L'Italia introduce ufficialmente il Marchio Biologico Italiano, un nuovo simbolo destinato a valorizzare le produzzioni biologiche nazionali e a rendere più immediata per i consumatori l'identificazione dei prodotti ottenuti con materie prime italiane.
Il decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 160 del 13 luglio 2026 definisce finalmente le regole per utilizzare il marchio, stabilendo chi può richiederlo, quali prodotti possono esporlo e come dovrà comparire sulle confezioni.
L'obiettivo è rafforzare la competitività del settore biologico italiano, aumentare la fiducia dei consumatori e distinguere le produzioni nazionali in un mercato sempre più attento alla qualità e alla provenienza degli alimenti.
Negli ultimi anni il mercato del biologico è cresciuto costantemente, ma per molti consumatori non è sempre semplice capire se un prodotto biologico è stato realizzato anche con materie prime italiane.
Il nuovo marchio nasce proprio per questo motivo: offrire un'informazione aggiuntiva, immediata e facilmente riconoscibile.
Non certifica una qualità diversa rispetto al biologico europeo, ma evidenzia che il prodotto biologico utilizza materie prime provenienti dall'Italia, valorizzando il lavoro delle aziende agricole italiane.
Il Marchio Biologico Italiano è un logo ufficiale istituito dal Ministero dell'Agricoltura.
Il simbolo richiama il tricolore attraverso tre foglie stilizzate nei colori verde, bianco e rosso, accompagnate dalla scritta "Biologico Italiano".
Il decreto stabilisce anche tutte le caratteristiche tecniche del logo:
Il logo è infatti inalterabile: non può essere modificato, deformato o accompagnato da elementi grafici che ne alterino il significato.
Possono utilizzare il Marchio Biologico Italiano gli operatori biologici che rispettano le condizioni previste dalla normativa europea.
In particolare devono:
Non si tratta quindi di una nuova certificazione, ma di un'autorizzazione all'utilizzo di un marchio pubblico destinato agli operatori che possiedono già i requisiti previsti dalla legislazione sul biologico.
La procedura è interamente digitale.
L'operatore deve inviare una comunicazione attraverso il Sistema Informativo Biologico (SIB), integrato nel Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN).
Nella comunicazione devono essere indicati:
Se entro 30 giorni il Ministero non comunica un diniego, l'operatore può iniziare a utilizzare il marchio secondo il principio del silenzio-assenso, cioè l'autorizzazione si considera concessa in assenza di una risposta negativa entro il termine previsto.
Una delle novità più importanti riguarda proprio l'etichettatura.
Il decreto chiarisce che il nuovo marchio:
In altre parole, il consumatore continuerà a vedere il tradizionale logo europeo con la foglia verde, ma accanto potrà trovare anche il simbolo Biologico Italiano, che evidenzia l'origine italiana delle materie prime biologiche.
Prima dell'autorizzazione vengono effettuati controlli automatici attraverso il Sistema Informativo Biologico.
Il sistema verifica:
In caso di utilizzo irregolare del marchio trovano applicazione le sanzioni previste dalla normativa nazionale sul biologico.
Molti cittadini scelgono prodotti biologici anche per sostenere l'agricoltura italiana.
Con il nuovo marchio sarà più semplice distinguere un prodotto biologico realizzato con materie prime italiane rispetto ad altri prodotti biologici provenienti da diversi Paesi.
Questo aumenta la trasparenza e aiuta il consumatore a effettuare acquisti più consapevoli.
Per le aziende agricole e alimentari il nuovo marchio rappresenta soprattutto uno strumento di valorizzazione commerciale.
Le imprese potranno:
Naturalmente sarà necessario rispettare tutte le regole previste dal decreto e mantenere i requisiti della certificazione biologica.
Produzione biologica
È il sistema di coltivazione e allevamento disciplinato dalla normativa europea che limita l'uso di sostanze chimiche di sintesi, tutela la biodiversità e promuove pratiche agricole sostenibili.
Operatore biologico
È l'impresa agricola, l'azienda alimentare o qualsiasi soggetto della filiera che produce, trasforma, confeziona o commercializza prodotti biologici ed è sottoposto ai controlli previsti dalla legge.
Silenzio-assenso
È una procedura amministrativa secondo cui, se la Pubblica Amministrazione non comunica un diniego entro il termine previsto, la richiesta si considera accolta automaticamente.
Immaginiamo una piccola azienda agricola toscana che produce olio extravergine biologico utilizzando esclusivamente olive coltivate in Italia.
Fino a oggi sulle bottiglie compariva soltanto il logo biologico europeo.
Con il nuovo decreto, dopo aver effettuato la comunicazione al Ministero e trascorsi i termini previsti, l'azienda potrà aggiungere anche il Marchio Biologico Italiano. Un consumatore che osserva lo scaffale del supermercato potrà così riconoscere immediatamente che quell'olio è non solo biologico, ma anche ottenuto con materie prime italiane.
Il Marchio Biologico Italiano sostituisce il logo europeo?
No. Il logo biologico europeo rimane obbligatorio. Il marchio italiano può essere utilizzato solo in aggiunta.
Chi può utilizzare il nuovo marchio?
Gli operatori biologici che rispettano i requisiti previsti dalla normativa e comunicano l'utilizzo al Ministero.
È necessario richiedere una nuova certificazione biologica?
No. Occorre già possedere una certificazione biologica valida. Il marchio rappresenta un'ulteriore possibilità di valorizzazione.
Quando si può iniziare a utilizzare il marchio?
Dopo la comunicazione attraverso il Sistema Informativo Biologico e decorso il termine previsto senza diniego da parte del Ministero.
Qual è il vantaggio per i consumatori?
Una maggiore chiarezza nell'identificazione dei prodotti biologici ottenuti con materie prime italiane.
Pensiamo ai prodotti DOP e IGP: questi marchi aiutano i consumatori a riconoscere alimenti legati a un determinato territorio e a specifiche regole di produzione.
Il Marchio Biologico Italiano svolge una funzione simile, ma nel mondo del biologico. Non sostituisce la certificazione europea, bensì aggiunge un'informazione che permette di individuare con maggiore facilità i prodotti biologici ottenuti con materie prime italiane.