Fusione nucleare, 28,5 milioni all’ENEA: come funzionano i fondi italiani ed europei per la ricerca

Serie Generale N. 0 13/08/2026 Approfondimenti Pubblicato il 13/08/2026 18:38
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L’Italia mette sul tavolo 28.515.698,90 euro di cofinanziamento nazionale per sostenere le attività svolte dall’ENEA nell’ambito dei programmi europei di ricerca sulla fusione nucleare ed Euratom.

La cifra è stabilita dal decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 15 giugno 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 187 del 13 agosto 2026. Il finanziamento riguarda l’annualità 2023 e si inserisce in programmi di ricerca europei ai quali partecipa l’Agenzia italiana.

La prima precisazione è importante: non siamo davanti a 28,5 milioni destinati alla costruzione immediata di una nuova centrale nucleare italiana.

Le risorse servono a coprire la quota nazionale delle attività di ricerca svolte dall’ENEA nell’ambito di programmi europei dedicati alla fusione e alla ricerca Euratom.

I numeri principali del decreto

Il costo complessivo delle attività ENEA considerate dal provvedimento è pari a:

34.625.515,24 euro.

La quota indicata a carico del bilancio dell’Unione europea ammonta a:

6.109.816,34 euro.

Il cofinanziamento nazionale disposto attraverso il Fondo di rotazione raggiunge:

28.515.698,90 euro.

Queste cifre permettono di capire il meccanismo: le attività sono inserite in programmi europei, ma il loro finanziamento non proviene esclusivamente dal bilancio dell’Unione.

Cos’è la fusione nucleare

La fusione nucleare è il processo attraverso il quale nuclei atomici leggeri vengono uniti formando nuclei più pesanti e liberando energia.

È il principio fisico che alimenta il Sole e le altre stelle.

Non deve essere confusa con la fissione nucleare, utilizzata nelle attuali centrali nucleari, nella quale nuclei pesanti vengono invece divisi.

La ricerca internazionale prova da decenni a sviluppare tecnologie capaci di controllare la fusione in modo da poterla utilizzare, in prospettiva, per produrre energia.

Il punto fondamentale è proprio questo: si parla ancora di ricerca e sviluppo tecnologico, non di una fonte già disponibile commercialmente per alimentare normalmente case e imprese.

Che cos’è Euratom

Nel decreto compare ripetutamente un altro termine tecnico: Euratom.

Euratom, cioè la Comunità europea dell’energia atomica, costituisce il quadro europeo nel quale vengono sviluppate anche attività di ricerca e cooperazione nel settore nucleare.

Il provvedimento richiama programmi Euratom collegati sia alla precedente programmazione Horizon 2020 sia al quadro successivo Horizon Europe.

L’ENEA partecipa quindi a progetti che non devono essere letti come iniziative isolate italiane: fanno parte di una rete europea di ricerca.

Perché nel 2026 vengono finanziate attività del 2023?

La data può sembrare strana.

Il decreto è del giugno 2026, viene pubblicato nell’agosto 2026, ma riguarda l’annualità 2023.

Questo accade perché il provvedimento determina la quota nazionale necessaria a coprire attività già realizzate nell’ambito dei programmi considerati.

Nel testo viene inoltre spiegato che alcuni progetti della programmazione Horizon 2020 hanno continuato a produrre attività oltre il periodo originariamente previsto.

La programmazione ha infatti beneficiato di proroghe collegate anche alle conseguenze dell’emergenza Covid-19, con progetti iniziati nel 2020 la cui validità è stata ulteriormente estesa.

Quindi “annualità 2023” identifica il periodo delle attività finanziate e non l’anno in cui il decreto viene pubblicato.

Quali programmi sono coinvolti

Il decreto permette di entrare più nel dettaglio.

Per il 2023 vengono considerate risorse collegate alla proroga di Horizon 2020 e alla terza annualità di Horizon Europe, nell’ambito di EUROfusion.

Il provvedimento cita inoltre tre progetti che risultavano ancora attivi sotto Horizon 2020:

Pascal, Patricia e Pumma.

Viene richiamato anche uno specifico accordo collegato a Fusion for Energy (F4E) per la realizzazione di un prototipo nell’ambito della partnership dedicata allo sviluppo e al disegno diagnostico della Radial Neutron Camera, tra i cui beneficiari figura ENEA.

È inoltre citato il grant agreement del progetto EUROfusion, sottoscritto nel dicembre 2021, che comprende ENEA tra i beneficiari.

EUROfusion: perché la ricerca è europea

EUROfusion è il programma europeo che mette in rete competenze scientifiche e tecnologiche di numerosi organismi impegnati nella ricerca sulla fusione.

Il principio è semplice: sviluppare tecnologie di questa complessità richiede laboratori, ricercatori, infrastrutture, materiali, sistemi diagnostici e competenze che difficilmente possono essere concentrati in un unico istituto.

Per questo la ricerca viene organizzata attraverso grandi collaborazioni internazionali.

L’ENEA rappresenta uno dei soggetti italiani che partecipano a questo ecosistema.

Che ruolo ha ENEA

ENEA è l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Nel settore della fusione dispone di competenze scientifiche e tecnologiche maturate attraverso programmi nazionali e internazionali.

Il decreto non assegna quindi genericamente 28,5 milioni all’ENEA per le sue normali spese di funzionamento.

La somma è collegata specificamente alle attività individuate dal provvedimento nell’ambito dei programmi europei sulla fusione nucleare ed Euratom.

Come sono suddivise le attività

Il decreto offre alcuni numeri utili per capire dove si collocano le risorse.

Sul costo complessivo di 34.625.515,24 euro, viene indicato un importo complessivo di 27.745.014,85 euro relativo alla coesistenza delle risorse riguardanti la proroga di Horizon 2020 e la terza annualità di Horizon Europe attraverso EUROfusion.

A questo si aggiungono:

252.217,25 euro da attribuire al programma Fusion for Energy;

518.466,80 euro destinati a progetti Euratom Horizon 2020 e Horizon Europe non inclusi nel Programma fusione.

Il provvedimento è stato censito nel sistema finanziario IGRUE con il codice ENEA2023.

Da dove arrivano i 28,5 milioni italiani

La quota nazionale viene finanziata attraverso il Fondo di rotazione previsto dalla legge n. 183 del 1987.

Fondo di rotazione è uno strumento utilizzato per assicurare le risorse nazionali necessarie alla realizzazione di interventi collegati alle politiche dell’Unione europea.

In questo caso il Fondo copre 28.515.698,90 euro.

Il meccanismo può essere immaginato come un progetto comune nel quale più soggetti contribuiscono finanziariamente.

L’Europa sostiene una parte delle attività, mentre l’Italia mette a disposizione la propria quota nazionale.

Come vengono trasferiti concretamente i soldi

Il decreto non prevede semplicemente un bonifico immediato di 28,5 milioni.

Il Fondo di rotazione procede al trasferimento delle risorse all’ENEA sulla base di richieste di rimborso informatizzate presentate dall’Agenzia.

Questa precisazione è importante perché mostra il funzionamento amministrativo del finanziamento pubblico.

Prima esistono attività e costi riconducibili ai programmi; successivamente intervengono le procedure previste per ottenere il rimborso della quota spettante.

Chi controlla l’utilizzo dei fondi

Il decreto attribuisce un ruolo di controllo al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, attraverso la Direzione generale competente indicata nel provvedimento.

Il Ministero deve verificare che i finanziamenti europei e nazionali siano utilizzati:

entro le scadenze previste;

nel rispetto della normativa dell’Unione europea;

nel rispetto della normativa nazionale.

Non basta quindi che un progetto abbia finalità scientifiche: la spesa deve essere coerente con le regole del programma finanziato.

Cosa succede se l’Europa chiede indietro dei soldi

Il decreto disciplina anche questo scenario.

Se determinate risorse europee devono essere restituite alla Commissione europea, il Ministero deve attivarsi affinché venga restituita al Fondo di rotazione anche la corrispondente quota nazionale già erogata.

È un meccanismo di tutela delle finanze pubbliche.

In sostanza, se una determinata spesa non viene definitivamente riconosciuta nel programma europeo, anche la quota italiana collegata deve essere riesaminata.

Cosa succede alla fine dell’intervento

Al termine dell’intervento il Ministero deve trasmettere alla Ragioneria generale dello Stato – IGRUE la situazione finale sull’utilizzo delle risorse.

Devono essere evidenziati gli importi riconosciuti dalla Commissione europea e le eventuali somme che non devono più rimanere impegnate sul Fondo di rotazione.

Questo permette di chiudere il ciclo finanziario verificando quanto è stato effettivamente utilizzato e riconosciuto.

Questi fondi servono per costruire una centrale nucleare in Italia?

No.

È probabilmente la distinzione più importante per il cittadino.

Il decreto riguarda attività di ricerca sulla fusione nucleare ed Euratom svolte dall’ENEA all’interno di programmi europei.

Non autorizza la costruzione di una centrale nucleare commerciale in Italia e non rappresenta una decisione sulla reintroduzione della produzione elettrica tramite centrali nucleari a fissione.

Confondere i due temi porterebbe a interpretare in maniera sbagliata il provvedimento.

Perché investire nella fusione se non produce ancora elettricità commerciale?

La ricerca scientifica funziona spesso su orizzonti temporali molto lunghi.

Tecnologie oggi considerate normali sono il risultato di decenni di ricerca, sperimentazione e sviluppo.

Nel caso della fusione le difficoltà sono particolarmente elevate: occorre controllare condizioni fisiche estreme e sviluppare materiali, sistemi diagnostici e tecnologie capaci di funzionare in ambienti estremamente complessi.

Per questo l’investimento pubblico non compra oggi energia elettrica prodotta dalla fusione.

Compra, per così dire, ricerca, competenze, sperimentazione e sviluppo tecnologico.

Qual è l’impatto per cittadini e imprese

Nel breve periodo l’effetto sulla bolletta di una famiglia è praticamente inesistente.

Il decreto non introduce sconti sull’energia e non determina una riduzione immediata del prezzo dell’elettricità.

L’impatto è di tipo scientifico, industriale e strategico.

Partecipare ai grandi programmi europei permette infatti al sistema italiano della ricerca di mantenere competenze in tecnologie avanzate e di collaborare allo sviluppo di soluzioni che potrebbero avere applicazioni energetiche e industriali future.

È quindi un investimento con una prospettiva molto diversa da un incentivo destinato direttamente alle famiglie.

Un esempio pratico

Immaginiamo che diversi Paesi europei vogliano progettare un nuovo aereo sperimentale estremamente avanzato.

Nessun Paese deve necessariamente costruire da solo l’intero velivolo.

Un centro studia i materiali, un altro sviluppa i sensori, un altro ancora lavora sui sistemi di controllo.

L’Unione europea finanzia una parte del programma e ogni Stato sostiene anche le attività svolte dai propri organismi di ricerca.

La fusione segue una logica simile.

L’ENEA partecipa a programmi comuni europei mettendo a disposizione laboratori, ricercatori e competenze; l’Europa finanzia una parte delle attività e l’Italia copre la propria componente attraverso il cofinanziamento nazionale.

FAQ – Domande frequenti

Quanto finanzia l’Italia?

Il decreto dispone un cofinanziamento nazionale di 28.515.698,90 euro.

Quanto costano complessivamente le attività considerate?

Il costo complessivo indicato è pari a 34.625.515,24 euro.

Quanto mette l’Unione europea?

La quota a carico del bilancio dell’Unione indicata dal decreto è di 6.109.816,34 euro.

I soldi servono a costruire una centrale nucleare italiana?

No. Finanziano attività ENEA nell’ambito dei programmi europei di ricerca sulla fusione nucleare ed Euratom.

Perché il decreto del 2026 riguarda il 2023?

Perché il provvedimento determina il cofinanziamento nazionale relativo alle attività dell’annualità 2023. Alcuni programmi della precedente programmazione europea sono inoltre proseguiti grazie a proroghe.

Quali programmi vengono citati?

Tra quelli richiamati figurano Horizon 2020, Horizon Europe, EUROfusion e Fusion for Energy. Sono inoltre citati i progetti Pascal, Patricia e Pumma.

Chi trasferisce materialmente le risorse?

Il Fondo di rotazione trasferisce la quota nazionale all’ENEA sulla base delle richieste informatizzate di rimborso.

Chi controlla come vengono utilizzati i soldi?

Il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica effettua i controlli di propria competenza e verifica il rispetto delle regole nazionali ed europee.

Ci saranno effetti immediati sulle bollette?

No. Il provvedimento finanzia ricerca scientifica e tecnologica e non prevede riduzioni delle tariffe energetiche.

Paragone semplice per capire il finanziamento

Immaginiamo una grande squadra europea impegnata a costruire un prototipo tecnologico che nessuna azienda o università riuscirebbe facilmente a sviluppare da sola.

L’Europa paga una parte del progetto.

L’Italia partecipa attraverso l’ENEA e mette a disposizione la propria quota.

I ricercatori svolgono le attività previste, vengono documentati i costi, vengono presentate richieste di rimborso e lo Stato controlla che le risorse siano state utilizzate correttamente.

I 28,5 milioni di euro, quindi, non rappresentano un assegno generico alla ricerca nucleare: sono la quota nazionale di uno specifico sistema di programmi e attività europee.

In sintesi

Cofinanziamento nazionale: 28.515.698,90 euro.

Costo complessivo delle attività: 34.625.515,24 euro.

Quota UE: 6.109.816,34 euro.

Beneficiario delle risorse nazionali: ENEA.

Annualità finanziata: 2023.

Programmi principali richiamati: Horizon 2020, Horizon Europe, EUROfusion, Fusion for Energy ed Euratom.

Obiettivo: finanziare attività scientifiche e tecnologiche collegate ai programmi europei di ricerca.

Da ricordare: non è un finanziamento per costruire una centrale nucleare commerciale in Italia.

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