L’Unione Europea ha aggiornato il nuovo elenco europeo delle malattie professionali.
Può sembrare un tema tecnico, ma in realtà riguarda milioni di lavoratori e ha conseguenze concrete su:
riconoscimento delle malattie legate al lavoro
tutele assicurative
prevenzione nei luoghi di lavoro
responsabilità dei datori di lavoro
Vediamo tutto con parole semplici.
Una malattia professionale è una patologia causata direttamente o indirettamente dal lavoro svolto.
Non è un infortunio (che avviene per un evento improvviso, come una caduta), ma una malattia che si sviluppa nel tempo a causa di:
esposizione a sostanze chimiche
movimenti ripetitivi
posture scorrette
rumore
vibrazioni
stress prolungato
agenti biologici
Esempio semplice:
Lavorare per anni in ambienti molto rumorosi può causare perdita dell’udito.
Esporsi a polveri di amianto può causare tumori polmonari.
L’elenco europeo:
orienta gli Stati membri
aiuta a uniformare i criteri di riconoscimento
favorisce la prevenzione
facilita la raccolta dati
Non sostituisce le leggi nazionali (in Italia, ad esempio, interviene l’INAIL), ma funge da riferimento comune.
In pratica:
📌 Se una malattia è nell’elenco, è più facile che venga riconosciuta come legata al lavoro.
L’aggiornamento tiene conto:
dei nuovi rischi lavorativi
dell’evoluzione delle tecnologie
delle nuove conoscenze scientifiche
dell’aumento di alcune patologie moderne
Oggi il mondo del lavoro è cambiato rispetto a 20 o 30 anni fa.
Ci sono nuove professioni, nuove sostanze, nuove modalità di lavoro.
Il nuovo elenco amplia l’attenzione su:
Vengono rafforzati i riferimenti a tumori collegati a:
esposizione a sostanze chimiche
polveri industriali
agenti cancerogeni
Questo è importante perché il nesso tra lavoro e tumore può emergere anche dopo molti anni.
Sono tra le più diffuse oggi.
Riguardano:
schiena
collo
spalle
polsi
ginocchia
Spesso derivano da:
lavori ripetitivi
sollevamento pesi
posture scorrette
lavoro al computer per molte ore
Il riconoscimento è fondamentale perché queste patologie sono in forte aumento.
Il tema è sempre più attuale.
Si parla di:
stress lavoro-correlato
burnout
disturbi d’ansia
depressione legata all’ambiente lavorativo
Non è semplice dimostrare il collegamento diretto con il lavoro, ma l’Europa riconosce che il benessere psicologico è parte integrante della salute professionale.
Dopo la pandemia, è cresciuta l’attenzione su:
esposizione a virus
batteri
agenti infettivi
Particolarmente rilevanti per:
operatori sanitari
personale di laboratorio
lavoratori a contatto con il pubblico
Perché incide su tre livelli:
Più chiaro è l’elenco, più facile è ottenere il riconoscimento e l’indennizzo.
Se una malattia viene ufficialmente riconosciuta come rischio professionale, le aziende devono adottare misure preventive.
Enti come INAIL devono aggiornare:
criteri di valutazione
procedure
tabelle di riferimento
In Italia l’INAIL gestisce il riconoscimento delle malattie professionali.
Il nuovo elenco europeo:
può influenzare aggiornamenti normativi nazionali
rafforza alcune categorie di patologie
spinge verso maggiore prevenzione nei luoghi di lavoro
Non introduce automaticamente nuovi risarcimenti, ma orienta le politiche future.
Esempio pratico:
Un lavoratore sviluppa un problema cronico alla spalla dopo 15 anni di lavoro ripetitivo in fabbrica.
Se la patologia è chiaramente riconosciuta nell’elenco:
il percorso di riconoscimento è più semplice
il nesso con il lavoro è più facilmente dimostrabile
la tutela economica può arrivare prima
No. È una raccomandazione europea che orienta gli Stati membri, ma ogni Paese ha la propria normativa.
No. Serve comunque dimostrare il collegamento tra malattia e attività lavorativa.
Può essere riconosciuta lo stesso, ma il percorso è più complesso.
Dipende dai casi. Il collegamento con il lavoro deve essere dimostrato con attenzione.
Rivolgersi:
al medico curante
al medico del lavoro
a un patronato
all’INAIL
Devono aggiornare la valutazione dei rischi se emergono nuovi pericoli riconosciuti.
Il nuovo elenco europeo delle malattie professionali non è solo un aggiornamento tecnico.
È un segnale forte:
il lavoro cambia
i rischi cambiano
le tutele devono evolversi
Si tratta di un tema sociale e sanitario molto concreto, che tocca la vita quotidiana di milioni di persone.
La salute sul lavoro non è solo sicurezza fisica, ma anche:
prevenzione
benessere psicologico
tutela nel lungo periodo
E questo aggiornamento va proprio in quella direzione.