Intelligenza artificiale, decreto 179/2026: controlli, formazione e nuove regole in Italia

Serie Generale N. 0 08/10/2026 Approfondimenti Pubblicato il 08/10/2026 22:20
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Decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179 · Gazzetta Ufficiale n. 234 dell'8 ottobre 2026

L'intelligenza artificiale è già presente negli uffici pubblici, nelle aziende, negli studi professionali, nelle scuole e negli ospedali. Ma chi controlla questi strumenti? Chi risponde quando vengono utilizzati per prendere decisioni? E quali competenze devono avere le persone che li impiegano?

Il decreto legislativo n. 179/2026 interviene proprio su questi temi, adeguando l'ordinamento italiano al regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, conosciuto come AI Act.

La novità non consiste nel vietare l'uso dell'IA, ma nel costruire un sistema di autorità, controlli, responsabilità e percorsi formativi. Le conseguenze interessano imprese, professionisti, dipendenti pubblici, operatori sanitari, insegnanti e cittadini.

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Che cos'è il decreto legislativo n. 179/2026

Il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'8 ottobre 2026, Serie Generale n. 234, a partire da pagina 15.

Si inserisce nel percorso di attuazione del regolamento (UE) 2024/1689, che stabilisce un quadro europeo per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale.

Il regolamento europeo è un atto normativo direttamente applicabile negli Stati membri secondo le proprie disposizioni. Il decreto legislativo è invece un atto adottato dal Governo sulla base di una delega parlamentare.

In questo caso il legislatore italiano disciplina aspetti nazionali dell'applicazione dell'AI Act, compresi i poteri delle autorità competenti e la formazione.

Non significa che ogni programma informatico venga trattato nello stesso modo. La disciplina europea distingue diversi sistemi e differenti livelli di rischio.

Chi controlla l'intelligenza artificiale in Italia

Il quadro normativo nazionale individua due autorità centrali:

 

AgID – Agenzia per l'Italia Digitale

È una delle autorità nazionali per l'intelligenza artificiale, con competenze previste dalla normativa in materia di applicazione, notifica e vigilanza.

 
 

ACN – Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale

È l'altra autorità nazionale designata, con funzioni specifiche nel sistema di controllo e attuazione della disciplina sull'IA.

Restano inoltre ferme le competenze di autorità settoriali, tra cui Banca d'Italia, CONSOB e IVASS, per gli ambiti previsti dalla normativa europea.

In parole semplici, non esiste un unico ufficio che controlla indistintamente qualsiasi impiego dell'intelligenza artificiale. Le responsabilità vengono distribuite secondo le competenze stabilite dalla legge.

Le imprese potranno sperimentare nuovi sistemi di IA

Un aspetto significativo riguarda gli spazi di sperimentazione normativa, conosciuti anche come regulatory sandbox.

Sono ambienti controllati nei quali è possibile sviluppare e sperimentare sistemi innovativi con il coinvolgimento delle autorità competenti, secondo procedure e condizioni specifiche.

Immaginiamo una piccola impresa italiana che sviluppa un sistema di intelligenza artificiale per assistere le amministrazioni nell'analisi di documenti complessi.

In un percorso di sperimentazione regolamentata, l'impresa può lavorare sulla conformità del proprio sistema alle norme applicabili.

Questo non equivale a un'esenzione generale dagli obblighi di legge. La sperimentazione serve proprio a favorire innovazione e rispetto delle regole.

Professionisti: l'intelligenza artificiale entra nella formazione

L'articolo 47 del decreto prevede che i corsi di formazione professionale iniziale e continua svolti dagli ordini professionali includano percorsi dedicati all'intelligenza artificiale.

La formazione comprende tre aspetti fondamentali.

  • Tecnico: comprendere il funzionamento degli strumenti, le tecniche di interrogazione, le potenzialità e i limiti.

  • Giuridico: conoscere il regolamento europeo e le norme italiane.

  • Deontologico: rispettare le responsabilità professionali, gli obblighi informativi e il principio della centralità della persona.

La deontologia professionale è l'insieme delle regole di comportamento e responsabilità che devono essere rispettate nell'esercizio di una professione.

Un commercialista, per esempio, può utilizzare un sistema di IA per organizzare informazioni o predisporre una bozza. Ma deve comunque considerare l'affidabilità del risultato e le responsabilità connesse alla propria attività.

La novità non è soltanto imparare a usare un software: è comprendere quando e come utilizzarlo correttamente.

Sanità: l'intelligenza artificiale entra nella formazione ECM

L'articolo 51 interviene sulla formazione continua dei professionisti sanitari.

Il decreto prevede percorsi di alfabetizzazione e formazione sull'impiego dei sistemi di intelligenza artificiale.

I contenuti riguardano il funzionamento degli strumenti, le regole applicabili e gli aspetti deontologici.

La formazione ECM, Educazione Continua in Medicina, è il sistema di aggiornamento professionale previsto per gli operatori sanitari.

Il provvedimento stabilisce inoltre che la Commissione nazionale per la formazione continua definisca, entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto, una specifica percentuale dell'obbligo formativo individuale triennale da dedicare a questi percorsi.

Questo è un dettaglio importante: il testo prevede l'inserimento della formazione sull'IA, ma la percentuale concreta deve essere definita dall'organismo competente.

Esempio pratico: un medico utilizza uno strumento di IA per supportare la lettura di informazioni cliniche. La formazione deve aiutarlo a comprenderne limiti, rischi e corrette modalità di utilizzo, senza confondere il supporto tecnologico con la responsabilità professionale.

Pubblica amministrazione: formazione e nuove competenze digitali

Il decreto dedica attenzione anche ai dipendenti pubblici.

L'articolo 40 prevede attività di indirizzo e coordinamento delle politiche di formazione, aggiornamento e riqualificazione professionale collegate all'intelligenza artificiale.

Il Ministro per la pubblica amministrazione deve definire linee guida sul quadro minimo delle competenze necessarie al personale, con il coinvolgimento delle autorità competenti e degli organismi previsti.

La Scuola nazionale dell'amministrazione e Formez PA partecipano, secondo le rispettive competenze, alle attività formative.

Pensiamo a un Comune che utilizza un sistema informatico per aiutare gli operatori a classificare le richieste dei cittadini.

Il personale deve essere in grado di comprendere il funzionamento dello strumento, individuarne gli errori e utilizzarlo nel rispetto dei diritti delle persone.

L'obiettivo è migliorare i servizi senza trasformare la tecnologia in una decisione incontrollabile.

Servizi per il lavoro: l'IA può aiutare, ma serve supervisione umana

L'articolo 48 riguarda direttamente i servizi per il lavoro.

Le amministrazioni competenti e i soggetti autorizzati o accreditati possono utilizzare sistemi di IA per orientamento professionale, incontro tra domanda e offerta, individuazione delle competenze e supporto all'inserimento lavorativo.

Il decreto richiede però la garanzia della supervisione umana, della trasparenza delle decisioni e della tutela dei diritti degli utenti e dei lavoratori.

La supervisione umana significa che il funzionamento del sistema non deve eliminare il controllo delle persone responsabili.

Esempio: un centro per l'impiego utilizza un programma per suggerire opportunità lavorative compatibili con il curriculum di un candidato.

Il software può supportare l'orientamento, ma deve essere utilizzato rispettando le garanzie previste dalla legge, senza considerare automaticamente infallibili le sue valutazioni.

Scuole e formazione degli adulti: imparare a comprendere l'IA

Il decreto dedica disposizioni anche al sistema educativo.

L'articolo 36 riguarda la formazione degli studenti e lo sviluppo di competenze per un utilizzo consapevole, critico e responsabile dell'intelligenza artificiale.

L'articolo 39 riguarda invece i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti, i CPIA, che possono favorire percorsi di alfabetizzazione sull'impiego di questi strumenti.

La alfabetizzazione all'intelligenza artificiale non significa necessariamente imparare a programmare un algoritmo.

Significa, per esempio, saper riconoscere che un sistema può generare informazioni inesatte, capire quali dati sia opportuno condividere e verificare i risultati prima di utilizzarli.

Per uno studente, un lavoratore o una persona che desidera reinserirsi nel mercato del lavoro, queste competenze possono diventare sempre più importanti.

Intelligenza artificiale ed equo compenso: che cosa cambia

L'articolo 49 affronta un tema particolarmente interessante per i professionisti: il rapporto tra utilizzo dell'intelligenza artificiale e compenso professionale.

La norma prevede che l'impiego di sistemi di IA possa comportare una modulazione dell'equo compenso, secondo parametri che tengano conto anche della classificazione di rischio del sistema utilizzato.

L'equo compenso è il principio secondo cui la remunerazione di determinate prestazioni professionali deve rispettare criteri di proporzionalità e adeguatezza nei casi disciplinati dalla legge.

Non significa che ogni professionista che utilizza l'IA debba automaticamente ridurre la propria parcella.

Il testo introduce un criterio da considerare nel quadro delle regole applicabili e dei successivi adeguamenti previsti.

Quali conseguenze per cittadini, professionisti e imprese

Le conseguenze del decreto non sono identiche per tutti.

Destinatari

Conseguenze principali

Professionisti iscritti agli ordini

Percorsi formativi sull'uso dell'IA

Operatori sanitari

Formazione sull'IA nell'ambito ECM

Dipendenti pubblici

Nuove competenze e percorsi di aggiornamento

Servizi per il lavoro

Utilizzo dell'IA con supervisione umana e trasparenza

Imprese innovative

Possibilità di partecipare a spazi di sperimentazione

Studenti e adulti

Percorsi educativi e di alfabetizzazione

Cittadini

Maggiori garanzie attraverso il quadro di regole e controlli

La distinzione fondamentale è tra ciò che la norma prevede direttamente e ciò che richiede ulteriori interventi attuativi.

Non tutti i corsi, i programmi o gli strumenti amministrativi diventano immediatamente disponibili il giorno della pubblicazione.

FAQ – Domande frequenti

1. L'Italia ha approvato una nuova legge sull'intelligenza artificiale?

Il decreto legislativo n. 179/2026 adegua la normativa italiana a specifiche disposizioni del regolamento europeo 2024/1689, inserendosi nel quadro nazionale già esistente.

2. Chi controlla l'utilizzo dell'intelligenza artificiale?

AgID e ACN sono autorità nazionali per l'IA. Restano le competenze delle altre autorità nei rispettivi settori.

3. I professionisti dovranno seguire corsi sull'IA?

L'articolo 47 prevede l'inclusione di percorsi sull'intelligenza artificiale nella formazione iniziale e continua svolta dagli ordini professionali. L'organizzazione concreta dipende dalle disposizioni applicabili ai singoli ordinamenti.

4. I medici dovranno ottenere crediti ECM sull'intelligenza artificiale?

Il decreto prevede percorsi formativi nell'ECM e demanda alla Commissione nazionale competente la definizione della percentuale dell'obbligo formativo triennale da destinare a tali attività.

5. Un centro per l'impiego può usare l'IA per suggerire candidati alle aziende?

Sì, nei limiti della normativa applicabile e garantendo supervisione umana, trasparenza e tutela dei diritti.

6. Le scuole dovranno insegnare l'intelligenza artificiale?

Il decreto prevede attività formative e aggiornamenti dei riferimenti educativi. L'attuazione concreta segue le disposizioni previste per il sistema scolastico.

7. Usare ChatGPT o altri strumenti di IA diventa illegale?

No. Il decreto non introduce un divieto generale di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. Restano applicabili gli obblighi e i divieti previsti dalle norme europee e nazionali per i diversi impieghi.

8. L'uso dell'IA riduce automaticamente il compenso dei professionisti?

No. La norma contempla una possibile modulazione dell'equo compenso secondo criteri specifici, non una riduzione automatica per qualsiasi utilizzo.

Paragone semplice per capire la norma

Immaginiamo un'azienda che acquista una macchina molto avanzata, capace di svolgere in pochi minuti attività che prima richiedevano ore.

Il proprietario non può limitarsi a collegarla alla corrente e affidarle tutto il lavoro.

Deve sapere come funziona, formare i dipendenti, controllare i risultati e rispettare le regole di sicurezza.

Con l'intelligenza artificiale il principio è simile.

La tecnologia può velocizzare attività e aiutare le persone, ma deve essere utilizzata con competenza, controlli e responsabilità.

Il decreto legislativo n. 179/2026 interviene proprio per organizzare una parte di questo sistema di garanzie.

La vera novità non è soltanto poter usare l'intelligenza artificiale, ma sapere chi la controlla, chi deve essere formato e quali responsabilità restano alle persone.

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