Il Regolamento (UE) 2026/1184 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2026, introduce una nuova disciplina per l’utilizzo della capacità dell’infrastruttura ferroviaria nello spazio ferroviario europeo unico. Il testo è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale italiana – 2ª Serie speciale “Unione Europea”, n. 61 del 6 agosto 2026, a partire da pagina 199.
La riforma tocca un aspetto poco visibile ma decisivo del trasporto ferroviario: come si decide quali treni possono utilizzare una determinata linea, in quale momento e con quale priorità.
Una ferrovia, infatti, non dispone di spazio infinito. Sulla stessa linea devono convivere treni regionali, alta velocità, convogli merci, servizi internazionali, manutenzioni e lavori sulla rete. Il regolamento europeo prova a rendere questa organizzazione più coordinata, prevedibile e soprattutto meno frammentata tra i singoli Stati.
La Commissione europea spiega che il sistema precedente era ancora fortemente basato su procedure annuali, nazionali e in parte manuali, poco adatte a un mercato nel quale i treni attraversano sempre più spesso più reti nazionali. Per il trasporto merci il problema è particolarmente evidente: circa metà del traffico ferroviario merci europeo attraversa almeno una frontiera.
Il termine tecnico fondamentale è capacità dell’infrastruttura ferroviaria.
Non significa semplicemente quanti chilometri di binari possiede un Paese.
La capacità indica, in pratica, quanto traffico può essere organizzato su una determinata infrastruttura in un determinato periodo, tenendo conto degli orari, delle caratteristiche della linea, dei diversi tipi di treno, delle stazioni, dei lavori e delle esigenze operative.
Immaginiamo una linea tra due città sulla quale possano circolare, in una determinata fascia oraria, dieci treni.
Se otto spazi vengono occupati dai servizi passeggeri e due dai merci, la capacità disponibile è stata completamente utilizzata.
Il problema diventa molto più complicato quando quella linea fa parte di un viaggio internazionale che prosegue attraverso Austria, Germania, Francia o altri Paesi.
Il Regolamento 2026/1184 nasce proprio per migliorare questa gestione.
Il nuovo sistema introduce una pianificazione più lunga e strutturata.
L’articolo 6 stabilisce che i gestori dell’infrastruttura debbano amministrare la capacità attraverso tre grandi fasi:
La vera differenza è che l’Europa vuole guardare molto più avanti rispetto al tradizionale orario ferroviario annuale.
La pianificazione strategica produce progressivamente tre documenti: strategia della capacità, modello di capacità e piano di offerta di capacità.
In parole semplici, si passa da una domanda del tipo:
“Quali treni facciamo circolare l’anno prossimo?”
a una domanda molto più ampia:
“Come dovremo utilizzare questa rete nei prossimi anni, considerando passeggeri, merci, lavori, domanda futura e collegamenti internazionali?”
La strategia della capacità rappresenta la visione generale.
Serve a mettere insieme le informazioni sullo sviluppo della rete, la domanda prevista, i lavori programmati e gli indirizzi generali sull’utilizzo dell’infrastruttura.
Il modello di capacità entra maggiormente nel dettaglio e deve trovare un equilibrio tra le esigenze dei diversi tipi di servizi ferroviari.
Il regolamento distingue espressamente almeno tre categorie:
trasporto merci;
servizi passeggeri interurbani e di lunga distanza;
servizi passeggeri urbani e regionali.
Infine arriva il piano di offerta di capacità, che costituisce la vera base sulla quale verrà successivamente assegnato lo spazio disponibile alle imprese ferroviarie.
Il piano deve indicare sia la capacità disponibile sia quella che non può essere assegnata, per esempio perché interessata da lavori o da altre limitazioni.
Immaginiamo una tratta italiana particolarmente congestionata.
Alle 8 del mattino chiedono spazio:
un treno regionale utilizzato dai pendolari;
un collegamento a lunga percorrenza;
un treno merci diretto in Germania;
un convoglio che deve raggiungere un terminal logistico;
mentre nello stesso periodo sono previsti lavori sull’infrastruttura.
Non basta scegliere chi arriva prima con la richiesta.
Occorre pianificare il sistema in modo da bilanciare servizi pubblici, domanda commerciale, merci, collegamenti internazionali e manutenzione della rete.
Il Regolamento UE 2026/1184 prova a creare un metodo europeo comune proprio per affrontare situazioni di questo tipo.
Uno degli aspetti più importanti riguarda i cosiddetti servizi multirete.
Sono servizi che utilizzano più reti ferroviarie, tipicamente perché attraversano territori gestiti da diversi gestori dell’infrastruttura.
Per questi servizi il regolamento prevede una maggiore cooperazione.
Chi richiede capacità per un servizio multirete deve poter presentare la domanda e ricevere risposta attraverso uno sportello unico, con un punto di contatto unico per il richiedente.
La norma stabilisce inoltre che i gestori delle diverse infrastrutture debbano coordinarsi soprattutto per i servizi ferroviari transfrontalieri, sia merci sia passeggeri.
È una novità importante perché un treno internazionale funziona soltanto se gli “slot” ferroviari sono compatibili lungo tutto il percorso.
Pensiamo a un camion che da Milano deve arrivare a Rotterdam.
Sarebbe assurdo assegnargli uno spazio sull’autostrada italiana ma scoprire che, una volta arrivato al confine, non può proseguire perché il tratto successivo non è disponibile.
In ferrovia questo problema è ancora più delicato perché un treno non può semplicemente cambiare strada con la stessa facilità di un camion.
Le tracce devono essere coordinate.
Il nuovo regolamento cerca quindi di evitare che ogni gestore nazionale lavori come se la propria rete fosse un’isola separata.
La traccia ferroviaria è lo spazio temporale e operativo assegnato a un treno per percorrere una determinata infrastruttura.
In maniera molto semplificata è come una prenotazione.
Il treno non prenota soltanto “il binario”, ma una combinazione di percorso, orario e condizioni operative.
Se due treni chiedono di utilizzare lo stesso tratto nello stesso momento, nasce un conflitto di capacità.
Ed è proprio qui che la nuova pianificazione europea diventa importante.
Il regolamento non punta soltanto sull’orario annuale.
Prevede anche una procedura di rolling planning, cioè una pianificazione continua.
Per questa procedura il testo prevede che le richieste possano essere presentate a partire da quattro mesi prima della prima circolazione del treno.
Questa flessibilità è particolarmente importante per il trasporto merci.
Un’impresa che trasporta automobili, cereali, acciaio o container potrebbe non conoscere con un anno di anticipo l’esatta quantità di treni di cui avrà bisogno.
Il precedente sistema annuale poteva quindi adattarsi male a una domanda commerciale che cambia rapidamente.
Il trasporto ferroviario merci è uno dei principali destinatari pratici della riforma.
Il regolamento riconosce che alcuni operatori merci possono non essere in grado di prevedere con largo anticipo tutte le proprie necessità.
Il nuovo sistema deve quindi lasciare una quantità e una qualità sufficienti di capacità anche per servizi con domanda più instabile o organizzati con minore preavviso.
Immaginiamo un’impresa italiana che riceva improvvisamente un grande ordine per esportare merci in Germania.
Se tutta la capacità ferroviaria fosse stata già “bloccata” un anno prima, potrebbe risultare difficile organizzare nuovi treni.
La pianificazione continua cerca di mantenere il sistema più flessibile.
Per il singolo passeggero non cambia il modo di comprare il biglietto.
Non nasce un nuovo diritto automatico a un treno in più e il regolamento non stabilisce direttamente il prezzo dei biglietti.
L’impatto è più indiretto.
Una migliore organizzazione della capacità può contribuire ad avere una rete più prevedibile e coordinata, soprattutto nei collegamenti internazionali e sulle linee congestionate.
La Commissione europea indica tra gli obiettivi della riforma il miglioramento di puntualità e affidabilità sia del trasporto passeggeri sia di quello merci.
Questo non significa che il regolamento eliminerà automaticamente ritardi e soppressioni.
Molti ritardi dipendono anche da guasti, materiale rotabile, incidenti, condizioni meteorologiche o problemi operativi.
Ma una migliore gestione dello spazio ferroviario può ridurre una parte delle inefficienze provocate da una pianificazione non coordinata.
Qui l’impatto potenziale è molto importante.
Organizzare un treno Milano-Parigi, Roma-Monaco o un merci Verona-Rotterdam significa coordinare più gestori e spesso più Paesi.
Il regolamento stabilisce che le richieste multirete debbano essere trattate in maniera equa e non discriminatoria rispetto alle richieste che interessano una sola rete.
Inoltre il diritto assegnato deve rispettare criteri minimi di qualità relativi, tra l’altro, a itinerario, orari, disponibilità nei diversi giorni e stato dell’assegnazione.
La prospettiva è quindi quella di rendere il viaggio internazionale ferroviario meno simile alla somma di tanti pezzi nazionali e più vicino a un unico servizio europeo.
Avere una traccia ferroviaria non basta se il treno arriva in un terminal merci e non trova spazio.
Per questo il regolamento disciplina anche il coordinamento con gli impianti di servizio.
Rientrano in questa logica strutture indispensabili per il funzionamento ferroviario, come determinati terminal e impianti collegati alla rete.
Il testo prevede che, per gli impianti interessati sulla rete transeuropea dei trasporti, gestori dell’infrastruttura e operatori degli impianti cooperino affinché l’assegnazione sia coerente.
Il richiedente deve inoltre poter chiedere, attraverso un’unica operazione, sia la capacità ferroviaria sia quella degli impianti di servizio interessati.
Un treno merci parte da un porto italiano con container destinati al Nord Europa.
Non serve a molto ottenere una traccia perfetta sulla linea ferroviaria se poi, una volta arrivato al terminal, non esiste uno spazio disponibile per le operazioni necessarie.
Il nuovo modello cerca quindi di collegare meglio binari e terminal.
È come prenotare contemporaneamente il viaggio di un camion e la piazzola dove dovrà essere scaricato.
Il regolamento affronta anche le infrastrutture fortemente utilizzate o congestionate.
Quando una linea viene dichiarata tale, il gestore deve effettuare un’analisi della capacità entro sei mesi, salvo che esista già un piano recente e adeguato di potenziamento.
L’analisi deve individuare i vincoli che impediscono di soddisfare le richieste e indicare possibili misure nel breve, medio e lungo periodo.
Questo può significare non soltanto costruire nuovi binari.
A volte aumentare la capacità può voler dire migliorare segnalamento, organizzazione degli orari, procedure operative o gestione dei lavori.
È importante chiarirlo.
Il Regolamento 2026/1184 non è un piano di finanziamento per costruire nuove linee ferroviarie.
È soprattutto una riforma del modo in cui viene pianificata e assegnata la capacità della rete.
Può contribuire a capire dove esistono colli di bottiglia e dove servono interventi, ma non sostituisce le decisioni di investimento.
Per fare un paragone: è come migliorare radicalmente il sistema di prenotazione di un aeroporto.
Questo può permettere di utilizzare meglio le piste disponibili, ma se l’aeroporto è ormai saturo può comunque servire una nuova infrastruttura.
Il regolamento affronta anche un problema importante: la capacità assegnata ma poi scarsamente utilizzata.
L’articolo 29 prevede che il gestore possa cancellare un diritto di capacità quando, per almeno un mese, venga utilizzato al di sotto di una determinata soglia, salvo che ciò dipenda da fattori non economici fuori dal controllo del richiedente.
L’obiettivo è intuitivo.
Uno spazio ferroviario prezioso non dovrebbe rimanere bloccato sulla carta se chi lo ha ottenuto non lo utilizza.
È come prenotare ogni giorno dieci tavoli in un ristorante e lasciarli continuamente vuoti: nel frattempo altri clienti vengono respinti.
Il regolamento prevede inoltre che l’assegnazione della capacità avvenga mediante strumenti e servizi digitali.
La digitalizzazione è importante soprattutto per le richieste che attraversano più reti.
Il sistema deve permettere a imprese e gestori di lavorare con informazioni compatibili e aggiornate.
L’obiettivo è superare progressivamente una gestione basata su procedure frammentate e rendere più semplice la costruzione di servizi ferroviari europei.
La riforma rafforza il ruolo dell’ENIM, la rete europea dei gestori dell’infrastruttura.
In termini semplici, l’ENIM serve a coordinare i gestori nazionali e a sviluppare procedure, metodi e orientamenti comuni.
Il quadro europeo deve favorire una gestione più uniforme della capacità, senza trasformare tutte le reti nazionali in un unico gestore ferroviario europeo.
Ogni infrastruttura resta amministrata dai rispettivi soggetti competenti, ma alcune regole diventano più coordinate a livello dell’Unione.
Una possibile interpretazione sbagliata è pensare che la Commissione europea inizierà a stabilire direttamente l’orario di ogni treno italiano.
Non è così.
L’assegnazione concreta rimane affidata ai gestori dell’infrastruttura secondo il nuovo quadro comune.
L’Unione stabilisce soprattutto regole, procedure, coordinamento e principi comuni.
È la differenza tra stabilire le regole di un campionato e decidere personalmente ogni singola azione durante una partita.
In Italia il nuovo sistema riguarda direttamente il gestore dell’infrastruttura e tutte le imprese ferroviarie che chiedono accesso alla rete secondo l’ambito previsto dal regolamento.
Per il gestore significa pianificare con maggior anticipo, pubblicare informazioni sulla capacità, coordinarsi con gli altri gestori europei e aggiornare il piano quando cambiano le condizioni.
Per le imprese ferroviarie significa poter presentare richieste all’interno di un quadro più standardizzato e, nel caso di servizi internazionali, avere procedure più coordinate.
Il beneficio potenziale è particolarmente evidente per chi vuole creare nuovi collegamenti transfrontalieri.
Una migliore disponibilità di informazioni sulla capacità può anche facilitare l’ingresso di nuovi operatori.
Un’impresa che voglia proporre un nuovo collegamento deve sapere se esiste capacità sulla rete, quali limitazioni sono previste e come presentare la richiesta.
Maggiore trasparenza non significa però che ogni domanda verrà accolta.
Quando la rete è congestionata, continuano a essere necessari criteri di assegnazione e meccanismi di risoluzione dei conflitti.
Il regolamento insiste infatti sui principi di equità, trasparenza e non discriminazione.
Un altro elemento centrale riguarda i lavori ferroviari.
Manutenzione e cantieri sono indispensabili, ma possono togliere capacità alla circolazione.
Se una linea viene chiusa per lavori senza un adeguato coordinamento con le reti confinanti, il problema può propagarsi per centinaia di chilometri.
Il nuovo modello inserisce le restrizioni dovute ai lavori già nella pianificazione strategica della capacità.
Per un passeggero significa, almeno come obiettivo, una maggiore possibilità di programmare le modifiche al servizio con anticipo.
Per le merci significa evitare, per quanto possibile, che un corridoio internazionale venga interrotto senza alternative coordinate.
Il Regolamento UE 2026/1184 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 10 giugno 2026 ed è entrato in vigore l’11 giugno 2026.
L’applicazione, però, è graduale.
La scheda ufficiale EUR-Lex indica diverse date di applicazione previste dall’articolo 81, tra cui 31 dicembre 2027, 1° gennaio 2029 e 14 dicembre 2030, oltre ad alcune disposizioni applicabili già nel giugno 2026.
Questo significa che non assisteremo a un cambiamento totale degli orari ferroviari da un giorno all’altro.
La riforma richiede una transizione lunga proprio perché modifica il modo in cui vengono pianificati gli orari dei prossimi anni.
La gestione della capacità ferroviaria funziona con molto anticipo.
Un orario che entrerà in vigore tra qualche anno deve essere preparato mesi o anni prima.
Per questo una riforma di questo tipo non può essere applicata integralmente il giorno successivo alla pubblicazione.
È come cambiare il sistema di prenotazione di un grande aeroporto mentre gli slot dei prossimi anni sono già in fase di pianificazione.
Prendiamo una persona che ogni mattina prende un regionale.
Non dovrà registrarsi su un nuovo portale europeo.
Non dovrà presentare richieste di capacità.
Ma può essere indirettamente interessata perché il suo treno compete per lo stesso spazio infrastrutturale utilizzato da altri servizi.
Se la capacità viene organizzata meglio e i lavori vengono coordinati con maggiore anticipo, il sistema può diventare più stabile.
Questo è l’effetto che il regolamento cerca di ottenere.
Pensiamo invece a un’azienda manifatturiera del Veneto che esporta merci in Germania.
Oggi per organizzare un collegamento ferroviario merci internazionale devono essere coordinati più segmenti della rete.
Con il nuovo sistema l’obiettivo è rendere più semplice ottenere una capacità coerente lungo l’intero percorso.
Se il treno dispone dello spazio in Italia ma non in Austria, il servizio non funziona.
Il concetto di capacità multirete serve precisamente a evitare questa frammentazione.
Il regolamento cambia gli orari dei treni italiani?
Non direttamente. Stabilisce nuove regole per pianificare e assegnare la capacità ferroviaria. Gli orari concreti saranno costruiti all’interno di questo nuovo sistema.
Che cos’è la capacità ferroviaria?
È, in sostanza, lo spazio disponibile sulla rete per far circolare i treni in determinati periodi, tenendo conto delle caratteristiche dell’infrastruttura e dei servizi.
La riforma riguarda soltanto i treni merci?
No. Riguarda sia passeggeri sia merci. Il regolamento distingue espressamente tra trasporto merci, servizi passeggeri a lunga distanza e servizi urbani e regionali.
Perché il trasporto merci è particolarmente interessato?
Perché la domanda merci può essere più difficile da prevedere con un anno di anticipo e perché molti servizi attraversano più Stati. Il nuovo sistema introduce maggiore flessibilità e pianificazione continua.
Che cos’è un servizio multirete?
È un servizio ferroviario che utilizza più reti. Per questi servizi il regolamento prevede maggiore coordinamento tra i gestori e uno sportello unico per le richieste.
Il regolamento può ridurre i ritardi?
L’obiettivo europeo è migliorare puntualità e affidabilità attraverso una gestione più efficiente della capacità. Non può però eliminare tutte le cause dei ritardi.
Quando si applicano le nuove regole?
Il regolamento è entrato in vigore l’11 giugno 2026, ma l’applicazione è progressiva e alcune parti diventeranno operative negli anni successivi, fino al 2030.
Che succede se una linea è troppo congestionata?
Il gestore deve analizzare le cause della congestione e valutare possibili misure per aumentare o utilizzare meglio la capacità.
La UE decide quali compagnie possono usare i binari italiani?
Non direttamente. I gestori nazionali continuano ad assegnare la capacità, ma devono farlo secondo un quadro europeo più coordinato, trasparente e non discriminatorio.
Immaginiamo una grande agenda condivisa europea.
Ogni pagina rappresenta una linea ferroviaria.
Ogni fascia oraria può essere prenotata da un treno regionale, un’alta velocità o un treno merci.
Prima, ogni Paese gestiva soprattutto la propria agenda e cercava poi di farla combaciare con quella del vicino.
Il nuovo sistema prova a fare l’opposto: prima si coordinano le agende, poi si assegnano gli spazi ai singoli treni.
Per un treno che attraversa cinque Paesi è una differenza enorme.
Non basta infatti avere cinque prenotazioni separate: devono combaciare tutte.
Il Regolamento UE 2026/1184 non aggiunge automaticamente nuovi binari, ma cambia profondamente il modo in cui viene organizzato lo spazio su quelli esistenti.
Introduce una pianificazione strategica pluriennale, maggiore coordinamento internazionale, strumenti digitali, procedure più flessibili per le merci, gestione dei servizi multirete e una maggiore attenzione alle linee congestionate e ai lavori programmati.
Per i passeggeri il risultato atteso è una rete più coordinata e affidabile.
Per le imprese ferroviarie significa regole più omogenee.
Per il trasporto merci significa soprattutto cercare di rendere più facile organizzare treni internazionali anche quando la domanda nasce con minore anticipo.
Per l’Europa, invece, è un passo verso una ferrovia che venga pianificata sempre meno come la somma di 27 sistemi nazionali e sempre più come una rete continentale collegata.
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