Sei nuovi posti nella magistratura militare, ma attenzione: non si tratta di un concorso aperto a tutti i laureati in Giurisprudenza.
Il Ministero della Difesa ha pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 1° settembre 2026 un concorso per titoli per la copertura di 6 posti di magistrato militare.
La prima informazione fondamentale per capire il bando è proprio questa: la procedura attualmente indetta è riservata ai magistrati ordinari in servizio, nominati a seguito di concorso per esami, che rispettino anche il limite di età previsto.
Non sono previste, in questa fase, le classiche prove scritte e orali di un normale concorso pubblico. La selezione avviene infatti per titoli.
In termini semplici, i candidati vengono messi a confronto sulla base della carriera già maturata, del voto di laurea, delle pubblicazioni giuridiche e di altri titoli professionali e culturali.
Il sistema può attribuire complessivamente fino a 40 punti.
Vediamo nel dettaglio chi può partecipare e quali titoli possono fare la differenza.
Il bando nasce dalla necessità di coprire posti vacanti nella magistratura militare.
La normativa richiamata dal Ministero stabilisce un ruolo organico complessivo di 58 magistrati militari.
Nel provvedimento viene inoltre ricordato che il Consiglio della magistratura militare ha preso atto del pensionamento per raggiunti limiti di età di 6 magistrati militari nel corso del 2025 e del 2026, ai quali si aggiungono altre 2 cessazioni avvenute ad altro titolo.
Il Consiglio della magistratura militare, con delibera del 27 maggio 2026, ha quindi stabilito di avviare il reclutamento per sei posizioni vacanti.
L'obiettivo concreto è assicurare personale agli uffici giudiziari militari e garantire l'esercizio delle funzioni giurisdizionali.
Questo è probabilmente il punto più importante dell'intero bando.
Alla procedura possono partecipare i magistrati ordinari in servizio, nominati a seguito di concorso per esami.
Di conseguenza, essere semplicemente laureati in Giurisprudenza non è sufficiente per partecipare a questa prima selezione.
Tra le condizioni indicate nel bando figurano inoltre il possesso della laurea in Giurisprudenza conseguita al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e l'avvenuto conseguimento della valutazione di idoneità al conferimento delle funzioni dopo il periodo di tirocinio, secondo quanto specificato dal bando.
Il candidato deve inoltre rendere una serie di dichiarazioni relative, tra l'altro, a diritti civili e politici, eventuali procedimenti o condanne penali, idoneità fisica all'impiego, obblighi di leva e condotta.
Il requisito anagrafico merita particolare attenzione.
Il bando stabilisce che possono partecipare i magistrati ordinari che non abbiano superato il quarantesimo anno di età.
Sono però previste le elevazioni del limite contemplate dalla normativa richiamata dal concorso.
C'è comunque un tetto invalicabile: il limite massimo di età non può superare 45 anni.
Questo significa che non tutti i magistrati ordinari in servizio possono automaticamente presentare domanda.
L'età è un vero requisito di ammissione e deve essere verificata alla luce delle condizioni personali del candidato e delle eventuali elevazioni previste dalla normativa.
Un concorso per titoli è una selezione nella quale la graduatoria viene costruita attribuendo punteggi alle esperienze e alle qualifiche possedute dai candidati secondo criteri stabiliti in anticipo.
È quindi molto diverso dal classico concorso nel quale tutti affrontano una prova scritta e successivamente un colloquio.
In questo caso la commissione esamina ciò che il magistrato ha già realizzato nel proprio percorso professionale e accademico.
È un po' come confrontare sei curriculum secondo una griglia numerica prestabilita: ogni esperienza può aggiungere punti, ma ciascuna categoria ha un proprio limite massimo.
La commissione può assegnare complessivamente fino a 40 punti.
Il punteggio deriva da diverse categorie di titoli.
L'esperienza maturata nella magistratura ordinaria può valere fino a 10 punti.
Il criterio previsto è:
1 punto per ogni anno di servizio, oppure per una frazione di anno superiore a sei mesi.
Il conteggio parte dal decreto di nomina come magistrato ordinario in tirocinio.
In termini pratici, l'anzianità può avere un peso molto significativo perché da sola può rappresentare fino a un quarto dell'intero punteggio disponibile.
Anche il risultato ottenuto all'università entra nella valutazione.
Il bando assegna:
3 punti per una laurea con voto di 110/110;
5 punti per 110/110 e lode.
Non vengono indicati punti, in questa specifica categoria, per votazioni inferiori a 110.
La differenza tra 110 e 110 e lode vale quindi due punti nella graduatoria.
Una delle categorie potenzialmente più importanti riguarda le pubblicazioni scientifiche di carattere giuridico.
Il massimo attribuibile è di 8 punti.
La griglia prevede:
monografia: fino a 3 punti ciascuna;
contributo in volume collettaneo: fino a 2 punti;
articolo su rivista giuridica: fino a 0,50 punti;
nota a sentenza o a provvedimento giurisdizionale pubblicata su rivista giuridica: 0,25 punti.
Non basta però avere scritto genericamente qualcosa su una materia giuridica.
Il bando stabilisce condizioni precise sulla natura scientifica e sulla pubblicazione dei lavori.
Inoltre, se un'opera è stata realizzata insieme ad altri autori, deve essere possibile individuare l'apporto personale del candidato.
C'è un dettaglio pratico che può essere facilmente sottovalutato.
Le pubblicazioni vengono valutate nell'ordine indicato dal candidato nella domanda.
La commissione non è tenuta a continuare l'esame delle pubblicazioni una volta che quelle già valutate consentono di raggiungere il massimo attribuibile nella categoria.
L'ordine con cui vengono presentati i lavori non è quindi un elemento da trattare superficialmente.
Un altro blocco della valutazione può arrivare fino a 8 punti.
Tra i titoli indicati dal bando troviamo l'abilitazione alla professione forense e alcune qualificazioni specialistiche.
Per esempio:
abilitazione alla professione forense: 3 punti;
abilitazione come avvocato cassazionista tramite esame, nelle condizioni indicate dal bando: 3 punti;
abilitazione come cassazionista attraverso il percorso previsto dalla legge con frequenza della SSA e verifica finale: 2 punti.
Sono inoltre valutate determinate specializzazioni forensi.
Il titolo di avvocato specialista in diritto penale vale 1 punto.
Le specializzazioni considerate dal bando in diritto dell'Unione europea e diritto internazionale valgono 0,50 punti.
La partecipazione con esito utile ad altri concorsi può incidere notevolmente sulla graduatoria.
Questa categoria può arrivare fino a 8 punti.
Tra gli esempi indicati:
avvocato dello Stato, magistrato amministrativo o contabile, professore universitario di prima fascia: 3 punti;
procuratore dello Stato, notaio, professore universitario di seconda fascia, dirigente pubblico, magistrato di commissione tributaria: 2,5 punti;
ricercatore universitario: 2 punti;
funzionario dell'ex carriera direttiva dello Stato o di enti pubblici per cui è richiesta la laurea: 2 punti.
Anche l'ammissione come allievo ufficiale in una delle accademie militari indicate dal bando può valere 2 punti.
Il curriculum accademico può incidere anche attraverso altre esperienze.
Incarichi e borse di studio, purché completati o effettivamente fruiti, e assegni di ricerca universitari valgono 0,50 punti ciascuno, nei limiti previsti per la relativa categoria.
L'esperienza come magistrato onorario di primo grado – per esempio giudice di pace, viceprocuratore onorario o giudice onorario di tribunale – vale invece 0,25 punti.
Il bando riconosce 1 punto per lo svolgimento del servizio militare obbligatorio o volontario per un periodo continuativo di almeno 10 mesi.
È un elemento che, considerata la natura della funzione alla quale si accede, può diventare un ulteriore tassello del punteggio complessivo.
Immaginiamo, esclusivamente per comprendere il meccanismo, due magistrati che possiedono entrambi i requisiti per partecipare.
Il primo ha maggiore anzianità di servizio.
Il secondo ha meno anzianità, ma possiede 110 e lode, diverse pubblicazioni scientifiche e ulteriori titoli professionali valutabili.
La graduatoria non viene costruita scegliendo genericamente il “curriculum migliore”.
La commissione deve applicare la griglia prevista dal bando e attribuire a ogni candidato i punti spettanti nelle diverse categorie.
Alla fine, i punteggi vengono sommati.
È questo totale a determinare la posizione in graduatoria.
Il bando contiene una regola specifica molto importante.
A parità di punteggio finale, assume posizione prioritaria il candidato che occupa la posizione più alta nel ruolo dei magistrati ordinari.
La collocazione nel ruolo diventa quindi decisiva quando due candidati raggiungono lo stesso punteggio.
I requisiti di ammissione devono essere posseduti alla data di scadenza prevista per la presentazione della domanda.
Anche per i titoli c'è una regola fondamentale: non sono valutabili quelli conseguiti, prodotti o autocertificati dopo la scadenza del termine.
In altre parole, non è possibile completare il proprio curriculum dopo la chiusura delle candidature e chiedere successivamente che il nuovo titolo venga conteggiato.
La procedura è completamente telematica.
La domanda e gli allegati devono essere trasmessi attraverso il portale inPA.
Per autenticarsi è possibile utilizzare:
SPID, CIE, CNS oppure eIDAS.
Il candidato deve inoltre essere in possesso di una PEC personalmente intestata oppure di un domicilio digitale.
La domanda deve essere compilata e inviata insieme agli allegati richiesti dal bando.
Il termine è fissato alle ore 23:59 del trentesimo giorno successivo alla pubblicazione del bando nella Gazzetta Ufficiale.
Il bando è stato pubblicato il 1° settembre 2026.
Il termine è definito perentorio.
Termine perentorio significa che, una volta scaduto, non è normalmente possibile completare tardivamente la candidatura: il sistema inPA non consente più l'accesso alla procedura per l'invio della domanda.
Per questo motivo è prudente non aspettare le ultime ore.
Durante la compilazione della domanda il candidato deve allegare i titoli e le pubblicazioni scientifiche delle quali chiede la valutazione, oltre alla documentazione prevista dal bando.
Per le pubblicazioni scientifiche esiste anche un caso particolare.
Se superano il limite dimensionale previsto dal portale, indicato nel bando in 20 MB, possono essere trasmesse in formato cartaceo, in plico chiuso, entro il termine previsto per la domanda, all'indirizzo della Direzione generale per il personale civile indicato nel bando.
Molte informazioni vengono dichiarate dal candidato attraverso autocertificazione.
Autocertificare significa dichiarare personalmente, nei casi consentiti dalla legge, il possesso di determinati requisiti o titoli senza dover presentare immediatamente il relativo certificato rilasciato da un'altra amministrazione.
Questo non significa però che l'amministrazione debba fidarsi senza poter controllare.
Il Ministero della Difesa può verificare la veridicità delle dichiarazioni e l'effettivo possesso dei titoli.
La commissione può inoltre chiedere ai candidati utilmente collocati in graduatoria la documentazione necessaria a dimostrare quanto dichiarato.
Se la documentazione richiesta non viene prodotta nei termini stabiliti, il candidato rischia l'esclusione.
La commissione esaminatrice viene nominata con un successivo decreto.
Il bando prevede, tra gli altri componenti, un magistrato militare in quiescenza con funzioni di presidente, un professore universitario ordinario in materie giuridiche con funzioni di vicepresidente e magistrati militari in servizio con i requisiti indicati.
Prima di iniziare le valutazioni, la commissione stabilisce l'ordine delle operazioni e il calendario delle sedute.
I lavori possono essere svolti anche in videoconferenza.
Un elemento interessante riguarda la trasparenza: fino a tre candidati, estratti a sorte tra quelli che ne abbiano fatto espressamente richiesta nella domanda, possono assistere alle sedute della commissione secondo le modalità previste dal bando.
Alla fine delle valutazioni viene formata la graduatoria.
Sono dichiarati vincitori i primi sei classificati, corrispondenti al numero dei posti messi a concorso.
La graduatoria finale contiene anche i candidati dichiarati idonei ed è approvata con decreto del Ministro della Difesa o di un suo delegato.
Il Ministero può effettuare controlli sulle dichiarazioni e sui titoli presentati.
La correttezza delle informazioni inserite nella candidatura è quindi essenziale.
Qui bisogna distinguere molto chiaramente tra ciò che è stato bandito e ciò che potrebbe accadere successivamente.
Il concorso pubblicato il 1° settembre è la prima fase ed è riservato ai magistrati ordinari.
La delibera richiamata nel bando contempla però una seconda fase meramente eventuale.
Qualora continuassero a esserci posti vacanti, potrebbe essere successivamente indetto un concorso per esami riservato ai laureati in Giurisprudenza, secondo le condizioni previste dalla normativa richiamata.
Questo significa che il bando attuale non deve essere interpretato come un concorso già aperto ai laureati.
L'eventuale seconda procedura richiederebbe un successivo concorso.
Il numero assoluto può sembrare piccolo: soltanto sei posti.
Ma bisogna rapportarlo alle dimensioni complessive della magistratura militare.
Il ruolo organico richiamato dal bando è infatti composto da 58 unità.
Se immaginiamo un ufficio con 58 postazioni complessive, inserire sei nuovi magistrati significa intervenire su una quota non trascurabile dell'organico.
Il concorso serve quindi a garantire continuità agli uffici dopo pensionamenti e altre cessazioni.
Questo concorso non produce un beneficio economico diretto per una famiglia o un'impresa e non rappresenta una nuova opportunità lavorativa aperta alla generalità dei cittadini.
Il suo effetto è soprattutto istituzionale.
La magistratura militare esercita le funzioni giurisdizionali che l'ordinamento le attribuisce.
Avere un numero adeguato di magistrati significa permettere agli uffici giudiziari militari di svolgere concretamente le proprie attività.
Per i cittadini, quindi, l'effetto è indiretto ma riguarda il funzionamento della giustizia e delle istituzioni dello Stato.
Quanti posti sono disponibili?
Il concorso mette a disposizione 6 posti di magistrato militare.
Chi può partecipare?
La procedura attualmente pubblicata è riservata ai magistrati ordinari in servizio nominati a seguito di concorso per esami, in possesso degli ulteriori requisiti stabiliti dal bando.
Un semplice laureato in Giurisprudenza può partecipare?
No, non a questa prima fase. Il bando richiama la possibilità di una seconda procedura, meramente eventuale, destinata ai laureati in Giurisprudenza qualora permangano vacanze nell'organico.
Qual è il limite di età?
La regola generale indicata dal bando è il mancato superamento dei 40 anni, fatte salve le elevazioni previste dalla normativa richiamata. In ogni caso il limite massimo non può superare 45 anni.
Sono previste prove scritte?
Non in questo concorso. Si tratta di un concorso per titoli.
Qual è il punteggio massimo?
La commissione può attribuire complessivamente fino a 40 punti sulla base dei criteri previsti dal bando.
Quanto vale l'anzianità in magistratura?
Può valere fino a 10 punti, con un punto per ogni anno di servizio o frazione superiore a sei mesi.
Quanto vale il voto di laurea?
110/110 vale 3 punti, mentre 110/110 e lode vale 5 punti.
Quanto possono valere le pubblicazioni scientifiche?
La categoria può arrivare fino a 8 punti. Monografie, contributi in volumi, articoli e note a sentenza ricevono punteggi differenti.
Dove si presenta la domanda?
La candidatura deve essere presentata esclusivamente online attraverso il portale inPA, autenticandosi con uno dei sistemi ammessi dal bando.
Serve una PEC?
Sì. Il candidato deve possedere una PEC personalmente intestata oppure un domicilio digitale.
Quando scade la domanda?
Il bando stabilisce le 23:59 del trentesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La pubblicazione è avvenuta il 1° settembre 2026.
Cosa succede se due candidati hanno lo stesso punteggio?
A parità di punteggio finale viene data priorità al candidato che occupa la posizione più alta nel ruolo dei magistrati ordinari.
Il Ministero può controllare i titoli dichiarati?
Sì. Sono previsti controlli sulla veridicità delle dichiarazioni e sull'effettivo possesso dei titoli.
Immaginiamo una squadra molto specializzata composta complessivamente da 58 professionisti.
Alcuni componenti vanno in pensione e altri lasciano il servizio. Per coprire sei delle postazioni rimaste libere, invece di organizzare subito un esame aperto dall'esterno, l'amministrazione decide prima di cercare professionisti già appartenenti a un settore molto vicino: i magistrati ordinari.
Non viene chiesto loro di ripartire da zero con un normale concorso scritto.
Viene invece costruita una graduatoria attraverso una sorta di curriculum a punti.
L'esperienza vale punti.
Il risultato universitario può valere punti.
Le pubblicazioni giuridiche possono valere punti.
Alcune qualifiche professionali e altri concorsi già superati possono valere punti.
Alla fine si somma tutto e i primi sei della graduatoria diventano i vincitori.
È questo, in termini molto semplici, il meccanismo centrale del concorso per magistrati militari pubblicato il 1° settembre 2026.
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