Cambiano gli equilibri territoriali del progetto PNRR conosciuto come “1000 esperti”.
Con il decreto dell’11 agosto 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 226 del 29 settembre 2026, il Dipartimento della funzione pubblica aggiorna la distribuzione delle risorse destinate all'assistenza tecnica alle Regioni e agli enti locali.
La cifra complessiva interessata dal nuovo quadro è di 350,3 milioni di euro.
Attenzione, però: non si tratta di 350,3 milioni di nuovi finanziamenti.
Il decreto interviene sulle risorse già destinate al sub-investimento PNRR M1C1-2.2.1 “Assistenza tecnica a livello centrale e locale” e, in particolare, ridistribuisce 72,485 milioni di euro ancora disponibili sulla base dei dati registrati nel sistema ReGiS al 12 maggio 2026.
Il risultato è una nuova fotografia delle risorse complessivamente attribuite a ciascuna Regione e Provincia autonoma.
Il progetto nasce nell'ambito del PNRR per rafforzare la capacità amministrativa degli enti territoriali.
In termini semplici, Regioni ed enti locali possono utilizzare professionisti ed esperti per affrontare procedure amministrative complesse e sostenere l'attuazione degli interventi collegati al Piano.
L'assistenza tecnica è quindi un supporto specialistico fornito alle amministrazioni: può servire, per esempio, quando un ente deve gestire procedure particolarmente complesse e necessita di competenze professionali aggiuntive.
L'obiettivo non è finanziare direttamente un ponte, una scuola o una strada, ma rafforzare la macchina amministrativa che deve far funzionare e accelerare le procedure.
La spiegazione arriva direttamente dal decreto.
I dati estratti dal sistema ReGiS il 12 maggio 2026 hanno evidenziato che le risorse attribuite ad alcune Regioni e Province autonome risultavano insufficienti per garantire il mantenimento degli obiettivi del progetto.
Il ReGiS è il sistema informatico utilizzato per il monitoraggio del PNRR.
La normativa del 2026 ha quindi consentito di aggiornare il riparto considerando lo stato di utilizzo delle risorse e, nel percorso che ha portato al provvedimento, le richieste di risorse aggiuntive presentate entro il 31 marzo 2026.
In pratica, invece di lasciare immutata la fotografia iniziale, è stata verificata la situazione effettiva del progetto.
Questo è probabilmente l'aspetto più importante per comprendere correttamente il provvedimento.
Il totale del programma considerato dalla tabella resta 350,3 milioni di euro.
Alla data del 12 maggio 2026 risultavano:
350,3 milioni di euro di risorse precedentemente assegnate;
277,815 milioni di euro di obbligazioni registrate;
72,485 milioni di euro di residuo disponibile.
È proprio quest'ultima somma a essere ridistribuita.
Non siamo quindi davanti a un nuovo stanziamento da 350,3 milioni, ma a una redistribuzione delle risorse già appartenenti al progetto PNRR.
Il decreto precisa infatti che l'operazione non produce nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Il meccanismo previsto dal decreto funziona in due passaggi.
In una prima fase, il residuo di 72,485 milioni viene ripartito tra tutte le Regioni e le Province autonome tenendo conto delle percentuali utilizzate nei precedenti riparti del 2021 e del 2022.
Successivamente viene applicata una correzione attraverso coefficienti distinti per il Mezzogiorno e per il resto del Paese.
Lo scopo è garantire che almeno il 40% delle risorse complessivamente assegnate resti destinato alle Regioni del Mezzogiorno.
Il risultato finale è esattamente:
140,120 milioni di euro al Mezzogiorno su 350,3 milioni complessivi, pari al 40%.
Ecco le nuove assegnazioni complessive indicate nell'Allegato A del decreto:
Abruzzo: 12,451 milioni di euro
Basilicata: 8,767 milioni
Calabria: 14,216 milioni
Campania: 25,193 milioni
Emilia-Romagna: 24,280 milioni
Friuli-Venezia Giulia: 8,684 milioni
Lazio: 30,415 milioni
Liguria: 11,798 milioni
Lombardia: 36,595 milioni
Marche: 9,491 milioni
Molise: 7,320 milioni
Provincia autonoma di Bolzano: 7,941 milioni
Provincia autonoma di Trento: 8,006 milioni
Piemonte: 19,710 milioni
Puglia: 24,722 milioni
Sardegna: 10,779 milioni
Sicilia: 36,672 milioni
Toscana: 18 milioni
Umbria: 8,830 milioni
Valle d'Aosta: 4,940 milioni
Veneto: 21,490 milioni.
La somma complessiva resta 350,3 milioni di euro.
Confrontando la nuova assegnazione complessiva con quella risultante dai precedenti riparti, emergono differenze significative.
La Sicilia passa da 28,934 a 36,672 milioni, con una differenza di circa +7,738 milioni.
Il Lazio passa da 26,317 a 30,415 milioni, circa +4,098 milioni.
L'Emilia-Romagna sale da 21,5 a 24,280 milioni, circa +2,780 milioni.
Seguono, tra gli incrementi, Liguria, Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Abruzzo, Basilicata, Umbria, Molise e Puglia.
Il confronto produce anche riduzioni rispetto alle precedenti assegnazioni.
La variazione numericamente più ampia riguarda la Campania, che passa da 32,999 a 25,193 milioni, circa 7,806 milioni in meno.
La Lombardia passa da 42,250 a 36,595 milioni, circa 5,655 milioni in meno.
La Sardegna scende da 13,082 a 10,779 milioni, circa 2,303 milioni in meno.
Il Veneto passa da 23,048 a 21,490 milioni, mentre il Piemonte passa da 20,930 a 19,710 milioni.
Riduzioni più contenute interessano anche Marche, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Valle d'Aosta e Calabria.
Questi confronti descrivono la differenza aritmetica tra il precedente ammontare assegnato riportato nell'Allegato A e la nuova assegnazione complessiva. Non significano automaticamente che somme già legittimamente utilizzate vengano “restituite”: il decreto costruisce il nuovo riparto partendo anche dalle obbligazioni già registrate e dal residuo disponibile.
La Sicilia è particolarmente interessante.
Nella precedente assegnazione risultavano 28,934 milioni di euro.
Al 12 maggio 2026 il sistema ReGiS registrava obbligazioni per 28,771 milioni, lasciando un residuo di appena 163 mila euro.
Con il nuovo riparto l'assegnazione complessiva arriva invece a 36,672 milioni di euro.
È uno degli esempi più chiari del motivo per cui il Governo ha ritenuto necessario aggiornare la distribuzione: alcune amministrazioni avevano ormai impegnato una quota molto elevata delle disponibilità registrate.
Una situazione analoga emerge nel Lazio.
La precedente assegnazione era pari a 26,317 milioni di euro, mentre le obbligazioni registrate al 12 maggio avevano già raggiunto 26,130 milioni.
Il residuo risultava quindi di appena 187 mila euro.
La nuova assegnazione complessiva sale a 30,415 milioni di euro.
Ancora più immediato è il dato della Provincia autonoma di Trento.
A fronte di una precedente assegnazione di 6,885 milioni di euro, risultavano obbligazioni per lo stesso importo.
Il residuo indicato dalla tabella era quindi zero.
Con il nuovo riparto l'assegnazione complessiva raggiunge 8,006 milioni di euro.
La situazione della Campania è differente.
La precedente assegnazione ammontava a 32,999 milioni di euro, ma le obbligazioni registrate al 12 maggio erano pari a 16,181 milioni.
Il residuo era quindi ancora di 16,818 milioni di euro.
Dopo la redistribuzione, la nuova assegnazione complessiva viene fissata a 25,193 milioni.
È utile quindi non leggere il nuovo riparto semplicemente come una classifica politica di Regioni premiate e penalizzate: il decreto parte dalla situazione concreta registrata nel sistema di monitoraggio e ridistribuisce il residuo secondo criteri predeterminati.
La Lombardia aveva una precedente assegnazione di 42,250 milioni di euro.
Le obbligazioni registrate erano pari a 29,716 milioni, con un residuo di 12,534 milioni.
La nuova assegnazione complessiva viene fissata a 36,595 milioni di euro.
Pur dopo la riduzione rispetto alla precedente assegnazione, resta uno degli importi complessivi più elevati della nuova tabella.
Il decreto non si limita a ridisegnare la tabella finanziaria.
Regioni e Province autonome possono prorogare i contratti già esistenti e rinnovare gli incarichi degli esperti, purché sia stata effettuata una valutazione positiva dell'attività svolta nel precedente periodo contrattuale.
La decorrenza non può essere anteriore al primo giorno del mese successivo all'adozione del decreto e deve comunque rispettare il limite del 31 dicembre 2026 indicato dal provvedimento.
Tutto deve avvenire entro le risorse attribuite con il nuovo riparto.
Il controllo rimane un elemento centrale.
Regioni e Province autonome devono aggiornare i dati finanziari su ReGiS almeno mensilmente e comunque entro i termini stabiliti dal decreto.
Le spese devono essere rendicontate secondo le regole applicabili al PNRR.
Il Dipartimento della funzione pubblica mantiene le funzioni di monitoraggio, rendicontazione e controllo.
Inoltre, entro 90 giorni dalla conclusione delle attività, le amministrazioni territoriali devono inviare una relazione finale indicando gli incarichi rinnovati o prorogati, le attività svolte e le risorse utilizzate.
Il cittadino non riceverà direttamente un contributo economico dal progetto “1000 esperti”.
L'effetto è indiretto.
Queste risorse finanziano competenze professionali che affiancano le amministrazioni regionali e locali nelle procedure amministrative collegate all'attuazione del PNRR.
Pensiamo, per esempio, a un Comune impegnato nella realizzazione di interventi finanziati dal Piano.
Avere a disposizione competenze tecniche e amministrative può aiutare l'ente a gestire procedure, verifiche e adempimenti.
Il progetto interviene quindi sulla capacità amministrativa: in parole semplici, sulla capacità concreta della pubblica amministrazione di trasformare finanziamenti e programmi in procedure gestite correttamente.
Il decreto dell'11 agosto 2026 è stato registrato dalla Corte dei conti il 21 settembre 2026 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 settembre.
Il provvedimento stabilisce che entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione, quindi il 30 settembre 2026.
Da quel momento l'Allegato A con la nuova distribuzione sostituisce integralmente le precedenti assegnazioni vigenti.
Il Governo ha stanziato 350,3 milioni di euro nuovi?
No. I 350,3 milioni rappresentano l'ammontare complessivo riportato nel nuovo quadro di riparto. L'operazione redistribuisce in particolare 72,485 milioni di euro di residuo già disponibile all'interno del sub-investimento PNRR.
Perché è stato modificato il riparto?
Perché i dati ReGiS del 12 maggio 2026 mostravano che, per alcune Regioni e Province autonome, le risorse assegnate risultavano insufficienti per mantenere gli obiettivi del progetto.
Qual è la Regione con l'incremento aritmetico più elevato rispetto alla precedente assegnazione?
Dal confronto tra le due colonne dell'Allegato A emerge la Sicilia: da 28,934 a 36,672 milioni di euro, una differenza di circa 7,738 milioni.
Qual è la riduzione aritmetica più consistente?
La Campania passa da 32,999 a 25,193 milioni di euro, una differenza di circa 7,806 milioni.
Perché il Mezzogiorno deve ricevere il 40%?
Il meccanismo di correzione previsto dal decreto serve a mantenere la quota minima del 40% delle risorse complessive destinata alle Regioni del Mezzogiorno, già garantita dal riparto originario.
Quanto riceve complessivamente il Mezzogiorno?
La tabella indica 140,120 milioni di euro, esattamente il 40% dei 350,3 milioni complessivi.
A cosa servono concretamente questi soldi?
Servono al progetto di assistenza tecnica che utilizza esperti e professionisti per supportare Regioni ed enti locali e rafforzarne la capacità amministrativa nell'ambito delle procedure PNRR.
Gli incarichi degli esperti possono essere prorogati?
Sì. Il decreto consente alle Regioni e alle Province autonome di prorogare contratti in essere o rinnovare incarichi, previa valutazione positiva delle attività precedentemente svolte e nei limiti delle risorse disponibili.
Immaginiamo 21 uffici che ricevono complessivamente 350 euro per pagare consulenti specializzati.
Dopo qualche tempo alcuni uffici hanno già utilizzato quasi tutto quello che avevano a disposizione, mentre altri hanno ancora una parte consistente della somma iniziale.
Rimangono complessivamente circa 72 euro da distribuire.
Invece di lasciare invariata la situazione iniziale, viene controllato quanto risulta effettivamente impegnato e quei 72 euro vengono redistribuiti applicando regole comuni, mantenendo inoltre una quota minima del 40% destinata agli uffici del Mezzogiorno.
Il totale resta 350 euro.
È, in scala semplificata, la logica del decreto: non aumentare il totale, ma ridistribuire il residuo per consentire al progetto di continuare dove le disponibilità risultano insufficienti
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