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Pressione dell’acqua a Caselle: dalle lamentele sui social a una mappa utile per capire davvero il problema

Pressione dell’acqua a Caselle: dalle lamentele sui social a una mappa utile per capire davvero il problema

Essere in vacanza, ogni tanto, agevola anche il lavoro di Ticronometro.

Ieri, per esempio, sull’Albo Pretorio non risultavano nuovi atti pubblicati. Una giornata apparentemente tranquilla, quindi. Peccato che fosse anche giorno di Consiglio comunale.

E così, nonostante mi trovassi a circa 1.300 chilometri da Caselle, una parte della seduta l’ho comunque seguita in streaming.

A questo punto qualcuno potrebbe legittimamente pensare:

«Ma quanto bisogna essere cretini per perdere tempo con un Consiglio comunale anche durante le vacanze?»

Domanda sensata.

La risposta è che il mondo è bello proprio perché non siamo tutti uguali. Quello che per qualcuno è una perdita di tempo, per altri è curiosità, interesse civico o semplicemente il desiderio di capire meglio ciò che accade nella propria città.

La risposta sulla pressione dell’acqua

Tra i vari argomenti affrontati durante il Consiglio, mi ha incuriosito soprattutto la risposta alla mozione relativa ai problemi di pressione dell’acqua potabile in alcune zone di Caselle.

L’argomento mi interessa anche per un motivo molto concreto: ne soffro personalmente.

Quando la pressione dell’acqua è troppo bassa, la mia caldaia a gas spesso non riesce ad avviarsi correttamente. La fiamma non parte, il sistema si blocca e bisogna effettuare continui RESET degli errori.

In alcune occasioni si verifica anche un fenomeno poco rassicurante: con la pressione troppo bassa la caldaia tenta di avviarsi senza riuscirci ma il gas esce ; quando improvvisamente arriva un po’ più d’acqua, la fiamma si accende  ma la camera della caldaia è satura di gas,  e si verifica un leggero “bottarello”.

 È però un’esperienza reale, che dimostra come la bassa pressione non rappresenti soltanto un fastidio mentre ci si fa la doccia.

Può avere conseguenze sul funzionamento degli elettrodomestici e degli impianti domestici.

Nel nostro caso, tra i problemi segnalabili ci sono:

  • difficoltà o impossibilità di fare la doccia;
  • caldaie che non partono o vanno in blocco;
  • lavatrici che restituiscono errori durante il carico dell’acqua;
  • lavastoviglie che non completano correttamente il riempimento;
  • rubinetti con un flusso minimo;
  • difficoltà maggiori ai piani alti;
  • problemi nel riempimento di serbatoi e autoclavi;
  • pressione irregolare in determinate fasce orarie.

Ecco il  video YouTube condiviso a partire dal momento della mozione, così ciascuno potrà ascoltare direttamente la domanda e la risposta fornite durante il Consiglio comunale.

La stima del 3%

Nel corso della discussione è stato riferito che, secondo i calcoli di SMAT, il problema riguarderebbe soltanto circa il 3% del territorio o della popolazione interessata.

Se prendiamo come riferimento una popolazione di circa 14.000 abitanti, il 3% corrisponde a circa 420 persone.

Il numero può sembrare contenuto, almeno sulla carta. Ma 420 persone non sono esattamente quattro rubinetti un po’ svogliati.

Sono potenzialmente centinaia di cittadini, famiglie, anziani, bambini e abitazioni nelle quali un servizio essenziale non funziona in modo regolare.

C’è poi una seconda questione: come si arriva a quella percentuale?

Su quali dati viene calcolata?

Si considerano le segnalazioni ricevute? le utenze  collegate alle tubature interessate,  sono misurazioni tecniche? Il numero di residenti delle zone interessate? I reclami ufficiali? E soprattutto: tutti coloro che hanno problemi li hanno effettivamente comunicati?

Molte persone, infatti, si limitano a parlarne con i vicini o a scrivere sui social. Altre pensano che sia inutile segnalare. Altre ancora si abituano al problema, finendo per considerarlo quasi normale.

Dalle lamentele a un quadro più completo

Lamentarsi sui social è comprensibile e, in molti casi, anche utile.

Serve a far emergere un disagio e a capire che non si è gli unici a subirlo.

Tuttavia, i post e i commenti hanno un limite: dopo qualche giorno scompaiono nel flusso delle discussioni. È difficile stabilire quante siano davvero le persone interessate, quali zone siano maggiormente coinvolte e quali problemi concreti si verifichino.

Un commento dice “anche da me”.

Un altro risponde “nella mia via funziona tutto”.

Un terzo racconta che la lavatrice va in errore.

Alla fine abbiamo molte testimonianze, ma nessun quadro generale.

Da qui è nata un’idea piuttosto semplice: perché non riciclare una parte del codice già utilizzato per la mappa delle velocità delle connessioni internet e realizzare qualcosa di simile per la pressione dell’acqua?

Non uno strumento ufficiale e nemmeno una misurazione scientifica certificata, ma una raccolta civica di segnalazioni, utile per osservare il fenomeno in modo più ordinato.

Nasce AcquaMap

--> https://ticronometro.com/tools/acquamap.php

Il progetto permette a ogni cittadino di indicare sulla mappa la zona nella quale vive e descrivere la situazione riscontrata.

Si può scegliere tra diversi livelli:

  • pressione regolare;
  • pressione irregolare;
  • pressione bassa;
  • pressione molto bassa;
  • acqua completamente assente.

È importante raccogliere anche le segnalazioni di chi dichiara di avere una pressione normale.

Se mostrassimo soltanto i problemi, infatti, vedremmo una mappa interamente composta da punti critici e non avremmo alcun termine di confronto.

I punti verdi permettono invece di individuare anche le zone nelle quali il servizio sembra funzionare regolarmente. In questo modo possono emergere differenze tra quartieri, vie vicine o diverse porzioni della città.

Non soltanto un punto sulla mappa

A chi compila la segnalazione viene chiesto anche quante persone vivono stabilmente nell’abitazione.

Questo dato serve perché una segnalazione non corrisponde necessariamente a una sola persona.

Un punto può rappresentare un residente, ma anche una famiglia di quattro o cinque persone.

Le statistiche sommeranno quindi il numero dei cittadini appartenenti ai nuclei familiari che dichiarano una problematica.

La percentuale verrà confrontata con la popolazione complessiva di Caselle e con la stima delle circa 420 persone potenzialmente interessate.

Le abitazioni che indicano “pressione regolare” compariranno sulla mappa e nelle statistiche generali, ma non verranno conteggiate tra le persone colpite dal problema. Altrimenti rischieremmo di dimostrare che anche chi non ha problemi… ha problemi. Un risultato statisticamente creativo, ma poco utile.

Le fasce orarie

Il sistema permette anche di indicare in quali orari il problema si presenta con maggiore frequenza:

  • dalle 6 alle 9;
  • dalle 9 alle 12;
  • dalle 12 alle 15;
  • dalle 15 alle 18;
  • dalle 18 alle 21;
  • dalle 21 alle 24;
  • dalle 24 alle 6.

Questo può aiutare a capire se la pressione diminuisce soprattutto nei momenti di maggiore consumo, per esempio al mattino o alla sera, quando più persone utilizzano contemporaneamente docce, lavatrici e altri apparecchi.

Naturalmente si tratta sempre di segnalazioni volontarie e non di misurazioni ufficiali della rete. Tuttavia, la concentrazione di molti casi nella stessa zona e nella stessa fascia oraria può fornire un’indicazione interessante.

La misurazione della portata

Chi vuole può anche effettuare una semplice misurazione della portata.

È un campo completamente facoltativo.

Basta utilizzare un recipiente di capacità conosciuta, aprire il rubinetto e misurare quanti secondi servono per riempirlo.

Per esempio, se un secchio da 10 litri si riempie in 90 secondi, la portata è di circa 6,7 litri al minuto.

Questa misurazione non sostituisce quella della pressione, che richiederebbe strumenti specifici, ma permette comunque di raccogliere un dato concreto sul flusso effettivamente disponibile nell’abitazione.

Non tutti dovranno farlo. Anche una segnalazione basata sull’esperienza quotidiana può essere utile.

La tutela della privacy

Uno degli aspetti più importanti riguarda la privacy.

Il cittadino può indicare l’indirizzo, utilizzare il GPS oppure scegliere manualmente un punto sulla mappa.

La posizione esatta, però, non viene mostrata pubblicamente.

Prima di pubblicare il punto, il sistema lo sposta automaticamente di alcune decine di metri in una direzione casuale.

In questo modo è possibile individuare la zona interessata senza identificare con precisione la singola abitazione.

La mappa deve servire a capire dove si concentra il problema, non a costruire un censimento dei rubinetti casa per casa.

Non vengono richiesti nome, cognome, numero di telefono o altri dati personali identificativi.

Le statistiche

La pagina delle statistiche mostrerà progressivamente:

  • il numero totale delle segnalazioni;
  • il numero delle segnalazioni con problemi;
  • il numero dei punti con pressione regolare;
  • il totale delle persone appartenenti ai nuclei coinvolti;
  • la percentuale rispetto alla popolazione di Caselle;
  • il confronto con la stima del 3%;
  • le problematiche più frequenti;
  • le fasce orarie maggiormente segnalate;
  • la distribuzione dei diversi livelli di pressione;
  • le zone nelle quali si concentrano maggiormente i problemi;
  • la portata media tra coloro che avranno effettuato la misurazione.

Naturalmente questi dati non potranno essere considerati un’indagine statistica rappresentativa dell’intera popolazione.

La partecipazione sarà volontaria e chi ha un problema potrebbe essere maggiormente motivato a compilare la mappa rispetto a chi non ne ha.

Proprio per questo sarà importante invitare a partecipare anche i cittadini che hanno una pressione regolare.

Più segnalazioni arriveranno, più il quadro sarà utile.

Mezz’ora di lavoro, più o meno

Quando mi è venuta l’idea, mi sono detto:

«In mezz’oretta si può fare.»

È più o meno la stessa previsione ottimistica fatta per il regolamento online dei campi di via Venaria.

Poi, naturalmente, quella mezz’ora diventa un modulo, una tabella nel database, una pagina statistica, la gestione della privacy, i controlli sui dati e qualche errore PHP che decide di passare la serata con te.

Ma alla fine qualcuno quel regolamento lo consulta davvero. Le statistiche lo dimostrano.

Ed è questo il punto.

Uno strumento non deve necessariamente essere utilizzato da migliaia di persone per essere utile. A volte basta che renda accessibile un’informazione, raccolga testimonianze disperse o permetta di porre una domanda in maniera più documentata.

Uno strumento per tutta la comunità

AcquaMap non nasce contro qualcuno.

Non nasce per sostituire SMAT, il Comune o gli strumenti ufficiali di segnalazione.

E non nasce nemmeno per stabilire da sola se una stima sia corretta oppure sbagliata.

Nasce per raccogliere informazioni dal basso e trasformare esperienze individuali in un quadro leggibile.

Se emergeranno poche segnalazioni circoscritte, avremo un elemento in più per comprendere il fenomeno.

Se invece si formeranno concentrazioni evidenti in alcune aree, con molte persone e problemi simili, sarà possibile porre domande più precise.

Perché tra dire:

«Sui social molti si lamentano»

e dire:

«In questa zona risultano decine di nuclei familiari, concentrati soprattutto nelle ore serali, che segnalano blocchi delle caldaie e portate molto basse»

c’è una differenza importante.

La prima è una percezione.

La seconda è almeno un tentativo di organizzare i dati.

Non sarà la soluzione definitiva al problema della pressione dell’acqua. Ma può essere un modo semplice per iniziare a capirlo meglio.

E magari, anche da 1.300 chilometri di distanza, le vacanze possono produrre qualcosa di utile.

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