Boschi vetusti 2026: Pian dele Stele e Vintulins, tutti i divieti per escursionisti e visitatori

Serie Generale N. 0 18/08/2026 Approfondimenti Pubblicato il 18/08/2026 20:31
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Due boschi del Friuli-Venezia Giulia entrano ufficialmente nella Rete nazionale dei boschi vetusti d’Italia. Si tratta di Pian dele Stele, nel Comune di Polcenigo, in provincia di Pordenone, e del Bosco Vintulins, nel Comune di Paularo, in provincia di Udine.

I due provvedimenti del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste sono contenuti nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 190 del 18 agosto 2026.

Non è soltanto un riconoscimento ambientale. L’ingresso nella rete nazionale comporta una tutela particolarmente rigorosa: niente caccia e pesca, niente campeggio, fuochi o sigarette, niente veicoli a motore salvo le eccezioni previste, cani al guinzaglio e divieto di uscire dalla sentieristica esistente. Anche raccogliere prodotti del bosco senza autorizzazione è vietato.

In sostanza, questi boschi devono essere lasciati evolvere il più possibile secondo i propri processi naturali.

Dove si trovano Pian dele Stele e Vintulins

Il bosco Pian dele Stele si estende per 14,3566 ettari nel Comune di Polcenigo, in provincia di Pordenone. L’area era già stata individuata, perimetrata e riconosciuta dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia prima dell’inserimento nella rete nazionale.

Il Bosco Vintulins si trova invece nel Comune di Paularo, in provincia di Udine, e ha una superficie di 11,7446 ettari. Anche in questo caso il riconoscimento regionale ha preceduto quello nazionale.

Per entrambe le aree il procedimento regionale aveva previsto un periodo di pubblicazione di sessanta giorni per consentire la presentazione di osservazioni. La Gazzetta riferisce che entro il termine non sono pervenute note o memorie degli aventi diritto e che il provvedimento ha quindi assunto piena efficacia.

Ma che cos’è esattamente un bosco vetusto?

La parola può far pensare semplicemente a un bosco molto vecchio. La definizione utilizzata dalla normativa è però molto più precisa.

Il bosco vetusto è un ecosistema forestale che possiede determinate caratteristiche di naturalità, maturità e continuità nel tempo e nel quale i processi naturali hanno potuto svilupparsi senza significativi disturbi provocati dall’uomo.

Nei due casi pubblicati in Gazzetta vengono espressamente indicati quattro requisiti fondamentali:

  • presenza di specie autoctone spontanee coerenti con il contesto biogeografico;
  • biodiversità caratteristica, comprendente le diverse fasi naturali di rinnovazione e senescenza;
  • assenza di disturbi antropici da almeno sessanta anni;
  • superficie di almeno 10 ettari.

Disturbo antropico significa, in termini semplici, un’alterazione dell’ambiente provocata dall’attività dell’uomo.

Può essere, per esempio, il taglio degli alberi, il passaggio di mezzi, la trasformazione del terreno o altre attività capaci di modificare in maniera significativa l’evoluzione naturale dell’ecosistema.

La caratteristica più interessante dei due boschi è quindi proprio questa: per almeno sessant’anni devono essere risultati sostanzialmente privi dei disturbi antropici richiesti dalla normativa.

Perché vengono protetti

L’obiettivo dichiarato dai decreti è molto più ampio della semplice conservazione degli alberi.

Pian dele Stele e Vintulins devono permettere la conservazione e l’evoluzione naturale delle popolazioni vegetali e animali, proteggere l’intero ecosistema forestale e consentire ai processi naturali già in corso di proseguire.

I boschi dovranno inoltre svolgere una funzione scientifica, diventando centri di studio e documentazione biogenetica utili anche alla gestione sostenibile di altre aree forestali simili o confinanti.

È un punto importante.

Un albero morto caduto a terra, per esempio, in un normale spazio verde può essere percepito come qualcosa da rimuovere. In un ecosistema forestale maturo può invece svolgere un ruolo ecologico: la logica del provvedimento è quindi quella di limitare gli interventi umani e lasciare spazio ai processi naturali.

Cosa significa entrare nella Rete nazionale dei boschi vetusti

La Rete nazionale dei boschi vetusti è stata istituita presso il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

Con i decreti del 6 agosto 2026, Pian dele Stele e Vintulins vengono formalmente inseriti nella rete insieme alle rispettive schede di censimento, alla documentazione fotografica e alle prescrizioni riguardanti tutela, conservazione e divieti.
Il Ministero dovrà inoltre conservare la documentazione trasmessa dalla Regione e aggiornare dati e informazioni sulle aree.

Le prescrizioni indicate dai decreti operano nelle more della redazione e approvazione del Piano di gestione e monitoraggio.

Il Piano di gestione e monitoraggio è lo strumento attraverso il quale vengono organizzate nel tempo le modalità di tutela, gestione, controllo e osservazione dell’evoluzione dell'area forestale.

I divieti: cosa non si può fare nei due boschi

Questa è probabilmente la parte più importante per chi frequenta concretamente il territorio.

Il principio stabilito dal decreto è molto netto: all’interno del bosco vetusto è interdetto qualsiasi tipo di disturbo antropico, fatte salve le ulteriori disposizioni regionali.

Il decreto elenca poi in maniera dettagliata le attività vietate.

Caccia e pesca

Sono vietate tutte le forme di caccia e di pesca.

È inoltre vietato introdurre armi, esplosivi o altri strumenti distruttivi o destinati alla cattura.

Tagliare o danneggiare alberi

Sono vietati l’abbattimento e il danneggiamento di alberi e arbusti.

Anche gli interventi selvicolturali sono generalmente vietati.

Per intervento selvicolturale si intende un'attività effettuata sul bosco per modificarne o gestirne la struttura, come determinati tagli e interventi sulla vegetazione.

Sono previste eccezioni per interventi finalizzati allo studio e alla ricerca e per quelli strettamente conservativi, purché autorizzati dal competente servizio forestale regionale ed effettuati dall’ente gestore con modalità prudenti e non impattanti.

Anche gli alberi caduti devono rimanere nel bosco

Non si possono portare via tronchi e rami di alberi o arbusti caduti a terra.

È ammesso soltanto il loro semplice spostamento quando necessario per la manutenzione della viabilità già esistente.

È una regola che permette di capire bene la filosofia della tutela.

Immaginiamo un grosso ramo caduto accanto a un sentiero. Non può essere semplicemente raccolto e portato a casa come legna. Se ostacola la viabilità preesistente può essere spostato secondo quanto previsto, ma il principio generale è lasciare il materiale naturale nell’ecosistema.

Vietato raccogliere muschio e lettiera del sottobosco

Il decreto vieta anche la rimozione e la raccolta della lettiera del sottobosco e del muschio.

La lettiera forestale è lo strato di foglie, rametti e materiale vegetale che si accumula sul terreno.

Potrebbe sembrare materiale senza importanza, ma in un bosco naturale rappresenta una parte dell’ecosistema.

Auto e moto: niente transito nel bosco

Sono vietati sia il transito sia la sosta dei veicoli a motore.

Esistono però precise eccezioni: possono circolare i mezzi destinati a soccorso, controllo, servizio e antincendio boschivo, oltre ai mezzi specificamente autorizzati.

Per il normale visitatore, quindi, il principio è semplice: non si entra nel bosco vetusto con un veicolo a motore, salvo che ricorra una delle eccezioni previste.

Escursionisti: bisogna restare sui sentieri

Il decreto vieta il transito al di fuori della viabilità forestale e della sentieristica preesistente.

Sono previste deroghe per attività di studio e ricerca, soccorso, servizio e antincendio boschivo.

Per l’escursionista questo è uno degli effetti più concreti.

Il riconoscimento non significa, in base al testo pubblicato, un divieto generale di entrare a piedi nel bosco. Significa però che non si può liberamente abbandonare la viabilità forestale e i sentieri già esistenti.

In pratica: una passeggiata sul percorso consentito è cosa diversa dal decidere di attraversare liberamente il sottobosco per raggiungere un punto fuori sentiero.

Cani sì, ma al guinzaglio

Anche chi passeggia con il proprio cane deve prestare attenzione.

Il decreto vieta espressamente il transito a piedi con cani tenuti senza guinzaglio.

La ragione è coerente con l'obiettivo generale della norma: ridurre il disturbo alla fauna selvatica.

Non si tratta quindi, nel testo pubblicato, di un divieto assoluto di portare il cane. La condizione indicata è che sia tenuto al guinzaglio.

Funghi, piante e altri prodotti del bosco: attenzione

Il decreto vieta la raccolta non autorizzata e il danneggiamento della flora spontanea.

Vieta inoltre la raccolta non autorizzata e il danneggiamento dei prodotti del bosco e del sottobosco.

Questo passaggio è importante perché non sarebbe corretto trasformarlo giornalisticamente nell'affermazione generica “è sempre vietato raccogliere funghi”.

La formulazione della Gazzetta parla precisamente di raccolta non autorizzata.

Chi intende raccogliere prodotti del bosco deve quindi verificare preventivamente quali autorizzazioni e ulteriori disposizioni siano applicabili nell’area interessata.

Niente campeggio, neppure temporaneo

Una delle regole più nette per gli escursionisti riguarda il campeggio.

Nei boschi vetusti è vietata la sosta per campeggio anche temporaneo.

Questo significa che la particolare protezione dell'area non è compatibile con l'utilizzo del bosco come luogo nel quale installare un campeggio, anche per un periodo limitato.

Vietato accendere fuochi e fumare

Il medesimo punto del decreto vieta:

l'accensione di fuochi, il campeggio anche temporaneo e il fumare sigarette.

È una prescrizione che tutela il bosco sia dal disturbo antropico sia dal rischio collegato agli incendi.

Per il visitatore la regola è quindi molto semplice: niente falò, niente fuochi e niente sigarette nell'area tutelata.

Droni: serve l'autorizzazione

Anche la tecnologia entra nelle regole di tutela.

È vietato sorvolare l'area boschiva con droni, salvo autorizzazione dell'ente gestore.

Un escursionista, fotografo o videomaker non può quindi presumere che sia sufficiente rispettare le normali regole sul volo dei droni.

All'interno del bosco vetusto esiste questa ulteriore prescrizione ambientale.

Niente musica ad alto volume

Il decreto vieta anche di provocare rumori molesti o ascoltare musica ad alto volume.

È forse una delle disposizioni che rende più immediato il significato della tutela.

Il bosco non viene considerato semplicemente uno spazio ricreativo all'aperto, ma un ecosistema nel quale anche il rumore prodotto dalle persone può rappresentare un elemento di disturbo.

Vietato disturbare gli animali

È espressamente vietato disturbare la fauna selvatica, comprese le specie ittiche.

È vietata inoltre l'introduzione clandestina di specie di flora e fauna alloctone.

Una specie alloctona è una specie che non appartiene naturalmente a quel determinato ambiente e che viene introdotta dall'esterno.

Anche questo divieto serve a preservare gli equilibri naturali del bosco.

Stop anche al pascolo e alle attività agricole e zootecniche

All'interno delle aree tutelate sono vietati il pascolo degli animali di allevamento e lo svolgimento di altre attività agricole e zootecniche.

La finalità è ancora una volta quella di limitare le pressioni esterne sull'ecosistema e consentirgli di evolvere secondo dinamiche naturali.

Una regola finale molto ampia

Dopo l'elenco dettagliato, il decreto introduce anche una clausola generale.

È vietata ogni altra attività antropica che possa compromettere la protezione del suolo, la conservazione della natura e la vetustà del bosco.

Questo significa che l'elenco dei comportamenti vietati non deve essere letto come un catalogo di tutto ciò che si può o non si può fare indipendentemente dagli effetti.

Il criterio fondamentale rimane la protezione dell'ecosistema.

Cosa cambia concretamente per un escursionista

Immaginiamo una famiglia che decide di fare una passeggiata in una delle aree.

In base alle prescrizioni pubblicate, la logica da seguire è molto semplice: utilizzare la sentieristica preesistente, non raccogliere materiale naturale senza autorizzazione, tenere il cane al guinzaglio, non accendere fuochi, non fumare, non campeggiare, non disturbare gli animali e non mettere musica ad alto volume.

Se si vuole utilizzare un drone, occorre l'autorizzazione dell'ente gestore.

Se un tronco caduto si trova nel bosco, non significa che possa essere raccolto e portato via.

Il principio può essere riassunto così: visitare il bosco senza trasformarlo.

Cosa cambia per il territorio

Il riconoscimento attribuisce alle due aree una funzione che va oltre il singolo comune.

Pian dele Stele e Vintulins diventano parte di una rete nazionale finalizzata alla conservazione di ecosistemi forestali maturi e allo studio dei loro processi naturali.

Il decreto sottolinea infatti che questi boschi possono diventare centri di studio e documentazione biogenetica utili alla gestione forestale sostenibile anche di aree simili o confinanti.

Per Polcenigo e Paularo significa quindi avere sul proprio territorio aree forestali riconosciute a livello nazionale per particolari caratteristiche ecologiche.

Non significa che il bosco diventa completamente inaccessibile

Questo è un punto da chiarire.

Dall'elenco dei divieti contenuto nei decreti non emerge un divieto generalizzato di accesso pedonale.

Al contrario, la norma disciplina espressamente il transito e vieta quello effettuato fuori dalla viabilità forestale e dalla sentieristica preesistente.

La conclusione prudente è quindi che il riconoscimento non equivale automaticamente a “bosco chiuso al pubblico”.

L'accesso deve però rispettare le prescrizioni del decreto e le eventuali ulteriori regole regionali o dell'ente gestore.

FAQ – Domande frequenti

Che cos'è un bosco vetusto?

È un'area forestale con caratteristiche di particolare naturalità e maturità. Nei due casi pubblicati in Gazzetta vengono richiamati, tra i requisiti, specie autoctone spontanee, biodiversità caratteristica, assenza di disturbi antropici da almeno sessant'anni e superficie di almeno dieci ettari.

Dove si trova Pian dele Stele?

Nel Comune di Polcenigo, in provincia di Pordenone. L'area riconosciuta misura 14,3566 ettari.

Dove si trova il Bosco Vintulins?

Nel Comune di Paularo, in provincia di Udine, e si estende per 11,7446 ettari.

Si può passeggiare nei boschi vetusti?

Il decreto non stabilisce un divieto generale di accesso pedonale. Vieta però il transito fuori dalla viabilità forestale e dalla sentieristica preesistente, salvo le eccezioni previste per studio, ricerca, soccorso, servizio e antincendio.

Posso portare il cane?

Il testo vieta il transito a piedi con cani tenuti senza guinzaglio. Il cane deve quindi essere tenuto al guinzaglio.

Posso campeggiare per una notte?

No. È vietata la sosta per campeggio anche temporaneo.

Si può accendere un fuoco?

No. Il decreto vieta espressamente l'accensione di fuochi e anche il fumare sigarette.

Posso utilizzare un drone per fotografare il bosco?

Soltanto con l'autorizzazione dell'ente gestore. Il sorvolo con droni senza tale autorizzazione è vietato.

Si possono raccogliere funghi o altri prodotti del sottobosco?

Il decreto vieta la raccolta non autorizzata e il danneggiamento dei prodotti del bosco e del sottobosco. Occorre quindi verificare le autorizzazioni e le ulteriori disposizioni applicabili.

Si può entrare in automobile o in moto?

Il transito e la sosta dei veicoli a motore sono vietati, salvo mezzi di soccorso, controllo, servizio, antincendio boschivo e mezzi specificamente autorizzati.

Paragone semplice per capire la norma

Pensiamo a un bosco vetusto come a una grande biblioteca naturale che non contiene libri, ma alberi, animali, funghi, foglie, legno morto e processi biologici accumulati nel tempo.

In una normale biblioteca possiamo entrare e consultare i libri, ma non possiamo strappare le pagine, portare via i volumi o disturbare gli altri lettori.

Nel bosco vetusto il principio è simile.

Possiamo comprenderne e osservarne la natura rispettando le regole di accesso, ma non possiamo comportarci come se tutto ciò che troviamo fosse a nostra disposizione.

Un ramo caduto, il muschio, il sottobosco e perfino il silenzio fanno parte dell'ambiente che la norma vuole conservare.

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