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TARI 2026: davvero pagheremo meno?

TARI 2026: davvero pagheremo meno?

In questi giorni migliaia di casellesi stanno ricevendo nella cassetta della posta l'avviso di pagamento della TARI 2026.

Io, invece, no, ma per poco .

Può sembrare un dettaglio di poco conto, ma in realtà è stato proprio questo a dare il via a tutto.

E, da quello che mi è stato raccontato, non sono il solo. Diversi cittadini non hanno ancora ricevuto l'avviso proprio mentre si preparano a partire per le vacanze estive.

La conseguenza è facile da immaginare: se la busta arriva quando si è già lontani da casa, il rischio è quello di accorgersi della prima rata soltanto al rientro, magari dopo la scadenza del 20 luglio. Non perché qualcuno non voglia pagare, ma semplicemente perché l'avviso è arrivato troppo tardi.

Nel mio caso, però, quell'assenza si è trasformata in un'opportunità.

Non avendo ancora la bolletta tra le mani, ho deciso di fare ciò che ormai faccio quasi automaticamente ogni volta che un argomento suscita curiosità: partire dai documenti ufficiali.

Il 30 giugno il Comune di Caselle Torinese ha pubblicato la Determina n. 453, con un titolo che, a prima vista, potrebbe sembrare destinato a interessare soltanto gli addetti ai lavori:

"Settore Tributi – TARI anno 2026 – Accertamento entrata e presa d'atto emissione ruoli acconto TARI 2026".

Dietro quel titolo burocratico, però, si nascondeva un numero che ha attirato subito la mia attenzione.

L'accertamento dell'entrata previsto per il 2026 ammonta a 3.272.095 euro.

L'anno precedente era di 3.326.946 euro.

La differenza è di 54.851 euro.

Non stiamo parlando di centesimi o di arrotondamenti. È una cifra che merita almeno una domanda.

La mia reazione è stata probabilmente la stessa che avrebbe avuto qualsiasi cittadino.

"Allora la TARI è diminuita?"

Sembrava una conclusione quasi inevitabile.

Ma, come spesso accade quando si leggono gli atti amministrativi, la prima impressione rischia di essere anche la più ingannevole.

Un'ipotesi che sembrava avere senso

Qualche settimana prima, infatti, avevo analizzato la Relazione sulla gestione, Conto economico e Stato patrimoniale al 31 dicembre 2025 del Comune di Caselle. A pagina 15, nella tabella dedicata alle partecipazioni societarie, avevo notato che dalla partecipazione in SETA S.p.A. erano arrivati oltre 53 mila euro di dividendi.

A quel punto la mia mente ha collegato immediatamente i due numeri.

Da una parte un gettito TARI inferiore di circa 55 mila euro.

Dall'altra dividendi per poco più di 53 mila euro.

La coincidenza era quasi perfetta.

È nata così la mia prima ipotesi.

E se il Comune avesse deciso di utilizzare quei dividendi per alleggerire, almeno in parte, il peso della TARI sui cittadini?

Sarebbe stato anche un bel messaggio.

Una società partecipata che opera nel settore dei rifiuti produce utili e una parte di quegli utili ritorna ai cittadini attraverso una tariffa più leggera.

Un'idea semplice.

Quasi elegante.

Ma c'era un problema.

Era soltanto un'ipotesi.

E le ipotesi, quando si fa un'inchiesta, hanno un solo compito: essere verificate.

 Da una semplice curiosità a un'articolo

È stato in quel momento che questo articolo ha smesso di essere una semplice verifica dei numeri ed è diventato qualcosa di diverso.

Ho iniziato a rileggere determine, delibere, allegati, Piano Economico Finanziario, regolamenti e documentazione tecnica.

  • Pagina dopo pagina.
  • Voce dopo voce.
  • Euro dopo euro.

Più andavo avanti e più mi rendevo conto che la risposta non era quella che avevo immaginato all'inizio.

Anzi.

La domanda stessa stava cambiando.

All'inizio volevo capire se la TARI fosse diminuita.

Poi ho iniziato a chiedermi un'altra cosa.

La TARI è davvero diminuita oppure è cambiato soltanto il modo in cui ci viene presentata?

La differenza è enorme.

Perché una bolletta apparentemente più leggera non significa necessariamente che il costo finale sarà inferiore.

Per capirlo bisogna seguire il percorso del denaro, ricostruire il funzionamento del Piano Economico Finanziario, comprendere il ruolo di ARERA, del Comune, del Consorzio CB16 e di tutti gli altri soggetti coinvolti.

In altre parole, bisogna fare quello che i documenti ufficiali danno per scontato, ma che raramente viene spiegato in modo semplice.

Ed è esattamente quello che faremo nelle prossime pagine.



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