La questione della cannabis light arriva davanti alla Corte Costituzionale e potrebbe aprire uno dei dibattiti giuridici più importanti degli ultimi anni.
Nel nuovo numero della Gazzetta Ufficiale della Corte Costituzionale pubblicato il 27 maggio 2026 compare infatti l’ordinanza del Tribunale di Trani che mette in discussione alcune parti del decreto sicurezza del 2025.
Al centro dello scontro ci sono le nuove restrizioni introdotte sulla commercializzazione delle infiorescenze di canapa e dei prodotti derivati.
Una vicenda che coinvolge migliaia di aziende agricole, negozi specializzati, lavoratori del settore e consumatori.
La norma finita davanti alla Corte vieta:
dei prodotti costituiti da infiorescenze di canapa, anche quando derivano dalla cosiddetta cannabis light.
Nel divieto rientrano anche:
Resta consentita soltanto la lavorazione destinata alla produzione agricola dei semi.
Negli ultimi anni il settore della cannabis light è cresciuto rapidamente in Italia.
Sono nati:
Molte di queste realtà lavorano con prodotti a basso contenuto di THC, cioè il principio attivo psicotropo della cannabis.
La normativa italiana del 2016 aveva infatti favorito la filiera della canapa industriale, creando un mercato che negli anni ha coinvolto migliaia di lavoratori.
Con il nuovo decreto sicurezza del 2025 però il quadro cambia radicalmente.
Secondo il Governo, le restrizioni servono a evitare ambiguità tra cannabis legale e sostanze stupefacenti.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sicurezza pubblica e limitare la diffusione di prodotti che potrebbero creare confusione o essere utilizzati impropriamente.
Chi contesta la norma, invece, sostiene che il divieto sia troppo ampio e rischi di colpire un intero settore economico che opera legalmente.
La Corte dovrà capire se il divieto introdotto dal decreto sicurezza sia compatibile con diversi principi costituzionali.
Tra i temi che potrebbero entrare nella discussione ci sono:
Il punto più delicato riguarda proprio la distinzione tra sostanze stupefacenti e prodotti industriali derivati dalla canapa.
Uno degli aspetti più complessi riguarda il diritto europeo.
In diversi Paesi dell’Unione Europea la commercializzazione della cannabis light è consentita entro limiti specifici di THC.
Negli ultimi anni anche alcune sentenze europee hanno sostenuto che i prodotti derivati dalla canapa legale non possano essere automaticamente equiparati agli stupefacenti.
Per questo motivo la decisione della Corte Costituzionale italiana potrebbe avere effetti molto più ampi del semplice mercato nazionale.
Per molte attività commerciali il nuovo quadro normativo crea forte incertezza.
Alcuni negozi hanno già ridotto o sospeso la vendita di determinati prodotti.
Molte aziende agricole temono invece un crollo del mercato della canapa industriale.
Il rischio più grande riguarda soprattutto le piccole imprese nate negli ultimi anni grazie alla crescita del settore.
Immaginiamo un’azienda agricola che coltiva canapa industriale autorizzata e produce oli o infiorescenze con THC molto basso.
Fino a poco tempo fa quei prodotti potevano essere commercializzati in diversi contesti.
Con le nuove restrizioni, invece, gran parte della filiera rischia di fermarsi completamente.
Questo significa:
Uno dei punti più discussi riguarda proprio la difficoltà di distinguere i prodotti industriali da quelli destinati all’uso stupefacente.
Chi sostiene il divieto afferma che il commercio delle infiorescenze renda difficile il controllo da parte delle forze dell’ordine.
Chi invece difende la cannabis light sostiene che i limiti di THC previsti dalla normativa rendano questi prodotti non droganti.
La Corte dovrà quindi valutare se il divieto totale sia una misura equilibrata oppure eccessiva.
La decisione della Corte potrebbe avere conseguenze enormi.
Se la norma venisse confermata:
Se invece la Corte dovesse accogliere le questioni sollevate:
La cannabis light continua a essere uno dei temi più divisivi del dibattito pubblico italiano.
Da una parte c’è chi vede il settore come una filiera agricola e industriale legale.
Dall’altra chi teme che possa rappresentare una forma indiretta di liberalizzazione delle droghe leggere.
La Corte Costituzionale sarà chiamata proprio a trovare un equilibrio tra questi interessi contrapposti.
La situazione è molto complessa.
Le nuove restrizioni del decreto sicurezza hanno introdotto forti limiti, ma ora la questione è davanti alla Corte Costituzionale.
Si tratta generalmente di prodotti derivati dalla canapa con contenuti molto bassi di THC.
Molte attività del settore temono conseguenze economiche pesanti se il divieto dovesse restare in vigore.
Sì.
Se la riterrà incompatibile con la Costituzione potrà dichiararla illegittima.
Sì.
Il rapporto con le regole europee sarà probabilmente uno degli aspetti più importanti della decisione.
È un po’ come vietare completamente la vendita di birra analcolica perché assomiglia alla birra tradizionale.
Il problema che la Corte dovrà affrontare è proprio questo:
un prodotto con effetti molto diversi può essere trattato esattamente come una sostanza stupefacente?
La risposta potrebbe cambiare il futuro dell’intero settore della canapa industriale in Italia.