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TARI 2026: davvero pagheremo meno?

TARI 2026: davvero pagheremo meno?

Capitolo 6

Il verdetto

La TARI è davvero diminuita?

Quando ho iniziato questa inchiesta pensavo di dover trovare la risposta a una domanda molto semplice.

La TARI del 2026 è aumentata o diminuita?

Oggi, dopo aver letto determine, delibere, Piano Economico Finanziario e documentazione tecnica, mi rendo conto che quella domanda era troppo semplice.

La risposta, infatti, non può essere un semplice "sì" o "no".

Durante questo percorso ho dovuto rimettere in discussione diverse convinzioni.

Ed è proprio questo, forse, l'aspetto più interessante di tutta l'indagine.

La prima convinzione che è caduta

All'inizio ero convinto che il collegamento fosse quasi evidente.

Da una parte il Comune incassa circa 54 mila euro di dividendi dalla partecipazione in SETA.

Dall'altra il gettito TARI previsto diminuisce di una cifra molto simile.

Sembrava quasi un puzzle già completato.

Ma i documenti raccontano altro.

Almeno allo stato attuale non esistono elementi che consentano di sostenere un collegamento diretto tra quei dividendi e il minor gettito previsto.

È stata una delle prime ipotesi che ho dovuto abbandonare.

Ed è giusto raccontarlo.

Perché un'inchiesta non serve a dimostrare che avevamo ragione.

Serve a capire se avevamo torto.

La seconda convinzione

Pensavo che bastasse confrontare due bollette.

Una dell'acconto 2025.

Una dell'acconto 2026.

Sembrava il metodo più semplice.

Oggi so che sarebbe stato anche il più sbagliato.

Perché il primo avviso racconta soltanto una parte della storia.

Nel 2026 l'acconto è stato calcolato in modo diverso rispetto all'anno precedente.

Alcune componenti saranno richieste soltanto con il saldo.

Per questo motivo una bolletta inizialmente più leggera non rappresenta ancora una prova definitiva di una riduzione della TARI.

Il confronto vero potrà essere fatto soltanto quando il ciclo di pagamento sarà concluso.

Quello che oggi sappiamo con certezza

Al termine dell'analisi ci sono alcuni fatti che emergono con chiarezza.

Il primo.

Il gettito complessivo previsto per il 2026 è inferiore rispetto a quello del 2025.

È un dato oggettivo.

Il secondo.

L'acconto richiesto ai cittadini è stato ridotto, passando dall'85% all'80% delle tariffe dell'anno precedente.

Anche questo è documentato.

Il terzo.

Alcune componenti perequative previste da ARERA saranno richieste soltanto con il saldo.

Il quarto.

Dal 2026 cambia anche l'organizzazione del servizio.

La gestione della TARI torna direttamente al Comune, mentre il Consorzio CB16 continua a svolgere il ruolo previsto dalla normativa nella validazione del Piano Economico Finanziario.

Sono fatti.

Non interpretazioni.

Ed è importante distinguerli dalle valutazioni personali.

Quello che, invece, non possiamo ancora dire

C'è però una conclusione che, almeno oggi, non mi sento di scrivere.

Non possiamo ancora affermare che ogni cittadino pagherà meno rispetto al 2025.

Non perché sia improbabile.

Ma perché sarebbe una conclusione prematura.

Manca ancora il saldo.

Ed è proprio con l'ultima rata che verranno recuperate alcune componenti non richieste con l'acconto.

Solo allora sarà possibile confrontare il costo complessivo sostenuto da una famiglia nel 2025 con quello sostenuto nel 2026.

Fino a quel momento ogni giudizio definitivo rischierebbe di essere incompleto.

Perché ho scelto di raccontare anche i miei dubbi

Qualcuno potrebbe chiedersi perché, durante questa inchiesta, abbia raccontato anche le ipotesi che poi si sono rivelate sbagliate.

La risposta è semplice.

Perché credo che sia questo il modo corretto di fare informazione.

Le ipotesi sono indispensabili.

Sono il punto di partenza di qualsiasi ricerca.

Ma non possono diventare il punto di arrivo.

Quando i documenti raccontano una storia diversa, è ai documenti che bisogna dare ragione.

Sempre.

Anche quando smentiscono le nostre aspettative.

Forse soprattutto in quei casi.

Una riflessione da cittadino

C'è però una considerazione che va oltre i numeri.

Questa inchiesta mi ha fatto capire quanto sia difficile, per un cittadino, orientarsi in un sistema tanto complesso.

  • Sigle.
  • Norme.
  • Delibere.
  • Determine.
  • Piani Economici Finanziari.
  • Componenti perequative.
  • Validazioni.
  • Autorità nazionali.
  • Enti territoriali.

È un linguaggio che, spesso, sembra costruito per chi già conosce la materia.

Eppure quelle pagine incidono direttamente sul bilancio di ogni famiglia.

Forse la trasparenza non dovrebbe limitarsi a pubblicare centinaia di pagine di documenti.

Dovrebbe anche aiutare le persone a comprenderle.

Perché un documento che nessuno riesce a interpretare è certamente pubblico.

Ma non è necessariamente comprensibile.

E la comprensione, in fondo, è il primo passo verso una partecipazione davvero consapevole.

E adesso?

Questa inchiesta, in realtà, non finisce qui.

Potremmo dire che rappresenta soltanto il primo capitolo.

Nei prossimi mesi continuerò a seguire l'evoluzione della TARI 2026.

Quando arriverà il saldo torneremo sui numeri.

Confronteremo gli importi effettivamente pagati.

Verificheremo se la sensazione di un risparmio estivo si sarà trasformata in un risparmio reale.

Analizzeremo il nuovo Piano Economico Finanziario 2026-2029 voce per voce.

E cercheremo di capire se il ritorno della gestione della TARI al Comune produrrà, nel tempo, benefici concreti per i cittadini.

Perché una bolletta non racconta mai soltanto un importo.

  1. Racconta un servizio.
  2. Un'organizzazione.
  3. Una serie di decisioni amministrative.

E, soprattutto, racconta il rapporto tra istituzioni e cittadini.

Conclusione

Se c'è una lezione che porto a casa dopo aver letto decine di pagine di atti, è questa.

La domanda giusta non è:

"Quanto pago?"

La domanda giusta è:

"Come si è arrivati a quella cifra?"

Perché solo conoscendo il percorso che porta alla nascita di una tariffa possiamo valutarne davvero la correttezza.

È questo, in fondo, l'obiettivo di Ticronometro.

Non dire ai cittadini che cosa devono pensare.

Ma mettere a disposizione gli strumenti per permettere a ciascuno di costruirsi un'opinione fondata sui documenti.
E forse, la prossima volta che arriverà una bolletta nella cassetta della posta, la guarderemo con occhi diversi.

 

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