Nella Gazzetta Ufficiale del 26 agosto 2026 compare una procedura che, letta velocemente, può sembrare comprensibile soltanto agli addetti ai lavori: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy assegna diritti d’uso delle frequenze nella banda 24,25-26,5 GHz, suddivisi in lotti regionali e nazionali da 200 MHz.
Per un singolo lotto nazionale il prezzo minimo indicato arriva a 25.726.212 euro. In Lombardia un lotto regionale parte invece da 4.397.959 euro, mentre in territori più piccoli gli importi sono molto inferiori.
Ma la domanda che interessa davvero il cittadino è un’altra:
che cosa sono queste frequenze e perché qualcuno dovrebbe pagare milioni di euro per poterle utilizzare?
Quando la Gazzetta parla di “lotti”, non dobbiamo immaginare appezzamenti di terreno, edifici o beni materiali.
Qui il bene in gioco è lo spettro radio.
Intorno a noi viaggiano continuamente segnali elettromagnetici utilizzati per trasmettere informazioni senza fili.
Televisione, radio, telefonia mobile, Wi-Fi e molte altre comunicazioni radio funzionano grazie all'utilizzo di determinate porzioni dello spettro.
Per evitare che tutti trasmettano sulle stesse frequenze creando interferenze, il loro utilizzo è regolamentato.
Ecco perché determinate porzioni dello spettro possono diventare una risorsa estremamente importante.
GHz significa gigahertz.
L’hertz è l’unità utilizzata per misurare la frequenza di un’onda.
Quando nella Gazzetta leggiamo 24,25-26,5 GHz, stiamo quindi identificando una particolare fascia dello spettro radio.
Non significa che il Ministero stia mettendo in vendita “26 miliardi di qualcosa”.
Sta identificando una precisa zona dello spettro elettromagnetico all’interno della quale possono essere realizzati determinati sistemi di comunicazione radio.
Qui possiamo utilizzare un esempio molto semplice.
Immaginiamo lo spettro radio come una gigantesca autostrada.
La banda 24,25-26,5 GHz rappresenta un tratto di questa autostrada.
Il Ministero suddivide una parte dello spazio disponibile in corsie da 200 MHz.
Il “lotto” rappresenta, semplificando, il diritto a utilizzare una di queste corsie secondo le condizioni stabilite dalle autorità.
La Gazzetta prevede fino a cinque lotti nazionali da 200 MHz e fino a due lotti da 200 MHz con estensione geografica regionale per ciascun territorio previsto dalla procedura.
Quindi non viene venduto un oggetto.
Viene assegnato un diritto d’uso.
Qui entra in gioco la tecnologia.
Le frequenze intorno ai 26 GHz appartengono alla parte dello spettro che può essere utilizzata per comunicazioni wireless ad altissima capacità, comprese applicazioni legate alle reti mobili di nuova generazione.
Una caratteristica importante delle frequenze così elevate è la possibilità di disporre di ampie quantità di banda.
Tradotto in termini quotidiani: maggiore spazio radio può consentire di trasportare grandi quantità di dati.
È un po’ come confrontare una strada a una corsia con un’autostrada a molte corsie: quando c’è molto traffico, avere più spazio può fare una grande differenza.
Perché non esiste una frequenza perfetta per tutto.
Le frequenze più basse hanno generalmente caratteristiche molto utili quando bisogna coprire grandi distanze e penetrare meglio all’interno degli edifici.
Le frequenze molto elevate, come quelle della banda dei 26 GHz, possono invece offrire molta capacità, ma hanno una propagazione più limitata e sono maggiormente influenzate dagli ostacoli.
Questo significa che possono essere particolarmente interessanti dove occorre concentrare molta capacità in un'area relativamente circoscritta.
Pensiamo, per esempio, a zone con moltissime persone e dispositivi collegati contemporaneamente oppure ad ambienti industriali e professionali nei quali servono collegamenti wireless ad alte prestazioni.
Immaginiamo uno stadio con decine di migliaia di persone.
Prima della partita migliaia di spettatori prendono contemporaneamente lo smartphone.
Qualcuno invia un video, qualcuno pubblica fotografie, altri guardano contenuti online o utilizzano applicazioni.
Il problema non è semplicemente “avere campo”.
Bisogna avere abbastanza capacità per gestire contemporaneamente un'enorme quantità di traffico.
È in scenari ad alta densità di questo tipo che grandi disponibilità di spettro possono diventare particolarmente interessanti per le reti wireless.
Immaginiamo uno stabilimento industriale nel quale macchinari, sensori, telecamere e sistemi informatici devono comunicare rapidamente.
Invece di pensare soltanto alla rete mobile come allo smartphone che abbiamo in tasca, possiamo immaginare infrastrutture wireless utilizzate per collegare apparecchiature e sistemi professionali.
È uno dei motivi per cui lo spettro radio rappresenta anche una risorsa industriale.
Perché due soggetti che utilizzassero liberamente la stessa risorsa radio nello stesso territorio potrebbero interferire tra loro.
Torniamo alla nostra autostrada.
Se ognuno potesse decidere autonomamente dove creare una corsia, il risultato sarebbe il caos.
Lo spettro deve quindi essere organizzato.
Le autorità stabiliscono quali bande possono essere utilizzate, per quali servizi e secondo quali condizioni.
La procedura pubblicata in Gazzetta riguarda proprio l’assegnazione dei diritti d’uso di questa risorsa.
Questa cifra acquista un significato diverso quando capiamo che non stiamo parlando di “aria”.
Il diritto d’uso permette all'aggiudicatario di accedere a una risorsa radio regolamentata secondo le condizioni della procedura.
La Gazzetta stabilisce per un lotto nazionale da 200 MHz un prezzo minimo di riserva di 25.726.212 euro.
“Prezzo minimo di riserva” significa che quella cifra costituisce la soglia economica minima indicata per il lotto nella procedura.
Non va quindi interpretata automaticamente come il prezzo finale che sarà effettivamente pagato.
Ed ecco un altro dato interessante.
Il prezzo minimo di un lotto regionale da 200 MHz è:
Lombardia: 4.397.959 euro
Valle d'Aosta: 53.465 euro
La stessa quantità nominale di spettro, 200 MHz, presenta quindi prezzi minimi molto differenti a seconda dell'area geografica.
Questo ci permette di capire un concetto importante: il diritto d'uso non è definito soltanto dalla quantità di spettro, ma anche dal territorio nel quale può essere esercitato.
È simile, con tutte le differenze del caso, a ciò che accade con un locale commerciale: cento metri quadrati rimangono cento metri quadrati, ma il loro valore può cambiare enormemente a seconda del luogo in cui si trovano.
Nel linguaggio comune possiamo essere tentati di dirlo, ma è più corretto parlare di assegnazione di diritti d’uso delle frequenze.
Ed è proprio questa l’espressione utilizzata dalla Gazzetta.
La distinzione è importante.
Non significa che una parte dello spettro venga ceduta definitivamente come si venderebbe un appartamento.
L’aggiudicatario ottiene il diritto di utilizzare determinate frequenze secondo le regole e le condizioni previste.
Domani mattina il cittadino non riceverà automaticamente più segnale sul telefono perché è stato pubblicato questo bando.
L’effetto è più indiretto.
La gestione dello spettro determina quali risorse radio possono essere utilizzate dagli operatori e costituisce quindi una delle basi sulle quali possono essere sviluppate infrastrutture e servizi wireless.
Per questo una gara apparentemente molto tecnica riguarda, in realtà, una risorsa che sta dietro a una parte importante della nostra vita digitale.
La procedura pubblicata dal MIMIT prevede fino a cinque lotti nazionali da 200 MHz e lotti territoriali regionali/provinciali.
Per ciascun lotto nazionale da 200 MHz il prezzo minimo è 25.726.212 euro.
Per partecipare, la domanda deve essere inviata tramite PEC dalle ore 9:00 del 23 settembre 2026 alle 23:59:59 del 25 settembre 2026.
Le offerte iniziali devono invece essere trasmesse dal 2 al 4 novembre 2026.
Che cosa compra chi vince la gara?
Più precisamente non “compra una frequenza”: ottiene un diritto d’uso delle frequenze comprese nel lotto aggiudicato, secondo le condizioni della procedura.
Che cosa significa 26 GHz?
Indica una zona dello spettro radio caratterizzata da frequenze molto elevate. GHz significa gigahertz.
Che cos'è un lotto da 200 MHz?
È una porzione di spettro radio larga 200 MHz alla quale la procedura associa un determinato ambito geografico.
A cosa possono servire frequenze di questo tipo?
Possono essere impiegate in sistemi di comunicazione wireless ad alta capacità e sono particolarmente interessanti per applicazioni nelle quali occorre gestire grandi quantità di dati in aree relativamente circoscritte.
Perché possono valere milioni di euro?
Perché lo spettro utilizzabile è una risorsa limitata e regolamentata. Il valore economico deriva dal diritto di utilizzare quella risorsa secondo le condizioni stabilite e dal potenziale impiego nelle reti e nei servizi di comunicazione.
Perché i prezzi cambiano da regione a regione?
La Gazzetta stabilisce prezzi minimi differenti a seconda dell’area geografica. Quindi il diritto d'uso è legato non soltanto alla quantità di spettro assegnata, ma anche al territorio interessato.
Significa che avremo immediatamente un 5G più veloce?
No. L’assegnazione dello spettro è un passaggio regolatorio e infrastrutturale. Gli effetti concreti dipenderanno dall'utilizzo successivo delle frequenze e dagli investimenti nelle reti.
Immaginiamo che sopra ogni città esista un’autostrada invisibile sulla quale viaggiano informazioni invece di automobili.
Le corsie sono limitate.
Se tutti potessero utilizzarle contemporaneamente senza regole, si creerebbero interferenze e il sistema non funzionerebbe correttamente.
Lo Stato organizza quindi queste corsie e attribuisce determinati diritti d’uso.
Nella procedura del 26 agosto alcune di queste “corsie” sono larghe 200 MHz.
E per poter utilizzare una di quelle nazionali, la base economica indicata dalla Gazzetta supera 25,7 milioni di euro.
A quel punto la notizia non è più soltanto:
“pubblicato un bando sulle frequenze”.
La vera notizia per il cittadino diventa:
lo Stato sta decidendo chi potrà utilizzare una parte preziosa dell’autostrada invisibile sulla quale viaggiano le comunicazioni digitali del futuro.
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