Aumento stipendi pubblici 2026 del 2,48%: chi ne ha diritto e da quando

Serie Generale N. 0 22/08/2026 Approfondimenti Pubblicato il 22/08/2026 21:20
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Un aumento del 2,48% con decorrenza dal 1° gennaio 2026 per specifiche categorie del pubblico impiego.

È una delle notizie principali contenute nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 194 del 22 agosto 2026, che pubblica il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 luglio 2026 dedicato all'adeguamento del trattamento economico del personale non contrattualizzato.

Il provvedimento interessa, tra gli altri, docenti e ricercatori universitari e determinate qualifiche delle Forze armate e dei Corpi di polizia.

Ma attenzione: non si tratta di un aumento generalizzato per tutti i dipendenti pubblici.

Vediamo chi è interessato, da quando decorre l'adeguamento e soprattutto da dove arriva la percentuale del 2,48%.

Cosa stabilisce il decreto

Il DPCM stabilisce che, a decorrere dal 1° gennaio 2026, vengono incrementate del 2,48% le misure degli stipendi, dell'indennità integrativa speciale e degli assegni fissi e continuativi delle categorie individuate dal provvedimento.

Il decreto precisa inoltre che il calcolo riguarda le misure in vigore alla data del 1° gennaio 2025.

Questo dettaglio è importante: il 2,48% non deve essere interpretato semplicemente come un aumento indistinto dell'intera busta paga di qualsiasi dipendente pubblico.

Il decreto individua sia le categorie interessate sia le voci retributive alle quali si applica l'adeguamento.

Chi riceve l'aumento del 2,48%

L'articolo 1 del decreto indica espressamente:

  • docenti universitari;
  • ricercatori universitari;
  • ufficiali superiori delle Forze armate;
  • ufficiali generali e ammiragli delle Forze armate;
  • personale con gradi e qualifiche corrispondenti dei Corpi di polizia civili e militari.

Nelle premesse del DPCM viene inoltre richiamato il sistema previsto dall'articolo 24 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, che comprende il personale interessato dal meccanismo di adeguamento annuale.

La regola fondamentale da ricordare è quindi questa:

il +2,48% pubblicato nella Gazzetta del 22 agosto non è un aumento destinato automaticamente a tutti i lavoratori della Pubblica amministrazione.

Riguarda il personale individuato dalla specifica disciplina.

Da quando parte l'aumento

La decorrenza indicata dal decreto è il 1° gennaio 2026.

Il DPCM è datato 13 luglio 2026 ed è stato registrato alla Corte dei conti il 4 agosto 2026, per poi essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 agosto.

La decorrenza economica indicata dal provvedimento è però precedente alla pubblicazione: 1° gennaio 2026.

Questo significa che l'adeguamento non parte semplicemente dal mese di agosto.

La data da prendere come riferimento per gli effetti economici stabiliti dal decreto è gennaio 2026.

Perché proprio il 2,48%

La percentuale non è stata scelta arbitrariamente.

Il meccanismo deriva dall'articolo 24 della legge 23 dicembre 1998, n. 448.

La norma prevede un adeguamento annuale collegato agli incrementi medi registrati per i dipendenti pubblici contrattualizzati.

Nel DPCM viene richiamata una comunicazione dell'ISTAT del 4 marzo 2026.

Secondo quanto riportato nel decreto, la variazione complessiva delle retribuzioni contrattuali pro capite dei dipendenti pubblici — esclusi il personale di magistratura e i dirigenti non contrattualizzati — tra il 2024 e il 2025 è risultata pari al 2,48%.

Da qui nasce la percentuale applicata per il 2026.

Che cos'è l'adeguamento automatico delle retribuzioni

Il concetto può sembrare complicato, ma il principio è abbastanza semplice.

L'adeguamento retributivo è un meccanismo previsto dalla legge per aggiornare annualmente determinate retribuzioni prendendo come riferimento l'andamento registrato per altre categorie del pubblico impiego.

In questo caso l'ISTAT misura la variazione delle retribuzioni contrattuali prese come riferimento e quella variazione viene utilizzata per determinare la percentuale di adeguamento.

È quindi diverso dal normale rinnovo di un contratto collettivo.

Perché si parla di personale “non contrattualizzato”

Anche questa espressione merita una traduzione.

Per personale non contrattualizzato si intendono categorie del pubblico impiego il cui trattamento non segue integralmente il normale sistema della contrattazione collettiva applicato alla maggior parte dei dipendenti pubblici.

Proprio per questo esistono specifici meccanismi legislativi per l'adeguamento delle retribuzioni.

Il DPCM del 13 luglio 2026 applica il meccanismo previsto dalla legge e determina la percentuale per l'anno in questione.

Quali voci aumentano

Il decreto parla espressamente di:

stipendi, indennità integrativa speciale e assegni fissi e continuativi.

Sono queste le voci indicate dall'articolo 1 del provvedimento.

Questo è un altro motivo per cui non è corretto prendere la propria retribuzione netta mensile, aggiungere semplicemente il 2,48% e considerare quel risultato come il nuovo stipendio netto.

La busta paga può essere composta da molte voci differenti e il decreto stabilisce precisamente quelle interessate dall'adeguamento.

Quanto vale concretamente un aumento del 2,48%

Per comprendere meglio la percentuale possiamo fare alcuni esempi puramente matematici, che non rappresentano il calcolo ufficiale di una busta paga.

Se una voce retributiva interessata dal decreto fosse pari a 2.000 euro, il 2,48% corrisponderebbe a:

49,60 euro.

Su 2.500 euro:

62 euro.

Su 3.000 euro:

74,40 euro.

Su 4.000 euro:

99,20 euro.

L'esempio serve esclusivamente a capire il peso della percentuale.

Per conoscere l'aumento effettivo di un singolo lavoratore bisogna verificare quali componenti della sua retribuzione rientrano nel decreto e gli effetti fiscali e contributivi applicabili.

Ci saranno arretrati?

Il dato certo contenuto nella Gazzetta è che l'incremento decorre dal 1° gennaio 2026.

Poiché il decreto viene pubblicato successivamente a quella data, la decorrenza può determinare la necessità di adeguare le somme riferite ai mesi precedenti.

Tuttavia, il testo pubblicato non fornisce un calendario generale dei pagamenti né stabilisce una data unica nella quale tutti gli interessati riceveranno eventuali differenze maturate.

È quindi opportuno distinguere due cose:

la decorrenza giuridico-economica, che è indicata chiaramente nel decreto;

la data materiale di pagamento, che non viene fissata dal DPCM per ogni singola amministrazione.

Chi paga gli aumenti

Il decreto disciplina anche la copertura degli oneri.

Per il personale dei Corpi di polizia dello Stato a ordinamento civile e militare e per il personale delle Forze armate, le risorse vengono individuate nei limiti di quelle iscritte nel Fondo da ripartire per l'attuazione dei contratti.

Per il personale universitario, invece, gli oneri sono posti a carico dei bilanci delle amministrazioni di appartenenza.

Il Ministro dell'economia e delle finanze è inoltre autorizzato ad apportare le necessarie variazioni di bilancio.

Cosa cambia rispetto al 2025

Il decreto ricorda anche il precedente adeguamento.

Per il 2025 era stato adottato il DPCM del 4 luglio 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 171 del 25 luglio 2025.

In quel caso l'adeguamento era stato determinato nella misura dello 0,61%.

Per il 2026 la percentuale indicata dal nuovo decreto sale invece al 2,48%.

La differenza è significativa: la percentuale di adeguamento 2026 è superiore a quella applicata l'anno precedente.

Cosa cambia concretamente per i lavoratori interessati

Per chi rientra nelle categorie previste, la conseguenza principale è l'aggiornamento delle componenti retributive individuate dal decreto.

Gli elementi essenziali sono quattro:

2,48% è la percentuale stabilita;

1° gennaio 2026 è la decorrenza;

l'incremento riguarda determinate voci fisse e continuative;

non riguarda indistintamente tutti i dipendenti pubblici.

Per capire l'importo personale effettivo sarà quindi necessario guardare alla propria posizione retributiva e alle modalità con cui l'amministrazione di appartenenza applicherà il decreto.

Un esempio pratico

Immaginiamo un ricercatore universitario.

Leggendo la notizia “aumento del 2,48%” potrebbe pensare che basti prendere lo stipendio netto accreditato sul conto corrente e moltiplicarlo per 1,0248.

Non funziona necessariamente così.

Bisogna prima individuare le componenti retributive alle quali il decreto applica l'incremento.

Soltanto dopo è possibile determinare l'effetto complessivo sulla retribuzione del singolo dipendente.

È un po' come applicare uno sconto soltanto ad alcuni prodotti presenti nel carrello: il 2,48% non viene necessariamente applicato indistintamente a ogni voce che compone il totale.

Perché questo provvedimento interessa anche chi non riceve direttamente l'aumento

Il decreto è interessante anche dal punto di vista generale perché mostra come funziona una parte particolare del sistema delle retribuzioni pubbliche.

La percentuale viene infatti costruita partendo dall'andamento delle retribuzioni contrattuali rilevato dall'ISTAT.

Si crea quindi un collegamento tra l'evoluzione delle retribuzioni del pubblico impiego contrattualizzato e l'adeguamento economico delle categorie disciplinate dal meccanismo previsto dalla legge.

FAQ – Domande frequenti

L'aumento del 2,48% riguarda tutti i dipendenti pubblici?

No. Il DPCM riguarda specifiche categorie individuate dalla normativa e dal provvedimento. Non è un aumento generalizzato del 2,48% per tutta la Pubblica amministrazione.

Da quando decorre l'aumento?

Dal 1° gennaio 2026, come stabilito dall'articolo 1 del decreto.

Quali categorie sono espressamente indicate?

Tra quelle indicate dal decreto ci sono docenti e ricercatori universitari, ufficiali superiori, ufficiali generali e ammiragli delle Forze armate e personale con gradi e qualifiche corrispondenti dei Corpi di polizia civili e militari.

Perché l'aumento è del 2,48%?

Perché l'ISTAT ha comunicato una variazione complessiva del 2,48% delle retribuzioni contrattuali pro capite considerate tra il 2024 e il 2025. Questa percentuale viene utilizzata nell'ambito del meccanismo di adeguamento previsto dalla legge.

Il 2,48% si applica direttamente allo stipendio netto?

Non necessariamente. Il decreto riguarda stipendi, indennità integrativa speciale e assegni fissi e continuativi indicati dalla disciplina. Il risultato netto dipende dalla struttura della retribuzione e dagli altri elementi applicabili al singolo lavoratore.

Il decreto prevede arretrati?

Il provvedimento stabilisce la decorrenza dal 1° gennaio 2026. Non contiene però un calendario generale con una data unica per il pagamento delle eventuali differenze maturate dalle singole amministrazioni.

Quanto vale il 2,48% su 3.000 euro?

Come semplice esempio matematico, il 2,48% di 3.000 euro equivale a 74,40 euro. Questo non significa automaticamente che ogni dipendente con una busta paga di 3.000 euro riceverà 74,40 euro in più: bisogna verificare le voci effettivamente interessate dal decreto.

Quanto era stato l'adeguamento nel 2025?

Il decreto ricorda che per il 2025 l'adeguamento era stato stabilito nella misura dello 0,61%. Per il 2026 sale al 2,48%.

Paragone semplice per capire la norma

Immaginiamo due binari ferroviari che procedono uno accanto all'altro.

Sul primo viaggiano le retribuzioni dei dipendenti pubblici contrattualizzati. L'ISTAT misura quanto sono cresciute.

Sul secondo viaggiano le retribuzioni di alcune categorie per le quali la legge prevede uno specifico sistema di adeguamento.

Ogni anno viene osservato quanto si è mosso il primo binario e quella variazione viene utilizzata, secondo il meccanismo previsto dalla legge, per aggiornare il secondo.

Per il 2026 il valore individuato è 2,48%.

È questo, in termini semplici, il cuore del provvedimento pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 agosto 2026.

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