Un deficit pubblico pari al 9,3% del PIL, una spesa cresciuta molto più rapidamente del percorso concordato e un debito pubblico in aumento. Sono i numeri che hanno portato il Consiglio dell'Unione europea a stabilire che la Romania non ha dato seguito effettivo alle raccomandazioni ricevute per correggere il proprio disavanzo eccessivo.
La vicenda è contenuta nella Decisione (UE) 2026/1413 del Consiglio, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 24 agosto 2026, 2ª Serie Speciale – Unione Europea, n. 66. La decisione si basa sull'articolo 126, paragrafo 8, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
È una questione che riguarda direttamente la Romania, ma è interessante per tutti i cittadini europei perché permette di capire come funzionano concretamente le regole UE sui bilanci nazionali.
Quando uno Stato accumula un deficit considerato eccessivo, infatti, Bruxelles non si limita a fotografare il problema: viene definito un percorso di correzione e vengono successivamente controllati i risultati.
Nel caso rumeno, il Consiglio ritiene che quel percorso non sia stato seguito in maniera sufficiente.
Quando si parla di deficit pubblico si rischia facilmente di confonderlo con il debito pubblico.
Sono due concetti differenti.
Il deficit pubblico, o disavanzo, indica sostanzialmente la differenza negativa tra entrate e uscite delle amministrazioni pubbliche in un determinato periodo.
Il debito pubblico, invece, rappresenta l'ammontare complessivo delle passività accumulate nel tempo dal settore pubblico secondo le regole statistiche utilizzate a livello europeo.
Un esempio aiuta a capire.
Immaginiamo una famiglia che durante l'anno incassi 40.000 euro ma ne spenda 45.000.
I 5.000 euro mancanti rappresentano, in modo molto semplificato, il suo deficit annuale.
Se quella famiglia ha anche mutui e altri debiti accumulati negli anni precedenti per 100.000 euro, quella cifra rappresenta invece lo stock del debito.
Per uno Stato il meccanismo è enormemente più complesso, ma la distinzione di fondo è questa.
Secondo i dati riportati nella decisione europea, il disavanzo delle amministrazioni pubbliche della Romania è passato dal 6,6% del PIL nel 2023 al 9,3% nel 2024.
Il risultato è stato inoltre peggiore del 7,9% precedentemente notificato dalla Romania nell'autunno 2024.
Secondo le previsioni di primavera 2025 della Commissione citate nella decisione, il deficit sarebbe poi dovuto scendere all'8,6% del PIL nel 2025.
Il problema, dunque, non consiste soltanto nell'esistenza di un deficit.
È soprattutto la sua dimensione e la capacità dello Stato di riportarlo progressivamente sotto controllo.
Contemporaneamente è cresciuto il rapporto tra debito pubblico e PIL.
Alla fine del 2023 era pari al 48,9%.
Alla fine del 2024 era arrivato al 54,8%.
Secondo le proiezioni della Commissione riportate nel provvedimento, avrebbe raggiunto il 59,4% del PIL entro la fine del 2025, proprio a causa degli elevati disavanzi pubblici.
In un solo anno, quindi, il rapporto debito/PIL indicato nel documento è aumentato di quasi sei punti percentuali.
Per comprendere la decisione bisogna conoscere la procedura per i disavanzi eccessivi.
Con questa espressione si indica il meccanismo previsto dalle regole europee per affrontare situazioni nelle quali i conti pubblici di uno Stato membro presentano un disavanzo eccessivo e devono essere riportati su un percorso di correzione.
La base giuridica della decisione pubblicata in Gazzetta è l'articolo 126 del TFUE, cioè il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Il principio richiamato dal Consiglio è semplice: gli Stati membri devono evitare disavanzi pubblici eccessivi.
La disciplina rientra nel quadro del Patto di stabilità e crescita, che mira a favorire finanze pubbliche sane e una correzione tempestiva degli squilibri.
La situazione rumena ha una storia lunga.
Il 3 aprile 2020 il Consiglio aveva già accertato l'esistenza di un disavanzo eccessivo in Romania e aveva formulato una raccomandazione affinché la situazione venisse corretta entro il 2022.
Nel giugno 2021, tenendo conto della forte contrazione economica provocata dalla pandemia di Covid-19, il percorso era stato rivisto e il termine spostato al 2024.
Ma il problema non è stato risolto.
Il 26 luglio 2024 il Consiglio aveva già stabilito che la Romania non aveva adottato misure efficaci in risposta alla precedente raccomandazione.
Si arriva così al nuovo quadro di bilancio europeo.
Il 25 ottobre 2024 la Romania ha presentato il proprio primo piano nazionale strutturale di bilancio di medio termine, previsto dal regolamento UE 2024/1263.
Il piano copre il periodo 2025-2028 e prevede un aggiustamento di bilancio distribuito su sette anni.
Il 21 gennaio 2025 il Consiglio ha approvato il piano e, nello stesso giorno, ha adottato una nuova raccomandazione chiedendo alla Romania di porre fine alla situazione di disavanzo eccessivo entro il 2030.
Qui entra in gioco una delle novità più importanti del nuovo sistema europeo: il controllo della spesa netta.
La spesa netta è l'indicatore di spesa utilizzato dal nuovo quadro europeo per seguire il percorso di bilancio di uno Stato.
La definizione tecnica riportata nella Gazzetta considera la spesa pubblica escludendo alcune componenti, tra cui la spesa per interessi, determinate misure discrezionali sul lato delle entrate, programmi interamente finanziati dall'Unione, cofinanziamenti nazionali di programmi UE, componenti cicliche dei sussidi di disoccupazione e misure una tantum o temporanee.
Per il cittadino è possibile immaginarla come una sorta di “contatore” utilizzato dall'UE per capire se la spesa di uno Stato si sta muovendo lungo il percorso concordato.
Non coincide quindi semplicemente con tutta la spesa presente nel bilancio pubblico.
Il percorso concordato prevedeva tassi massimi di crescita della spesa netta molto precisi:
Rispetto al 2023, il percorso corrispondeva a una crescita cumulata massima del 20,2% nel 2025, 26% nel 2026, 31,9% nel 2027, 37,6% nel 2028, 43,3% nel 2029 e 49% nel 2030.
Il Consiglio aveva inoltre fissato il 30 aprile 2025 come termine entro il quale la Romania avrebbe dovuto adottare un seguito effettivo alla raccomandazione e presentare le misure necessarie insieme alla relazione annuale sui progressi.
La decisione rileva però che tale relazione annuale non era stata presentata.
È qui che i numeri diventano decisivi.
Nel 2024 la spesa netta è aumentata del 19,9%.
Per il 2025, le previsioni di primavera della Commissione utilizzate nella decisione stimavano una crescita del 5,4%, superiore al limite raccomandato del 5,1%.
Preso isolatamente, uno scostamento di 0,3 punti percentuali potrebbe sembrare contenuto.
Ma il quadro cambia osservando l'andamento cumulato.
Per il 2024 e 2025 insieme, la Commissione prevedeva una crescita cumulata della spesa netta del 26,4%, mentre il valore massimo indicato dal percorso era del 20,2%.
Lo scostamento equivale, secondo la decisione, all'1,7% del PIL.
Il documento europeo fornisce anche alcuni elementi per capire cosa è successo.
Nel 2024 la spesa pubblica corrente è cresciuta del 18,7% rispetto al 2023.
In particolare:
Sono aumenti consistenti e, secondo la valutazione europea, spiegano in larga misura lo scostamento rispetto al percorso previsto.
La decisione non dice che Bucarest sia rimasta completamente immobile.
Alla fine del 2024 era stato adottato un pacchetto di risanamento dei conti.
Tra le misure citate figurano il congelamento nominale delle retribuzioni e delle pensioni e interventi per aumentare le entrate, compresa la soppressione di alcune agevolazioni fiscali concesse a diversi settori.
Secondo la Commissione, queste misure contribuivano alla prevista riduzione del deficit dal 9,3% del 2024 all'8,6% nel 2025.
Ma non sono state considerate sufficienti.
Il documento evidenzia anche un altro elemento.
La revisione del quadro normativo fiscale prevista dal piano rumeno era considerata fondamentale per raggiungere gli obiettivi di bilancio del 2025 e del 2026.
Avrebbe dovuto entrare in vigore entro il 1° aprile 2025.
Secondo la decisione, ciò non è avvenuto entro il termine raccomandato.
Il problema europeo, quindi, non riguarda esclusivamente il valore finale del deficit.
Riguarda anche l'attuazione concreta delle riforme e delle misure che erano state inserite nel percorso concordato.
Dopo aver esaminato i dati, il Consiglio arriva a una conclusione netta.
Le misure adottate dalla Romania non sono state sufficienti.
Secondo il documento, la spesa netta è cresciuta molto più rapidamente di quanto raccomandato e il persistere di un deficit elevato mette a rischio la correzione della situazione entro il 2030.
Il Consiglio aggiunge che non emergono “fattori significativi” attenuanti capaci di modificare questa valutazione. Al contrario, gli elevati rischi per la sostenibilità di bilancio a medio termine vengono considerati un elemento aggravante.
L'articolo 1 della decisione stabilisce quindi formalmente:
la Romania non ha dato seguito effettivo alla raccomandazione del Consiglio del 21 gennaio 2025.
Qui è importante non andare oltre ciò che dice il provvedimento pubblicato in questa Gazzetta.
La decisione accerta formalmente il mancato seguito effettivo alla raccomandazione.
Il documento pubblicato non stabilisce, nei suoi due articoli dispositivi, una specifica multa, una nuova tassa per i cittadini rumeni o un determinato taglio automatico alla spesa.
L'articolo 1 contiene l'accertamento sul mancato seguito; l'articolo 2 stabilisce che la Romania è destinataria della decisione.
La conseguenza certa che possiamo ricavare da questo fascicolo è dunque l'avanzamento della valutazione europea nell'ambito della procedura per disavanzo eccessivo.
Eventuali ulteriori misure devono essere valutate sulla base degli atti successivi della procedura e non possono essere date per automatiche leggendo soltanto questa decisione.
No.
La decisione europea valuta l'andamento complessivo dei conti e il rispetto del percorso concordato.
Il documento cita la forte crescita delle retribuzioni pubbliche e dei trasferimenti sociali perché queste componenti hanno contribuito all'aumento della spesa.
Ma non contiene un articolo che ordini, per esempio, di ridurre una determinata pensione o uno specifico stipendio.
Questa distinzione è fondamentale.
L'UE stabilisce e sorveglia il percorso di bilancio previsto dalle regole comuni; le scelte concrete attraverso cui raggiungere gli obiettivi coinvolgono le politiche nazionali nel quadro delle regole applicabili.
La decisione riguarda la Romania, ma il meccanismo è importante anche per capire il funzionamento delle regole europee che interessano gli Stati membri.
Il nuovo sistema mette al centro percorsi pluriennali e l'andamento della spesa netta.
Per il cittadino italiano il messaggio principale non è quindi “la Romania viene punita”, ma un altro: i programmi di bilancio concordati a livello europeo vengono monitorati nel tempo e il Consiglio può formalmente constatare quando le misure adottate non sono considerate efficaci.
Il caso rumeno è una dimostrazione concreta di questo meccanismo.
La decisione non introduce direttamente nuove imposte o tagli specifici.
Tuttavia, quando un governo deve ridurre un deficit molto elevato, le politiche di bilancio possono inevitabilmente avere conseguenze sull'economia reale.
Il documento stesso mostra alcuni esempi di misure già adottate dalla Romania: congelamento nominale di pensioni e retribuzioni pubbliche, eliminazione di determinate agevolazioni fiscali e interventi sulle entrate.
Per una famiglia, quindi, il tema può tradursi in decisioni che riguardano trasferimenti pubblici, imposte o dinamica delle retribuzioni pubbliche.
Per un'impresa può significare modifiche fiscali o eliminazione di agevolazioni.
Ma bisogna distinguere queste possibili scelte nazionali dall'atto europeo pubblicato in Gazzetta: la Decisione 2026/1413 non prescrive nel dispositivo una specifica misura fiscale da applicare a cittadini o aziende.
Immaginiamo una famiglia che ogni anno incassi 50.000 euro ma continui a spenderne molti di più.
Dopo diversi anni concorda con la banca un piano.
La banca non le dice necessariamente: “devi eliminare questa precisa spesa”.
Le dice invece: “la tua spesa complessiva deve crescere entro questi limiti, così potrai riportare gradualmente sotto controllo i conti”.
La famiglia presenta il piano, ma successivamente la spesa aumenta molto più del previsto.
A quel punto la banca controlla i numeri e conclude che il piano non è stato rispettato efficacemente.
Naturalmente uno Stato non è una famiglia e l'economia pubblica è molto più complessa. Ma il paragone aiuta a comprendere il principio del controllo europeo.
Possiamo immaginare anche un Comune con entrate insufficienti rispetto alle spese.
Viene predisposto un programma pluriennale: non occorre sistemare tutto in un solo anno, ma bisogna dimostrare progressivamente che la traiettoria sta migliorando.
Se nel primo periodo la spesa cresce invece molto più rapidamente del previsto, il problema non è soltanto “quanto debito c'è”.
Diventa importante anche chiedersi se il piano di risanamento sia ancora credibile.
È questo il punto centrale della decisione sulla Romania.
Il quadro descritto nella decisione può essere riassunto con alcuni numeri:
6,6% – deficit/PIL della Romania nel 2023.
9,3% – deficit/PIL nel 2024.
8,6% – deficit/PIL previsto dalla Commissione per il 2025 nelle previsioni utilizzate dalla decisione.
48,9% – debito/PIL alla fine del 2023.
54,8% – debito/PIL alla fine del 2024.
59,4% – debito/PIL previsto entro la fine del 2025.
19,9% – crescita della spesa netta nel 2024.
26,4% – crescita cumulata della spesa netta prevista per 2024-2025.
20,2% – crescita cumulata massima indicata nel percorso europeo per il 2025 rispetto al 2023.
Che cosa ha deciso esattamente l'Unione europea?
Il Consiglio ha stabilito che la Romania non ha dato seguito effettivo alla raccomandazione del 21 gennaio 2025 relativa alla correzione del disavanzo eccessivo.
Quanto è alto il deficit della Romania?
La decisione riporta per il 2024 un deficit pari al 9,3% del PIL, contro il 6,6% del 2023. Le previsioni di primavera 2025 della Commissione utilizzate nel documento indicavano l'8,6% per il 2025.
Quanto è alto il debito pubblico rumeno?
Il rapporto debito/PIL è passato dal 48,9% alla fine del 2023 al 54,8% alla fine del 2024. La Commissione ne prevedeva l'aumento al 59,4% entro la fine del 2025.
Entro quando la Romania dovrebbe correggere il disavanzo eccessivo?
La raccomandazione del Consiglio del 21 gennaio 2025 indica come obiettivo la correzione entro il 2030.
Che cos'è la spesa netta?
È un indicatore della spesa pubblica che esclude alcune componenti individuate dalla normativa europea, tra cui interessi, determinate spese finanziate dall'UE, componenti cicliche dei sussidi di disoccupazione e misure una tantum o temporanee.
La Romania ha superato il limite previsto per il 2025?
Le previsioni utilizzate dalla decisione indicavano una crescita della spesa netta del 5,4% nel 2025 contro un massimo raccomandato del 5,1%. Più significativo è lo scostamento cumulato 2024-2025: 26,4% previsto contro un massimo del 20,2%.
L'UE ha già imposto una multa alla Romania con questa decisione?
Non in questo atto. I due articoli della Decisione 2026/1413 accertano il mancato seguito effettivo e individuano la Romania come destinataria. Non stabiliscono una specifica sanzione pecuniaria.
L'UE ha ordinato di tagliare le pensioni?
La decisione non contiene un ordine specifico di questo tipo. Ricorda invece che la Romania aveva già adottato un congelamento nominale di pensioni e retribuzioni come parte del proprio pacchetto di risanamento.
Perché la questione riguarda anche gli altri cittadini europei?
Perché mostra concretamente come funziona la sorveglianza europea dei bilanci nazionali: vengono concordati percorsi pluriennali, monitorata la crescita della spesa e valutata l'efficacia delle misure adottate dagli Stati.
Pensiamo a un'automobile che deve percorrere una lunga discesa.
Il problema non è soltanto sapere a quale velocità arriverà alla fine. Bisogna controllare continuamente se sta rispettando la traiettoria e la velocità previste.
La Romania aveva un percorso di rientro che arrivava fino al 2030.
Il Consiglio ha controllato il “tachimetro” della spesa e ha rilevato che la crescita è stata troppo elevata rispetto alla traiettoria concordata.
La Decisione UE 2026/1413 equivale quindi, semplificando, a una comunicazione ufficiale: il percorso non sta procedendo come previsto e le misure adottate finora non sono considerate sufficienti.
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