Quando il prezzo di benzina e diesel aumenta, si sente spesso parlare di accise. Sono una delle componenti più importanti del costo finale dei carburanti e, ogni volta che il Governo decide di modificarle, gli effetti possono riflettersi sul prezzo pagato dagli automobilisti.
Nella Gazzetta Ufficiale del 27 luglio 2026, il Governo ha pubblicato un decreto-legge che ridetermina temporaneamente l'aliquota di accisa sul gasolio utilizzato come carburante, come misura per contenere gli effetti della nuova crisi dei mercati petroliferi internazionali. La riduzione è prevista dal 30 luglio al 6 agosto 2026.
Vediamo, in modo semplice, cosa sono le accise, come funzionano e perché incidono sul prezzo del pieno.
Le accise sono imposte indirette applicate su determinati prodotti di largo consumo, come carburanti, energia elettrica, gas naturale, alcolici e tabacchi.
A differenza di altre imposte, non vengono calcolate in percentuale sul prezzo del bene, ma sono fissate in misura prestabilita.
Nel caso dei carburanti, l'importo viene determinato per ogni quantità di prodotto, ad esempio per mille litri di gasolio.
In pratica, una parte del prezzo che paghiamo al distributore non dipende dal costo del petrolio, ma da questa imposta stabilita dallo Stato.
Le accise hanno una funzione fiscale: permettono allo Stato di raccogliere risorse per finanziare la spesa pubblica.
Nel corso degli anni sono state modificate più volte per rispondere a esigenze economiche, finanziare interventi straordinari oppure affrontare particolari situazioni di emergenza.
Nel decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 luglio 2026, la modifica nasce proprio dall'esigenza di attenuare gli effetti dell'aumento dei prezzi petroliferi sui mercati internazionali.
Molti tendono a confondere queste due imposte, ma funzionano in modo diverso.
L'accisa è un importo fisso stabilito dalla legge e applicato al carburante.
L'IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) è invece una tassa calcolata in percentuale sul prezzo finale del prodotto.
In altre parole:
Questo significa che il prezzo finale del carburante è influenzato sia dal costo della materia prima sia dalle imposte previste dalla normativa.
Le accise possono essere aumentate o diminuite quando cambiano le condizioni economiche.
Ad esempio:
Nel decreto-legge pubblicato il 27 luglio 2026, il Governo spiega che la riduzione temporanea dell'accisa è motivata dal nuovo incremento dei prezzi dei prodotti energetici. Lo scopo dichiarato è contenere l'impatto economico sui consumatori e sul settore dell'autotrasporto.
Il provvedimento ridetermina temporaneamente l'aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante.
La misura:
Il decreto non stabilisce un nuovo prezzo del carburante alla pompa, ma modifica una delle componenti fiscali che contribuiscono a determinarlo.
Il prezzo che vediamo sul display del distributore è il risultato di diversi fattori:
Per questo motivo il prezzo può cambiare anche se una sola di queste componenti varia.
Immaginiamo che un automobilista faccia un pieno da 50 litri.
Se il costo del carburante diminuisce di pochi centesimi al litro grazie a una riduzione dell'accisa, il risparmio complessivo sarà dato da quei centesimi moltiplicati per i litri acquistati.
Ad esempio:
Risparmio totale:
50 × 0,03 € = 1,50 €
Questo è solo un esempio per capire il meccanismo: il risparmio effettivo dipende da come la variazione dell'accisa si riflette sul prezzo finale praticato dai distributori.
Anche quando le accise restano invariate, il prezzo dei carburanti può aumentare o diminuire.
Le principali cause sono:
Le accise rappresentano quindi solo una delle componenti del prezzo finale.
Per i cittadini, una riduzione delle accise può contribuire a contenere il costo dei rifornimenti, soprattutto per chi utilizza quotidianamente l'automobile.
Per le imprese, in particolare quelle del trasporto merci e della logistica, anche variazioni contenute del prezzo del carburante possono incidere sui costi operativi e, di conseguenza, sui prezzi dei beni e dei servizi.
Che cosa sono le accise?
Sono imposte indirette applicate su determinati prodotti, tra cui benzina e gasolio.
Qual è la differenza tra accisa e IVA?
L'accisa è un importo stabilito dalla legge per il prodotto, mentre l'IVA è una percentuale applicata al prezzo finale.
Perché il Governo modifica le accise?
Per rispondere a esigenze economiche o a situazioni straordinarie, come nel caso dell'aumento dei prezzi petroliferi richiamato dal decreto del 27 luglio 2026.
La riduzione dell'accisa significa che il carburante costerà sicuramente meno?
Il decreto modifica l'aliquota dell'accisa. Il prezzo finale alla pompa dipende però anche da altri fattori di mercato.
Quanto dura la riduzione prevista dal decreto?
Dal 30 luglio al 6 agosto 2026, secondo quanto stabilito dal decreto-legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
Immagina di acquistare una pizza da asporto.
Il prezzo finale non dipende soltanto dagli ingredienti, ma comprende anche il costo della consegna e altri costi fissi. Se uno di questi costi viene ridotto, la pizza potrebbe costare meno, ma il prezzo finale dipenderà comunque anche dal costo della farina, della mozzarella, dell'energia e del lavoro.
Con i carburanti succede qualcosa di simile: l'accisa è uno dei "costi fissi" che contribuiscono a formare il prezzo finale, ma non è l'unico elemento che lo determina.