Il decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 32 del 9 febbraio 2026 stabilisce la ripartizione tra le Regioni e le Province autonome del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità e del Fondo per il contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere per l’anno 2025.
L’investimento complessivo previsto per il 2025 è di 36.002.985 euro. Queste risorse sono destinate a finanziare una serie di azioni concrete nei territori: dalla gestione di centri antiviolenza alle campagne di sensibilizzazione, fino alla formazione di operatori pubblici e sanitari.
OBIETTIVI DEL FONDO
Il Fondo nazionale per le pari opportunità ha tre obiettivi principali:
Sostenere centri antiviolenza, case rifugio e sportelli di ascolto per donne vittime di violenza;
Formare le forze dell’ordine, il personale sanitario e gli operatori sociali alla gestione dei casi di violenza o discriminazione;
Finanziare campagne di prevenzione e sensibilizzazione nelle scuole, nei media e nei luoghi pubblici per contrastare stereotipi e cultura patriarcale.
COME VENGONO RIPARTITI I FONDI TRA LE REGIONI?
La ripartizione si basa su una quota fissa per ogni Regione e su una quota variabile che tiene conto di:
la popolazione residente femminile;
la densità demografica e la presenza di aree urbane ad alto rischio;
la capillarità dei servizi già attivi sul territorio;
i risultati dei progetti finanziati negli anni precedenti (in ottica premiale).
Distribuzione dettagliata dei fondi per regione (in euro):
Abruzzo: 1.113.819,05
Basilicata: 408.116,61
Bolzano (Provincia autonoma): 485.204,70
Calabria: 793.559,21
Campania: 902.390,06
Emilia-Romagna: 1.777.572,41
Friuli-Venezia Giulia: 956.805,56
Lazio: 1.247.021,44
Liguria: 122.434,80
Lombardia: 4.267.080,70
Marche: 1.015.755,70
Molise: 217.661,92
Piemonte: 2.099.530,65
Puglia: 825.301,54
Sardegna: 2.019.721,28
Sicilia: 2.571.131,54
Toscana: 1.886.403,38
Trento (Provincia autonoma): 104.296,31
Umbria: 1.088.309,61
Valle d'Aosta: 49.880,91
Veneto: 3.192.374,90
TOTALE COMPLESSIVO: 36.002.985,00 euro
CHE TIPO DI INTERVENTI SONO FINANZIABILI?
Oltre alla gestione ordinaria dei servizi già esistenti, i fondi possono essere utilizzati per:
Apertura di nuovi centri antiviolenza, anche in aree rurali o montane;
Creazione di case rifugio di emergenza, dove le donne possano trovare riparo immediato in caso di pericolo;
Sportelli itineranti per raggiungere le zone più isolate;
Laboratori educativi nelle scuole, con psicologi ed esperti;
Corsi di aggiornamento per operatori sociosanitari e forze dell’ordine;
Progetti culturali e comunicativi su radio, tv e social media.
Tutte le attività devono essere rendicontate e valutate entro l’anno successivo all’erogazione del contributo.
PERCHÉ QUESTO FONDO È STRATEGICO
La violenza di genere non è solo un fatto privato: è un problema strutturale, culturale e sociale. Secondo i dati ISTAT, una donna su tre in Italia ha subito una forma di violenza fisica o psicologica nel corso della sua vita. Ogni anno centinaia di femminicidi e migliaia di casi di maltrattamenti vengono registrati.
Il Fondo rappresenta una delle poche leve concrete e permanenti per:
garantire continuità ai servizi territoriali;
creare cultura del rispetto fin dall'infanzia;
dare strumenti professionali a chi è chiamato ad aiutare.
PROSPETTIVE E MONITORAGGIO
Nel corso del 2026 e del 2027 si prevede:
una verifica dell'efficacia dei progetti avviati;
l'introduzione di indicatori di impatto sociale (es. numero di donne assistite, tempi di risposta, aumento delle denunce);
una maggiore integrazione tra fondi statali e risorse europee, come il programma Citizens, Equality, Rights and Values (CERV).
Alcune Regioni, come Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte, sono già all'avanguardia su questo fronte, adottando piani regionali antiviolenza con misure strutturate e multidisciplinari.
CONCLUSIONI
La distribuzione dei fondi per le pari opportunità non è solo un atto burocratico: è un indicatore politico e civile. Indica quanto un Paese è disposto a investire in diritti, dignità e sicurezza per tutte e tutti.
Monitorare come questi soldi vengono spesi, capire quali progetti funzionano davvero, e insistere perché nessun territorio resti scoperto, è responsabilità condivisa tra istituzioni, cittadinanza e stampa.