Passata per fortuna l’emergenza provocata dagli incendi che si sono sviluppati nei giorni scorsi in diverse zone del Piemonte, la Regione è già al lavoro per attivare i piani di ripristino ambientale dei boschi bruciati dalle fiamme.
Il bilancio provvisorio parla di 800-900 ettari bruciati tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola.
'area in assoluto più colpita è stata la Valsesia, con ben 450 ettari di territorio andati in fumo. A Premosello Chiovenda (VCO) le fiamme hanno divorato 226 ettari in una zona dove la superficie boschiva distrutta tocca il 60%, con la perdita di preziosi ecosistemi di quercete, faggete e boscaglie pioniere. In Valle Soana (Torino) il fuoco, partito inizialmente da zone impervie di erba olina e rododendri, ha purtroppo raggiunto e intaccato anche i boschi di abeti e larici.
In queste aree si stima che siano andati persi ben 700.000 alberi. Ma il danno ecologico va ben oltre la perdita della vegetazione, in quanto gli incendi hanno compromesso gravemente la biodiversità locale: il fumo e la distruzione degli habitat colpiscono direttamente la microfauna, gli insetti impollinatori, i rettili e l'avifauna nidificante, oltre a spingere i grandi mammiferi (como caprioli e camosci) a una fuga forzata verso i territori antropizzati.
La Regione Piemonte ritiene che il percorso della natura per guarire queste ferite sarà lungo:
primi 2-5 anni: ritorno delle prime specie vegetali pioniere, delle erbe e degli arbusti che stabilizzeranno parzialmente il suolo dal rischio erosione;
15-20 anni: sviluppo di un bosco giovane, con la ricomparsa graduale della fauna selvatica;
oltre 50-70 anni: tempo necessario affinché i preziosi ecosistemi complessi di querce, faggi e conifere d'alto fusto colpiti in queste ore riacquistino la loro piena maturità e la struttura originaria.
"Ci si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni al suolo lo permetteranno - annuncia l'assessore regionale alla Montagna Marco Gallo - Siamo già al lavoro per delineare gli interventi e attivare piani straordinari di ripristino ambientale, sul modello di quanto già sperimentato con successo dopo i grandi incendi del 2017. Sottolineiamo però l'importanza cruciale del monitoraggio post-evento: prima di procedere a qualsiasi rinnovazione artificiale con piantine da vivaio, sarà fondamentale valutare la capacità di rinnovazione naturale del bosco, in modo da capire dove sia realmente necessario e prioritario l'intervento dell'uomo".
“I modelli di simulazione di Arpa Piemonte e Regione Piemonte sull'andamento dei roghi montani - prosegue l'assessore Matteo Marnati - evidenziano lo straordinario valore dell'intervento dei soccorritori: senza il tempestivo contenimento a terra e il massiccio dispiegamento della flotta aerea, le fiamme avrebbero consumato l'intera massa forestale continua delle valli. L'azione coordinata delle forze in campo ha evitato la distruzione di ulteriori 3.500 ettari potenziali di territorio, mettendo in sicurezza e salvando oltre 3 milioni di alberi e intere frazioni abitate a fondo valle”.
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