Pagare per emettere CO₂, ricevere alcune quote gratuitamente e allo stesso tempo essere incentivati a ridurre le emissioni. A prima vista può sembrare una contraddizione. In realtà è uno dei meccanismi centrali della politica climatica europea.
La Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 17 agosto 2026, 2ª Serie Speciale – Unione Europea, n. 64, pubblica la Decisione (UE) 2026/1312 della Commissione sulle misure nazionali di attuazione per l'assegnazione transitoria gratuita delle quote di emissione di gas a effetto serra per il periodo 2026-2030.
La decisione si inserisce nel sistema EU ETS – European Union Emissions Trading System, il mercato europeo delle emissioni.
La regola generale, dal 2013, è che le quote vengano assegnate attraverso aste. Tuttavia, determinati impianti che rispettano i requisiti continuano a poter ricevere quote gratuitamente anche nel periodo 2026-2030. La quantità spettante viene calcolata secondo regole armonizzate a livello europeo.
Ma che cosa significa concretamente?
Per capire l'ETS possiamo immaginare che l'Unione europea stabilisca un grande tetto alle emissioni prodotte dalle attività soggette al sistema.
All'interno di questo tetto circolano delle quote di emissione.
In termini semplificati, una quota rappresenta il diritto a emettere una tonnellata di CO₂ equivalente.
Un'impresa soggetta all'ETS deve quindi monitorare le proprie emissioni e disporre delle quote necessarie per coprirle.
La logica economica è semplice: emettere gas serra acquisisce un costo.
Questo costo dovrebbe rendere progressivamente più conveniente investire in tecnologie meno inquinanti.
Immaginiamo una grande industria europea.
Per semplicità supponiamo che durante l'anno produca emissioni pari a 100.000 tonnellate di CO₂ equivalente.
Alla fine del periodo rilevante dovrà avere quote sufficienti a coprire le emissioni soggette al sistema.
Se ricevesse gratuitamente 60.000 quote, questo non significherebbe che potrebbe ignorare le altre 40.000 tonnellate.
Dovrebbe comunque gestire la parte restante secondo le regole ETS, per esempio acquistando le quote necessarie sul mercato.
Se invece, grazie a nuovi impianti e processi produttivi più efficienti, riuscisse a diminuire le emissioni, diminuirebbe anche la propria esposizione al costo del carbonio.
È qui che entra in gioco l'incentivo alla decarbonizzazione.
È probabilmente la domanda più importante.
Se l'obiettivo europeo è far pagare le emissioni, perché regalare quote ad alcune industrie?
La risposta riguarda soprattutto la competitività internazionale e il rischio di carbon leakage, espressione che possiamo tradurre come “rilocalizzazione delle emissioni”.
Immaginiamo un'impresa europea che produce un materiale industriale ad alta intensità energetica.
L'azienda europea deve sostenere il costo delle emissioni, mentre un concorrente situato in un Paese con politiche climatiche molto meno severe potrebbe non sostenere un costo equivalente.
Se la produzione europea diventasse troppo costosa, potrebbe essere trasferita fuori dall'UE.
Il risultato paradossale sarebbe questo: l'Europa perderebbe produzione e posti di lavoro, ma le emissioni globali potrebbero semplicemente spostarsi altrove.
L'assegnazione gratuita serve quindi, durante la transizione, anche a limitare questo rischio per i settori interessati.
Questo punto è fondamentale.
Le quote gratuite non sono distribuite semplicemente perché un'impresa emette molto.
Il sistema utilizza criteri comuni e benchmark, cioè parametri di riferimento che servono per determinare l'assegnazione.
La Commissione ha inoltre stabilito nel giugno 2026 valori riveduti dei benchmark per il periodo 2026-2030.
Il principio può essere spiegato così: l'Europa non vuole semplicemente fotografare quanto inquina un impianto e consegnargli automaticamente quote gratuite equivalenti.
Il meccanismo deve invece creare pressione verso livelli di efficienza migliori.
Immaginiamo una scuola che voglia ridurre il consumo di energia.
Se desse un premio a ogni classe semplicemente sulla base dell'elettricità consumata l'anno precedente, le classi più sprecone riceverebbero il premio maggiore.
Non avrebbe senso.
Si stabilisce quindi un parametro di riferimento legato alle prestazioni.
La logica dei benchmark ETS è più complessa, ma il concetto di fondo è simile: l'assegnazione gratuita viene determinata attraverso parametri comuni e non come semplice rimborso delle emissioni storiche dell'impresa.
Gli Stati membri dovevano presentare alla Commissione entro il 30 settembre 2024 le proprie misure nazionali di attuazione.
Queste comprendevano gli elenchi degli impianti soggetti alla direttiva ETS presenti nei rispettivi territori e una serie di informazioni sulle attività produttive, sui trasferimenti di calore e gas, sulla produzione di energia elettrica e sulle emissioni a livello di sottoimpianto.
Il periodo di riferimento utilizzato per questi dati è stato 2019-2023.
Con la Decisione (UE) 2026/1312 la Commissione ha esaminato gli elenchi trasmessi dagli Stati.
In generale non ha sollevato obiezioni sugli elenchi e sui dati corrispondenti, fatta eccezione per gli impianti espressamente indicati nell'allegato della decisione.
Non funziona così.
La quantità gratuita destinata a ciascun operatore ammissibile viene determinata attraverso il quadro normativo europeo e le regole armonizzate previste dalla direttiva ETS e dalla disciplina sull'assegnazione gratuita.
Ciò significa che due stabilimenti apparentemente simili possono trovarsi in situazioni differenti a seconda dell'attività, dei livelli produttivi, dei benchmark applicabili e degli altri elementi previsti dalla normativa.
Il sistema ETS riguarda principalmente attività caratterizzate da emissioni significative e ricomprese nel perimetro previsto dalla normativa europea.
Per capire il tipo di mondo industriale coinvolto possiamo pensare a grandi impianti nei comparti energetici e manifatturieri ad alta intensità di carbonio, con discipline specifiche a seconda dell'attività.
Non significa quindi che il piccolo negozio, il bar sotto casa o una normale piccola impresa debbano acquistare direttamente quote ETS per le proprie emissioni ordinarie.
Il sistema è rivolto agli operatori e alle attività che rientrano nel campo di applicazione della normativa.
Una piccola impresa potrebbe non essere direttamente soggetta all'ETS ma subirne indirettamente gli effetti.
Immaginiamo una PMI italiana che utilizza grandi quantità di acciaio, cemento, vetro o altri materiali prodotti da industrie ad alta intensità energetica.
Se il costo della CO₂ influenza i costi produttivi dei fornitori, una parte dell'effetto economico può propagarsi lungo la filiera.
Per questo l'ETS non riguarda esclusivamente i grandi stabilimenti che materialmente devono gestire le quote.
Può incidere anche sui prezzi, sugli investimenti e sulle strategie industriali delle catene produttive.
Decarbonizzare significa ridurre progressivamente le emissioni di gas serra associate alle attività economiche.
Per un'industria può significare, a seconda del settore, cambiare tecnologie produttive, aumentare l'efficienza energetica, utilizzare fonti energetiche con minori emissioni o trasformare completamente alcuni processi industriali.
L'ETS cerca di rendere economicamente più conveniente questo percorso.
Se emettere CO₂ ha un costo, un investimento che riduce stabilmente le emissioni acquista un valore economico aggiuntivo.
Non produce soltanto un beneficio ambientale: può ridurre l'esposizione futura dell'impresa al prezzo del carbonio.
Non necessariamente.
L'assegnazione gratuita è transitoria e regolamentata e non equivale a cancellare il segnale economico del carbonio.
Inoltre i parametri di riferimento vengono aggiornati.
Per il periodo 2026-2030, la Commissione ha adottato valori riveduti dei benchmark attraverso il regolamento di esecuzione (UE) 2026/1412. La normativa europea prevede infatti l'aggiornamento dei parametri utilizzati per determinare le assegnazioni gratuite.
L'obiettivo è evitare che il sistema rimanga congelato mentre la tecnologia industriale migliora.
Possiamo immaginare il benchmark come il tempo necessario per qualificarsi a una gara.
Nel 2021 bisognava correre entro un certo limite.
Negli anni successivi, con il miglioramento delle prestazioni tecnologiche, quel limite viene aggiornato.
Un'impresa che resta ferma mentre i concorrenti diventano più efficienti rischia quindi di trovarsi progressivamente in una posizione meno favorevole.
È uno dei modi attraverso i quali l'ETS cerca di spingere l'industria verso tecnologie più efficienti.
La transizione climatica europea deve affrontare un problema molto concreto.
Ridurre le emissioni industriali richiede spesso investimenti enormi.
Un grande stabilimento non può sostituire un processo produttivo complesso con la stessa facilità con cui una famiglia cambia una lampadina.
Servono impianti, infrastrutture, energia, ricerca, autorizzazioni e capitali.
Il sistema delle quote gratuite cerca quindi di accompagnare alcuni settori durante questa trasformazione senza eliminare l'obiettivo finale di riduzione delle emissioni.
È un equilibrio delicato tra politica climatica e politica industriale.
Il nuovo periodo rappresenta un'altra tappa della trasformazione dell'ETS.
Gli operatori ammissibili continuano a poter ricevere quote gratuite, ma all'interno di un sistema nel quale i benchmark vengono aggiornati e la pressione verso la riduzione delle emissioni continua.
Per le imprese interessate diventa quindi sempre più importante conoscere non soltanto il prezzo delle quote, ma anche le proprie prestazioni produttive e ambientali.
La CO₂ diventa, in altre parole, una vera variabile economica della gestione industriale.
Il cittadino non riceve una bolletta ETS dalla Commissione europea.
Gli effetti sono prevalentemente indiretti.
Il sistema può influenzare i costi industriali e quindi alcune filiere e prezzi, ma contemporaneamente serve a incentivare investimenti in tecnologie più pulite e a ridurre progressivamente le emissioni.
C'è poi un'altra conseguenza importante: le decisioni sulla politica climatica incidono sulla competitività dell'industria europea e quindi, nel lungo periodo, anche su investimenti e occupazione.
Che cos'è una quota ETS?
È un'unità del sistema europeo delle emissioni che, in termini semplificati, consente di coprire l'emissione di una tonnellata di CO₂ equivalente.
Tutte le imprese devono comprare quote ETS?
No. L'obbligo riguarda le attività e gli operatori ricompresi nel campo di applicazione del sistema europeo.
Perché alcune aziende ricevono quote gratuitamente?
L'assegnazione gratuita è uno strumento transitorio previsto per determinati operatori e serve anche ad affrontare problemi di competitività e rischio di rilocalizzazione delle emissioni, mantenendo contemporaneamente la pressione verso la decarbonizzazione.
Le quote gratuite vengono assegnate sulla base di quanto un'azienda ha inquinato in passato?
Non semplicemente. Il calcolo utilizza regole armonizzate europee e benchmark di riferimento, insieme agli altri parametri previsti dalla normativa.
Qual è il periodo interessato dalla decisione pubblicata in Gazzetta?
Il periodo di assegnazione considerato è 2026-2030. La Decisione (UE) 2026/1312 è stata adottata dalla Commissione il 15 giugno 2026.
Quali dati hanno dovuto presentare gli Stati membri?
Tra le informazioni richieste figuravano gli impianti interessati e dati su produzione, trasferimenti di calore e gas, produzione di energia elettrica ed emissioni a livello di sottoimpianto, riferiti al periodo 2019-2023.
Ricevere quote gratuite significa poter inquinare gratuitamente senza limiti?
No. L'assegnazione gratuita non elimina gli obblighi ETS e non equivale a un'autorizzazione illimitata a emettere.
Che rapporto c'è tra ETS e decarbonizzazione?
Attribuendo un valore economico alle emissioni, l'ETS cerca di rendere più conveniente per le imprese investire in processi che riducono il consumo di carbonio e le emissioni.
Immaginiamo un Comune che voglia ridurre drasticamente il consumo d'acqua delle grandi industrie.
Introduce quindi dei “gettoni acqua”: per consumare una certa quantità bisogna possedere un gettone.
Le industrie devono normalmente procurarseli, ma il Comune sa che alcune fabbriche competono con aziende situate in territori dove questi costi non esistono.
Durante la transizione concede quindi una parte dei gettoni gratuitamente.
Non li distribuisce però senza criterio.
Prende come riferimento quanto dovrebbe consumare un impianto efficiente e, con il passare degli anni, rende i parametri più severi.
La fabbrica ha così due motivi per modernizzarsi: ridurre l'impatto ambientale e diminuire il numero di quote di cui avrà bisogno.
È, in forma molto semplificata, la logica che sta dietro al sistema ETS e alle assegnazioni gratuite.
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