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Aeroporto di Caselle: oggi decide il privato. Ma chi gli ha venduto il diritto di decidere?

Aeroporto di Caselle: oggi decide il privato. Ma chi gli ha venduto il diritto di decidere?

✈️ In questi giorni si parla molto dell’aeroporto di Caselle.

Articoli, articoloni, dichiarazioni, preoccupazioni e analisi da parte della politica locale: in questi giorni ne stiamo leggendo a tonnellate.

Ma c’è un ma.

Perché, prima di chiederci che cosa succederà domani, forse sarebbe interessante fermarsi un momento e chiedersi: come siamo arrivati fin qui?

Io, da amante dei numeri, sono rimasto però colpito da un post di un consigliere comunale di Torino che affrontava la questione da un punto di vista che mi interessa particolarmente: i numeri e la cronologia. E, attraverso questi, le privatizzazioni e, soprattutto, il rapporto tra interesse pubblico e interesse privato.  https://fb.watch/J1jsucuL2O/

Perché, alla fine, un'azienda privata fa il suo mestiere: cerca efficienza, crescita, redditività e tutela i propri interessi. E se sul tavolo ci sono aziende con pesi economici differenti, è abbastanza naturale immaginare che quella più forte cerchi la soluzione più conveniente per sé.

Personalmente, poi, alle famose “sinergie lombardo-piemontesi” credo fino a un certo punto. Ricordate la vicenda del Salone del Libro? Ma questa, naturalmente, è una mia opinione.

Quello che invece mi sono sempre chiesto è un'altra cosa: perché beni, servizi e società nati o cresciuti con una forte presenza pubblica finiscono così spesso, mandato dopo mandato e passaggio dopo passaggio, per vedere diminuire il peso del pubblico a favore del privato?

Io qualche idea me la sono fatta. E, lo ammetto, la cosa in un certo senso mi preoccupa.

Ma, come dico sempre, è giusto che ognuno di noi si ponga queste domande. Non perché siamo esperti di aeroporti, economia o finanza, ma semplicemente perché siamo cittadini.

Il problema, quindi, forse non è chiedersi oggi cosa farà il privato.

Tutelerà gli interessi di Caselle?

Possiamo certamente auspicarlo.

Possiamo augurarci che venga tutelata l'occupazione del territorio, che l'aeroporto continui a rappresentare un motore economico per Caselle e per l'intera area e che le decisioni future non penalizzino il nostro territorio.

Ma un'impresa privata, legittimamente, deve innanzitutto perseguire i propri obiettivi industriali ed economici.

E allora forse la domanda sugli interessi dei casellesi andava posta prima.

Nel 2012, quando iniziava il percorso di privatizzazione dell'aeroporto, io abitavo altrove e quindi potrei essermi perso qualcosa. Ma, per quanto ho potuto ricostruire successivamente, non ricordo grandi mobilitazioni o particolari preoccupazioni da parte della politica locale casellese  per ciò che quella trasformazione avrebbe potuto significare nel lungo periodo.

Le quote pubbliche sono passate progressivamente ai privati.

Ed eccoci qui.

Le privatizzazioni italiane hanno una caratteristica curiosa: quando vengono fatte vengono spesso presentate come modernizzazione, efficienza, sviluppo e opportunità. Quando, anni dopo, cominciano a emergere possibili criticità, diventano improvvisamente un grande argomento politico.

In parte è anche comprensibile: la politica tende inevitabilmente a vivere del presente. Quello che sembra essersi perso, però, è il senso della progettazione a lungo termine: la capacità di prendere oggi decisioni pensando non soltanto al bilancio, al mandato o al consenso immediato, ma a come sarà il territorio tra dieci, venti o trent’anni.

A volte sembra prevalere una logica molto più semplice: meglio incassare oggi che preoccuparsi di ciò che quella scelta produrrà domani. Tanto, quando arriveranno le conseguenze, probabilmente ad amministrare ci sarà qualcun altro.

Ed è forse proprio questo il problema: amministrare il presente è necessario, progettare il futuro dovrebbe essere politica.

Ed è questo che dovrebbe farci riflettere.

Perché temo che nel prossimo decennio assisteremo ad altre situazioni simili: oggi tutti ad osannare determinate scelte, accompagnate dal mantra che sentiamo ripetere spesso — anche da chi oggi si lamenta per ciò che è avvenuto in passato —: “arriveranno tanti soldi”.

Poi passeranno gli anni e, quando eventualmente emergeranno le criticità, ci sarà qualcun altro costretto a scrivere lettere, presentare interrogazioni, diffondere comunicati e chiedere chiarimenti, cercando magari di rimettere insieme i pezzi di decisioni prese molto tempo prima.

I soldi arrivano subito. Le conseguenze, a volte, molto più tardi.

Come dice il vecchio proverbio: chi vivrà, vedrà.

Ed è qui che, secondo me, cambia completamente la prospettiva.

👉 Che cosa deve fare la politica ? E, soprattutto, che cosa ha fatto la politica  in passato?

Se oggi ci fosse ancora una presenza pubblica molto più forte nell'aeroporto:

  • Avremmo la stessa discussione?
  • Avremmo gli stessi timori?
  • Avremmo lo stesso rapporto di forza?

Non lo so. Ma credo siano domande che meritino di essere poste.

Questa estate, parlando con alcuni amici impegnati in politica e confrontando ciò che accade nei nostri diversi Comuni, siamo arrivati più o meno tutti alla stessa riflessione.

Quando si affidano beni, servizi o attività pubbliche attraverso concessioni, convenzioni o società partecipate, oppure quando si procede all'alienazione anche di piccoli beni pubblici, bisogna prestare molta attenzione. Perché, con il passare degli anni, il rischio è quello di arrivare a una sorta di “privatizzazione soft della cosa pubblica”.

E non serve necessariamente una grande decisione presa dall'oggi al domani.

Può accadere lentamente, quasi senza accorgersene:

  • un controllo che, con il tempo, diventa meno rigoroso;
  • una convenzione che viene prorogata quasi automaticamente;
  • una verifica rimandata perché, in fondo, non sembra così urgente;
  • “Quello lo conosciamo, è affidabile…”;
  • “Ha sempre fatto così ed è sempre andata bene…”.

Piccole cose che, prese singolarmente, possono sembrare irrilevanti. Sommandosi negli anni, però, possono cambiare profondamente il rapporto tra ciò che è pubblico e ciò che, pur restando magari formalmente pubblico, finisce per essere sempre meno governato e controllato dalla collettività.

Il rischio è accorgersi dopo dieci o vent'anni che il pubblico formalmente possiede ancora qualcosa, ma nella sostanza ha perso buona parte della capacità di decidere, indirizzare o controllare.

Ed è qui che il discorso sull'aeroporto diventa interessante anche al di là dell'aeroporto.

Non si tratta di essere contro i privati. Anzi.

  • Il privato deve fare bene il proprio mestiere.
  • È il pubblico che deve fare bene il proprio.

Scrivere convenzioni solide, stabilire obblighi chiari, controllare che vengano rispettati, verificare periodicamente se l'interesse collettivo è ancora tutelato e, soprattutto, evitare che consuetudini o decenni di abitudine prendano il posto delle regole.

Perché quando ci si accorge che l'equilibrio si è spostato troppo, può essere molto difficile tornare indietro.

E forse, mentre discutiamo del futuro dell'aeroporto di Caselle, vale la pena fare anche una cosa molto semplice:

guardare indietro.

  • Quanto possedeva il pubblico ieri?
  • Quanto possiede oggi?
  • Chi ha venduto?
  • Quando?
  • A chi?
  • E perché?

E soprattutto:

all'epoca qualcuno si era posto le domande che ci stiamo ponendo oggi?

Perché spesso le grandi discussioni del presente hanno radici in decisioni prese molti anni prima.

Ed è facile preoccuparsi quando il problema arriva davanti alla porta di casa.

Molto più difficile è interrogarsi sulle conseguenze di una scelta quando quella scelta viene compiuta e quelle conseguenze sembrano ancora lontane.

Per questo, prima degli articoli, degli articoloni e delle polemiche del momento, a me interessa soprattutto una cosa:

la cronologia.

Perché i numeri e le date, a differenza delle polemiche, hanno una caratteristica interessante:

restano lì. 




Nota di redazione

I dati e le informazioni riportati in questo articolo sono stati ricostruiti consultando diverse fonti e articoli disponibili online. Nonostante le verifiche effettuate, vista la complessità e l'ampiezza temporale della vicenda, potrebbero essere presenti inesattezze o errori, per i quali ci scusiamo fin d'ora.

Come diciamo spesso su Ticronometro, il nostro obiettivo non è fornire verità assolute, ma offrire uno spunto per approfondire, capire, confrontarsi e soprattutto porsi delle domande.

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