Quote CO₂ 2026-2030, nuovi benchmark EU ETS: valori per cemento, acciaio, alluminio, carta, chimica e idrogeno

Unione Europea N. 0 31/08/2026 Approfondimenti Pubblicato il 31/08/2026 21:40
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Dal 2026 cambiano i parametri utilizzati dall’Unione europea per determinare quante quote di emissione gratuite possono essere assegnate agli impianti industriali soggetti al sistema EU ETS.

Il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1412 della Commissione, del 26 giugno 2026, aggiorna infatti i benchmark per il periodo 2026-2030, coinvolgendo 54 parametri di riferimento utilizzati in settori come acciaio, alluminio, cemento, carta, vetro, chimica, raffinerie, idrogeno e produzione di calore.

Non si tratta semplicemente di nuovi “limiti di CO₂”. Questi numeri servono soprattutto a stabilire la quantità di quote gratuite che può essere riconosciuta alle industrie interessate dall’EU ETS, il mercato europeo delle emissioni.

Che cos'è l'EU ETS

EU ETS significa European Union Emissions Trading System, cioè sistema europeo di scambio delle quote di emissione.

In termini semplici, per determinate attività industriali una quota consente di coprire l'emissione di una tonnellata equivalente di CO₂.

Le imprese devono quindi disporre di quote sufficienti a coprire le proprie emissioni. Una parte può essere acquistata sul mercato, mentre per alcuni comparti industriali esiste ancora un sistema di assegnazione gratuita.

Ed è proprio qui che entrano in gioco i nuovi benchmark.

Che cos'è un benchmark CO₂

Un benchmark, o parametro di riferimento, è un valore utilizzato dall'Unione europea per confrontare l'efficienza emissiva degli impianti appartenenti allo stesso settore.

L'idea può essere riassunta così: Bruxelles osserva quanto riescono a produrre gli stabilimenti industriali più efficienti emettendo meno gas serra e utilizza quei risultati per costruire un riferimento comune.

Il nuovo regolamento considera in particolare le prestazioni del 10% degli impianti più efficienti negli anni 2021 e 2022.

Non significa quindi che ogni fabbrica debba emettere esattamente quel valore. Il benchmark serve principalmente per calcolare l'assegnazione gratuita.

Perché i parametri vengono aggiornati

I benchmark non possono restare fermi mentre le tecnologie industriali migliorano.

Un'acciaieria moderna, un cementificio o un impianto chimico possono progressivamente ridurre le emissioni necessarie per produrre una tonnellata di prodotto.

Per questo l'UE aggiorna periodicamente i valori.

Per il periodo 2026-2030 la Commissione ha utilizzato dati industriali riferiti al 2021 e 2022 e ha determinato i tassi di riduzione confrontando le prestazioni degli impianti più efficienti con i precedenti valori di riferimento. Nell'arco temporale utilizzato per il calcolo, la riduzione applicata non può essere inferiore al 6% né superiore al 50%.

L'obiettivo climatico europeo dietro le nuove regole

L'aggiornamento rientra nella revisione più generale dell'EU ETS.

La direttiva europea è stata modificata per contribuire all'obiettivo UE di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990.

I nuovi benchmark rappresentano quindi anche uno strumento economico: più gli impianti riescono a produrre con basse emissioni, più aumenta la pressione affinché il resto del settore migliori la propria efficienza.

Cemento: i nuovi valori 2026-2030

Per il settore del cemento vengono fissati nuovi parametri per clinker grigio e clinker bianco.

Il clinker è il materiale intermedio che, dopo essere stato prodotto ad alte temperature nei forni, viene macinato per ottenere il cemento.

I valori stabiliti sono:

Produzione Benchmark 2026-2030
Clinker di cemento grigio 0,656 quote/t
Clinker di cemento bianco 0,890 quote/t

La tabella ufficiale dell'Allegato al regolamento riporta anche l'efficienza media del 10% degli impianti più efficienti: 0,689 t CO₂ equivalente per tonnellata per il clinker grigio e 0,919 per quello bianco.

Il regolamento amplia inoltre il campo di alcuni benchmark del cemento ai leganti idraulici alternativi, tenendo conto dell'evoluzione tecnologica del comparto.

Acciaio: ghisa e forni elettrici

Il settore siderurgico presenta diversi benchmark perché produrre acciaio attraverso un altoforno non è la stessa cosa che utilizzare un forno elettrico.

Per la ghisa allo stato fuso, detta anche hot metal, il nuovo parametro è:

1,248 quote per tonnellata.

Per l'acciaio prodotto attraverso forni elettrici ad arco (EAF) vengono invece stabiliti:

Produzione Benchmark 2026-2030
Acciaio al carbonio da EAF 0,142 quote/t
Acciaio alto legato da EAF 0,176 quote/t
Getto di ghisa 0,163 quote/t

La differenza tra i valori evidenzia quanto la tecnologia produttiva incida sul profilo emissivo.

Il regolamento considera inoltre la crescente importanza delle tecnologie di riduzione diretta nella siderurgia. Per il calcolo specifico del benchmark della ghisa, la produzione di acciaio tramite riduzione diretta viene trattata secondo regole particolari e non entra nel calcolo dell'efficienza media utilizzato per l'aggiornamento del parametro.

Alluminio: benchmark a 1,423 quote per tonnellata

Per la produzione di alluminio il parametro 2026-2030 viene fissato a:

1,423 quote per tonnellata.

Per gli anodi precotti utilizzati nel processo produttivo, invece, il valore è:

0,290 quote per tonnellata.

Il dato è particolarmente rilevante per un settore caratterizzato da consumi energetici elevati.

Carta e cellulosa: molti benchmark differenti

Il comparto cartario è uno degli esempi migliori per capire perché non esiste un unico “benchmark industriale”.

Carta da giornale, carta patinata, tissue, cartone e pasta di cellulosa hanno processi produttivi diversi e quindi valori differenti.

Tra i parametri 2026-2030 figurano:

Prodotto Benchmark
Pasta kraft a fibre corte 0,060 quote/t
Pasta kraft a fibre lunghe 0,040
Pasta di carta recuperata 0,020
Carta da giornale 0,149
Carta fine non patinata 0,159
Carta fine patinata 0,159
Carta tissue 0,167
Testliner e fluting 0,124
Cartone non patinato 0,119
Cartone patinato 0,137

Questo significa che due cartiere che producono materiali diversi non vengono necessariamente valutate utilizzando lo stesso riferimento.

Chimica: dalla soda all'ammoniaca

Anche l'industria chimica è fortemente coinvolta.

Tra i valori fissati per il 2026-2030 troviamo:

Prodotto Benchmark
Acido nitrico 0,151 quote/t
Acido adipico 1,40
Cloruro di vinile monomero 0,191
Fenolo/acetone 0,219
S-PVC 0,080
E-PVC 0,161
Soda 1,122
Ammoniaca 1,522
Nerofumo 1,048
Cracking con vapore 0,638
Ossido di etilene/glicoli etilenici 0,321

Per la soda il regolamento introduce anche una particolarità metodologica: il calcolo deve tenere conto delle cosiddette emissioni intermedie monitorate e comunicate secondo le norme EU ETS.

Idrogeno: il nuovo parametro

Uno dei dati più interessanti riguarda l'idrogeno.

Per il periodo 2026-2030 il benchmark viene fissato a:

7,98 quote per tonnellata di idrogeno.

Il valore medio osservato nel 10% degli impianti più efficienti nel 2021 e 2022 è invece indicato in 8,24 tonnellate di CO₂ equivalente per tonnellata.

Ma c'è un cambiamento ancora più importante.

Le regole europee hanno ampliato la definizione del benchmark includendo anche l'idrogeno prodotto mediante elettrolisi dell'acqua nel relativo parametro di riferimento.

È un dettaglio significativo perché la transizione energetica sta spingendo proprio verso tecnologie basate sull'elettrificazione e sull'idrogeno a minore intensità di carbonio.

Raffinerie e altri prodotti industriali

Per i prodotti di raffineria il nuovo benchmark è:

0,0232 quote per unità prevista dal parametro di riferimento.

Tra gli altri valori troviamo:

lana minerale: 0,341 quote/t;
cartongesso: 0,122;
idrocarburi aromatici: 0,0232;
stirene: 0,264;
gas di sintesi: 0,190.

Per alcune categorie, come raffinerie, ghisa, ammoniaca, cracking con vapore, fenolo/acetone e idrogeno, la Commissione ha anche escluso dal calcolo determinati dati quando non era possibile determinare in modo sufficientemente preciso le emissioni attribuibili ai singoli sottoimpianti.

Vetro, mattoni e materiali da costruzione

Il regolamento interessa anche numerose industrie che spesso ricevono meno attenzione rispetto ad acciaio e cemento.

Tra i nuovi valori figurano:

vetro float: 0,394 quote/t;
bottiglie e flaconi in vetro incolore: 0,242;
vetro colorato: 0,233;
fibra di vetro a filamento continuo: 0,232;
mattoni da rivestimento: 0,083;
mattoni per pavimentazione: 0,108;
tegole: 0,121;
gesso: 0,045.

Sono comparti nei quali i processi termici possono comportare importanti consumi energetici e significative emissioni di CO₂.

Calore e combustibili hanno benchmark propri

Non tutti gli impianti possono essere ricondotti esclusivamente a un determinato prodotto.

Per questo l'UE stabilisce anche parametri generali per il calore e per i combustibili.

Per il 2026-2030 vengono fissati:

parametro di riferimento di calore: 31,2 quote/TJ;

parametro di riferimento di combustibili: 28,1 quote/TJ.

Le nuove regole tengono inoltre conto del calore misurabile e non misurabile prodotto a partire dall'energia elettrica.

Che cosa significa per una fabbrica

Facciamo un esempio semplificato.

Immaginiamo due cementifici che producano la stessa quantità di clinker.

Il primo ha investito in tecnologie efficienti e produce utilizzando meno combustibile e generando meno CO₂.

Il secondo utilizza impianti meno efficienti e produce la stessa quantità emettendo molto di più.

Il benchmark europeo non premia direttamente una singola tecnologia, ma stabilisce un riferimento comune costruito sulle prestazioni degli impianti più efficienti.

Se il numero di quote gratuite calcolato sulla base del benchmark non è sufficiente a coprire le emissioni effettive dell'impianto, l'impresa può trovarsi a dover acquistare ulteriori quote sul mercato.

Di conseguenza, ridurre le emissioni può significare anche ridurre l'esposizione economica al costo della CO₂.

Una quota gratuita non significa “permesso di inquinare gratis”

È importante evitare un equivoco.

Il benchmark non indica quanta CO₂ un'impresa è autorizzata a emettere senza conseguenze ambientali.

Serve a determinare una componente del sistema di assegnazione gratuita delle quote ETS.

L'effettivo numero di quote assegnato a un impianto dipende anche dalle altre regole previste dal sistema europeo.

Perché l'UE assegna ancora quote gratuite

L'assegnazione gratuita è stata utilizzata soprattutto per limitare il rischio del cosiddetto carbon leakage.

Con questa espressione si indica il rischio che un'impresa trasferisca la produzione fuori dall'Europa verso Paesi con vincoli climatici meno severi, spostando le emissioni anziché eliminarle.

L'obiettivo dell'UE è quindi mantenere una pressione verso la decarbonizzazione senza creare, almeno nella fase di transizione, squilibri eccessivi per le industrie esposte alla concorrenza internazionale.

Un sistema che premia progressivamente l'efficienza

La logica può essere sintetizzata così:

più efficiente diventa il gruppo degli impianti industriali migliori, più severo può diventare il parametro utilizzato per determinare l'assegnazione gratuita.

In questo modo l'asticella viene progressivamente spostata.

Una tecnologia che dieci anni fa poteva essere considerata molto efficiente potrebbe non esserlo più nel 2030.

Le preoccupazioni dell'industria

Il regolamento riconosce esplicitamente che alcuni settori hanno espresso preoccupazioni.

La Commissione indica infatti l'intenzione di presentare, nell'ambito della revisione dell'ETS, una proposta distinta relativa a parametri di riferimento alternativi, con l'obiettivo di tenere maggiormente conto del potenziale di riduzione delle emissioni ed evitare, nelle condizioni previste, l'applicazione del fattore di correzione transettoriale.

È quindi probabile che il dibattito sull'assegnazione gratuita continui anche dopo l'entrata in vigore di questi valori.

Quando entrano in vigore i nuovi benchmark

Il Regolamento 2026/1412 stabilisce che i valori dell'Allegato vengono utilizzati per armonizzare le procedure di assegnazione gratuita delle quote per il periodo 2026-2030.

Il regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, proprio per garantire certezza giuridica anche rispetto alle assegnazioni relative al 2026.

Impatto sulle imprese europee

L'effetto pratico sarà diverso da azienda ad azienda.

Gli impianti più moderni ed efficienti possono trovarsi relativamente più vicini ai valori di riferimento europei.

Quelli caratterizzati da elevata intensità di carbonio possono invece essere maggiormente esposti alla necessità di acquistare quote aggiuntive.

Per le imprese, quindi, investimenti in efficienza energetica, elettrificazione, recupero del calore, combustibili a minore intensità carbonica e nuove tecnologie produttive non costituiscono soltanto una scelta ambientale: possono incidere anche sui costi connessi al sistema ETS.

Impatto sui cittadini

Un cittadino non riceverà una “bolletta ETS” direttamente a casa per effetto di questo regolamento.

Gli effetti possono però arrivare indirettamente.

Cemento, acciaio, alluminio, carta, vetro e prodotti chimici sono materie prime utilizzate in moltissime filiere.

Se il costo della CO₂ incide sui costi di produzione, una parte può riflettersi sui prezzi a valle. Dall'altra parte, il sistema crea un incentivo economico affinché le imprese utilizzino tecnologie più efficienti e meno dipendenti dai combustibili fossili.

FAQ – Domande frequenti

Che cosa cambia dal 2026?
Cambiano i parametri utilizzati dall'UE per determinare l'assegnazione gratuita delle quote di emissione agli impianti industriali interessati dall'EU ETS. Il regolamento aggiorna 54 benchmark per il periodo 2026-2030.

I benchmark sono limiti massimi di emissione per le aziende?
No. Sono parametri utilizzati principalmente per calcolare l'assegnazione gratuita delle quote ETS.

Come vengono calcolati?
La Commissione considera i dati sull'efficienza emissiva degli impianti e, in particolare, le prestazioni medie del 10% degli impianti più efficienti nel 2021 e 2022.

Quali industrie sono coinvolte?
Tra le principali figurano cemento, siderurgia, alluminio, vetro, carta, chimica, raffinerie, produzione di idrogeno, materiali da costruzione e numerose altre attività industriali.

Qual è il nuovo benchmark del cemento grigio?
Per il clinker di cemento grigio è fissato a 0,656 quote per tonnellata.

Qual è il parametro per l'alluminio?
È pari a 1,423 quote per tonnellata.

E per l'acciaio da forno elettrico?
Per l'acciaio al carbonio prodotto con forno elettrico ad arco il parametro è 0,142 quote per tonnellata; per quello alto legato è 0,176.

Qual è il benchmark dell'idrogeno?
Per il periodo 2026-2030 è pari a 7,98 quote per tonnellata. Le nuove definizioni includono anche l'idrogeno prodotto tramite elettrolisi dell'acqua.

Un'impresa efficiente riceve automaticamente tutte le quote che le servono?
Non necessariamente. Il benchmark è uno degli elementi utilizzati nel sistema di calcolo; l'assegnazione effettiva dipende dalle regole complessive dell'EU ETS.

Perché questi valori interessano anche chi non lavora nell'industria?
Perché acciaio, cemento, carta, vetro, alluminio e prodotti chimici entrano nei costi di moltissimi beni e servizi. Le politiche sul prezzo della CO₂ possono quindi produrre effetti indiretti lungo tutta la filiera.

Paragone semplice per capire la norma

Immaginiamo una gara tra cento fabbriche che producono lo stesso materiale.

L'Europa osserva soprattutto le dieci più efficienti, cioè quelle capaci di produrre consumando meno risorse ed emettendo meno CO₂.

Le loro prestazioni contribuiscono a stabilire l'asticella utilizzata per il settore.

È come una classe scolastica nella quale il riferimento non viene costruito sulla media degli studenti, ma guardando soprattutto ai risultati del gruppo più efficiente.

Chi utilizza tecnologie vecchie e consuma molto si trova progressivamente più distante dall'asticella. Chi investe in efficienza e riduce le emissioni può invece avvicinarsi maggiormente al riferimento europeo.

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