La transizione energetica passa inevitabilmente anche dallo sviluppo degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Tuttavia, negli ultimi anni è cresciuto il dibattito sull'utilizzo dei terreni agricoli per l'installazione di impianti fotovoltaici a terra, con l'obiettivo di trovare un equilibrio tra la produzione di energia pulita e la tutela del paesaggio e dell'attività agricola.
Su questo tema è intervenuta la Corte Costituzionale con la sentenza n. 127 del 2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale – 1ª Serie Speciale n. 29 del 22 luglio 2026. La decisione ha esaminato la legittimità delle norme introdotte nel 2024 che limitano l'installazione di impianti fotovoltaici con moduli collocati direttamente sul suolo agricolo.
Le disposizioni esaminate dalla Corte erano state introdotte per limitare il consumo di suolo agricolo dovuto alla diffusione degli impianti fotovoltaici installati direttamente a terra.
Secondo i ricorrenti, tali limiti rischiavano di rallentare il raggiungimento degli obiettivi europei sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, entrando in contrasto con la normativa dell'Unione Europea che promuove una rapida diffusione di questi impianti.
La Corte ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale.
In sostanza, ha ritenuto che il legislatore possa introdurre limiti all'installazione di impianti fotovoltaici sui terreni agricoli quando tali restrizioni perseguono finalità di interesse generale, come la tutela del territorio e del paesaggio, senza compromettere in modo irragionevole lo sviluppo delle energie rinnovabili.
La sentenza non individua direttamente le aree dove è consentita l'installazione, ma valuta esclusivamente la legittimità costituzionale della normativa contestata.
Dal contenuto della decisione emerge che restano valide le limitazioni previste dalla legge per gli impianti fotovoltaici con moduli collocati direttamente sul terreno agricolo. La definizione concreta delle aree idonee e delle modalità autorizzative continua quindi a dipendere dalla normativa vigente e dagli strumenti amministrativi previsti a livello statale e regionale.
Per gli operatori del settore agricolo la decisione rappresenta una conferma del quadro normativo esistente.
Chi intende realizzare un impianto fotovoltaico dovrà continuare a verificare attentamente:
La sentenza non introduce nuovi divieti, ma conferma che quelli già previsti dal legislatore non sono stati ritenuti contrari alla Costituzione.
Uno degli aspetti centrali della decisione riguarda il bilanciamento tra due interessi pubblici entrambi rilevanti.
Da un lato vi è la necessità di aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili per ridurre le emissioni e raggiungere gli obiettivi climatici europei.
Dall'altro vi è l'esigenza di preservare il suolo agricolo, evitare un consumo eccessivo di territorio e tutelare il paesaggio rurale.
La Corte ha ritenuto che il legislatore disponga di un margine di discrezionalità nel ricercare questo equilibrio e che, nel caso esaminato, tale scelta non sia risultata irragionevole.
La decisione conferma che le amministrazioni continueranno ad applicare la normativa vigente nelle procedure autorizzative.
Regioni ed enti competenti dovranno quindi valutare le domande sulla base delle disposizioni attualmente in vigore, tenendo conto dei limiti stabiliti dal legislatore e delle competenze attribuite a ciascun livello amministrativo.
La sentenza non modifica direttamente le procedure autorizzative, ma elimina il rischio che le norme contestate vengano dichiarate incostituzionali.
Fonti energetiche rinnovabili
Sono le fonti di energia che si rigenerano naturalmente, come il sole, il vento, l'acqua e la geotermia.
Impianto fotovoltaico a terra
È un impianto composto da pannelli installati direttamente sul terreno, anziché sui tetti degli edifici o su altre strutture.
Questione di legittimità costituzionale
È il procedimento con cui un giudice chiede alla Corte Costituzionale di verificare se una legge rispetta la Costituzione.
Immaginiamo un'azienda agricola che voglia destinare alcuni ettari di terreno alla realizzazione di un grande impianto fotovoltaico.
Prima della sentenza esisteva il dubbio che le limitazioni introdotte nel 2024 potessero essere eliminate perché ritenute contrarie alla Costituzione.
Con la decisione della Corte, queste limitazioni restano invece valide. L'azienda dovrà quindi verificare se il proprio progetto rientra nelle condizioni consentite dalla normativa vigente e ottenere le autorizzazioni richieste.
La Corte ha vietato il fotovoltaico nei terreni agricoli?
No. La Corte ha semplicemente stabilito che le limitazioni previste dalla legge non sono incostituzionali.
È ancora possibile installare impianti fotovoltaici?
Sì, ma nel rispetto della disciplina vigente e delle procedure autorizzative applicabili.
La sentenza modifica le autorizzazioni regionali?
No. Conferma la validità della normativa esistente senza introdurre nuove procedure.
Perché la Corte ha respinto il ricorso?
Perché ha ritenuto che il legislatore possa bilanciare la diffusione delle energie rinnovabili con la tutela del territorio e del paesaggio.
Chi è interessato da questa decisione?
Agricoltori, imprese del settore energetico, progettisti, amministrazioni pubbliche e proprietari di terreni agricoli.
Pensiamo a un Comune che voglia costruire una nuova pista ciclabile attraversando un parco pubblico. La mobilità sostenibile è un obiettivo importante, ma il progetto deve comunque rispettare gli alberi, le aree verdi e il paesaggio. Allo stesso modo, la produzione di energia solare è fondamentale per la transizione ecologica, ma può essere regolata per evitare un utilizzo indiscriminato dei terreni agricoli. La Corte ha ritenuto che questo equilibrio, nel caso esaminato, sia compatibile con la Costituzione.