Capitolo 4
Dentro il PEF
Dove finiscono davvero i soldi della nostra TARI?
Finora abbiamo seguito il percorso che porta alla nascita della bolletta.
Adesso è arrivato il momento di fare un passo in più.
Aprirla.
Non quella che arriva nella cassetta della posta.
Quella, molto più complessa, nascosta dentro il Piano Economico Finanziario.
È lì che sono contenuti tutti i costi che, alla fine, verranno ripartiti tra i cittadini.
Confesso una cosa.
Quando ho aperto il PEF per la prima volta, la sensazione è stata quella che probabilmente prova chiunque.
- Decine di pagine.
- Sigle ovunque.
- Tabelle.
- Formule.
- Codici.
Una lettura che, almeno all'apparenza, sembra pensata più per scoraggiare che per spiegare.
Ma superato il primo impatto, quel documento racconta una storia molto più semplice di quanto sembri.
Ogni voce rappresenta una domanda.
Per cosa stiamo pagando?
Il primo mito da sfatare
Se chiedessimo a dieci cittadini quale sia il costo più elevato della TARI, probabilmente molti risponderebbero senza esitazione:
"Lo smaltimento dei rifiuti."
Anch'io, prima di leggere il Piano Economico Finanziario, avrei dato la stessa risposta.
E invece no.
Il costo maggiore non è quello.
La voce economicamente più importante riguarda la raccolta e il trasporto delle frazioni differenziate, che supera il milione di euro.
È un dato che può sorprendere.
Ma, se ci pensiamo bene, ha una sua logica.
Raccogliere in modo differenziato significa organizzare un sistema molto più articolato rispetto a quando esisteva soltanto il cassonetto dell'indifferenziato.
- Carta.
- Plastica.
- Vetro.
- Organico.
- Verde.
Ogni materiale segue un percorso diverso.
- Servono mezzi differenti.
- Personale.
- Calendari dedicati.
- Impianti specializzati.
- Controlli.
In altre parole, la raccolta differenziata non consiste semplicemente nell'aggiungere qualche contenitore.
È una macchina organizzativa complessa.
Ed è proprio questa complessità ad avere un costo.
L'indifferenziato costa meno.
Ma non basta per far diminuire la TARI.
Analizzando il PEF emerge un altro dato interessante.
La raccolta dell'indifferenziato registra una riduzione significativa.
Si passa da circa 480 mila euro a circa 383 mila euro.
Una diminuzione importante.
Verrebbe spontaneo pensare:
"Se una delle principali voci diminuisce, allora anche la TARI dovrebbe diminuire."
Purtroppo il bilancio non funziona così.
Perché, mentre alcune spese scendono, altre salgono.
Ed è proprio l'equilibrio tra tutte queste voci a determinare il costo finale del servizio.
È un po' quello che succede nel bilancio di una famiglia.
Magari quest'anno spendiamo meno per il riscaldamento.
Ma molto di più per la spesa alimentare.
Alla fine il totale cambia poco.
Con la TARI accade qualcosa di molto simile.
Il costo invisibile
Quando pensiamo ai rifiuti immaginiamo subito:
- i camion.
- Le campane del vetro.
- Gli operatori ecologici.
- Le isole ecologiche.
Quasi nessuno pensa agli uffici.
Eppure anche quelli fanno parte della TARI.
Dietro ogni bolletta c'è un lavoro che raramente vediamo.
- Qualcuno aggiorna le banche dati.
- Qualcuno registra i cambi di residenza.
- Qualcuno risponde ai cittadini.
- Qualcuno corregge gli errori.
- Qualcuno prepara gli avvisi di pagamento.
- Qualcuno recupera gli importi non versati.
- Sono attività amministrative.
Non fanno rumore.
Non si vedono per strada.
Ma esistono.
E hanno un costo.
Un costo che, inevitabilmente, entra nel Piano Economico Finanziario.
Anche emettere una bolletta, in altre parole, costa.
Gli investimenti non spariscono in un anno
Un'altra voce che spesso passa inosservata riguarda gli ammortamenti.
Il termine può sembrare complicato.
In realtà il concetto è molto semplice.
Immaginiamo che venga acquistato un nuovo mezzo per la raccolta dei rifiuti.
Nessuna azienda, e nessun Comune, scarica l'intero costo sul bilancio dello stesso anno.
Quella spesa viene distribuita nel tempo.
Un po' ogni anno.
È come acquistare un'automobile e dividerne il costo lungo tutta la sua vita utile.
Anche questo meccanismo entra nella costruzione della TARI.
Ed è uno dei motivi per cui alcune spese continuano a incidere sulle tariffe anche molti anni dopo essere state sostenute.
La voce che nessuno vorrebbe trovare
Tra le tabelle del PEF ce n'è una che, lo ammetto, mi ha fatto fermare qualche minuto.
Gli accantonamenti.
È una parola che, letta così, può dare l'impressione che qualcuno stia mettendo da parte soldi senza una ragione precisa.
In realtà il significato è molto diverso.
Ogni anno esiste una quota di bollette che, per i motivi più diversi, non viene pagata nei tempi previsti.
Succede ovunque.
Per questo la normativa impone di prevedere una riserva economica.
Non è un fondo "misterioso".
È una forma di tutela.
Serve a garantire che il servizio continui a funzionare anche se una parte degli incassi arriva in ritardo oppure non arriva affatto.
In altre parole, il sistema si prepara anche agli imprevisti.
Il numero che mi ha fatto riflettere
Continuando la lettura mi sono imbattuto in un altro dato.
Uno di quelli che meritano attenzione.
Secondo le linee guida del Ministero dell'Economia esiste un costo standard utilizzato come parametro di riferimento.
Per Caselle è pari a circa 1,64 milioni di euro.
Il costo complessivo del servizio supera invece i 3,3 milioni.
La tentazione di trarre una conclusione affrettata è forte.
"Allora spendiamo il doppio del necessario."
No.
Sarebbe un errore.
E anche piuttosto grave.
Quel costo standard non rappresenta quanto il Comune dovrebbe spendere.
È un indicatore teorico costruito con parametri nazionali, utile per confrontare realtà molto diverse tra loro.
Non serve a stabilire se una tariffa sia giusta o sbagliata.
Serve a misurare l'efficienza del sistema.
Ed è proprio questo il punto interessante.
Perché ogni indicatore, anche quando non fornisce una risposta definitiva, suggerisce una domanda.
Esistono margini per rendere il servizio ancora più efficiente?
È una domanda legittima.
E riguarda tutti.
- L'Amministrazione.
- Il gestore.
- Gli enti di controllo.
- Ma anche noi cittadini.
Perché ogni euro risparmiato lungo questa filiera, prima o poi, può riflettersi anche sulla tariffa.
Più leggevo il PEF...
...più capivo che mancava ancora un pezzo del puzzle.
A quel punto avevo finalmente capito dove finiscono i soldi.
Ma non avevo ancora compreso chi prende davvero le decisioni.
- Chi decide quali costi inserire?
- Chi li controlla?
- Chi li approva?
- Chi può contestarli?
- Chi risponde ai cittadini?
Insomma...
chi controlla chi?
Per rispondere a questa domanda bisogna seguire un'altra pista.
Quella delle responsabilità.
Ed è probabilmente la parte meno conosciuta di tutta la vicenda.