La filiera italiana dei fiori, delle piante, dei vivai e del verde entra in una nuova fase. Con il decreto legislativo 30 luglio 2026, n. 151, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 186 del 12 agosto 2026, viene introdotta una disciplina organica dedicata al settore florovivaistico.
Il provvedimento non riguarda soltanto chi produce fiori ornamentali. Coinvolge vivai, imprese agricole, giardinieri, arboricoltori, manutentori del verde, distributori, produttori di materiali forestali e, indirettamente, Regioni e Comuni che progettano e gestiscono spazi verdi.
Tra le novità più significative ci sono il Piano nazionale del settore florovivaistico, nuove regole per i contratti di coltivazione, interventi sulla logistica, incentivi alla riconversione delle strutture produttive, una maggiore attenzione al verde urbano e la possibilità di favorire la piantumazione di alberi soprattutto nei piccoli Comuni.
Il decreto parte stabilendo con maggiore precisione che cosa rientra nell'attività agricola florovivaistica.
Sono comprese, tra le altre, la produzione di fiori recisi e piante in vaso, la produzione di semi, bulbi, tuberi e talee, il vivaismo ornamentale, frutticolo, viticolo, forestale e orticolo.
Entrano inoltre nel perimetro della filiera numerose attività collegate alla produzione.
Un vivaio, per esempio, non svolge necessariamente soltanto l'attività di coltivazione delle piante. In determinate condizioni possono essere considerate connesse anche la conservazione, la trasformazione, la commercializzazione e la valorizzazione dei prodotti vegetali, oltre alle lavorazioni necessarie al trasporto e alla messa a dimora.
Anche alcune operazioni destinate alla cura e manutenzione del verde pubblico e privato possono rientrare nelle attività connesse.
Attività connessa significa, in termini semplici, un'attività collegata a quella agricola principale che, rispettando le condizioni stabilite dalla legge, può essere considerata parte dell'attività dell'imprenditore agricolo.
Il decreto fotografa un settore che va ben oltre il classico vivaio.
Nella filiera vengono ricompresi i produttori di varietà vegetali, gli imprenditori florovivaistici, i distributori all'ingrosso e al dettaglio e gli operatori che lavorano concretamente sul verde.
Tra questi ultimi troviamo giardinieri, arboricoltori, manutentori e professionisti specializzati nel cosiddetto verde tecnico.
Il decreto definisce anche due concetti sempre più presenti nelle città:
verde pensile: vegetazione coltivata su superfici non direttamente a contatto con il terreno, come tetti e terrazze;
verde verticale: sistemi utilizzati per rinverdire facciate, pareti e muri degli edifici.
La filiera comprende inoltre numerose imprese che forniscono beni e servizi: produttori di vasi, terricci, fertilizzanti, strutture di protezione, macchinari, impianti e materiali per il confezionamento.
Un'altra novità riguarda i centri per il giardinaggio.
Il decreto li definisce come strutture aperte al pubblico, dotate di punti vendita e organizzate da imprenditori agricoli per produrre e vendere al dettaglio prodotti vegetali e fornire beni e servizi collegati all'attività agricola.
Un'impresa florovivaistica che vende prevalentemente la propria produzione potrà, rispettando le condizioni previste dalla normativa, mantenere la qualifica di imprenditore agricolo.
Un successivo decreto ministeriale dovrà individuare in dettaglio le categorie di beni e le tipologie di servizi interessate.
Il Governo dovrà intervenire anche sulle figure professionali.
Entro 120 giorni dall'entrata in vigore del decreto dovrà essere adottato un provvedimento per definire e armonizzare le figure professionali del florovivaismo.
L'intervento interesserà anche chi opera nel verde urbano e periurbano, nei parchi e nei giardini storici.
L'obiettivo è rendere più chiaro quali competenze e qualificazioni caratterizzano le diverse professionalità del settore.
Il decreto punta anche sulla formazione.
Gli ITS Academy, cioè gli istituti tecnologici superiori che offrono formazione tecnica altamente specializzata, potranno sviluppare percorsi dedicati alla filiera florovivaistica coinvolgendo esperti, ricercatori ed enti specializzati.
Anche le università potranno promuovere master e corsi di perfezionamento dedicati al settore, eventualmente collaborando direttamente con le imprese.
Per un giovane interessato al mondo del verde, quindi, il settore potrebbe diventare progressivamente anche un percorso professionale più strutturato.
Particolarmente interessante è l'introduzione di una definizione del contratto di coltivazione.
Si tratta del contratto attraverso il quale un imprenditore florovivaistico si impegna a coltivare e sviluppare determinati prodotti vegetali seguendo le indicazioni del committente e, terminato il ciclo biologico, a consegnarli allo stesso committente.
Pensiamo a un Comune che programma un grande intervento di riqualificazione urbana.
Non sempre è possibile acquistare all'ultimo momento centinaia o migliaia di alberi aventi determinate caratteristiche. Le piante hanno bisogno di anni per crescere.
La programmazione può quindi iniziare molto prima della loro effettiva messa a dimora.
Il decreto consente, in casi specifici previsti dalla disciplina degli appalti pubblici, accordi quadro riguardanti questi contratti con una durata fino a sette anni.
Accordo quadro significa un accordo che stabilisce preventivamente le condizioni alle quali potranno essere affidate determinate forniture o prestazioni durante un periodo stabilito.
Il settore florovivaistico ha una caratteristica particolare: molti prodotti sono vivi e deperibili.
Una pianta non può essere trattata come un normale prodotto industriale.
Trasporto, temperatura, stoccaggio e tempi di consegna possono incidere direttamente sulla qualità.
Per questo il decreto autorizza una spesa di 2 milioni di euro per il 2027 destinata all'adeguamento dei mercati all'ingrosso che potranno essere utilizzati come piattaforme logistiche per lo stoccaggio, la movimentazione e la distribuzione dei prodotti vegetali.
Il patrimonio delle serre italiane è un altro punto affrontato dal provvedimento.
È prevista l'adozione di un Piano nazionale di riconversione delle strutture florovivaistiche.
L'obiettivo è contrastare il degrado derivante dal deterioramento delle strutture e favorire il loro recupero.
La riconversione potrà riguardare anche l'efficientamento energetico e il possibile utilizzo agroenergetico.
In pratica, una vecchia serra inefficiente dal punto di vista energetico potrebbe essere inserita in una strategia più ampia di modernizzazione del comparto.
Le Regioni e le Province autonome potranno inoltre prevedere specifici criteri di premialità a favore delle aziende florovivaistiche nell'ambito degli interventi regionali collegati alla PAC – Politica agricola comune.
Questo non significa che ogni impresa riceverà automaticamente un contributo.
Significa invece che la programmazione regionale potrà attribuire vantaggi o priorità alle aziende del comparto quando vengono predisposti determinati interventi di sviluppo rurale.
Presso il Ministero dell'agricoltura viene prevista l'istituzione dell'Ufficio per la filiera del florovivaismo.
Accanto all'Ufficio viene istituito anche un Tavolo tecnico nazionale.
Il Tavolo avrà funzioni consultive e contribuirà alla definizione delle strategie del settore.
Dovrà, tra l'altro, elaborare il Piano nazionale del florovivaismo, analizzare i dati economici e produttivi e predisporre ogni anno un rapporto sullo stato della filiera.
Uno degli strumenti centrali della riforma sarà il Piano nazionale del settore florovivaistico.
Avrà durata quinquennale e dovrà diventare il riferimento strategico per le politiche nazionali e regionali.
Tra le azioni previste figurano ricerca e innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale, sviluppo del verde urbano, riduzione delle superfici impermeabilizzate e miglioramento genetico e varietale delle produzioni.
Per il Piano vengono stanziati:
3,5 milioni di euro nel 2027;
2,5 milioni nel 2028;
2,5 milioni nel 2029.
Le risorse saranno ripartite tra le Regioni secondo le modalità previste dal decreto di approvazione del Piano.
Dal 1° gennaio 2027, ISMEA dovrà predisporre un sistema annuale di rilevazione statistica del settore.
Saranno raccolte informazioni sulla produzione e sui prezzi medi di mercato, insieme a dati riguardanti i principali mercati internazionali.
È un passaggio importante perché per programmare una politica industriale e agricola servono dati aggiornati.
È un po' come amministrare un negozio: senza conoscere quantità vendute, prezzi e andamento della domanda è molto difficile decidere dove investire.
Il Ministero dell'agricoltura dovrà effettuare anche una ricognizione dei marchi nazionali già esistenti.
Successivamente potrà valutare la registrazione di un marchio unico destinato a garantire origine, qualità e tracciabilità dei prodotti florovivaistici.
Non significa che il nuovo marchio nasca automaticamente con il decreto: la norma prevede prima una ricognizione e poi una valutazione.
Una parte importante della riforma riguarda il materiale utilizzato per creare e ricostituire boschi.
Il decreto punta a sviluppare la produzione di materiale forestale certificato e consente il coinvolgimento degli operatori privati nelle successive fasi di coltivazione e commercializzazione, nel rispetto dei requisiti previsti.
Gli interventi possono riguardare anche il ripristino di aree degradate, boschi urbani e periurbani, zone umide, torbiere ed ecosistemi costieri.
Le Regioni potranno promuovere interventi per mettere a dimora alberi con priorità per i Comuni di piccole dimensioni.
Gli interventi potranno essere destinati alla creazione o all'ampliamento di boschi urbani e periurbani e potranno interessare anche territori soggetti a dissesto idrogeologico.
Per gli interventi forestali la norma indica una preferenza per le specie arboree autoctone.
Questo significa favorire, quando appropriato, alberi naturalmente legati al territorio anziché introdurre specie poco coerenti con l'ecosistema locale.
Regioni ed enti locali potranno inoltre concedere o affittare terreni pubblici a condizioni agevolate agli operatori della filiera vivaistica.
I terreni potranno essere utilizzati per attività di forestazione e per produrre materiale forestale certificato.
Le Regioni dovranno stabilire quali terreni potranno essere utilizzati, durata dei contratti, corrispettivi ed eventuali criteri preferenziali.
È prevista anche la possibilità che, in determinati casi, il canone venga corrisposto in tutto o in parte attraverso la consegna di materiale forestale certificato di valore equivalente.
Per il normale cittadino gli effetti non saranno necessariamente immediati.
Molte disposizioni hanno bisogno di decreti attuativi, piani nazionali e decisioni regionali.
Nel medio periodo, però, la riforma può incidere sul modo in cui vengono progettati e mantenuti parchi, alberature e spazi verdi delle città.
Per le imprese florovivaistiche il cambiamento è più diretto: il settore ottiene una disciplina più strutturata, una governance nazionale, strumenti di programmazione, nuove opportunità formative e possibili interventi economici.
Per i Comuni diventano particolarmente interessanti i contratti di coltivazione e la programmazione pluriennale.
Un'amministrazione che sa di dover riqualificare un quartiere tra alcuni anni può programmare in anticipo anche la disponibilità delle piante necessarie.
Che cosa cambia con il decreto legislativo n. 151 del 2026?
Viene introdotto un quadro organico per il settore florovivaistico, comprendente imprese, vivai, distribuzione, professionisti del verde, formazione, logistica, pianificazione nazionale e vivaismo forestale.
Il decreto riguarda soltanto chi vende fiori?
No. Il campo è molto più ampio e comprende vivai ornamentali, frutticoli, viticoli, forestali e orticoli, oltre a giardinieri, arboricoltori, manutentori e altre imprese della filiera.
Ci sono nuovi finanziamenti?
Sì. Tra le risorse espressamente previste figurano 2 milioni di euro per la logistica nel 2027 e 3,5 milioni nel 2027 più 2,5 milioni per ciascuno degli anni 2028 e 2029 per il Piano nazionale.
I piccoli Comuni riceveranno automaticamente fondi per piantare alberi?
No. Il decreto permette alle Regioni di promuovere interventi attribuendo priorità ai piccoli Comuni. Non introduce un contributo automatico per ogni Comune.
Che cosa sono i contratti di coltivazione?
Sono contratti con cui un'impresa florovivaistica coltiva prodotti vegetali seguendo le indicazioni di un committente e li cede al termine del ciclo concordato.
Ci sarà un marchio nazionale per le piante italiane?
È una possibilità prevista dalla norma. Il Ministero dovrà prima effettuare una ricognizione dei marchi esistenti e successivamente valutare la registrazione di un marchio unico.
Quando partirà il nuovo sistema statistico?
La norma stabilisce che ISMEA dovrà predisporlo e gestirlo a decorrere dal 1° gennaio 2027.
Le nuove regole producono tutte effetti immediati?
No. Diverse misure richiedono ulteriori decreti ministeriali, il Piano nazionale o provvedimenti delle Regioni.
Immaginiamo che il settore florovivaistico italiano sia un grande giardino condominiale.
Fino a oggi esistevano già molte regole per le singole piante, per chi le produce e per la loro sicurezza, ma mancava un progetto unitario capace di coordinare meglio l'intero giardino.
Il nuovo decreto prova a creare quel progetto.
Stabilisce chi fa parte della filiera, introduce un tavolo dove i diversi soggetti possono confrontarsi, prevede un piano quinquennale, organizza la raccolta dei dati, investe sulla logistica e cerca di collegare maggiormente produzione delle piante, verde urbano e politiche forestali.
Non significa che da domani ogni città diventerà più verde.
Significa che viene costruita una struttura nazionale attraverso la quale programmare gli interventi dei prossimi anni.
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