Il numero 10 della 2ª Serie speciale della Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2026 raccoglie una serie di atti dell’Unione europea che, pur essendo tecnicamente complessi, hanno un impatto concreto su cittadini, imprese, banche e amministrazioni pubbliche.
Il filo conduttore dell’intera pubblicazione è l’aggiornamento delle regole europee alla realtà economica moderna, segnata dalla digitalizzazione della finanza, dalla circolazione internazionale dei capitali e dalla necessità di cooperazione tra Stati.
L’insieme dei provvedimenti può essere letto in due grandi parti:
Regolamenti, decisioni e direttive, che introducono o modificano norme operative.
Rettifiche, che correggono errori formali in atti già pubblicati.
La parte più consistente del numero riguarda i protocolli di modifica degli accordi fiscali tra l’Unione europea e alcuni Stati o micro-Stati europei (come Monaco, Andorra, Svizzera, San Marino e Liechtenstein).
Per capire l’importanza di questi atti, è utile chiarire un concetto chiave:
lo scambio automatico di informazioni finanziarie è un sistema attraverso il quale le autorità fiscali dei vari Paesi si trasmettono regolarmente dati sui conti finanziari detenuti all’estero dai contribuenti.
In pratica, se una persona o un’impresa ha un conto in un altro Paese, le informazioni rilevanti arrivano automaticamente al fisco del Paese di residenza.
Questo sistema serve a:
contrastare evasione ed elusione fiscale,
evitare che capitali e redditi vengano nascosti oltre confine,
garantire maggiore equità tra i contribuenti.
Gli accordi già in vigore si basavano su standard internazionali definiti dall’OCSE, ma negli ultimi anni il mondo finanziario è cambiato rapidamente. Sono emersi:
strumenti finanziari digitali,
cripto-attività (come criptovalute e token),
nuove forme di moneta elettronica e valute digitali emesse dalle banche centrali.
Per questo motivo gli accordi vengono aggiornati per includere queste nuove realtà.
In particolare, viene introdotto e coordinato il nuovo Quadro OCSE per la comunicazione delle cripto-attività (CARF), cioè un insieme di regole pensate apposta per tracciare le operazioni legate alle attività digitali.
In termini semplici, significa che anche i movimenti legati alle cripto-attività entrano nel perimetro della trasparenza fiscale, evitando zone d’ombra.
Le modifiche rafforzano gli obblighi per le cosiddette Istituzioni finanziarie tenute alla comunicazione, cioè banche, intermediari e soggetti che gestiscono conti e strumenti finanziari.
Questi soggetti dovranno:
raccogliere informazioni più dettagliate sui titolari dei conti,
verificare meglio l’identità e la residenza fiscale dei clienti (procedure di adeguata verifica fiscale),
comunicare nuovi tipi di dati, compresi quelli relativi alle attività digitali.
Si tratta di procedure tecniche, ma l’obiettivo finale è chiaro: rendere più difficile nascondere redditi e patrimoni.
Un altro punto centrale riguarda la tutela dei dati personali.
Lo scambio di informazioni fiscali comporta la circolazione di dati sensibili, e per questo vengono rafforzate le salvaguardie in materia di protezione dei dati.
In concreto:
i dati possono essere conservati solo per il tempo necessario,
non possono essere usati per finalità diverse senza autorizzazione,
le persone interessate devono essere informate dei loro diritti,
è garantito il diritto di accesso, rettifica e cancellazione dei dati.
L’idea di fondo è che la lotta all’evasione non deve mai compromettere i diritti fondamentali delle persone.
Accanto ai temi fiscali, il numero contiene altri atti importanti:
la decisione che autorizza l’Unione europea a firmare una convenzione internazionale per la protezione dell’ambiente attraverso il diritto penale,
regolamenti che aggiornano misure restrittive contro gravi violazioni dei diritti umani,
decisioni che prorogano missioni civili e di sicurezza dell’UE in Paesi terzi.
Questi provvedimenti mostrano come l’Unione europea utilizzi strumenti giuridici diversi per perseguire obiettivi comuni: tutela dell’ambiente, difesa dei diritti fondamentali e stabilità internazionale.
L’ultima parte della pubblicazione è dedicata alle rettifiche.
Può sembrare una sezione secondaria, ma in realtà è molto importante.
Le rettifiche servono a correggere:
errori materiali,
refusi,
imprecisioni nei riferimenti normativi o nei dati numerici.
Nel numero in esame riguardano, tra l’altro:
un regolamento sulla rete transeuropea dei trasporti,
un regolamento sui dazi antidumping applicati a determinati prodotti,
una decisione relativa ai contributi finanziari al Fondo europeo di sviluppo.
È importante sottolineare che le rettifiche non cambiano la sostanza delle norme, ma assicurano che il testo ufficiale sia chiaro, coerente e correttamente applicabile.
In un sistema giuridico complesso come quello europeo, questo passaggio è essenziale per garantire certezza del diritto a cittadini, imprese e amministrazioni.
Il numero 10 della Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2026 fotografa un’Unione europea impegnata ad aggiornare le proprie regole alla realtà contemporanea.
Dalla trasparenza fiscale alle cripto-attività, dalla tutela dei dati personali alla cooperazione internazionale, fino alle rettifiche tecniche, emerge un messaggio chiaro: le regole devono evolversi insieme alla società e all’economia, senza perdere di vista i diritti delle persone e la chiarezza delle norme.