Nella Gazzetta Ufficiale – 2ª Serie Speciale n. 12 del 12 febbraio 2026 è pubblicato l’accordo tra Unione europea e Confederazione Svizzera relativo alla partecipazione della Svizzera ai programmi dell’Unione.
Si tratta di un passaggio molto rilevante per:
università,
centri di ricerca,
imprese innovative,
start-up tecnologiche,
enti pubblici impegnati in progetti europei.
Non è un semplice accordo tecnico, ma un tassello importante della cooperazione europea nel campo della ricerca, dell’innovazione, della formazione e della competitività industriale.
La Svizzera non è uno Stato membro dell’Unione europea, ma è uno dei Paesi con:
il più alto investimento in ricerca e sviluppo (R&S) in rapporto al PIL;
università di livello mondiale;
un ecosistema molto forte nei settori biotech, farmaceutico, fintech, intelligenza artificiale, robotica e tecnologie ambientali.
La partecipazione ai programmi europei consente alla Svizzera di:
accedere a finanziamenti UE;
partecipare a consorzi transnazionali;
contribuire alla definizione di progetti strategici.
Per l’Unione europea significa:
integrare un partner altamente competitivo;
rafforzare la qualità scientifica dei progetti;
aumentare l’attrattività globale dei programmi UE.
L’accordo riguarda principalmente i programmi quadro dell’Unione, tra cui:
È il principale programma europeo per la ricerca e l’innovazione.
Finanzia:
ricerca scientifica di base;
innovazione tecnologica;
progetti industriali;
partenariati pubblico-privati;
missioni strategiche (clima, salute, digitale, energia).
Per il mondo accademico, è il programma più rilevante in termini di finanziamenti e prestigio.
Tra i programmi di interesse per le imprese innovative vi sono:
strumenti per start-up tecnologiche;
fondi per scale-up;
progetti collaborativi tra imprese e università;
finanziamenti per tecnologie deep tech.
Possono essere coinvolti anche programmi che favoriscono:
mobilità accademica;
scambio di ricercatori;
cooperazione tra istituzioni educative.
La mobilità è un elemento centrale per la costruzione dello Spazio europeo della ricerca.
La Svizzera partecipa come Paese associato.
Un Paese associato:
contribuisce finanziariamente al bilancio del programma;
partecipa ai bandi;
può coordinare progetti;
è soggetto alle regole del programma.
Non ha però diritto di voto sulle decisioni politiche che definiscono l’architettura del programma.
In pratica, è una forma di integrazione avanzata senza piena appartenenza istituzionale.
L’accordo rafforza tre dimensioni fondamentali.
In un contesto di forte competizione con:
Stati Uniti,
Cina,
altre economie avanzate,
l’UE ha interesse a mantenere elevato il livello qualitativo dei propri programmi di ricerca.
La Svizzera rappresenta un partner ad altissimo valore aggiunto.
L’Unione punta a rafforzare la propria autonomia in settori chiave:
semiconduttori,
intelligenza artificiale,
energia pulita,
tecnologie mediche.
La collaborazione con un sistema scientifico avanzato come quello svizzero rafforza la capacità tecnologica europea complessiva.
L’accordo si inserisce in un quadro più ampio di relazioni UE-Svizzera.
La cooperazione scientifica spesso funge da:
strumento di dialogo politico;
elemento di stabilizzazione delle relazioni bilaterali;
leva economica indiretta.
Per università e centri di ricerca:
maggiore possibilità di creare consorzi con istituzioni svizzere;
accesso a competenze altamente specializzate;
rafforzamento della qualità scientifica dei progetti;
maggiore attrattività per ricercatori internazionali.
La Svizzera ospita università di altissimo livello che possono contribuire significativamente ai progetti europei.
Per le imprese tecnologiche:
accesso a partner industriali svizzeri altamente innovativi;
integrazione in filiere tecnologiche avanzate;
opportunità di finanziamento transnazionale;
accesso a reti di ricerca di eccellenza.
Le start-up deep tech beneficiano particolarmente di ecosistemi integrati e collaborativi.
La partecipazione comporta:
contributo finanziario proporzionato al PIL;
rispetto delle regole di gestione e controllo UE;
conformità alle norme di trasparenza e rendicontazione.
Inoltre, la Svizzera deve accettare:
le regole in materia di proprietà intellettuale previste dai programmi;
i meccanismi di audit e controllo finanziario europei.
L’accordo dimostra che:
l’integrazione europea può estendersi oltre i confini formali dell’UE;
la cooperazione scientifica è uno strumento di diplomazia economica;
lo Spazio europeo della ricerca è più ampio dell’Unione stessa.
In un contesto di crescente frammentazione globale, la cooperazione in ambito scientifico rappresenta un elemento di stabilità.
Non mancano potenziali questioni:
equilibrio tra contributo finanziario e benefici ricevuti;
sensibilità politiche nelle relazioni bilaterali;
gestione dei progetti in settori tecnologicamente sensibili.
Tuttavia, l’esperienza passata mostra che la cooperazione scientifica UE-Svizzera è generalmente altamente produttiva.
L’accordo UE-Svizzera sulla partecipazione ai programmi europei non è un semplice atto amministrativo, ma un passaggio strategico per la competitività scientifica e tecnologica dell’Europa.
Per il mondo accademico, rappresenta:
continuità nei partenariati,
accesso a competenze d’eccellenza.
Per le imprese innovative:
opportunità di crescita,
integrazione in ecosistemi ad alta intensità tecnologica.
Per l’Unione europea:
rafforzamento dello Spazio europeo della ricerca,
consolidamento della propria posizione nel panorama globale dell’innovazione.