Medici di famiglia e pediatri, 235,8 milioni per apparecchiature e diagnostica territoriale: cosa prevede il decreto 2026

Serie Generale N. 0 22/09/2026 Approfondimenti Pubblicato il 22/09/2026 21:00
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Una parte della diagnostica sanitaria dovrà essere sempre più vicina ai cittadini, passando anche dagli studi dei medici di famiglia, dei pediatri e dalle Case della comunità.

È questo il cuore del decreto del Ministero della salute del 27 luglio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 22 settembre 2026, che aggiorna le modalità di utilizzo delle risorse già ripartite nel 2022 per le apparecchiature sanitarie destinate alla medicina territoriale.

La cifra complessiva è importante: 235.834.000 euro, ripartiti tra le Regioni in quota capitaria.

L'obiettivo indicato espressamente dal decreto è migliorare la presa in carico dei pazienti, con particolare attenzione alle persone croniche e fragili, e contribuire alla riduzione delle liste d'attesa.

Ma c'è una precisazione importante: non significa che ogni medico di famiglia riceverà automaticamente una determinata apparecchiatura.

Il sistema sarà organizzato attraverso la programmazione delle Regioni e dovrà integrarsi con la nuova rete dell'assistenza territoriale.

Da dove arrivano i 235,8 milioni

Le risorse non rappresentano un nuovo stanziamento creato dal decreto del luglio 2026.

Il provvedimento richiama il programma straordinario di investimenti previsto dall'articolo 20 della legge n. 67 del 1988 e le risorse accantonate dalla deliberazione CIPE n. 51 del 24 luglio 2019.

Il precedente decreto del Ministero della salute del 29 luglio 2022 aveva già ripartito tra le Regioni, secondo un criterio basato sulla popolazione, un contributo complessivo di 235.834.000 euro, al netto delle quote delle Province autonome di Trento e Bolzano rese indisponibili secondo la normativa richiamata.

Il nuovo decreto modifica quindi soprattutto come queste risorse possono essere utilizzate.

Fino al 50% può andare alle Case della comunità

Una delle novità più importanti riguarda le Case della comunità.

Ogni Regione potrà destinare all'acquisto di attrezzature per le Case della comunità hub e spoke fino al 50% della propria quota assegnata.

Inoltre, le somme che non saranno impegnate per acquistare apparecchiature destinate agli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri potranno essere riprogrammate per integrare gli acquisti destinati alle Case della comunità.

Hub e spoke sono termini utilizzati per descrivere una rete organizzata su più livelli.

In maniera semplificata, l'hub rappresenta il nodo territoriale con una maggiore concentrazione di servizi, mentre gli spoke sono i punti della rete più vicini e distribuiti sul territorio.

E tra questi punti territoriali il decreto considera anche gli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri.

Una parte delle risorse resta destinata agli studi dei medici

Le risorse residue devono essere utilizzate dalle Regioni per acquistare attrezzature destinate agli spoke costituiti dagli studi dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e dalle aggregazioni di medicina di gruppo.

Qui compare uno degli aspetti più interessanti del provvedimento.

La distribuzione non dovrà avvenire semplicemente dividendo le apparecchiature in maniera uniforme.

Le Regioni dovranno considerare le caratteristiche geografiche e demografiche dei propri territori.

L'obiettivo dichiarato è aumentare la capillarità dei servizi e garantire una maggiore equità di accesso, con particolare attenzione a:

aree interne;

zone rurali;

piccole isole;

periferie urbane.

Il principio utilizzato dal decreto è quello della prossimità: portare una parte dell'assistenza più vicino alla persona.

Più strumenti dove raggiungere una struttura sanitaria è difficile

Il decreto dedica particolare attenzione proprio ai territori più difficili da servire.

Nelle zone nelle quali le caratteristiche geografiche e morfologiche rendono più complicato l'accesso ai servizi sanitari, lo studio del medico di medicina generale dovrà essere ulteriormente rafforzato attraverso strumenti di prima diagnostica, rete e telemedicina.

La finalità indicata è garantire un'assistenza di prossimità adeguata evitando di aumentare le disuguaglianze territoriali.

Pensiamo, per esempio, a un piccolo Comune montano distante dall'ospedale.

Disporre sul territorio di strumenti diagnostici collegati digitalmente alla rete sanitaria può consentire di svolgere alcuni accertamenti più vicino al paziente, quando questi rientrano nelle competenze previste per il medico.

Non significa trasformare lo studio del medico di famiglia in un piccolo ospedale.

Significa invece rafforzare il primo livello dell'assistenza.

Quali apparecchiature arriveranno?

Su questo punto occorre evitare un equivoco.

Il decreto pubblicato il 22 settembre non contiene un elenco nazionale rigido delle singole apparecchiature che saranno consegnate a ogni medico.

Parla di apparecchiature di diagnostica di primo livello e, per i territori più difficili, di strumenti di prima diagnostica, rete e telemedicina.

La scelta concreta dovrà derivare dai fabbisogni regionali e dai criteri metodologici e dagli strumenti operativi elaborati dal tavolo tecnico dedicato alle apparecchiature per MMG e PLS.

Per questo non sarebbe corretto affermare, sulla base di questo decreto, che tutti gli studi riceveranno automaticamente ecografi, elettrocardiografi o altre specifiche apparecchiature.

La vera domanda diventa quindi: di quali strumenti ha bisogno ciascun territorio?

Ed è proprio a questa domanda che dovranno rispondere i piani regionali.

Le Regioni devono presentare i piani

Il decreto stabilisce un percorso preciso.

Le Regioni devono presentare al Ministero della salute, entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto, un piano dei fabbisogni per l'utilizzo, anche parziale, delle risorse destinate alle Case della comunità hub e spoke.

Il piano sarà sottoposto alla valutazione del tavolo tecnico e dovrà rispettare i criteri metodologici e gli strumenti operativi individuati per le apparecchiature sanitarie di MMG e PLS.

Il decreto permette inoltre, quando rispettano questi criteri, di considerare ammissibili anche spese già sostenute con risorse regionali o aziendali per apparecchiature destinate alle Case della comunità nell'ambito della Missione 6 del PNRR.

Un secondo piano per gli studi di medici e pediatri

C'è poi un secondo passaggio.

Entro 90 giorni dal completamento dei lavori del tavolo tecnico, le Regioni dovranno presentare al Ministero un piano pluriennale dei fabbisogni relativo alle risorse destinate agli studi di MMG e PLS e alle aggregazioni di medicina di gruppo.

Anche il successivo processo di acquisto dei dispositivi dovrà essere coerente con i criteri stabiliti dal tavolo tecnico.

Questo significa che la pubblicazione del decreto non coincide con la consegna immediata delle apparecchiature.

Prima vengono individuati i fabbisogni, poi interviene la valutazione e successivamente può partire il procedimento per ottenere il finanziamento degli interventi.

Regioni e medici dovranno trovare un accordo

Un altro elemento importante riguarda l'organizzazione del lavoro.

Le Regioni, sulla base dei propri obiettivi sanitari e dei modelli organizzativi adottati, devono procedere alla stipula di accordi integrativi regionali con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.

Un accordo integrativo regionale serve, in questo contesto, a tradurre gli obiettivi generali in modalità operative coerenti con l'organizzazione sanitaria regionale.

Il decreto considera anche il caso dei medici e pediatri che dispongano già di propri dispositivi.

Quando questi strumenti possono contribuire agli obiettivi assistenziali individuati dagli accordi regionali, e sono autorizzati dalle aziende sanitarie competenti, i professionisti possono certificare il proprio contributo alle finalità del programma secondo le modalità stabilite negli stessi accordi.

Diagnostica collegata alla telemedicina

Le apparecchiature non dovranno essere pensate come strumenti isolati.

Il decreto stabilisce che quelle di diagnostica di primo livello devono essere compatibili e integrate con la Piattaforma nazionale di telemedicina, con i servizi di telemedicina previsti dalla Missione 6 del PNRR e con il Fascicolo sanitario elettronico.

È un passaggio importante perché lega l'acquisto dell'hardware alla trasformazione digitale della sanità.

Un'apparecchiatura territoriale, quindi, dovrebbe inserirsi in una rete nella quale dati e documentazione sanitaria possano essere utilizzati secondo le regole previste dal sistema sanitario.

La telemedicina permette di erogare o supportare alcune prestazioni sanitarie utilizzando tecnologie digitali e collegamenti a distanza.

Il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) è invece lo strumento digitale destinato a raccogliere la documentazione sanitaria dell'assistito secondo le modalità previste dalla normativa.

Le prestazioni entrano nell'assistenza sanitaria di base

Il decreto contiene un'altra disposizione molto rilevante.

Le prestazioni effettuate da medici di medicina generale e pediatri di libera scelta attraverso queste apparecchiature rientrano nei livelli essenziali di assistenza sanitaria di base.

I Livelli essenziali di assistenza (LEA) sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire secondo la disciplina vigente.

Questo chiarisce che le apparecchiature non vengono pensate come semplici dotazioni tecnologiche aggiuntive, ma come strumenti collegati alle attività assistenziali del sistema sanitario territoriale.

Il decreto precisa comunque che il loro utilizzo deve avvenire nell'ambito dei compiti del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta.

Cosa può cambiare per un paziente cronico

Facciamo un esempio concreto.

Immaginiamo una persona anziana con una patologia cronica che vive in un piccolo Comune distante dall'ospedale.

Oggi alcuni controlli possono richiedere spostamenti verso strutture più lontane.

Il modello indicato dal decreto punta a rafforzare i punti territoriali della rete sanitaria, compresi gli studi medici, con diagnostica di primo livello e collegamenti digitali.

Se la Regione individua quel territorio come prioritario e assegna le apparecchiature necessarie, alcune prestazioni compatibili con le competenze del medico potrebbero essere svolte più vicino alla persona.

L'obiettivo dichiarato dal provvedimento è proprio migliorare la presa in carico, soprattutto dei pazienti cronici e fragili, e contribuire a ridurre le liste d'attesa.

Non arriverà necessariamente una macchina in ogni studio

È probabilmente il chiarimento più importante per i cittadini.

Il decreto non stabilisce che ogni medico di famiglia o ogni pediatra riceverà un'apparecchiatura.

La distribuzione dipenderà dai fabbisogni, dalla programmazione regionale, dagli accordi e dai successivi processi di approvvigionamento.

Inoltre, fino al 50% della quota regionale può essere destinato alle Case della comunità hub e spoke.

Di conseguenza, l'attuazione potrà essere diversa da territorio a territorio.

Quando vedremo gli effetti concreti?

La Gazzetta del 22 settembre rappresenta l'avvio di una nuova fase operativa, non la data in cui tutti gli strumenti diventano immediatamente disponibili.

Le Regioni devono innanzitutto presentare i piani previsti.

Dopo la valutazione positiva del tavolo tecnico e l'approvazione del Ministero della salute, potranno procedere con le richieste di ammissione a finanziamento degli interventi secondo le procedure previste per i programmi di investimento sanitario.

Per sapere quando una determinata apparecchiatura sarà effettivamente disponibile in uno specifico territorio sarà quindi necessario seguire la successiva programmazione regionale e aziendale.

Nessun nuovo onere aggiuntivo

L'articolo 3 precisa infine che dall'attuazione del decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Questo è coerente con la struttura del provvedimento: il decreto riorganizza l'impiego di risorse già previste e ripartite nell'ambito del programma di investimenti.

Cosa cambia per i cittadini

Il cambiamento non consiste semplicemente nell'acquisto di nuove macchine.

Il progetto punta a costruire una rete nella quale Case della comunità, studi dei medici di famiglia, pediatri, medicina di gruppo, telemedicina e Fascicolo sanitario elettronico siano maggiormente integrati.

Per il cittadino il risultato atteso è un'assistenza più vicina, soprattutto nei territori dove raggiungere strutture sanitarie più grandi è difficile.

Per pazienti cronici e fragili significa potenzialmente poter svolgere una parte maggiore del percorso assistenziale vicino al luogo in cui vivono.

Per medici e pediatri significa invece lavorare con nuovi strumenti, ma all'interno di una programmazione regionale, di accordi specifici e dei limiti delle proprie competenze professionali.

FAQ – Domande frequenti

Quanto denaro è previsto?

Il programma riguarda 235.834.000 euro, già ripartiti alle Regioni con il decreto ministeriale del 29 luglio 2022. Il decreto del 2026 ne aggiorna modalità e destinazioni.

Ogni medico di famiglia riceverà un'apparecchiatura?

No. Il decreto non prevede una distribuzione automatica a tutti gli studi. Saranno le Regioni a determinare i fabbisogni secondo criteri territoriali e organizzativi.

Quali macchinari saranno acquistati?

Il decreto parla di apparecchiature di diagnostica di primo livello e di strumenti di prima diagnostica, rete e telemedicina, ma non contiene un elenco nazionale chiuso di apparecchiature da consegnare a ogni studio.

Quante risorse possono andare alle Case della comunità?

Ogni Regione può destinare alle attrezzature delle Case della comunità hub e spoke fino al 50% della propria quota.

E il resto?

Le risorse residue sono destinate agli studi di MMG e PLS e alle aggregazioni di medicina di gruppo secondo la programmazione regionale.

Le zone rurali saranno considerate?

Sì. Il decreto cita espressamente aree interne, zone rurali, piccole isole e periferie urbane tra i territori sui quali intervenire per favorire maggiore equità di accesso.

Le apparecchiature saranno collegate alla sanità digitale?

Il decreto richiede la compatibilità e l'integrazione con la Piattaforma nazionale di telemedicina, i servizi di telemedicina del PNRR e il Fascicolo sanitario elettronico.

Le prestazioni saranno comprese nei LEA?

Sì. Il decreto stabilisce che le prestazioni effettuate da MMG e PLS mediante queste apparecchiature rientrano nei livelli essenziali di assistenza sanitaria di base.

Quando arriveranno concretamente gli strumenti?

Il decreto non stabilisce una data unica nazionale di consegna. Prima sono previsti piani regionali, valutazione del tavolo tecnico, approvazione ministeriale e successive procedure di finanziamento e approvvigionamento.

Paragone semplice per capire la norma

Pensiamo alla sanità come a una rete di supermercati con un grande magazzino centrale.

Se per acquistare anche i prodotti più semplici tutti fossero costretti ad andare al magazzino centrale, si formerebbero code enormi e chi vive lontano sarebbe penalizzato.

Il decreto prova ad applicare una logica simile alla sanità territoriale: non tutto deve necessariamente concentrarsi nell'ospedale.

Le Case della comunità rappresentano nodi importanti della rete, mentre studi dei medici e pediatri possono diventare punti ancora più vicini al cittadino, dotati — quando la programmazione territoriale lo prevede — degli strumenti necessari per effettuare prestazioni di primo livello.

L'ospedale continua a svolgere le attività che gli competono, ma una parte dell'assistenza può essere organizzata più vicino alla casa del paziente.

È questo il significato concreto del principio di prossimità richiamato dal decreto

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