Quando bisogna costruire, modificare o potenziare una grande infrastruttura energetica, chi ha l'ultima parola?
Lo Stato, perché deve garantire l'energia all'intero Paese? Oppure la Regione, perché quell'opera viene realizzata sul suo territorio e può produrre conseguenze ambientali, paesaggistiche ed economiche per le comunità locali?
È proprio questo uno dei grandi interrogativi sollevati dal ricorso della Regione Puglia pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – 1ª Serie Speciale, Corte Costituzionale, n. 32 del 12 agosto 2026.
La controversia riguarda l'articolo 9-bis del decreto-legge n. 32/2026, convertito nella legge n. 71/2026, e interessa gli interventi di sviluppo, potenziamento o modifica dei gasdotti di importazione considerati strategici per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici.
Nel caso concreto richiamato dalla Regione, sullo sfondo c'è il potenziamento del Trans Adriatic Pipeline (TAP), con approdo a Melendugno, in provincia di Lecce.
Attenzione però a un punto fondamentale: la Corte costituzionale non ha ancora stabilito chi abbia ragione. Quello pubblicato in Gazzetta è il ricorso della Regione Puglia e contiene quindi le argomentazioni con cui la Regione chiede alla Consulta di dichiarare illegittima la norma statale.
Lo Stato sostiene un interesse nazionale evidente: garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici dell'Italia e, più in generale, contribuire alla sicurezza energetica europea.
La Regione, però, sostiene di avere competenze costituzionalmente garantite quando le infrastrutture energetiche interessano il proprio territorio.
Il conflitto nasce quindi quando un'infrastruttura è contemporaneamente:
strategica per tutto il Paese
e
localizzata nel territorio di una specifica Regione.
È qui che entrano in gioco gli articoli 117 e 118 della Costituzione e il principio di leale collaborazione.
L'articolo 117 stabilisce come vengono distribuite le competenze legislative tra Stato e Regioni.
Per alcune materie decide principalmente lo Stato.
Per altre esistono competenze regionali.
Poi ci sono le materie di legislazione concorrente.
La produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell'energia rientrano proprio in quest'ultima categoria.
Che cosa significa?
Nella legislazione concorrente lo Stato determina i principi fondamentali della materia, mentre alle Regioni spetta esercitare la propria potestà legislativa nel rispetto di quei principi.
Non significa quindi che Stato e Regione abbiano semplicemente un potere identico.
Significa piuttosto che esiste una distribuzione costituzionale delle funzioni che deve essere rispettata.
Immaginiamo una grande conduttura energetica che attraversa una Regione.
Per lo Stato quell'infrastruttura può essere essenziale perché trasporta energia destinata a milioni di cittadini e imprese.
Per la Regione, però, quella stessa infrastruttura occupa territorio, interessa Comuni specifici e può avere conseguenze sul paesaggio, sull'ambiente e sulla pianificazione territoriale.
Lo Stato guarda quindi soprattutto alla rete nazionale.
La Regione guarda anche al territorio che materialmente ospita l'infrastruttura.
Entrambi gli interessi possono essere legittimi.
Il problema costituzionale consiste nello stabilire come devono essere coordinati.
La controversia pugliese rende il problema ancora più concreto.
La legge regionale Puglia n. 28/2022 disciplina misure di compensazione e riequilibrio territoriale per nuove infrastrutture energetiche e per il potenziamento o la trasformazione di quelle esistenti.
Per le infrastrutture del gas, la misura prevista può arrivare fino al 3% del valore commerciale del volume di gas prodotto, trasportato o importato.
La nuova disposizione statale contestata stabilisce invece che, per determinati gasdotti strategici che abbiano già dato luogo a misure compensative, ogni eventuale ulteriore obbligo in materia di compensazioni possa considerarsi assolto quando le autorità competenti accertano che l'intervento non determina incrementi dell'impatto ambientale.
È qui che nasce lo scontro.
Secondo il ricorso, lo Stato non si sarebbe limitato a stabilire un principio generale.
Avrebbe invece sottratto alla Regione la possibilità stessa di prevedere determinate misure compensative per il potenziamento dei gasdotti interessati dalla disposizione.
La Regione richiama quindi l'articolo 117, terzo comma, della Costituzione.
La sua tesi può essere tradotta così:
lo Stato può fissare le regole fondamentali, ma non può utilizzare questo potere per cancellare completamente le competenze che la Costituzione lascia alle Regioni.
Questa è però la posizione della ricorrente.
Spetterà alla Corte costituzionale stabilire se la disposizione statale abbia effettivamente oltrepassato questo limite.
L'articolo 118 della Costituzione riguarda soprattutto l'attribuzione delle funzioni amministrative.
In linea generale, queste vengono attribuite ai Comuni, salvo che esigenze di esercizio unitario rendano necessario attribuirle a livelli istituzionali superiori: Province, Città metropolitane, Regioni o Stato.
Qui compare un concetto importante del diritto costituzionale: la chiamata in sussidiarietà.
In termini semplici, alcune decisioni possono essere portate a livello statale quando la loro dimensione supera quella locale o regionale e richiede una gestione unitaria.
Una grande infrastruttura energetica nazionale è un esempio intuitivo.
Un gasdotto internazionale non può essere considerato esclusivamente come un'opera del Comune nel quale arriva.
Fa parte di un sistema energetico molto più ampio.
Ma il fatto che esista un interesse nazionale non significa necessariamente che gli altri livelli istituzionali debbano sparire dal processo decisionale.
Ed è qui che diventa fondamentale la leale collaborazione.
Il principio di leale collaborazione serve a evitare che, nelle materie in cui le competenze dello Stato e delle Regioni si intrecciano, un livello istituzionale decida ignorando completamente l'altro.
Può concretizzarsi attraverso strumenti diversi:
intese,
consultazioni,
pareri,
conferenze tra Stato e Regioni,
procedure nelle quali le amministrazioni interessate partecipano alla formazione della decisione.
Non significa che ogni decisione nazionale debba necessariamente ottenere il consenso assoluto della Regione.
Significa però che, quando vengono coinvolte competenze costituzionalmente rilevanti di più livelli di governo, può essere necessario predisporre strumenti adeguati di collaborazione.
Il ricorso sostiene che l'articolo 9-bis non preveda un adeguato coinvolgimento regionale in due momenti decisivi.
Il primo riguarda l'individuazione degli interventi strategici.
La disposizione prevede che gli interventi di sviluppo, potenziamento o modifica dei gasdotti di importazione siano individuati con DPCM, cioè con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica.
Il secondo momento riguarda l'accertamento dell'eventuale incremento dell'impatto ambientale.
Secondo il ricorso, proprio da questo accertamento può derivare l'esclusione di ulteriori obblighi compensativi.
La Regione lamenta quindi che una decisione capace di incidere sulle sue competenze venga sostanzialmente assunta a livello statale senza un meccanismo adeguato di codecisione.
Immaginiamo un grande condominio.
Bisogna installare un nuovo impianto centrale che serve tutti gli appartamenti.
L'amministratore non può ragionare esclusivamente pensando all'appartamento nel quale verrà collocata una parte dell'impianto, perché deve garantire il servizio all'intero edificio.
Ma nemmeno può comportarsi come se il proprietario dell'appartamento interessato non esistesse.
Occorre trovare una procedura che permetta di perseguire l'interesse generale tenendo conto degli effetti particolari.
Con tutte le differenze del caso, il rapporto tra Stato e Regione sulle grandi infrastrutture presenta un problema simile.
Nel ricorso viene richiamata anche la sentenza della Corte costituzionale n. 31/2024.
La vicenda riguardava interventi infrastrutturali collegati ai Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026.
Secondo quanto ricostruito nel ricorso, in quell'occasione la Corte dichiarò costituzionalmente illegittima una disposizione statale nella parte in cui non prevedeva l'intesa con la Regione per l'adozione dei decreti interministeriali relativi al programma infrastrutturale.
La Puglia utilizza quel precedente per sostenere che, quando lo Stato concentra a livello nazionale funzioni che incidono significativamente sulle competenze regionali, deve essere garantito un adeguato meccanismo di collaborazione.
Il ricorso sostiene che la disposizione statale, sebbene scritta in termini generali, sia concretamente collegata alla situazione del TAP.
Il Trans Adriatic Pipeline è un'infrastruttura per l'importazione di gas dall'estero con approdo nel Comune di Melendugno.
Nel documento si fa riferimento al progetto di incremento della capacità di trasporto da 10 a 20 miliardi di metri cubi all'anno.
Secondo la Regione, il caso dimostra perfettamente l'intreccio delle competenze.
Da una parte c'è la sicurezza degli approvvigionamenti energetici nazionali ed europei.
Dall'altra c'è una Regione che ospita materialmente l'infrastruttura e rivendica un ruolo nelle decisioni relative alle compensazioni e al riequilibrio territoriale.
Un'altra parte fondamentale del ricorso riguarda la VIA – Valutazione di Impatto Ambientale.
La VIA serve, semplificando, a valutare le conseguenze ambientali di determinati progetti.
La Regione sostiene però che una cosa sia verificare se il potenziamento produca nuovo impatto ambientale, e un'altra sia valutare il peso complessivo dell'infrastruttura sul territorio.
Facciamo un esempio.
Un'impresa modifica un grande impianto industriale già esistente.
Le verifiche tecniche possono concludere che la modifica non aumenta significativamente le emissioni o l'occupazione del suolo.
Il Comune continua però a ospitare quell'enorme impianto, con strade di servizio, infrastrutture e conseguenze territoriali accumulate nel tempo.
Secondo la tesi regionale, il secondo problema non scompare automaticamente solo perché il primo non peggiora.
La risposta più corretta è: dipende dalla materia e dalla funzione concretamente esercitata.
Non esiste una regola secondo la quale sulle infrastrutture energetiche decide sempre e soltanto lo Stato.
Ma non esiste neppure un potere regionale assoluto capace di bloccare automaticamente un'infrastruttura considerata necessaria per interessi nazionali.
La Costituzione costruisce invece un sistema di competenze intrecciate.
Lo Stato può avere esigenze unitarie particolarmente forti.
Le Regioni mantengono però attribuzioni costituzionalmente garantite.
Quando queste sfere si sovrappongono, diventano centrali la proporzionalità dell'intervento statale e gli strumenti di leale collaborazione.
Ed è esattamente su questo confine che la Corte costituzionale sarà chiamata a pronunciarsi nel ricorso pugliese.
La Consulta dovrà esaminare le questioni formulate dalla Regione e potrà accoglierle o respingerle, anche solo parzialmente, secondo il contenuto della futura pronuncia.
Se riconoscesse un problema nel mancato coinvolgimento regionale, potrebbe intervenire sulla disposizione nei termini indicati dalla sentenza.
Se invece ritenesse prevalenti e correttamente esercitate le competenze statali e considerasse adeguato l'assetto previsto dalla legge, potrebbe respingere le relative censure.
Per questo è prematuro affermare oggi che «ha vinto lo Stato» oppure che «ha vinto la Puglia».
Il giudizio è aperto.
Il caso TAP è il punto concreto della controversia, ma la questione costituzionale è più ampia.
In Italia esistono grandi opere che per loro natura superano i confini di un singolo Comune o di una singola Regione: gasdotti, elettrodotti, reti energetiche e altre infrastrutture strategiche.
Ogni volta può ripresentarsi la stessa domanda:
quanto può decidere lo Stato per garantire un interesse nazionale e quanto deve coinvolgere i territori che sopportano materialmente gli effetti dell'opera?
La futura pronuncia della Corte potrà quindi contribuire a definire meglio questo equilibrio.
Sulle grandi infrastrutture energetiche decide lo Stato o la Regione?
Entrambi possono avere competenze rilevanti. L'energia è una materia nella quale la Costituzione prevede un rapporto tra principi statali e potestà regionale. Per alcune funzioni possono inoltre emergere forti esigenze di gestione unitaria nazionale.
Che cosa significa legislazione concorrente?
È il sistema previsto dall'articolo 117 della Costituzione nel quale lo Stato determina i principi fondamentali della materia e le Regioni esercitano la propria potestà legislativa nel rispetto di tali principi.
Che cosa stabilisce l'articolo 118?
Disciplina l'attribuzione delle funzioni amministrative secondo i principi, tra gli altri, di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. In presenza di esigenze unitarie, determinate funzioni possono essere esercitate a livelli istituzionali superiori.
Cos'è la chiamata in sussidiarietà?
È, in termini divulgativi, il meccanismo attraverso il quale determinate funzioni possono essere attratte a un livello superiore quando è necessaria una gestione unitaria. La giurisprudenza costituzionale collega questo fenomeno alla necessità di adeguate forme di collaborazione quando vengono coinvolte competenze regionali.
Che cosa significa leale collaborazione?
Significa che Stato e Regioni, quando le rispettive competenze si intrecciano, devono utilizzare strumenti adeguati per coordinarsi invece di ignorarsi reciprocamente.
La Regione può bloccare qualsiasi infrastruttura energetica?
No. La presenza di competenze regionali non attribuisce automaticamente un diritto di veto su qualsiasi opera strategica nazionale. Occorre verificare quale competenza sia esercitata e quali procedure siano previste.
Lo Stato può invece decidere tutto da solo dichiarando un'opera strategica?
Non necessariamente. La qualifica di interesse nazionale non cancella automaticamente tutte le competenze costituzionalmente attribuite alle Regioni. È proprio il confine tra queste attribuzioni uno dei temi sottoposti alla Corte.
La Corte costituzionale ha già dato ragione alla Puglia sul nuovo articolo 9-bis?
No. La Gazzetta Ufficiale del 12 agosto 2026 pubblica il ricorso. La decisione della Corte deve ancora arrivare.
Pensiamo alla costruzione di una linea ferroviaria che collega diverse Regioni.
Non avrebbe senso permettere a ogni singolo Comune di progettare autonomamente un pezzo della rete nazionale: serve una regia centrale.
Ma sarebbe altrettanto problematico progettare stazioni, viadotti e tracciati senza considerare i territori attraversati.
Lo Stato vede la rete nel suo insieme. La Regione vede anche ciò che quella rete produce sul proprio territorio.
Gli articoli 117 e 118 della Costituzione, insieme al principio di leale collaborazione, servono proprio a trovare un equilibrio tra queste due esigenze.
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