Parte 1: Introduzione e contesto
La Legge 19 gennaio 2026, n. 11, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 28 del 4 febbraio 2026, rappresenta un importante passo avanti per i cittadini italiani che vivono o lavorano all'estero. La norma, proposta dal Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, ha l'obiettivo di semplificare e modernizzare i servizi consolari e amministrativi rivolti agli italiani residenti fuori dai confini nazionali, nonché di razionalizzare la macchina organizzativa del Ministero.
Questa riforma tocca diversi ambiti: riconoscimento della cittadinanza, anagrafe degli italiani all’estero (AIRE), passaporti, carte d’identità elettroniche, e introduce anche novità sulle modalità di lavoro e valutazione del personale impiegato nelle sedi consolari. La legge ha avuto un lungo percorso parlamentare, con numerosi pareri da parte delle commissioni competenti, segno della sua rilevanza sistemica.
Parte 2: I contenuti principali spiegati in modo semplice
1. Nuove regole per la cittadinanza italiana all’estero
La legge stabilisce che le richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte di cittadini maggiorenni residenti all’estero non saranno più gestite dai singoli consolati, ma da un ufficio centrale del Ministero degli Affari Esteri, con sede a Roma. Questo serve a uniformare i criteri di valutazione ed evitare tempi troppo lunghi o discrepanze tra uffici.
Le domande dovranno essere spedite per posta in formato cartaceo, con documentazione originale. Anche se può sembrare poco digitale, questa scelta è motivata dalla necessità di avere documenti certificati e originali per evitare frodi. La comunicazione successiva avverrà invece in via telematica (cioè tramite email), anche se non certificata.
2. AIRE e anagrafe nazionale: verso un’integrazione
L'AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), che è l’archivio dei cittadini italiani che vivono stabilmente fuori dal Paese, viene finalmente integrata nell’ANPR, cioè l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente.
In parole semplici, tutti i dati anagrafici dei cittadini italiani, ovunque risiedano, saranno raccolti in un’unica banca dati nazionale. Questo permetterà maggiori controlli, aggiornamenti più rapidi e un servizio più efficiente.
Inoltre, viene confermato che alcune categorie non sono obbligate a iscriversi all’AIRE, come:
chi lavora all’estero per amministrazioni pubbliche,
docenti inviati all’estero,
personale diplomatico o militare,
e chi vive all’estero per meno di 12 mesi.
3. Passaporti: cosa cambia
Importanti modifiche sono state introdotte anche nella legge sui passaporti. In particolare:
Viene eliminato il concetto di rinnovo: ora si parla solo di rilascio di un nuovo passaporto.
In caso di furto o smarrimento, all’estero si potrà fare denuncia alle autorità locali e ottenere un nuovo documento tramite l’ufficio consolare.
Il passaporto conterrà un microchip con dati biometrici, come la foto e le impronte digitali, rendendolo più sicuro.
Le sanzioni per chi viola le norme sul passaporto vengono aggiornate in euro e rese più severe, con multe da 100 fino a 5.000 euro in base alla violazione.
4. Carta d’identità elettronica valida per l’estero
Per chi vive all’estero e vuole la carta d’identità elettronica (CIE), viene confermato che sarà possibile richiederla presso qualsiasi comune italiano, anche se non è quello di ultima residenza. Questo sarà possibile dal 1° giugno 2026.
Inoltre, quando una carta d’identità non è valida per l’espatrio, deve esserci scritto chiaramente sopra: "Documento non valido ai fini dell’espatrio".
5. Nuova organizzazione del Ministero degli Esteri
La legge introduce anche modifiche strutturali all’organizzazione interna del Ministero degli Affari Esteri. In particolare:
Si aumentano i dirigenti e il personale dedicato ai servizi per l’estero.
Si prevede una valutazione annuale della performance dei dipendenti a contratto locale (cioè assunti direttamente dalle sedi consolari all’estero), con possibili premi economici fino al 15% dello stipendio.
6. Le risorse economiche stanziate
Per attuare queste novità, sono stanziati:
4,5 milioni di euro all’anno per rafforzare il personale e il nuovo ufficio cittadinanza;
altri fondi per la digitalizzazione, la formazione e i servizi postali collegati alle domande di cittadinanza;
le spese saranno coperte con fondi già presenti nel bilancio dello Stato, quindi senza nuove tasse per i cittadini.
Conclusione
La legge n. 11/2026 rappresenta una riforma strutturale del sistema dei servizi per gli italiani all’estero. Mira a semplificare procedure, rafforzare i diritti dei cittadini e rendere più efficiente l’amministrazione pubblica nel suo rapporto con una parte significativa della popolazione italiana, spesso dimenticata: gli italiani nel mondo.