Emergenze climatiche e stato di emergenza: cosa comporta davvero?

N. 0 03/02/2026 Approfondimenti Pubblicato il 02/02/2026 22:11
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Emergenze climatiche e stato di emergenza: cosa comporta davvero?

Emergenze climatiche e stato di emergenza: cosa comporta davvero?

La Gazzetta Ufficiale n. 26 del 2 febbraio 2026 riporta ben cinque delibere del Consiglio dei Ministri che dichiarano o prorogano lo stato di emergenza in diverse regioni italiane, colpite da eventi meteorologici eccezionali. Dalla Liguria alla Sicilia, passando per il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia, la crescente frequenza e intensità dei fenomeni atmosferici sta rendendo sempre più centrale l’uso dello strumento del "stato di emergenza". Ma cosa significa davvero questa dichiarazione? E quali effetti produce sull’azione dello Stato e delle amministrazioni locali?

Che cos’è lo stato di emergenza?

Lo stato di emergenza è una misura straordinaria prevista dal Codice della Protezione Civile (decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1). Viene deliberato dal Consiglio dei Ministri in presenza di eventi calamitosi (come alluvioni, terremoti, frane) che, per la loro natura, entità e impatto, non possono essere gestiti con i normali strumenti e poteri delle amministrazioni locali.

Una volta dichiarato, ha durata massima di 12 mesi, prorogabile per altri 12 mesi. Durante questo periodo, lo Stato può attivare strumenti eccezionali di intervento e di spesa.

Cosa consente di fare in deroga alla normativa ordinaria?

Uno dei principali effetti della dichiarazione è la possibilità di agire in deroga alle leggi ordinarie. Questo significa, ad esempio:

  • snellire le procedure di appalto e affidamento lavori,

  • autorizzare interventi senza passaggi burocratici complessi,

  • velocizzare l’uso delle risorse economiche,

  • semplificare le autorizzazioni ambientali o edilizie, purché nel rispetto dei principi generali del diritto.

Queste deroghe sono autorizzate tramite ordinanze del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, che diventano lo strumento operativo per intervenire sul campo.

Chi decide gli interventi e come vengono gestiti?

La gestione dell’emergenza è affidata al Dipartimento della Protezione Civile, che agisce d’intesa con le regioni e gli enti locali interessati. Nella fase iniziale, vengono valutati i danni e la situazione di rischio tramite sopralluoghi tecnici. Successivamente si definisce:

  • un piano di interventi urgenti (es. evacuazioni, messa in sicurezza, ripristino reti idriche ed elettriche),

  • una stima economica dei costi,

  • la nomina, se necessario, di un Commissario delegato con poteri speciali.

Come vengono usati i fondi pubblici?

I finanziamenti derivano dal Fondo per le emergenze nazionali, previsto dall’art. 44 del Codice della Protezione Civile. Le somme stanziate con la dichiarazione dello stato di emergenza sono iniziali: servono per gli interventi di prima necessità (soccorso, pulizia, messa in sicurezza).

Se necessario, in una fase successiva, può essere deliberata un’integrazione delle risorse, come avvenuto per la Sicilia nel caso dei danni del 2024, con uno stanziamento aggiuntivo di 6,45 milioni di euro.

Un esempio concreto dalla Gazzetta n. 26/2026

La delibera relativa agli eventi meteorologici che hanno colpito la Calabria, la Sardegna e la Sicilia a partire dal 18 gennaio 2026 ha stanziato ben 100 milioni di euro in totale, da usare per le misure urgenti di soccorso, assistenza e ripristino.

Questi fondi verranno usati sotto la supervisione del Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con le Regioni coinvolte. Il dettaglio degli interventi sarà definito con apposite ordinanze e potrà includere anche l’avvio di opere strutturali di mitigazione del rischio.

Perché è importante monitorare queste delibere?

Le dichiarazioni di emergenza sono strumenti potenti, ma temporanei. Da un lato rappresentano una risposta rapida e flessibile a eventi imprevedibili; dall’altro, pongono il tema della resilienza strutturale dei territori: quanto siamo davvero pronti ad affrontare fenomeni che, da eccezionali, stanno diventando sempre più ordinari?

Capire come funziona lo stato di emergenza aiuta i cittadini a comprendere:

  • come vengono spese le risorse pubbliche,

  • chi decide cosa fare e con quali criteri,

  • quali sono i tempi e gli obiettivi realistici degli interventi.

In un’Italia sempre più esposta al rischio climatico, la trasparenza e l’efficienza nella gestione delle emergenze sono la base per una protezione civile efficace, moderna e vicina alle persone.

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