Una grande infrastruttura energetica viene potenziata. Le verifiche ambientali stabiliscono che l'intervento non aumenta l'impatto sull'ambiente. Questo significa automaticamente che il territorio non possa più chiedere misure di compensazione?
È proprio questa una delle questioni centrali del ricorso presentato dalla Regione Puglia alla Corte costituzionale e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – 1ª Serie Speciale, n. 32 del 12 agosto 2026.
Al centro della controversia c'è l'articolo 9-bis del decreto-legge n. 32/2026, convertito nella legge n. 71/2026. La disposizione riguarda gli interventi di sviluppo, potenziamento o modifica dei gasdotti di importazione di gas dall'estero considerati di interesse strategico nazionale.
La Regione sostiene che la norma finisca per mettere sullo stesso piano due strumenti che avrebbero invece funzioni differenti: la Valutazione di Impatto Ambientale e le misure di compensazione e riequilibrio territoriale.
La distinzione può essere riassunta in modo semplice.
La VIA – Valutazione di Impatto Ambientale cerca di rispondere soprattutto a una domanda:
quali conseguenze ambientali produce un determinato progetto?
Il riequilibrio territoriale affronta invece una questione diversa:
quale peso complessivo sopporta nel tempo il territorio che ospita una grande infrastruttura?
Le due domande possono essere collegate, ma non sono necessariamente equivalenti.
Ed è proprio questa distinzione che la Puglia porta davanti alla Corte costituzionale.
La Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è una procedura attraverso la quale vengono valutati preventivamente gli effetti ambientali di determinati progetti.
Non è quindi semplicemente un'autorizzazione burocratica.
Serve a esaminare le possibili conseguenze dell'opera sull'ambiente e a individuare, quando necessario, condizioni e misure per prevenire, ridurre o compensare determinati effetti.
Nel caso richiamato dal ricorso pugliese assume particolare importanza una domanda: il potenziamento di un gasdotto già esistente determina oppure no un incremento dell'impatto ambientale?
La risposta può avere conseguenze molto rilevanti.
L'articolo 9-bis prevede che possano essere individuati, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, gli interventi di sviluppo, potenziamento o modifica dei gasdotti di importazione esistenti considerati strategici per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici italiani ed europei.
Poi arriva il passaggio contestato.
Per i gasdotti che abbiano già dato luogo a misure di compensazione, ogni eventuale ulteriore obbligo in materia di compensazioni è assolto qualora le autorità competenti nelle procedure ambientali accertino che gli interventi non comportano incrementi dell'impatto ambientale.
Tradotto:
nessun aumento dell'impatto ambientale → in determinate condizioni, niente ulteriori obblighi compensativi.
È questo collegamento che la Regione Puglia mette in discussione.
Le misure di compensazione e riequilibrio ambientale e territoriale hanno una prospettiva differente.
Nel ricorso viene richiamata la legge n. 239/2004, secondo la quale possono assumere rilevanza situazioni caratterizzate dalla concentrazione territoriale di attività, impianti e infrastrutture energetiche ad elevato impatto.
Il concetto fondamentale è quindi quello della concentrazione sul territorio.
Un'area può ospitare per anni grandi infrastrutture necessarie al funzionamento del sistema energetico nazionale.
Il territorio sostiene però materialmente la loro presenza.
Le misure di riequilibrio servono, nella ricostruzione proposta dalla Regione, proprio a considerare questa dimensione più ampia.
Immaginiamo una famiglia che viva vicino a una grande infrastruttura energetica presente da molti anni.
L'impianto viene modificato.
La verifica ambientale conclude che i nuovi lavori non produrranno un aumento significativo dell'impatto rispetto alla situazione precedente.
Dal punto di vista della VIA, questo risultato è estremamente importante.
Ma dal punto di vista del territorio la grande infrastruttura continua a esistere.
Continua a caratterizzare quella zona.
Continua a occupare uno spazio nel paesaggio e nel sistema territoriale.
La domanda diventa allora:
l'assenza di un nuovo impatto cancella anche il peso territoriale già esistente?
Secondo la Regione Puglia, no.
Per capire il ricorso è utile conoscere un'espressione: impatto incrementale.
In termini semplici indica ciò che il nuovo intervento aggiunge alla situazione esistente.
Supponiamo, per esempio, che un'infrastruttura abbia già un determinato impatto.
Il progetto viene potenziato, ma le verifiche stabiliscono che la modifica non aumenta in modo significativo quell'impatto.
La situazione potrebbe essere rappresentata così:
prima del progetto: infrastruttura già presente
dopo il progetto: infrastruttura potenziata, ma senza incremento ambientale accertato
Secondo la tesi regionale, questo confronto prima/dopo non sarebbe sufficiente per decidere anche la questione delle compensazioni territoriali.
Il ragionamento sulle compensazioni guarda invece, secondo il ricorso, anche alla situazione complessiva.
Non domanda soltanto:
“Quanto peggiora questo singolo progetto?”
Può chiedere:
“Quanto pesa complessivamente la presenza delle infrastrutture su questo territorio?”
È una differenza sostanziale.
Pensiamo a un Comune attraversato da una strada statale, una ferrovia e diverse infrastrutture energetiche.
Viene realizzato un intervento su una di esse che, preso singolarmente, non determina un nuovo impatto ambientale significativo.
Questo non significa che siano improvvisamente scomparse la ferrovia, la strada e le altre infrastrutture.
Il territorio continua a sostenerne la presenza complessiva.
La Regione utilizza un concetto giuridico particolarmente importante.
Contesta alla norma statale di effettuare una sorta di conflazione tra istituti differenti.
Con questa espressione si intende, in sostanza, la sovrapposizione di due concetti trattandoli come se fossero la stessa cosa.
Secondo il ricorso, vengono sovrapposte:
le compensazioni ambientali collegate agli effetti del singolo intervento
e
le misure di compensazione e riequilibrio legate alla presenza e concentrazione territoriale delle infrastrutture energetiche.
La Regione sostiene quindi che il risultato della VIA non possa automaticamente risolvere entrambe le questioni.
Immaginiamo un'azienda agricola che si trovi in una zona attraversata da una grande infrastruttura.
Successivamente l'infrastruttura viene potenziata.
La valutazione tecnica stabilisce che i lavori non comportano un incremento significativo dell'impatto ambientale.
Questo risponde alla domanda relativa al nuovo intervento.
Ma l'agricoltore, il Comune e la Regione possono guardare anche alla situazione generale: l'infrastruttura continua a essere presente e il territorio continua a ospitare un'opera strategica che serve un'area molto più vasta.
Sono due prospettive differenti.
Nel ricorso la Regione Puglia collega concretamente la disposizione al Trans Adriatic Pipeline (TAP), con approdo a Melendugno, in provincia di Lecce.
Il documento riferisce che per il TAP è stata avviata una procedura finalizzata al progetto di incremento della capacità di trasporto da 10 a 20 miliardi di metri cubi all'anno.
Secondo la Regione, la Puglia rappresenta un caso particolarmente significativo proprio per la presenza sul territorio di questa infrastruttura strategica di importazione del gas.
La Regione sostiene quindi che la norma nazionale, pur essendo formulata in termini generali, abbia conseguenze concrete sulla vicenda pugliese.
La questione ha anche un'importante dimensione economica.
La legge regionale Puglia n. 28/2022 ha previsto misure di compensazione e riequilibrio territoriale per nuovi impianti e infrastrutture energetiche e per il potenziamento o la trasformazione di quelli esistenti.
Per le infrastrutture del gas, la legge regionale prevede una misura fino al 3% del valore commerciale del volume di gas prodotto, trasportato o importato.
Questa disciplina era già arrivata davanti alla Corte costituzionale.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 165/2024, aveva dichiarato parzialmente illegittima la disciplina pugliese nella parte in cui estendeva le misure compensative agli impianti già autorizzati senza che fossero interessati da interventi di potenziamento o trasformazione.
Il passaggio è molto importante.
Secondo la ricostruzione contenuta nel nuovo ricorso, quella decisione avrebbe lasciato invece spazio alle compensazioni in presenza di nuove infrastrutture oppure di effettivi potenziamenti o trasformazioni di quelle esistenti.
La Regione ritiene che il nuovo articolo 9-bis statale finisca ora per eliminare proprio quello spazio.
La Puglia invoca anche l'articolo 3 della Costituzione sotto il profilo della ragionevolezza.
Il ragionamento regionale può essere tradotto in questo modo:
se una misura di riequilibrio territoriale nasce dalla concentrazione complessiva di infrastrutture su un territorio, sarebbe irragionevole eliminarla sulla base di una verifica che riguarda esclusivamente l'eventuale incremento dell'impatto ambientale del singolo intervento.
In altre parole:
il parametro utilizzato per eliminare l'obbligo sarebbe diverso dal motivo per cui quell'obbligo esiste.
È una delle principali questioni che la Consulta dovrà valutare.
Nel ricorso vengono richiamati anche gli articoli 9 e 117 della Costituzione.
Secondo la Regione, un'infrastruttura energetica non produce soltanto effetti misurabili attraverso singoli indicatori ambientali.
Può incidere anche sulla configurazione del territorio e sul paesaggio e consolidare nel tempo una determinata destinazione infrastrutturale dell'area.
Il potenziamento di un gasdotto potrebbe quindi avere una rilevanza territoriale anche quando non produce un incremento dell'impatto ambientale rilevato attraverso la procedura tecnica.
La questione non significa che ogni cittadino residente vicino a un gasdotto abbia automaticamente diritto a ricevere personalmente una somma di denaro.
Le compensazioni territoriali riguardano un sistema molto più complesso di rapporti tra operatori, istituzioni e territorio.
Il punto importante per i cittadini è un altro.
La futura decisione della Corte potrà contribuire a stabilire quanto conti il peso complessivo che una grande infrastruttura produce sul territorio rispetto alla sola valutazione del nuovo impatto ambientale derivante da un potenziamento.
E potrà chiarire quale spazio rimanga alle Regioni nella disciplina delle relative misure di riequilibrio.
La Gazzetta Ufficiale del 12 agosto 2026 pubblica un ricorso, non una sentenza.
La Regione Puglia chiede alla Corte costituzionale di dichiarare illegittimo l'articolo 9-bis sulla base di diversi parametri costituzionali.
La Consulta dovrà esaminare le censure e stabilire se siano fondate.
Fino a quel momento non è corretto affermare che la norma sia già stata cancellata.
Allo stesso modo, non è possibile sostenere che la Corte abbia già riconosciuto il diritto della Regione a nuove compensazioni.
La partita costituzionale è ancora aperta.
VIA e compensazioni territoriali sono la stessa cosa?
No. La VIA valuta gli effetti ambientali di un progetto secondo la disciplina applicabile. Le misure di riequilibrio territoriale considerate nel ricorso riguardano invece anche il peso della presenza e concentrazione delle infrastrutture sul territorio.
Se la VIA dice che non aumenta l'impatto, significa che l'infrastruttura non produce alcun impatto?
Non necessariamente. Significa, nel contesto della norma contestata, che non è stato accertato un incremento dell'impatto ambientale dovuto all'intervento. È diverso dal dire che l'infrastruttura esistente non abbia alcun effetto sul territorio.
Perché questa differenza è così importante?
Perché l'articolo 9-bis collega all'assenza di incremento dell'impatto ambientale la possibilità di considerare assolti ulteriori obblighi compensativi per i gasdotti interessati.
Cosa sostiene la Regione Puglia?
Sostiene che non sia ragionevole eliminare misure legate al riequilibrio territoriale utilizzando esclusivamente un accertamento relativo all'incremento dell'impatto ambientale del singolo progetto.
Le compensazioni vanno direttamente ai cittadini?
Non automaticamente. Non si tratta di un'indennità individuale attribuita a ogni residente vicino all'infrastruttura.
Quanto prevedeva la legge regionale pugliese?
Per le infrastrutture del gas, la legge regionale n. 28/2022 prevede misure fino al 3% del valore commerciale del volume di gas prodotto, trasportato o importato, secondo le condizioni previste dalla disciplina regionale.
La questione riguarda il TAP?
Nel ricorso la Regione collega concretamente la disposizione al progetto di potenziamento del TAP, con approdo a Melendugno.
La Corte costituzionale ha già deciso?
No. Il fascicolo del 12 agosto 2026 pubblica il ricorso della Regione. La decisione della Corte deve ancora arrivare.
Immaginiamo un quartiere attraversato da anni da una grande strada molto trafficata.
Viene realizzato un intervento per aumentarne la capacità senza allargare significativamente la carreggiata e senza produrre, secondo le verifiche tecniche, un nuovo impatto ambientale rilevante.
La VIA guarda soprattutto al nuovo intervento e domanda:
“Quanto peggiora la situazione rispetto a prima?”
Il riequilibrio territoriale pone invece una domanda più ampia:
“Quanto pesa complessivamente questa grande infrastruttura sul quartiere che la ospita?”
La prima risposta può essere: “non c'è un incremento significativo”.
La seconda potrebbe comunque essere: “il territorio continua a sostenere un peso importante”.
È questa, semplificando, la differenza che si trova al centro del ricorso pugliese.
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