di passeggeri potenziali per Torino?

Quanto è realistico?

E soprattutto:

un eventuale nuovo assetto industriale potrebbe aiutare Torino a raggiungere quella dimensione oppure rischierebbe di limitarne la crescita?

3. Chi decide il futuro di Caselle: Stato, Regione, Comuni, SAGAT o mercato?

Il Piano può indicare una strategia.

Ma chi decide realmente rotte, investimenti e sviluppo?

Cercheremo di capire dove termina la pianificazione pubblica e dove comincia l’autonomia industriale del gestore.

E soprattutto quali strumenti siano rimasti nelle mani delle istituzioni.

4. Integrare non significa necessariamente fondere

Collaborazione, integrazione e fusione societaria non sono la stessa cosa.

Vedremo cosa dice realmente il Piano sui sistemi aeroportuali integrati e proveremo a capire quale differenza esista tra far collaborare due aeroporti e mettere i loro gestori dentro lo stesso sistema societario.

5. Torino è classificata aeroporto internazionale: che cosa significa davvero?

Una definizione importante.

Ma cosa comporta concretamente?

Rotte?

Passeggeri?

Collegamenti internazionali?

Investimenti?

Cercheremo di capire cosa dovrebbe fare Caselle per mantenere e rafforzare questo ruolo nei prossimi dieci anni.

6. Caselle Torinese e l’aeroporto: chi vive accanto allo scalo deve soltanto aspettare le decisioni degli altri?

Perché l’aeroporto non è soltanto una questione societaria.

  • È occupazione.
  • È traffico.
  • È rumore.
  • È ambiente.
  • È accessibilità.
  • È economia locale.

Cercheremo quindi di capire quale ruolo possa avere il territorio che ospita fisicamente lo scalo nelle decisioni sul suo futuro.

7. Cargo: perché Torino non compare tra gli aeroporti strategici per le merci?

Una domanda particolarmente interessante per una regione industriale come il Piemonte.

Approfondiremo il ruolo del cargo, le prospettive indicate dal Piano e un interrogativo inevitabile:

un sistema più integrato con Milano potrebbe creare nuove opportunità per Torino oppure concentrare ulteriormente il traffico merci sugli aeroporti lombardi?

8. Caselle e Malpensa: concorrenti, alleati o qualcosa nel mezzo?

Sarà il punto di arrivo del percorso.

Dopo aver analizzato numeri, sistemi aeroportuali, governance, passeggeri, cargo e territorio proveremo a tornare alla domanda dalla quale siamo partiti.

Milano rappresenta un rischio o un’opportunità per Caselle?

Forse scopriremo che la risposta non è né l’una né l’altra.

O forse entrambe.

Dipenderà soprattutto dal ruolo che Torino riuscirà a conservare all’interno di qualsiasi nuovo equilibrio.

Prima delle garanzie, serve un obiettivo

In queste settimane si parla molto di garanzie per il futuro di Caselle.

Ed è comprensibile.

Ma una garanzia ha senso soltanto se sappiamo che cosa vogliamo garantire.

Dire:

“Caselle non deve essere ridimensionata”

è importante.

Ma rispetto a cosa?

Forse il Piano Nazionale ci offre proprio il punto di riferimento che mancava.

Prima di chiedere:

“Ci garantite che Caselle non verrà penalizzata?”

potremmo allora cominciare chiedendo:

“Ci garantite che Torino-Caselle potrà continuare a svilupparsi verso il ruolo che la pianificazione nazionale le attribuisce per il 2035?”

Perché oggi non sappiamo ancora quale sarà il futuro assetto societario.

Non sappiamo quale ruolo avrebbe Torino in un eventuale sistema più grande.

E non sappiamo se Milano rappresenterebbe un limite oppure un acceleratore per la crescita di Caselle.

Ma adesso abbiamo un punto dal quale partire.

Torino-Caselle, 2035: aeroporto di rilevanza internazionale, 8 milioni di passeggeri potenziali e un ruolo centrale nel Nord Ovest.

Nei prossimi articoli proveremo a capire se la strada che si sta aprendo davanti a Caselle porta proprio lì.

Oppure da un’altra parte.

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