No Digital ID e verifica dell'età online: cosa chiede “Stop Killing The Internet” e cosa ha deciso l'UE

Unione Europea N. 0 05/10/2026 Approfondimenti Pubblicato il 05/10/2026 20:59
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Identificarsi per entrare su un sito internet dovrebbe essere sempre obbligatorio? E quando una piattaforma deve verificare l’età di un utente, è possibile farlo senza conoscere necessariamente la sua identità?

Sono le questioni al centro dell’iniziativa dei cittadini europei “Stop Killing The Internet: No Digital ID & No Age Verification”, sulla quale la Commissione europea ha adottato la Decisione di esecuzione (UE) 2026/1921 del 22 luglio 2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale italiana, 2ª Serie Speciale, n. 78 del 5 ottobre 2026.

La notizia richiede però una precisazione fondamentale: l'Unione europea non ha deciso di abolire l'identità digitale e non ha vietato la verifica dell'età online.

La Commissione ha deciso di registrare un'iniziativa dei cittadini europei che chiede nuove garanzie in questo settore. Registrare una proposta e approvarne il contenuto sono due cose molto diverse.

Cosa chiedono gli organizzatori

La richiesta di registrazione è stata presentata alla Commissione il 17 giugno 2026.

Secondo quanto riportato nella decisione, l'obiettivo dichiarato dagli organizzatori è chiedere alla Commissione europea una legislazione affinché i sistemi di verifica dell'identità digitale e dell'età utilizzati nell'UE per accedere ai servizi online rimangano volontari, rispettosi della vita privata e non discriminatori.

Il principio sostenuto dall'iniziativa è che una persona non dovrebbe essere costretta a identificarsi per accedere a contenuti o servizi online leciti, salvo quando l'identificazione sia strettamente necessaria, proporzionata e prevista dalla legge.

È importante mantenere chiara l'attribuzione: queste sono le richieste degli organizzatori dell'iniziativa, non una nuova posizione legislativa già adottata dalla Commissione europea.

Verificare l'età senza rivelare necessariamente l'identità

Uno degli aspetti più interessanti dell'iniziativa riguarda la distinzione tra sapere quanti anni ha una persona e sapere chi è quella persona.

Gli organizzatori chiedono che la legislazione preveda sistemi di prova dell'età anonimi o pseudonimi.

In termini semplici, l'idea può essere spiegata così.

Immaginiamo che un servizio online debba sapere soltanto se una persona ha superato una determinata soglia di età. Secondo l'impostazione dell'iniziativa, il sistema dovrebbe poter confermare, quando tecnicamente e giuridicamente possibile, qualcosa come:

“Questo utente soddisfa il requisito di età.”

senza necessariamente comunicare al servizio nome, cognome, data completa di nascita e altre informazioni personali non necessarie.

È questo uno dei concetti alla base della richiesta.

Che cosa significa “minimizzazione dei dati”

Gli organizzatori chiedono espressamente anche la minimizzazione dei dati.

Minimizzazione dei dati significa, in termini divulgativi, utilizzare soltanto le informazioni effettivamente necessarie per raggiungere uno specifico obiettivo.

Se per un determinato servizio fosse necessario conoscere esclusivamente il superamento di una soglia di età, l'approccio proposto punta a evitare che vengano raccolte più informazioni personali del necessario.

La “divulgazione selettiva”

Nel testo compare inoltre il concetto di divulgazione selettiva.

È un sistema attraverso il quale una persona può dimostrare soltanto una determinata caratteristica senza dover necessariamente rivelare un insieme più ampio di informazioni.

Pensiamo a un documento tradizionale: mostrando la carta d'identità per dimostrare l'età, normalmente rendiamo visibili anche nome, fotografia, data di nascita e altre informazioni.

La logica della divulgazione selettiva è differente: comunicare soltanto l'informazione necessaria alla verifica richiesta.

Software open source e controlli indipendenti

L'iniziativa contiene altre richieste precise.

Gli organizzatori vorrebbero che la futura legislazione richiedesse implementazioni open source e audit di sicurezza indipendenti.

Open source significa che il codice sorgente del software è reso disponibile secondo le condizioni previste dal relativo modello di licenza, permettendone l'esame.

Un audit di sicurezza indipendente è invece una verifica effettuata da soggetti indipendenti per individuare vulnerabilità e valutare la sicurezza del sistema.

Anche in questo caso, però, si tratta di obiettivi proposti dall'iniziativa, non di nuovi obblighi già entrati in vigore.

Stop al tracciamento tra servizi diversi

Gli organizzatori chiedono anche il divieto di tracciamento tra servizi diversi da parte dei “relying party”.

Un relying party può essere spiegato, in questo contesto, come il soggetto o servizio che fa affidamento su una credenziale o su una verifica digitale per consentire l'accesso o fornire un servizio.

La preoccupazione alla base della proposta è che un sistema utilizzato per dimostrare identità o età possa diventare anche uno strumento per collegare e seguire l'attività dello stesso utente attraverso servizi differenti.

L'iniziativa chiede quindi garanzie contro questo tipo di tracciamento.

E chi non utilizza un portafoglio digitale?

Un'altra richiesta riguarda proprio questo punto.

Gli organizzatori chiedono che siano disponibili alternative equivalenti per i cittadini che non utilizzano un portafoglio digitale.

L'obiettivo dichiarato è evitare che l'accesso a determinati servizi online diventi, nei fatti, subordinato al possesso o all'utilizzo di uno specifico strumento di identità digitale.

Perché la Commissione ha registrato l'iniziativa

Qui si trova il passaggio giuridicamente più importante della decisione.

La Commissione ritiene di poter proporre, sulla base degli articoli 16 e 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, una legislazione relativa a sistemi di verifica dell'identità digitale e dell'età con le caratteristiche indicate.

Per questo ha concluso che nessuna parte dell'iniziativa esula manifestamente dalla propria competenza a presentare una proposta di atto giuridico dell'Unione.

La Commissione ha inoltre verificato gli altri requisiti necessari alla registrazione. Il gruppo di organizzatori ha fornito le prove richieste e designato le persone di contatto; inoltre l'iniziativa non è stata considerata manifestamente ingiuriosa, futile o vessatoria, né manifestamente contraria ai valori dell'Unione o ai diritti della Carta dei diritti fondamentali.

Da qui la decisione:

l'iniziativa viene registrata.

Registrazione NON significa approvazione

È il punto da sottolineare maggiormente.

La stessa Commissione precisa espressamente che la registrazione non significa che confermi la correttezza fattuale del contenuto dell'iniziativa.

La responsabilità di quanto sostenuto rimane esclusivamente degli organizzatori e il contenuto dell'iniziativa non rappresenta il parere della Commissione europea.

In altre parole, Bruxelles non sta dicendo:

“Siamo d'accordo con questa proposta.”

Sta stabilendo, in questa fase procedurale, che l'iniziativa soddisfa le condizioni previste per essere registrata.

Non è ancora una nuova legge europea

La registrazione non trasforma quindi le richieste degli organizzatori in diritto dell'Unione.

Non nasce, con questa decisione, un nuovo diritto generalizzato a rifiutare qualsiasi verifica dell'età.

Non viene vietata l'identità digitale.

Non viene abolita la possibilità di richiedere l'identificazione quando questa sia prevista dalle norme applicabili.

E non diventano automaticamente obbligatori sistemi anonimi di verifica dell'età, software open source o alternative ai portafogli digitali.

La decisione pubblicata in Gazzetta riguarda la registrazione dell'iniziativa, non l'adozione della legislazione richiesta.

Anche la Commissione lascia aperta la valutazione successiva

La decisione contiene un'altra precisazione importante.

Il fatto che l'iniziativa rientri nelle competenze che consentono alla Commissione di presentare una proposta legislativa non anticipa la valutazione sostanziale che sarebbe necessaria per un eventuale intervento.

La Commissione cita esplicitamente, tra gli elementi ancora da valutare, il rispetto dei principi di proporzionalità e sussidiarietà e la compatibilità con i diritti fondamentali.

Proporzionalità significa, semplificando, che una misura europea non dovrebbe andare oltre quanto necessario per raggiungere il proprio obiettivo.

Sussidiarietà riguarda invece la valutazione del livello più appropriato — europeo o nazionale — al quale intervenire nei settori in cui si applica questo principio.

Cosa cambia oggi per un cittadino italiano?

Con questa decisione, non cambiano automaticamente le modalità con cui un cittadino italiano accede ai siti internet.

La registrazione riguarda il percorso dell'iniziativa dei cittadini europei.

Perciò sarebbe scorretto presentare la notizia con titoli come “L'UE vieta la verifica dell'età” oppure “Bruxelles dice no all'identità digitale”.

La formulazione corretta è:

la Commissione europea ha registrato un'iniziativa dei cittadini che chiede regole affinché identità digitale e verifica dell'età online siano volontarie, rispettose della privacy e non discriminatorie, secondo gli obiettivi formulati dagli organizzatori.

Perché questa iniziativa è interessante

Il tema mette in evidenza una questione destinata a diventare sempre più concreta: come dimostrare online un requisito senza trasformare ogni verifica in un'identificazione completa della persona?

Il problema può riguardare servizi che devono distinguere utenti in base all'età, piattaforme online e, più in generale, sistemi nei quali è necessario dimostrare una caratteristica personale.

L'iniziativa propone una risposta precisa: utilizzare sistemi che raccolgano meno dati possibile, permettano verifiche selettive e lascino alternative a chi non utilizza un portafoglio digitale.

Che queste richieste diventino o meno future norme europee è una questione distinta dalla registrazione decisa il 22 luglio 2026.

FAQ – Domande frequenti

L'Unione europea ha vietato l'identità digitale?
No. La decisione riguarda la registrazione di un'iniziativa dei cittadini europei. Non introduce un divieto dell'identità digitale.

È stata abolita la verifica dell'età su Internet?
No. Gli organizzatori chiedono che i sistemi di verifica dell'età rispettino determinate condizioni, ma la registrazione non trasforma queste richieste in legge.

Cosa chiedono concretamente gli organizzatori?
Sistemi volontari, rispettosi della privacy e non discriminatori; prove dell'età anonime o pseudonime; minimizzazione dei dati; divulgazione selettiva; implementazione open source; audit indipendenti; limiti al tracciamento tra servizi e alternative per chi non utilizza un portafoglio digitale.

Perché la Commissione ha accettato di registrarla?
Tra le ragioni indicate, la Commissione ritiene che nessuna parte dell'iniziativa esuli manifestamente dalla propria competenza di presentare una proposta legislativa dell'Unione.

La Commissione europea condivide quindi le affermazioni degli organizzatori?
Non necessariamente. La decisione dice espressamente che la registrazione non conferma la correttezza fattuale del contenuto e che le posizioni espresse appartengono agli organizzatori.

Le regole per accedere ai siti cambiano immediatamente?
No. Questa decisione registra l'iniziativa; non introduce direttamente nuove regole di accesso ai servizi online.

Paragone semplice per capire la proposta

Immaginiamo di entrare in un locale nel quale sia necessario dimostrare di avere l'età richiesta.

Un sistema tradizionale potrebbe chiedere di mostrare l'intero documento d'identità: il controllore vede nome, cognome, fotografia e data di nascita, anche se gli interessa soltanto verificare l'età.

La logica sostenuta dall'iniziativa è diversa: immaginate una credenziale che comunichi soltanto:

“Requisito di età soddisfatto: SÌ.”

Il locale riceverebbe l'informazione necessaria senza ottenere automaticamente tutti gli altri dati personali.

È questa, in forma molto semplificata, la filosofia che sta dietro a diverse richieste dell'iniziativa.

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