Negli ultimi anni, soprattutto con l’entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), uno strumento sta diventando sempre più importante negli appalti pubblici: la consultazione preliminare di mercato.
È un termine tecnico che può sembrare complicato, ma in realtà l’idea alla base è molto semplice:
prima di fare una gara pubblica, la Pubblica Amministrazione chiede al mercato cosa è disponibile e come funziona.
Ma è davvero uno strumento di trasparenza? Oppure rischia di favorire qualcuno?
Vediamolo con parole chiare.
Immaginiamo una situazione semplice.
Un Comune vuole comprare un nuovo sistema informatico molto avanzato.
Non sa bene quali tecnologie esistano, quali costi siano realistici, quali soluzioni siano più moderne.
Invece di scrivere subito un bando “al buio”, decide di:
pubblicare un avviso,
invitare le imprese del settore a presentare proposte,
chiedere informazioni tecniche,
capire come è fatto il mercato.
Questa fase si chiama consultazione preliminare di mercato.
Non è ancora una gara.
Non c’è un vincitore.
Non si assegna nessun contratto.
È una fase di studio e confronto.
L’amministrazione pubblica un avviso pubblico.
Le imprese interessate inviano contributi tecnici, proposte, osservazioni.
L’ente raccoglie le informazioni.
Sulla base di quanto emerso, prepara la futura gara.
Tutto deve essere documentato e pubblicato, per garantire trasparenza.
Il nuovo Codice (D.Lgs. 36/2023) punta molto su:
qualità della progettazione,
programmazione accurata,
riduzione degli errori nelle gare.
Molti problemi negli appalti nascono perché il bando è scritto male o in modo troppo generico.
La consultazione serve a evitare questo.
È un po’ come chiedere un preventivo a più professionisti prima di ristrutturare casa, invece di firmare subito un contratto senza sapere cosa offre il mercato.
Qui nasce il dibattito.
Permette all’amministrazione di conoscere meglio il mercato.
Riduce il rischio di bandi “sbagliati”.
Può migliorare la qualità della gara successiva.
Consente alle imprese di contribuire in modo aperto.
In teoria, aumenta la trasparenza.
Se un’impresa fornisce molte informazioni tecniche, potrebbe avere un vantaggio nella gara successiva.
Se la consultazione non è gestita bene, potrebbe favorire chi è già vicino all’amministrazione.
Per questo la legge impone regole precise:
pubblicità dell’avviso,
parità di accesso,
divieto di vantaggi indebiti,
obbligo di rendere pubblici i risultati.
La vera differenza la fa come viene applicata nella pratica.
Qui entriamo in un altro tema delicato.
La procedura negoziata senza previa pubblicazione di bando è una modalità speciale prevista dalla legge.
Significa che l’amministrazione può:
invitare direttamente alcune imprese,
senza aprire la gara a tutti.
Ma può farlo solo in casi particolari, ad esempio:
quando il mercato è altamente specializzato,
quando esiste un solo operatore capace di fornire il bene,
in situazioni di urgenza o motivazioni tecniche precise.
La consultazione preliminare può servire proprio a dimostrare che esiste un numero limitato di operatori qualificati.
È un passaggio molto delicato perché incide sulla concorrenza.
Dipende da come viene utilizzata.
aumenta la qualità della gara,
evita bandi “su misura”,
favorisce una concorrenza più consapevole.
può restringere il mercato,
può consolidare posizioni dominanti,
può generare sospetti di favoritismi.
Per questo il tema è spesso oggetto di dibattito pubblico e politico.
Perché tocca tre grandi temi:
Trasparenza nella spesa pubblica.
Concorrenza tra imprese.
Uso corretto delle procedure negoziate.
In un momento storico in cui lo Stato gestisce grandi risorse (PNRR, fondi europei, digitalizzazione), capire questi strumenti è fondamentale anche per i cittadini.
Prima di rifare il bagno, chiedi:
più preventivi,
diverse soluzioni,
consigli tecnici.
La consultazione preliminare è simile a questa fase.
Non stai ancora scegliendo l’impresa, stai raccogliendo informazioni.
Prima di comprare un’auto:
guardi modelli,
confronti caratteristiche,
chiedi spiegazioni ai concessionari.
Solo dopo scegli.
La consultazione è il “giro nei concessionari”.
La gara è la firma del contratto.
La procedura aperta è come una festa aperta a tutti.
La procedura negoziata è come una festa su invito.
La legge consente la “festa su invito” solo in casi giustificati.
No. Non assegna nulla. Serve solo a raccogliere informazioni.
No. Partecipano solo se interessate.
In teoria no. La legge impone che non ci siano vantaggi indebiti. Ma è uno dei punti più delicati.
Non necessariamente. L’amministrazione può anche decidere di modificare il progetto o non procedere.
Può farlo solo se gestita male. Se gestita correttamente, dovrebbe migliorare la qualità della competizione.
La consultazione preliminare di mercato non è un tecnicismo inutile.
È uno strumento chiave del nuovo Codice dei contratti.
Può:
migliorare la qualità degli appalti,
ridurre errori e contenziosi,
aumentare la trasparenza.
Ma richiede rigore, pubblicità e controlli.
Come spesso accade nel diritto amministrativo, non è lo strumento in sé a fare la differenza, ma il modo in cui viene utilizzato.