Per anni migliaia di lavoratori hanno inviato curriculum senza sapere quale fosse la retribuzione prevista per la posizione offerta. In molti casi il tema dello stipendio emergeva soltanto dopo diversi colloqui o addirittura nella fase finale della selezione.
Con il nuovo Decreto Legislativo n. 96 del 2026, che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva, questo sistema è destinato a cambiare.
Dal 7 giugno 2026 entrano infatti in vigore nuove regole che obbligano i datori di lavoro a fornire informazioni economiche già nella fase di ricerca del personale.
L'obiettivo è rendere il mercato del lavoro più trasparente, ridurre le discriminazioni salariali e garantire una maggiore parità tra uomini e donne.
Secondo le istituzioni europee, una delle cause del divario retributivo tra uomini e donne nasce proprio nella fase di assunzione.
Quando il candidato non conosce la retribuzione prevista:
La nuova normativa punta quindi a rendere il processo di selezione più equilibrato e trasparente fin dall'inizio.
La novità più importante riguarda l'obbligo di comunicare informazioni retributive ai candidati.
Le imprese dovranno fornire:
Queste informazioni dovranno essere disponibili già nella fase di candidatura.
In pratica, il lavoratore potrà conoscere fin dall'inizio quale compenso è previsto per il ruolo.
Una delle modifiche più significative riguarda il divieto per i datori di lavoro di chiedere informazioni sugli stipendi percepiti nei precedenti rapporti di lavoro.
La regola vale sia durante i colloqui sia nelle procedure di selezione affidate a società esterne.
Questo significa che:
Uno degli obiettivi principali del decreto è contrastare il cosiddetto gender pay gap.
Gender pay gap significa differenza retributiva tra uomini e donne.
Se una lavoratrice ha percepito stipendi inferiori nel corso della propria carriera, l'abitudine di basare le nuove offerte sulla retribuzione precedente rischia di perpetuare la disparità.
Con il nuovo sistema la retribuzione dovrà essere collegata al valore della posizione e non alla storia salariale del candidato.
Il decreto prevede che gli avvisi e i bandi siano redatti secondo criteri neutrali rispetto al genere.
In pratica:
L'obiettivo è garantire pari opportunità fin dalla pubblicazione dell'offerta.
Le aziende dovranno rivedere molte procedure interne.
Sarà necessario:
Per molte imprese si tratta di un cambiamento culturale prima ancora che burocratico.
I vantaggi per i candidati sono numerosi.
Tra i principali:
Chi cerca lavoro potrà quindi valutare meglio le opportunità disponibili.
Immaginiamo due aziende che cercano un impiegato amministrativo.
Prima del decreto:
L'annuncio indicava soltanto "retribuzione commisurata all'esperienza".
Il candidato doveva affrontare diversi colloqui prima di conoscere la proposta economica.
Dopo il decreto:
L'annuncio potrebbe riportare:
"Retribuzione annua lorda compresa tra 28.000 e 32.000 euro secondo CCNL Commercio."
Il lavoratore conosce immediatamente le condizioni economiche e può decidere se candidarsi.
Trasparenza retributiva
Obbligo di rendere conoscibili i criteri utilizzati per determinare stipendi e progressioni economiche.
Fascia retributiva
Intervallo economico entro il quale può essere collocato lo stipendio previsto per una determinata posizione.
CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro)
Accordo che disciplina salari, diritti e doveri dei lavoratori di uno specifico settore.
Parità retributiva
Principio secondo cui uomini e donne devono ricevere la stessa retribuzione per lo stesso lavoro o per attività di pari valore.
Da quando si applicano le nuove regole?
Dal 7 giugno 2026.
Tutti gli annunci dovranno indicare lo stipendio?
Il decreto impone di fornire ai candidati informazioni sulla retribuzione iniziale o sulla relativa fascia retributiva.
Le aziende potranno ancora chiedere la busta paga precedente?
No. La normativa vieta di chiedere informazioni sulle retribuzioni percepite nei precedenti rapporti di lavoro.
La norma riguarda solo il settore privato?
No. Coinvolge sia il settore pubblico sia quello privato.
L'obiettivo è solo la parità uomo-donna?
La finalità principale è la parità retributiva, ma la maggiore trasparenza favorisce tutti i lavoratori.
Immaginiamo di acquistare una casa.
Nessuno accetterebbe di visitare dieci appartamenti senza conoscere il prezzo richiesto.
Eppure nel mercato del lavoro questo accade spesso: molte persone affrontano colloqui senza sapere quale sarà la retribuzione.
La nuova normativa introduce un principio molto semplice: chi offre un lavoro deve rendere note le condizioni economiche essenziali, proprio come avviene quando si mette in vendita un immobile.
La trasparenza permette ai candidati di fare scelte più consapevoli e rende il mercato del lavoro più equo.
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