Incentivi alle imprese 2026: cosa cambia con il decreto legislativo 138/2026

N. 0 05/08/2026 Approfondimenti Pubblicato il 05/08/2026 08:37
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Il sistema italiano degli incentivi alle imprese viene riorganizzato attorno a un numero più limitato di strumenti.

Con il decreto legislativo n. 138 del 26 giugno 2026, il Governo punta a ridurre la frammentazione delle agevolazioni pubbliche, evitare sovrapposizioni tra misure simili e concentrare le risorse su ricerca, innovazione, nuove imprese, transizione digitale, sostenibilità ambientale e accesso al credito.

La riforma non apre immediatamente nuovi finanziamenti e non assegna automaticamente contributi alle aziende. Definisce, invece, l’architettura del futuro sistema nazionale degli incentivi.

Per conoscere importi, requisiti, spese ammissibili e scadenze sarà necessario attendere la legge di bilancio, i decreti ministeriali e i singoli bandi.

Che cos’è il decreto legislativo n. 138/2026

Il provvedimento attua una parte della delega contenuta nella legge n. 160 del 27 ottobre 2023.

Un decreto legislativo è un atto con forza di legge adottato dal Governo sulla base di una delega ricevuta dal Parlamento. La legge delega stabilisce la materia da disciplinare, gli obiettivi, i principi da rispettare e il termine entro cui intervenire.

La legge n. 160 del 2023 aveva incaricato il Governo di costruire un sistema più organico per il sostegno pubblico alle imprese.

Il decreto n. 138/2026 interviene sulla razionalizzazione dell’offerta: individua gli strumenti da mantenere, amplia alcune misure già esistenti e sopprime agevolazioni considerate non più coerenti con il nuovo modello.

La riforma si collega al cosiddetto Codice degli incentivi, contenuto nel decreto legislativo n. 184 del 27 novembre 2025, richiamato più volte nel nuovo provvedimento.

Perché il sistema degli incentivi viene riorganizzato

Negli anni, il sistema italiano delle agevolazioni si è sviluppato attraverso fondi, crediti d’imposta, contributi, garanzie, finanziamenti agevolati e bandi gestiti da amministrazioni differenti.

Il risultato può essere difficile da interpretare per una piccola impresa.

Misure con obiettivi simili possono avere:

  • amministrazioni responsabili diverse;

  • requisiti differenti;

  • procedure non coordinate;

  • periodi di apertura molto brevi;

  • sistemi di rendicontazione separati;

  • risorse distribuite tra numerosi fondi.

Il decreto prova a ridurre questa dispersione.

L’obiettivo dichiarato è creare un sistema più ordinato, programmabile e misurabile, nel quale le imprese possano individuare più facilmente lo strumento adatto al proprio investimento.

Gli obiettivi principali della riforma

La razionalizzazione prevista dal decreto persegue diverse finalità.

La prima è limitare il numero degli incentivi, concentrando il sostegno pubblico sugli strumenti ritenuti più idonei.

La seconda è evitare duplicazioni e sovrapposizioni. Due amministrazioni, per esempio, non dovrebbero finanziare separatamente interventi quasi identici senza coordinarsi.

La terza è rendere gli incentivi più stabili nel tempo. Le imprese hanno bisogno di conoscere in anticipo le opportunità disponibili per programmare investimenti, assunzioni e progetti di innovazione.

La quarta è misurare i risultati ottenuti. Non basta verificare quante domande siano state finanziate: bisogna capire se un incentivo abbia realmente prodotto nuova occupazione, innovazione, crescita o riduzione dei consumi energetici.

La quinta è semplificare e digitalizzare le procedure.

Chi viene considerato impresa

Il decreto utilizza una definizione ampia.

Per impresa si intende qualsiasi soggetto che esercita un’attività economica, indipendentemente dalla forma giuridica e dalla fonte di finanziamento.

Nella definizione rientrano anche i lavoratori autonomi.

Il provvedimento considera lavoratore autonomo la persona fisica che esercita un’arte o una professione, compresi:

  • i liberi professionisti iscritti a ordini professionali;

  • i professionisti appartenenti ad attività non organizzate in ordini o collegi.

Questo non significa che tutti i professionisti potranno partecipare automaticamente a ogni misura.

L’ammissione effettiva dipenderà dalle regole del singolo bando, che dovrà indicare i soggetti beneficiari, i settori ammessi e le attività finanziabili.

La differenza tra incentivo, agevolazione e bando

Il decreto chiarisce alcuni termini centrali.

Un incentivo è una misura pubblica destinata a sostenere il sistema economico e le attività delle imprese.

L’agevolazione è il vantaggio economico concretamente riconosciuto al beneficiario. Può assumere, secondo le regole applicabili, forme differenti, come un contributo, un finanziamento agevolato o una garanzia.

Il bando è l’atto che rende operativo l’incentivo. Stabilisce chi può partecipare, quali progetti sono ammessi, quali documenti devono essere presentati, come vengono valutate le domande e quali sono le scadenze.

La riforma interviene soprattutto sulla struttura degli incentivi. Per presentare concretamente una domanda, le imprese dovranno attendere i bandi.

Quali settori sono esclusi

Il decreto non si applica agli incentivi destinati specificamente:

  • al settore agricolo;

  • al settore forestale;

  • alla pesca;

  • all’acquacoltura.

Le imprese operanti in questi comparti continueranno a fare riferimento alle discipline specifiche previste per il settore primario.

L’esclusione non significa che le aziende agricole non riceveranno più aiuti. Significa che i loro incentivi non vengono riorganizzati da questo decreto.

I cinque strumenti confermati dal Ministero delle imprese

Il decreto concentra gli incentivi di competenza del Ministero delle imprese e del made in Italy su cinque grandi strumenti:

  1. Fondo per la crescita sostenibile;

  2. Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese;

  3. Fondo di sostegno al venture capital, chiamato anche Fondo nazionale per l’innovazione;

  4. Beni strumentali – Nuova Sabatini;

  5. incentivi per il settore aerospaziale.

Questi strumenti diventano i principali punti di riferimento della politica nazionale di incentivazione gestita dal Ministero.

Fondo per la crescita sostenibile

Il Fondo per la crescita sostenibile assume un ruolo centrale.

Sarà destinato al finanziamento di programmi e interventi con un impatto significativo sulla competitività del sistema produttivo nazionale.

Il Fondo viene organizzato in quattro sezioni:

  • ricerca, sviluppo e innovazione;

  • start-up d’impresa;

  • investimenti produttivi per la transizione verde e digitale;

  • accesso al credito e al mercato dei capitali.

Le priorità potranno essere aggiornate periodicamente in base all’andamento delle misure e ai risultati ottenuti.

Ricerca, sviluppo e innovazione

La prima sezione finanzierà iniziative strategiche per migliorare la competitività delle imprese.

Gli interventi potranno riguardare:

  • attività di ricerca industriale;

  • sviluppo sperimentale;

  • innovazione tecnologica;

  • trasformazione digitale;

  • trasferimento tecnologico;

  • consolidamento dei centri di ricerca aziendali;

  • valorizzazione della proprietà industriale e intellettuale;

  • collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca.

Tra gli strumenti richiamati dal decreto ci sono gli IPCEI.

La sigla IPCEI indica gli “importanti progetti di comune interesse europeo”: grandi programmi ai quali partecipano imprese e Stati dell’Unione europea in settori considerati strategici.

Possono riguardare, per esempio, batterie, semiconduttori, tecnologie energetiche, infrastrutture digitali o filiere industriali innovative.

Bandi tematici e progetti strategici

Il Fondo potrà operare attraverso bandi dedicati a specifici temi.

Per i progetti di maggiori dimensioni o di particolare rilevanza strategica potranno essere previste procedure che consentono un confronto tra l’amministrazione e i soggetti coinvolti.

Non si tratterebbe quindi sempre di una semplice domanda standardizzata. Per gli investimenti complessi potrebbero essere definiti alcuni aspetti del progetto attraverso una fase di negoziazione.

Il decreto prevede anche sportelli tematici basati su priorità e parametri indicati nei bandi.

Collaborazioni tra imprese

I bandi per ricerca e innovazione potranno favorire la collaborazione tra più aziende.

Uno degli strumenti utilizzabili è il contratto di rete.

Con il contratto di rete, più imprese collaborano per realizzare un programma comune senza perdere la propria autonomia.

Immaginiamo cinque piccole aziende meccaniche. Ciascuna, da sola, non dispone delle risorse necessarie per creare un laboratorio di robotica. Attraverso una rete, possono condividere il progetto, acquistare tecnologie e partecipare insieme a un bando.

La collaborazione potrà coinvolgere imprese di dimensioni differenti.

Tutela di brevetti, marchi e proprietà industriale

La riforma include tra le possibili linee di intervento la valorizzazione e la tutela della proprietà industriale e intellettuale.

La proprietà industriale comprende strumenti come:

  • brevetti;

  • marchi;

  • disegni;

  • modelli;

  • altre forme di tutela delle innovazioni e dei segni distintivi.

Una piccola impresa che sviluppa un nuovo componente potrebbe, per esempio, ottenere sostegno per brevettarlo, proteggerlo e valorizzarlo commercialmente.

Le condizioni precise dipenderanno dai futuri bandi.

Incentivi per le start-up

La seconda sezione del Fondo sarà dedicata alla creazione e allo sviluppo di nuove imprese e start-up innovative.

Gli interventi saranno disponibili su tutto il territorio nazionale e potranno interessare anche le cooperative.

Il decreto assegna particolare attenzione a:

  • imprenditoria giovanile;

  • imprenditoria femminile;

  • start-up innovative;

  • nuove imprese;

  • collegamento con il mercato del venture capital.

Il venture capital è un investimento in imprese giovani che presentano un potenziale di crescita elevato ma anche un livello di rischio superiore rispetto alle aziende consolidate.

Un investitore può mettere capitale in una start-up in cambio di una partecipazione societaria, sostenendone lo sviluppo.

Un esempio pratico per una start-up

Tre giovani sviluppano un sistema digitale per monitorare i consumi energetici nei condomini.

Per trasformare l’idea in un’impresa devono:

  • costituire la società;

  • completare il software;

  • acquistare apparecchiature;

  • testare il sistema;

  • assumere personale;

  • trovare i primi clienti.

Un futuro bando potrebbe sostenere una parte di queste spese, purché il progetto rispetti i requisiti stabiliti dalla disciplina quadro e dall’avviso pubblico.

La pubblicazione del decreto non consente ancora di sapere quali costi saranno effettivamente ammessi.

Imprenditoria femminile e giovanile

Il decreto indica espressamente lo sviluppo della nuova imprenditorialità a prevalente o totale partecipazione giovanile o femminile.

Il riferimento è importante perché permette di destinare specifici bandi, priorità o condizioni favorevoli a queste categorie.

La norma, però, non definisce nel dettaglio:

  • l’età massima dei giovani imprenditori;

  • la percentuale minima di partecipazione;

  • gli importi finanziabili;

  • le spese ammissibili;

  • l’intensità dell’agevolazione.

Questi elementi dovranno essere stabiliti nei successivi provvedimenti.

Investimenti produttivi per la transizione verde e digitale

La terza sezione del Fondo sarà destinata agli investimenti produttivi.

Le risorse potranno sostenere:

  • rafforzamento della struttura produttiva;

  • riutilizzo di impianti industriali;

  • rilancio di territori in crisi;

  • digitalizzazione dei processi;

  • sostenibilità ambientale;

  • transizione ecologica;

  • ammodernamento tecnologico.

Il decreto richiama anche i contratti di sviluppo.

I contratti di sviluppo sono strumenti rivolti a programmi di investimento produttivo di grandi dimensioni, strategici e innovativi.

Sono generalmente utilizzati per progetti industriali, turistici o di tutela ambientale con un impatto rilevante sul territorio e sull’occupazione.

Attenzione particolare alle PMI

Nei bandi destinati agli investimenti produttivi dovrà essere riconosciuta particolare attenzione alle piccole e medie imprese, comprese le cooperative.

Le PMI sono le micro, piccole e medie imprese individuate secondo la definizione europea.

La classificazione tiene conto, in particolare, del numero di dipendenti e dei dati economici dell’impresa.

Il richiamo alle PMI è rilevante perché una piccola azienda ha normalmente meno risorse finanziarie, amministrative e tecniche rispetto a un grande gruppo industriale.

Un esempio di transizione verde e digitale

Una piccola impresa che produce mobili vuole modernizzare lo stabilimento.

Il progetto comprende:

  • macchinari connessi digitalmente;

  • sistemi per controllare i consumi;

  • riduzione degli scarti;

  • recupero dei materiali;

  • impianto fotovoltaico;

  • software per programmare la produzione.

Il programma combina innovazione digitale e sostenibilità ambientale.

La futura agevolazione potrebbe finanziare una parte dell’investimento, ma soltanto dopo la pubblicazione di un bando che definisca le condizioni.

Rilancio delle aree in crisi

Gli interventi potranno essere concentrati anche su particolari territori o settori strategici.

Una zona colpita dalla chiusura di grandi stabilimenti potrebbe, per esempio, essere destinataria di un bando specifico per:

  • recuperare aree produttive;

  • attrarre nuove imprese;

  • riconvertire stabilimenti;

  • creare occupazione;

  • introdurre nuove tecnologie.

La riforma consente quindi una programmazione nazionale con possibili focalizzazioni territoriali.

Accesso al credito e mercato dei capitali

La quarta sezione del Fondo sarà dedicata alle imprese che hanno bisogno di risorse finanziarie per proseguire o sviluppare l’attività.

L’obiettivo è sostenere:

  • continuità aziendale;

  • ristrutturazione delle imprese;

  • salvaguardia dell’occupazione;

  • attivazione di capitali pubblici e privati;

  • aziende in temporanea difficoltà economico-finanziaria.

La difficoltà dovrà essere temporanea. Il sostegno pubblico non dovrebbe limitarsi a rinviare la chiusura di un’impresa priva di reali prospettive.

Il progetto dovrà presumibilmente dimostrare la possibilità di recuperare equilibrio e competitività, secondo criteri che saranno stabiliti nei bandi.

Imprese sequestrate e confiscate

Il decreto dedica una particolare attenzione alle imprese sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata.

Queste aziende possono trovarsi in difficoltà anche quando l’attività produttiva è valida.

Dopo il sequestro, per esempio, fornitori e banche possono interrompere i rapporti per timore o incertezza. L’impresa rischia così di perdere liquidità, clienti e posti di lavoro.

I futuri bandi potranno sostenere la continuità aziendale e la salvaguardia dell’occupazione, nel rispetto delle regole sugli aiuti di Stato.

Fondo di garanzia per le PMI

La riforma conferma il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.

La garanzia pubblica non è normalmente un contributo versato direttamente all’impresa.

Lo Stato, attraverso il Fondo, copre una parte del rischio assunto dalla banca o dall’intermediario che concede il finanziamento.

È simile alla situazione in cui una persona chiede un prestito e un garante si impegna a coprire una parte del debito in caso di mancato pagamento.

Per l’impresa, la garanzia può facilitare l’accesso al credito, soprattutto quando non dispone di garanzie proprie sufficienti.

Il decreto conferma lo strumento, ma non modifica nel testo analizzato le condizioni operative delle singole operazioni.

Fondo nazionale per l’innovazione

Viene confermato anche il Fondo di sostegno al venture capital, denominato Fondo nazionale per l’innovazione.

Lo strumento mira a favorire l’ingresso di capitale nelle imprese innovative e nelle start-up.

Diversamente da un contributo a fondo perduto, un investimento in capitale può comportare l’ingresso temporaneo di un investitore nella società.

Per una start-up significa ottenere risorse per crescere, ma anche condividere una parte della proprietà e delle decisioni societarie.

Nuova Sabatini

Tra gli strumenti mantenuti figura “Beni strumentali – Nuova Sabatini”.

La misura è tradizionalmente collegata al sostegno degli investimenti delle PMI in macchinari, impianti, attrezzature, hardware, software e tecnologie digitali.

Il decreto n. 138/2026 la include tra i principali strumenti sui quali viene concentrata l’offerta del Ministero.

La conferma non equivale all’apertura di un nuovo bando e non permette, da sola, di conoscere condizioni, dotazione o disponibilità finanziaria della misura.

Incentivi per il settore aerospaziale

Il quinto strumento confermato riguarda gli incentivi disciplinati dalla legge n. 808 del 1985 per il settore aerospaziale.

L’aerospazio è considerato strategico perché coinvolge:

  • ricerca avanzata;

  • sicurezza;

  • tecnologie duali;

  • filiere industriali complesse;

  • esportazioni;

  • collaborazioni internazionali.

La riforma mantiene una linea specifica per questo comparto invece di assorbirla interamente nei bandi generali.

Quali agevolazioni vengono soppresse

Il decreto elimina alcune misure gestite da amministrazioni centrali.

Per il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale viene soppresso il voucher per l’internazionalizzazione “TEM con competenze digitali”.

Per il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica vengono soppressi:

  • il credito d’imposta in materiali di recupero;

  • il credito d’imposta sui prodotti da riciclo e riuso.

Per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali vengono soppresse le misure a valere sul Fondo rotativo nazionale self-employment richiamate dal decreto.

La soppressione riguarda le misure indicate espressamente dall’articolo 11.

Non si può quindi concludere che siano eliminati tutti gli incentivi per internazionalizzazione, riciclo o lavoro autonomo. Vengono soppresse le specifiche agevolazioni nominate dal provvedimento.

Che cosa accade alle domande già presentate

Il decreto contiene una clausola di salvaguardia per i procedimenti già avviati.

Per le domande relative agli incentivi soppressi, presentate prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, continuano ad applicarsi le vecchie disposizioni.

Le regole precedenti restano valide:

  • per la valutazione della domanda;

  • per la concessione dell’agevolazione;

  • per l’erogazione;

  • per i controlli;

  • per l’eventuale revoca;

  • per il recupero di somme percepite indebitamente.

Un’impresa che abbia presentato una domanda non perde quindi automaticamente la possibilità di ottenere il beneficio soltanto perché la misura viene successivamente soppressa.

Occorre comunque verificare che il procedimento possa essere considerato effettivamente avviato secondo le regole della specifica agevolazione.

Che cos’è la disciplina quadro

Il decreto rinvia più volte a future discipline quadro.

La disciplina quadro è l’insieme delle regole generali che permetterà di attivare i bandi.

Dovrà definire, tra gli altri elementi:

  • obiettivi dell’incentivo;

  • soggetti beneficiari;

  • forma dell’agevolazione;

  • misura del sostegno;

  • modalità di erogazione;

  • rendicontazione;

  • monitoraggio;

  • controlli;

  • eventuale revoca.

È simile al regolamento generale di un campionato: prima di organizzare le singole partite bisogna stabilire chi può partecipare, come si ottengono i punti e quali comportamenti comportano l’esclusione.

I bandi saranno le singole competizioni organizzate sulla base di quelle regole.

Il ruolo della prossima legge di bilancio

Il decreto non assegna direttamente tutte le risorse alle quattro sezioni del Fondo per la crescita sostenibile.

L’articolo 9 stabilisce che le modalità operative e gli stanziamenti annuali saranno definiti con il disegno di legge di bilancio successivo all’entrata in vigore del decreto.

Le risorse potranno derivare anche dalle autorizzazioni di spesa relative a incentivi che saranno abrogati e fatti confluire nel nuovo Fondo.

Questo passaggio è fondamentale.

Senza la definizione degli stanziamenti non è possibile sapere quante risorse saranno effettivamente disponibili per:

  • ricerca;

  • start-up;

  • transizione verde e digitale;

  • sostegno finanziario alle imprese.

I decreti ministeriali entro 180 giorni

Le discipline quadro per i bandi tematici dovranno essere adottate entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio richiamata dall’articolo 9.

Il termine riguarda le regole per:

  • ricerca, sviluppo e innovazione;

  • start-up;

  • investimenti per la transizione verde e digitale;

  • accesso al credito e mercato dei capitali.

Il calendario dipende quindi da più passaggi consecutivi:

  1. entrata in vigore del decreto legislativo;

  2. approvazione della legge di bilancio;

  3. entrata in vigore della legge di bilancio;

  4. adozione delle discipline quadro entro 180 giorni;

  5. pubblicazione dei bandi;

  6. apertura delle domande.

Le imprese devono distinguere tra l’approvazione della riforma e l’effettiva disponibilità delle agevolazioni.

Che cosa devono fare ora le imprese

In questa fase, un’impresa non deve presentare una domanda sulla base del solo decreto legislativo.

Può però iniziare a prepararsi.

È utile:

  • definire il progetto di investimento;

  • predisporre un piano economico e finanziario;

  • controllare la regolarità contributiva e amministrativa;

  • verificare la classificazione come PMI;

  • raccogliere preventivi;

  • individuare brevetti e tecnologie coinvolte;

  • valutare collaborazioni con altre imprese o università;

  • monitorare i decreti attuativi e i futuri bandi.

Preparare il progetto in anticipo può essere importante, soprattutto quando i termini per presentare la domanda sono brevi.

Quali documenti potrebbero essere richiesti

Il decreto non contiene l’elenco della documentazione dei futuri bandi.

Sulla base della struttura descritta dal provvedimento, le discipline quadro dovranno comunque regolare domanda, valutazione, erogazione, rendicontazione e controllo.

Gli specifici documenti saranno stabiliti dai singoli avvisi.

Non è quindi possibile affermare, sulla base del decreto, quali certificazioni, bilanci, preventivi o autorizzazioni saranno obbligatori per ogni misura.

Il rischio dei bandi “a sportello”

La legge delega richiamata dal decreto chiedeva di ridurre il rischio che le risorse vengano assegnate in tempi estremamente brevi sulla base del solo ordine cronologico di presentazione.

Il problema è quello dei cosiddetti “click day”, nei quali i fondi disponibili possono terminare pochi minuti dopo l’apertura della piattaforma.

La nuova impostazione dovrebbe favorire procedure capaci di considerare anche la qualità e la coerenza dei progetti.

Il decreto non elimina però automaticamente ogni procedura cronologica. Le modalità concrete dovranno essere definite nei bandi.

Valutazione dei risultati

La riforma attribuisce importanza al monitoraggio dell’intero ciclo di vita degli incentivi.

Il ciclo di vita dell’incentivo comprende:

  • programmazione;

  • progettazione;

  • attivazione;

  • gestione;

  • informazione;

  • pubblicità;

  • valutazione durante l’attuazione;

  • valutazione successiva.

La valutazione ex post avviene dopo l’attuazione della misura e serve a capire se il denaro pubblico abbia prodotto i risultati attesi.

Per esempio, un incentivo per la digitalizzazione non dovrebbe essere valutato soltanto contando i macchinari acquistati. Bisognerebbe verificare se abbia migliorato produttività, occupazione, consumi o competitività.

Coordinamento con le misure europee e regionali

Il Fondo per la crescita sostenibile dovrà valorizzare le sinergie con iniziative e programmi europei.

La riforma nasce anche con l’obiettivo di migliorare il coordinamento tra interventi nazionali, regionali ed europei.

Un’impresa potrebbe partecipare a un progetto nel quale:

  • lo Stato finanzia una parte dell’investimento;

  • la Regione sostiene la formazione;

  • un programma europeo finanzia la ricerca;

  • un fondo pubblico garantisce il credito bancario.

Il coordinamento deve però rispettare le regole sul cumulo degli aiuti e impedire che la stessa spesa venga finanziata due volte in modo illegittimo.

Effetti per le piccole imprese

Per le piccole imprese, il vantaggio potenziale è una maggiore riconoscibilità degli strumenti.

Invece di cercare tra numerose misure frammentate, l’impresa dovrebbe potersi orientare verso pochi grandi canali:

  • garanzia per ottenere credito;

  • Nuova Sabatini per beni strumentali;

  • Fondo per la crescita sostenibile per innovazione e investimenti;

  • Fondo nazionale per l’innovazione per capitale di rischio.

Il rischio è che la fase di transizione produca incertezza, perché tra la soppressione delle vecchie misure e l’apertura dei nuovi bandi potrebbe esserci un periodo nel quale le opportunità non sono ancora pienamente operative.

Effetti per i professionisti

L’inclusione del lavoratore autonomo nella definizione di impresa rappresenta un’apertura rilevante.

Un architetto, un ingegnere, un consulente informatico o un professionista non iscritto a un ordine potrebbe essere ammesso a specifiche misure.

Non esiste però un diritto generale del professionista a partecipare a ogni bando.

Sarà necessario controllare:

  • beneficiari ammessi;

  • codice dell’attività economica;

  • natura dell’investimento;

  • requisiti dimensionali;

  • forma dell’agevolazione;

  • eventuali esclusioni settoriali.

Effetti per cooperative e reti d’impresa

Le cooperative sono espressamente considerate in diverse parti del decreto, in particolare negli interventi per nuove imprese e investimenti produttivi.

Anche le aggregazioni tra imprese possono ottenere maggiore spazio.

Una rete di aziende potrebbe risultare più competitiva nella presentazione di progetti complessi, perché consente di condividere:

  • competenze;

  • tecnologie;

  • personale specializzato;

  • laboratori;

  • mercati;

  • costi di ricerca.

I futuri bandi dovranno specificare le condizioni della partecipazione congiunta.

Cosa non dice ancora il decreto

Il provvedimento non stabilisce in modo definitivo:

  • la dotazione finanziaria delle singole sezioni;

  • le percentuali dei contributi;

  • gli importi minimi e massimi dei progetti;

  • le date di apertura delle domande;

  • le spese ammissibili;

  • i criteri di priorità;

  • i tempi di valutazione;

  • le modalità di erogazione;

  • le garanzie richieste;

  • i requisiti dettagliati dei beneficiari.

Queste informazioni dovranno essere cercate nei successivi atti attuativi e nei bandi.

È quindi prematuro presentare la riforma come un nuovo bonus già disponibile.

FAQ – Domande frequenti

Il decreto n. 138/2026 introduce subito nuovi contributi?

No. Il decreto riorganizza gli strumenti nazionali, ma per accedere alle agevolazioni bisognerà attendere la legge di bilancio, le discipline quadro e i bandi.

Quali sono gli strumenti principali confermati?

Fondo per la crescita sostenibile, Fondo di garanzia per le PMI, Fondo nazionale per l’innovazione, Nuova Sabatini e incentivi per il settore aerospaziale.

Quali saranno le quattro aree del Fondo per la crescita sostenibile?

Ricerca e innovazione, start-up, investimenti per la transizione verde e digitale, accesso al credito e mercato dei capitali.

I professionisti sono ammessi?

Il decreto include i lavoratori autonomi nella definizione di impresa. L’accesso effettivo dipenderà però dai beneficiari indicati in ciascun bando.

Le aziende agricole possono utilizzare questi incentivi?

Gli incentivi specifici per agricoltura, foreste, pesca e acquacoltura sono esclusi dall’ambito del decreto.

Che cosa succede alle domande già presentate per le misure soppresse?

Continuano a essere valutate secondo le precedenti regole, purché il procedimento fosse già stato avviato alla data rilevante.

Quali incentivi vengono eliminati?

Tra le misure espressamente soppresse figurano il voucher “TEM con competenze digitali”, due crediti d’imposta relativi a materiali di recupero e prodotti da riciclo o riuso e alcune misure del Fondo rotativo nazionale self-employment.

La Nuova Sabatini viene eliminata?

No. Il decreto la conferma tra i principali strumenti di incentivazione del Ministero delle imprese e del made in Italy.

Quando saranno approvati i nuovi bandi?

Il decreto non indica una data unica. Prima dovranno essere definiti gli stanziamenti nella legge di bilancio e poi approvate le discipline quadro. I relativi decreti ministeriali dovranno essere adottati entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio richiamata dal provvedimento.

La riforma garantisce più fondi alle imprese?

Non necessariamente. Il decreto riorganizza gli strumenti, ma l’ammontare delle risorse dipenderà dalle successive decisioni di bilancio.

Che differenza c’è tra contributo e garanzia?

Il contributo rappresenta un vantaggio economico riconosciuto direttamente al beneficiario secondo le condizioni del bando. La garanzia pubblica, invece, copre una parte del rischio assunto dalla banca che finanzia l’impresa.

Le vecchie misure scompariranno tutte?

No. Alcuni strumenti vengono confermati, altri possono essere assorbiti o coordinati, mentre soltanto le misure espressamente indicate vengono soppresse dal decreto.

Paragone semplice per capire la riforma

Immaginiamo che gli incentivi siano autobus diretti verso diverse destinazioni.

Nel vecchio sistema esistono molte linee, alcune con percorsi quasi identici, fermate difficili da individuare e orari che cambiano frequentemente. Un’impresa può non sapere quale autobus prendere.

La riforma cerca di creare poche linee principali:

  • una per ricerca e innovazione;

  • una per nuove imprese;

  • una per investimenti digitali e ambientali;

  • una per credito e continuità aziendale;

  • altre linee consolidate, come garanzia PMI e Nuova Sabatini.

Il decreto ha disegnato la nuova mappa.

Per conoscere orari, biglietti e fermate bisognerà però attendere i bandi, cioè gli atti che renderanno concretamente disponibili le agevolazioni.

Conclusione

Il decreto legislativo n. 138/2026 rappresenta una riforma strutturale del sistema nazionale degli incentivi alle imprese.

La direzione è chiara: meno frammentazione, maggiore concentrazione delle risorse, attenzione a innovazione, start-up, sostenibilità, digitalizzazione e credito.

Gli effetti concreti non saranno però immediati.

La fase decisiva arriverà con:

  • la definizione delle risorse nella legge di bilancio;

  • l’approvazione delle discipline quadro;

  • la pubblicazione dei bandi;

  • l’indicazione dei beneficiari e delle spese ammissibili.

Per imprese e professionisti, il consiglio è monitorare gli atti attuativi senza confondere la pubblicazione della riforma con l’apertura delle domande.

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