La Gazzetta Ufficiale del 4 luglio 2026 pubblica la Legge 2 luglio 2026, n. 119, dedicata allo sviluppo della carriera dirigenziale e alla valutazione della performance del personale delle pubbliche amministrazioni.
In parole semplici, la norma interviene su un tema molto concreto: come vengono valutati dirigenti e dipendenti pubblici, come si accede ai ruoli dirigenziali e quanto peso devono avere risultati, competenze, formazione e capacità manageriali.
La legge modifica il sistema di valutazione della performance nella PA. Non conterà più solo il giudizio gerarchico del superiore, ma entreranno progressivamente in gioco più soggetti, interni ed esterni all’amministrazione.
Il termine performance indica il risultato raggiunto da un ufficio o da un dipendente rispetto agli obiettivi assegnati. È, in pratica, il modo in cui si misura se un servizio pubblico funziona bene oppure no.
Un esempio semplice: se un Comune deve ridurre i tempi per rilasciare una carta d’identità, la performance misura se quell’obiettivo è stato raggiunto davvero.
La legge introduce limiti ai punteggi massimi. Non tutti potranno ricevere automaticamente valutazioni eccellenti: i punteggi apicali non potranno superare il 30% delle valutazioni, e le eccellenze non potranno superare il 20% dei punteggi più alti.
Questo serve a evitare il fenomeno delle “pagelle tutte uguali”, dove quasi tutti risultano eccellenti anche quando i risultati sono diversi.
La formazione diventa parte della valutazione. Non si guarda solo a ciò che il dipendente ha fatto, ma anche alla crescita delle competenze.
Il termine formazione continua significa aggiornamento costante: corsi, percorsi professionali e attività utili a migliorare il lavoro svolto.
Per esempio, un dirigente che guida un ufficio digitale dovrà dimostrare non solo di raggiungere gli obiettivi, ma anche di saper aggiornare competenze e squadra.
Per diventare dirigente di seconda fascia, la legge prevede tre canali:
50% dei posti tramite corso-concorso della Scuola nazionale dell’amministrazione;
20% tramite concorso pubblico;
30% tramite sviluppo di carriera del personale interno.
Il termine sviluppo di carriera indica la possibilità, per chi già lavora nella pubblica amministrazione, di accedere a ruoli superiori attraverso una procedura selettiva.
Questo significa che un funzionario pubblico con esperienza potrà concorrere per diventare dirigente, se ha i requisiti richiesti e supera valutazioni e prove.
Anche l’accesso alla dirigenza di prima fascia cambia: metà dei posti sarà coperta tramite concorso e metà tramite sviluppo di carriera dalla seconda fascia.
La progressione non sarà automatica. Saranno valutati risultati, obiettivi raggiunti, capacità di leadership e attitudini manageriali.
La legge delega il Governo a riformare gli Organismi indipendenti di valutazione, cioè gli organismi che controllano il funzionamento dei sistemi di valutazione nelle amministrazioni.
L’obiettivo è renderli più indipendenti, più competenti e meno legati alla singola amministrazione valutata.
Per i cittadini l’effetto atteso è una Pubblica Amministrazione più orientata ai risultati.
In concreto, la norma punta a migliorare:
tempi di risposta degli uffici;
qualità dei servizi;
responsabilità dei dirigenti;
merito interno;
trasparenza delle valutazioni.
Se funziona, il cittadino dovrebbe trovare uffici pubblici più efficienti, dirigenti più responsabili e servizi più misurabili.
Per i dipendenti pubblici cresce il peso della formazione, delle competenze e dei risultati.
Per i dirigenti aumenta la responsabilità nella gestione del personale. Non basterà amministrare: bisognerà saper valorizzare i collaboratori, guidare gruppi di lavoro e raggiungere obiettivi concreti.
Cambia il sistema di valutazione della Pubblica Amministrazione e vengono introdotte nuove regole per la carriera dei dirigenti pubblici.
Sono coinvolti dirigenti pubblici, funzionari, personale non dirigenziale, amministrazioni statali, enti pubblici e, in parte, regioni ed enti locali.
No. La legge prevede un progressivo superamento della valutazione solo gerarchica, introducendo anche valutazioni collegiali e, dove possibile, il contributo degli utenti esterni.
La legge è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 4 luglio 2026. Le singole misure operative richiederanno anche regolamenti e decreti attuativi.
Sì. I premi legati alla performance dovranno essere più proporzionati alla valutazione ottenuta e non potranno essere distribuiti in modo indistinto.
Sì, una quota dei posti sarà riservata allo sviluppo di carriera del personale interno, ma serviranno requisiti, prove e valutazioni positive.
Immaginiamo un condominio. Prima l’amministratore veniva valutato quasi solo dal presidente dell’assemblea. Ora, invece, si guarda anche se i lavori sono stati fatti, se le spese sono chiare, se i condomini sono soddisfatti e se l’amministratore sa gestire bene fornitori e problemi.
La Pubblica Amministrazione funziona in modo simile: non basta occupare un ruolo, bisogna dimostrare risultati, capacità e responsabilità.