Ripartizione del Fondo per le pari opportunità: come, dove e perché lo Stato investe contro le discriminazioni

N. 0 10/02/2026 Approfondimenti Pubblicato il 10/02/2026 08:56
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Ripartizione del Fondo per le pari opportunità: come, dove e perché lo Stato investe contro le discriminazioni

Il decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 32 del 9 febbraio 2026 stabilisce la ripartizione tra le Regioni e le Province autonome del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità e del Fondo per il contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere per l’anno 2025.

L’investimento complessivo previsto per il 2025 è di 36.002.985 euro. Queste risorse sono destinate a finanziare una serie di azioni concrete nei territori: dalla gestione di centri antiviolenza alle campagne di sensibilizzazione, fino alla formazione di operatori pubblici e sanitari.


OBIETTIVI DEL FONDO

Il Fondo nazionale per le pari opportunità ha tre obiettivi principali:

  • Sostenere centri antiviolenza, case rifugio e sportelli di ascolto per donne vittime di violenza;

  • Formare le forze dell’ordine, il personale sanitario e gli operatori sociali alla gestione dei casi di violenza o discriminazione;

  • Finanziare campagne di prevenzione e sensibilizzazione nelle scuole, nei media e nei luoghi pubblici per contrastare stereotipi e cultura patriarcale.


COME VENGONO RIPARTITI I FONDI TRA LE REGIONI?

La ripartizione si basa su una quota fissa per ogni Regione e su una quota variabile che tiene conto di:

  • la popolazione residente femminile;

  • la densità demografica e la presenza di aree urbane ad alto rischio;

  • la capillarità dei servizi già attivi sul territorio;

  • i risultati dei progetti finanziati negli anni precedenti (in ottica premiale).

Distribuzione dettagliata dei fondi per regione (in euro):

  • Abruzzo: 1.113.819,05

  • Basilicata: 408.116,61

  • Bolzano (Provincia autonoma): 485.204,70

  • Calabria: 793.559,21

  • Campania: 902.390,06

  • Emilia-Romagna: 1.777.572,41

  • Friuli-Venezia Giulia: 956.805,56

  • Lazio: 1.247.021,44

  • Liguria: 122.434,80

  • Lombardia: 4.267.080,70

  • Marche: 1.015.755,70

  • Molise: 217.661,92

  • Piemonte: 2.099.530,65

  • Puglia: 825.301,54

  • Sardegna: 2.019.721,28

  • Sicilia: 2.571.131,54

  • Toscana: 1.886.403,38

  • Trento (Provincia autonoma): 104.296,31

  • Umbria: 1.088.309,61

  • Valle d'Aosta: 49.880,91

  • Veneto: 3.192.374,90

TOTALE COMPLESSIVO: 36.002.985,00 euro


CHE TIPO DI INTERVENTI SONO FINANZIABILI?

Oltre alla gestione ordinaria dei servizi già esistenti, i fondi possono essere utilizzati per:

  • Apertura di nuovi centri antiviolenza, anche in aree rurali o montane;

  • Creazione di case rifugio di emergenza, dove le donne possano trovare riparo immediato in caso di pericolo;

  • Sportelli itineranti per raggiungere le zone più isolate;

  • Laboratori educativi nelle scuole, con psicologi ed esperti;

  • Corsi di aggiornamento per operatori sociosanitari e forze dell’ordine;

  • Progetti culturali e comunicativi su radio, tv e social media.

Tutte le attività devono essere rendicontate e valutate entro l’anno successivo all’erogazione del contributo.


PERCHÉ QUESTO FONDO È STRATEGICO

La violenza di genere non è solo un fatto privato: è un problema strutturale, culturale e sociale. Secondo i dati ISTAT, una donna su tre in Italia ha subito una forma di violenza fisica o psicologica nel corso della sua vita. Ogni anno centinaia di femminicidi e migliaia di casi di maltrattamenti vengono registrati.

Il Fondo rappresenta una delle poche leve concrete e permanenti per:

  • garantire continuità ai servizi territoriali;

  • creare cultura del rispetto fin dall'infanzia;

  • dare strumenti professionali a chi è chiamato ad aiutare.


PROSPETTIVE E MONITORAGGIO

Nel corso del 2026 e del 2027 si prevede:

  • una verifica dell'efficacia dei progetti avviati;

  • l'introduzione di indicatori di impatto sociale (es. numero di donne assistite, tempi di risposta, aumento delle denunce);

  • una maggiore integrazione tra fondi statali e risorse europee, come il programma Citizens, Equality, Rights and Values (CERV).

Alcune Regioni, come Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte, sono già all'avanguardia su questo fronte, adottando piani regionali antiviolenza con misure strutturate e multidisciplinari.


CONCLUSIONI

La distribuzione dei fondi per le pari opportunità non è solo un atto burocratico: è un indicatore politico e civile. Indica quanto un Paese è disposto a investire in diritti, dignità e sicurezza per tutte e tutti.

Monitorare come questi soldi vengono spesi, capire quali progetti funzionano davvero, e insistere perché nessun territorio resti scoperto, è responsabilità condivisa tra istituzioni, cittadinanza e stampa.

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