Produrre più energia da sole e vento non basta. L’elettricità generata deve anche poter entrare nella rete, essere trasportata e arrivare dove viene consumata senza superare i limiti del sistema elettrico.
È proprio su questo punto che interviene il decreto dell’8 settembre 2026 richiamato nella Gazzetta Ufficiale n. 217 del 18 settembre 2026.
Il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha definito i criteri funzionali e le modalità operative che Terna dovrà utilizzare per determinare e aggiornare la capacità massima addizionale di rete integrabile da nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili e da sistemi di accumulo.
In parole semplici: si vuole stabilire quanta nuova potenza proveniente da rinnovabili e batterie può essere aggiunta alla rete elettrica nazionale.
Gli impianti offshore sono esclusi dal meccanismo descritto dal provvedimento.
Quando si parla di transizione energetica, l’attenzione si concentra spesso sul numero di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici.
Ma esiste un secondo problema, meno visibile: la capacità della rete elettrica di accogliere questa nuova produzione.
Un impianto fotovoltaico può produrre energia, ma per immetterla nel sistema deve collegarsi alla rete.
Lo stesso vale per un parco eolico.
E vale, con caratteristiche differenti, anche per un sistema di accumulo che assorbe energia in determinati momenti e la restituisce successivamente.
Per questo la disponibilità della rete diventa un elemento fondamentale nello sviluppo delle rinnovabili.
Il termine utilizzato dal provvedimento può sembrare molto tecnico.
La capacità massima addizionale di rete può essere spiegata come la quantità ulteriore di capacità proveniente dagli impianti interessati che il sistema di trasmissione può integrare secondo i criteri stabiliti dal decreto.
Non significa semplicemente contare quanti megawatt di nuovi impianti vengono progettati.
Bisogna considerare la rete attraverso la quale l’energia dovrà essere trasportata.
Il decreto attribuisce a Terna il compito di determinare e aggiornare questa capacità secondo i criteri e le modalità operative definiti dal Ministero, sentita ARERA.
Terna è il gestore della rete di trasmissione nazionale.
Possiamo immaginare il sistema elettrico come una gigantesca rete stradale.
Gli impianti di produzione sono i punti dai quali partono i “veicoli”, cioè l’energia.
Le linee elettriche sono le autostrade.
Le stazioni e gli altri elementi della rete permettono di indirizzare e gestire i flussi.
Terna è il soggetto che gestisce questa grande infrastruttura di trasmissione.
Il nuovo meccanismo è quindi strettamente collegato alla conoscenza tecnica della rete e alla possibilità di valutare quanta capacità aggiuntiva possa essere integrata.
Immaginiamo un'autostrada progettata per gestire un certo volume di traffico.
Se vengono costruite contemporaneamente decine di nuove strade di accesso e tutti i veicoli arrivano nello stesso momento, l'autostrada può diventare congestionata.
La rete elettrica è naturalmente molto più complessa, ma il concetto aiuta a comprendere il problema.
Aumentare la produzione rinnovabile richiede che il sistema sia in grado di gestire i nuovi flussi.
La questione diventa particolarmente importante perché fotovoltaico ed eolico hanno una produzione legata alla disponibilità delle rispettive fonti.
Quando il sole splende su una vasta area, numerosi impianti fotovoltaici possono produrre contemporaneamente.
Lo stesso principio vale per l'eolico quando le condizioni del vento sono favorevoli.
La pianificazione della capacità della rete serve quindi a coordinare lo sviluppo della nuova produzione con l'infrastruttura che deve accoglierla.
Il decreto non riguarda soltanto gli impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Il comunicato pubblicato in Gazzetta cita espressamente anche gli impianti di accumulo.
Un sistema di accumulo può essere immaginato come un grande serbatoio energetico.
Quando c'è energia disponibile può assorbirla e conservarla; successivamente può restituirla al sistema secondo le modalità tecniche previste.
Le batterie possono quindi assumere un ruolo importante in un sistema elettrico nel quale aumenta la quota di produzione proveniente da fonti variabili.
Immaginiamo un'impresa che voglia realizzare un grande impianto fotovoltaico.
Trova il terreno, sviluppa il progetto e calcola la potenza installabile.
Ma avere spazio per installare i pannelli non significa automaticamente avere altrettanto spazio disponibile sulla rete.
L'energia deve infatti essere immessa nel sistema elettrico.
Se in quella zona sono già presenti numerosi progetti e impianti, la capacità della rete diventa un elemento determinante.
È come costruire un grande centro commerciale in una zona servita da una piccola strada provinciale: il problema non è soltanto quanto può essere grande l'edificio, ma se l'infrastruttura circostante riesce a gestire il traffico aggiuntivo.
Consideriamo ora un impianto fotovoltaico associato a un sistema di accumulo.
Durante alcune ore della giornata la produzione solare può essere elevata.
Una batteria permette di immagazzinare energia e di renderla disponibile in un momento diverso.
Dal punto di vista del sistema elettrico, quindi, rinnovabili e accumuli sono strettamente collegati alla gestione dei flussi sulla rete.
Non sorprende che il decreto consideri entrambe le categorie nel meccanismo per la determinazione della capacità aggiuntiva.
Secondo il comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, il decreto dell'8 settembre 2026 individua criteri funzionali e modalità operative che Terna deve applicare per la determinazione e il successivo aggiornamento della capacità massima addizionale di rete.
La parola “aggiornamento” è importante.
La capacità disponibile non viene quindi presentata come una fotografia destinata necessariamente a rimanere immutata nel tempo.
Il sistema deve poter essere rivalutato secondo le modalità stabilite.
Questo è comprensibile perché anche la rete cambia: vengono realizzate infrastrutture, cambiano gli impianti collegati e si modificano le condizioni del sistema.
Il provvedimento è adottato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica.
Il comunicato precisa inoltre che i criteri vengono definiti sentita ARERA, l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente.
Si configura quindi una struttura nella quale il Ministero stabilisce il quadro previsto dalla normativa e Terna applica i criteri operativi per determinare e aggiornare la capacità massima addizionale.
Il comunicato pubblicato in Gazzetta individua due grandi categorie:
gli impianti alimentati da fonti rinnovabili;
gli impianti di accumulo.
Viene inoltre indicata un'esclusione precisa: gli impianti offshore.
Offshore significa, in questo contesto, impianti realizzati in mare.
Il provvedimento richiamato dalla Gazzetta riguarda quindi la capacità integrabile dagli impianti interessati dal meccanismo, fatta salva questa esclusione.
Questo è uno dei punti più importanti per interpretare correttamente la notizia.
Il comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non fornisce un unico numero nazionale di gigawatt disponibili da presentare come risposta alla domanda “quanto spazio rimane sulla rete?”.
Comunica invece l'adozione del decreto che stabilisce i criteri funzionali e le modalità operative attraverso cui questa capacità deve essere determinata e successivamente aggiornata.
Non sarebbe quindi corretto trasformare il comunicato in un dato numerico che il testo pubblicato non contiene.
La vera novità è il meccanismo per determinare e aggiornare quella capacità.
Supponiamo che un'impresa legga semplicemente: “La rete italiana può accogliere X gigawatt”.
Potrebbe pensare che quel numero rappresenti automaticamente la capacità disponibile per qualsiasi nuovo progetto e in qualsiasi punto d'Italia.
La realtà della rete è più articolata.
La possibilità di integrare nuova capacità dipende dalla struttura e dalle condizioni del sistema elettrico.
Per questo è più corretto parlare di un metodo di determinazione della capacità anziché immaginare la rete nazionale come un unico contenitore vuoto da riempire.
Il tema interessa direttamente gli operatori che sviluppano progetti nel settore delle energie rinnovabili e dell'accumulo.
Quando un'impresa valuta un investimento, non deve considerare soltanto il costo dell'impianto, la disponibilità dell'area e la quantità di energia producibile.
La possibilità di collegarsi efficacemente alla rete rappresenta un elemento fondamentale.
Il nuovo quadro serve proprio a definire il modo in cui viene determinata e aggiornata la quantità di nuova capacità integrabile.
Per una famiglia con un normale impianto fotovoltaico domestico, il comunicato non introduce una nuova procedura individuale descritta direttamente nella Gazzetta.
L'effetto va letto soprattutto a livello di sistema.
Più aumenta la produzione da fonti rinnovabili, più diventa importante disporre di una rete capace di gestire i flussi energetici.
La questione riguarda quindi indirettamente tutti gli utenti del sistema elettrico, perché sviluppo della produzione, infrastrutture di rete e sistemi di accumulo devono procedere in maniera coordinata.
Pensiamo a una giornata estiva.
A mezzogiorno migliaia di impianti fotovoltaici possono produrre contemporaneamente molta energia.
La sera il sole tramonta e la produzione fotovoltaica diminuisce, mentre i consumi continuano.
Un sistema di accumulo permette, in termini semplificati, di spostare nel tempo una parte dell'energia.
È come riempire una cisterna quando c'è molta acqua disponibile e utilizzarla successivamente quando serve.
Naturalmente il funzionamento reale del sistema elettrico è molto più complesso, ma questo esempio permette di capire perché il decreto consideri insieme rinnovabili, accumuli e capacità della rete.
Il punto centrale non è la concessione automatica di nuova capacità a un singolo progetto.
La novità evidenziata dal comunicato è la definizione dei criteri funzionali e delle modalità operative che Terna dovrà utilizzare per determinare e aggiornare la capacità massima addizionale integrabile nella rete di trasmissione nazionale.
Il provvedimento dà quindi una cornice tecnica a un problema fondamentale della transizione energetica: coordinare la crescita di nuovi impianti con la capacità dell'infrastruttura elettrica nazionale.
Che cosa stabilisce il nuovo decreto?
Definisce criteri funzionali e modalità operative per determinare e aggiornare la capacità massima addizionale di rete integrabile da impianti alimentati da fonti rinnovabili e da impianti di accumulo.
Chi deve effettuare questa determinazione?
Il comunicato indica Terna, in qualità di gestore della rete di trasmissione nazionale.
Che ruolo ha ARERA?
Il comunicato specifica che i criteri sono definiti dal Ministero sentita ARERA, l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente.
Il provvedimento riguarda anche le batterie?
Sì. Sono espressamente citati gli impianti di accumulo.
Gli impianti eolici offshore sono compresi?
No. Il comunicato esclude gli impianti offshore.
La Gazzetta dice quanti gigawatt sono ancora disponibili sulla rete italiana?
Il comunicato presente nel fascicolo analizzato non indica un unico valore nazionale da utilizzare come quantità di capacità residua. Riguarda invece il meccanismo attraverso cui la capacità massima addizionale deve essere determinata e aggiornata.
Una famiglia con pannelli fotovoltaici deve presentare una nuova domanda a causa di questo decreto?
Il comunicato pubblicato in Gazzetta non introduce né descrive un nuovo adempimento individuale di questo tipo per le famiglie.
Perché la capacità della rete è così importante per le rinnovabili?
Perché l'energia prodotta deve poter essere immessa, trasportata e gestita dal sistema elettrico. La crescita della capacità di produzione deve quindi essere coordinata con quella dell'infrastruttura di rete.
Immaginiamo la rete elettrica italiana come una gigantesca autostrada.
Gli impianti fotovoltaici ed eolici sono nuove rampe dalle quali entra il traffico.
Le batterie sono simili a grandi parcheggi intelligenti: possono trattenere temporaneamente una parte del “traffico energetico” e rimetterlo in circolazione successivamente.
Ma l'autostrada non può ricevere un numero infinito di veicoli contemporaneamente.
Occorre conoscere la sua capacità e aggiornarla quando vengono costruite nuove corsie o cambiano i flussi.
Il decreto dell'8 settembre 2026 interviene proprio su questo punto: stabilisce il quadro attraverso il quale Terna deve determinare e aggiornare quanto nuovo “traffico energetico” può essere integrato nella rete.
È questo, più che un singolo numero di gigawatt, il cuore della novità pubblicata in Gazzetta.
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