Elezioni 2026 e “lista unica” nei piccoli comuni: una norma tecnica che può cambiare la vita amministrativa dei territori

N. 0 14/02/2026 Approfondimenti Pubblicato il 13/02/2026 23:08
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Elezioni 2026 e “lista unica” nei piccoli comuni: una norma tecnica che può cambiare la vita amministrativa dei territori

Tra le disposizioni contenute nella legge di conversione del decreto sulle consultazioni 2026 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 36 del 13 febbraio 2026 ), una delle più rilevanti riguarda i comuni fino a 15.000 abitanti nei quali venga ammessa una sola lista di candidati.

La norma stabilisce che, limitatamente all’anno 2026, l’elezione sarà valida solo se:

  • la lista ottiene almeno il 50% dei voti validi;

  • partecipa al voto almeno il 40% degli elettori iscritti (escludendo dal calcolo gli iscritti all’AIRE che non votano).

Si tratta di una disposizione apparentemente tecnica, ma con implicazioni politiche e istituzionali molto concrete, soprattutto per i territori rurali, montani e periferici.


Perché esiste il problema della “lista unica”?

Nei piccoli comuni italiani — in particolare nelle aree interne e montane — è sempre più frequente che alle elezioni si presenti una sola lista.

Le ragioni sono diverse:

  • spopolamento;

  • invecchiamento della popolazione;

  • difficoltà a trovare candidati;

  • crescente disaffezione verso l’impegno politico locale.

Quando esiste una sola lista, il rischio è che il sindaco venga eletto con un numero molto basso di voti effettivi, soprattutto in caso di scarsa affluenza.

La norma del 2026 mira a rafforzare la legittimazione democratica dell’elezione.


Confronto con le regole precedenti

Prima di questa modifica, nei comuni con una sola lista erano già previste soglie minime di partecipazione e voti validi. Tuttavia:

  • il sistema aveva mostrato difficoltà applicative;

  • in alcuni casi si erano registrate elezioni con affluenze molto basse;

  • vi erano differenze interpretative sulla base di calcolo degli aventi diritto.

La nuova disciplina interviene in modo più chiaro su due punti:

  1. Soglia del 50% dei voti validi
    Non basta vincere: occorre ottenere almeno la metà dei voti effettivamente espressi.

  2. Affluenza minima del 40% degli elettori iscritti
    L’elezione è nulla se non si raggiunge questa percentuale.

È una doppia garanzia: consenso e partecipazione.


Il rischio concreto: commissariamento dei piccoli comuni

Se una delle due soglie non viene raggiunta, l’elezione è nulla.

Cosa succede in questo caso?

Il Comune viene affidato a un commissario prefettizio, nominato dal Governo. Il commissario:

  • gestisce l’ordinaria amministrazione;

  • non ha legittimazione politica diretta;

  • non può compiere scelte strategiche di lungo periodo.

Nei piccoli centri questo può significare:

  • blocco di progetti locali;

  • rallentamento di opere pubbliche;

  • indebolimento della rappresentanza territoriale.

In territori già fragili, il commissariamento può accentuare la distanza tra istituzioni e cittadini.


Crisi della partecipazione democratica

La norma è anche una risposta indiretta a un problema più ampio: la crisi della partecipazione democratica nei piccoli comuni.

Negli ultimi anni si è registrato:

  • calo progressivo dell’affluenza;

  • difficoltà a costituire liste alternative;

  • aumento dei comuni con candidatura unica.

La doppia soglia del 50% e del 40% introduce un incentivo implicito alla mobilitazione:

  • la lista deve coinvolgere attivamente l’elettorato;

  • i cittadini devono partecipare per evitare il commissariamento.

Tuttavia, c’è anche il rovescio della medaglia: in contesti dove la popolazione è anziana o dispersa, raggiungere il 40% potrebbe non essere semplice.


Effetti sui territori rurali e montani

I comuni sotto i 15.000 abitanti rappresentano la stragrande maggioranza dei comuni italiani. Molti di questi si trovano:

  • in aree interne;

  • in zone montane;

  • in territori con forte calo demografico.

In queste realtà:

  • la partecipazione politica è spesso legata a reti personali;

  • il numero di candidati è limitato;

  • il ricambio generazionale è difficile.

La norma potrebbe produrre effetti diversi a seconda del contesto:

Effetto positivo

Maggiore legittimazione del sindaco eletto, con una base di consenso più solida.

Effetto critico

Aumento del rischio di mancato raggiungimento del quorum e conseguente commissariamento.


Il nodo dell’AIRE: perché non si contano gli iscritti che non votano?

Un elemento importante è l’esclusione, dal calcolo del 40%, degli iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) che non esercitano il voto.

Senza questa precisazione:

  • il numero degli aventi diritto sarebbe artificialmente più alto;

  • il quorum diventerebbe più difficile da raggiungere.

La norma corregge quindi una possibile distorsione tecnica.


Una norma tecnica o una scelta politica?

La disposizione ha una natura formalmente tecnica, ma riflette una scelta politica chiara: rafforzare la legittimazione democratica nei casi di lista unica.

La domanda centrale è: meglio un sindaco eletto con pochi voti o il rischio di commissariamento?

La legge del 2026 sceglie la seconda opzione come strumento di garanzia.


Quali scenari nel 2026?

Molto dipenderà:

  • dal livello di partecipazione elettorale;

  • dalla capacità delle liste di mobilitare gli elettori;

  • dal numero di comuni con candidatura unica.

Se l’affluenza rimarrà bassa, il 2026 potrebbe registrare un aumento dei commissariamenti temporanei nei piccoli comuni.

Se invece la norma fungerà da stimolo alla partecipazione, potrebbe rafforzare la qualità della rappresentanza locale.


Perché questo tema merita attenzione

La disciplina della “lista unica” non riguarda solo una questione procedurale.

Riguarda:

  • la tenuta democratica dei piccoli territori;

  • il rapporto tra cittadini e istituzioni;

  • il futuro dei comuni delle aree interne.

In un Paese in cui oltre il 70% dei comuni ha meno di 5.000 abitanti, una norma apparentemente circoscritta può avere effetti molto estesi.

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