Nel 2026 potrebbe verificarsi una situazione particolare: lo svolgimento contemporaneo di referendum costituzionali e elezioni amministrative (elezione di sindaci e consigli comunali).
La legge di conversione del decreto elezioni 2026 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 36 del 13 febbraio 2026 ) disciplina in modo preciso cosa accade quando le due consultazioni si tengono nello stesso giorno.
A prima vista può sembrare una questione tecnica. In realtà incide su:
carico di lavoro nei seggi;
tempi di proclamazione dei risultati;
possibilità di contenziosi e ricorsi;
costi complessivi per lo Stato.
Vediamo nel dettaglio cosa significa.
Quando due votazioni si tengono nello stesso giorno si parla di abbinamento elettorale.
Nel caso del 2026 potrebbe esserci:
un referendum costituzionale (previsto dall’articolo 138 della Costituzione);
l’elezione del sindaco e del consiglio comunale in molti comuni.
I cittadini riceverebbero quindi più schede elettorali nello stesso seggio.
Un seggio elettorale è composto da:
un presidente;
quattro scrutatori;
un segretario.
La legge stabilisce che, in caso di abbinamento, la composizione degli uffici di sezione segue le regole previste per le elezioni amministrative.
Perché referendum ed elezioni amministrative hanno discipline diverse in alcuni aspetti organizzativi. Senza una regola chiara si creerebbero incertezze operative.
Uno dei punti più delicati riguarda lo scrutinio.
Lo scrutinio è la fase di apertura delle urne e conteggio dei voti.
La legge stabilisce che:
si conclude la votazione;
si procede prima allo scrutinio del referendum;
subito dopo, senza interruzioni, si passa allo scrutinio delle elezioni amministrative.
Il referendum costituzionale ha una dimensione nazionale.
Il suo risultato interessa l’intero Paese e può avere effetti immediati sul sistema costituzionale.
Dare priorità al referendum:
uniforma le operazioni a livello nazionale;
evita ritardi nel dato complessivo;
riduce possibili conflitti interpretativi.
Dal punto di vista pratico, l’abbinamento aumenta notevolmente il lavoro dei componenti del seggio.
Durante la giornata devono:
distribuire più schede;
controllare più registri;
spiegare ai cittadini modalità diverse di voto;
vigilare su più urne.
Durante lo scrutinio:
devono aprire e contare più schede;
compilare più verbali;
gestire eventuali contestazioni.
Questo significa:
maggiore affaticamento;
rischio di errori materiali;
operazioni che possono durare fino a tarda notte.
Nei comuni più grandi, dove le schede possono essere molte migliaia, lo scrutinio potrebbe protrarsi per molte ore consecutive.
Quando si vota solo per il sindaco, la proclamazione può avvenire rapidamente.
Con l’abbinamento:
prima si conclude completamente il referendum;
solo dopo si chiudono le operazioni comunali;
successivamente si procede alla proclamazione ufficiale.
Il risultato è un possibile ritardo:
nella comunicazione dei dati locali;
nell’insediamento del nuovo sindaco;
nell’avvio della nuova amministrazione.
Dopo le elezioni è sempre possibile presentare un ricorso elettorale.
Un ricorso è un atto con cui si contesta la regolarità delle operazioni di voto o di scrutinio.
Con l’abbinamento:
aumentano i verbali;
aumentano i passaggi formali;
aumenta la probabilità di errori materiali.
Anche un piccolo errore nella trascrizione dei dati può generare:
contestazioni;
richieste di riconteggio;
procedimenti davanti al Tribunale amministrativo regionale (TAR).
Più schede e più operazioni significano statisticamente più possibilità di contenzioso.
A prima vista, votare nello stesso giorno potrebbe sembrare un risparmio:
una sola apertura dei seggi;
un’unica mobilitazione delle forze dell’ordine;
un’unica logistica.
In parte è vero.
Tuttavia la legge ha previsto un aumento del fondo per le spese elettorali per il 2026.
Perché?
I componenti del seggio ricevono compensi diversi a seconda del numero di consultazioni.
Con l’abbinamento:
aumentano le indennità;
aumentano le ore di lavoro.
Servono:
più schede stampate;
più materiale cartaceo;
più formazione per il personale.
Maggiore durata delle operazioni significa:
maggiori costi di vigilanza;
maggiore utilizzo di strutture pubbliche;
possibili straordinari per il personale comunale.
Dunque l’abbinamento non è automaticamente sinonimo di risparmio.
Oltre agli aspetti tecnici, ci sono effetti politici:
Il risultato del referendum può influenzare la percezione del voto amministrativo.
L’attenzione mediatica nazionale può oscurare le dinamiche locali.
Le campagne elettorali si sovrappongono.
Per i sindaci uscenti e per i candidati, questo significa dover competere in un contesto mediaticamente più affollato.
La regolamentazione dell’abbinamento tra referendum e amministrative non è solo un dettaglio procedurale.
Riguarda:
la qualità delle operazioni di voto;
la certezza dei risultati;
la sostenibilità organizzativa;
l’equilibrio tra efficienza e garanzia democratica.
In vista delle consultazioni 2026, comprendere queste dinamiche è fondamentale per cittadini, amministratori locali e operatori dei seggi.