La Corte Costituzionale negli ultimi anni ha rivoluzionato il sistema delle case popolari in Italia.
Molte Regioni avevano introdotto regole sempre più rigide per accedere agli alloggi pubblici:
- anni minimi di residenza;
- lunga permanenza sul territorio;
- criteri territoriali molto restrittivi;
- punteggi che premiavano chi viveva da più tempo nella Regione.
Secondo la Corte, però, molte di queste norme erano in contrasto con la Costituzione italiana.
Le sentenze più recenti hanno chiarito un principio fondamentale:
il diritto alla casa non può dipendere da barriere burocratiche sproporzionate.
Che cos’è l’ERP
L’ERP significa edilizia residenziale pubblica.
Si tratta delle cosiddette:
- case popolari;
- alloggi pubblici;
- abitazioni assegnate a famiglie economicamente fragili.
Gli alloggi vengono gestiti da enti pubblici come:
- ATER;
- ALER;
- IACP;
- Comuni.
L’obiettivo è aiutare chi:
- ha redditi bassi;
- rischia lo sfratto;
- vive situazioni di emergenza abitativa;
- non riesce a sostenere i costi del mercato immobiliare.
Il diritto alla casa nella Costituzione
La Costituzione italiana non contiene un articolo che dica esplicitamente:
“ogni persona ha diritto a una casa”.
Tuttavia la Corte Costituzionale ha più volte spiegato che il diritto all’abitazione deriva da:
- articolo 2 → tutela dei diritti fondamentali;
- articolo 3 → uguaglianza sostanziale;
- articolo 47 → accesso alla proprietà dell’abitazione;
- principio di dignità umana.
La Corte ha definito la casa un diritto sociale fondamentale.
Cosa significa diritto sociale
Un diritto sociale è un diritto che richiede l’intervento dello Stato.
Per esempio:
- sanità;
- scuola;
- assistenza;
- casa.
Lo Stato deve creare strumenti concreti per aiutare le persone più fragili.
Perché le Regioni hanno introdotto requisiti di residenza
Negli ultimi anni molte Regioni hanno introdotto criteri sempre più severi.
Per esempio:
- 5 anni di residenza;
- 10 anni di presenza sul territorio;
- punteggi aggiuntivi per residenti “storici”.
Secondo le amministrazioni questi criteri servivano a:
- premiare il radicamento territoriale;
- limitare le domande;
- favorire chi viveva stabilmente nella comunità locale.
Ma la Corte ha iniziato a considerare questi sistemi discriminatori.
La sentenza più recente: Friuli-Venezia Giulia 2026
La Sentenza n. 70 del 2026 rappresenta uno dei casi più importanti.
La Regione Friuli-Venezia Giulia chiedeva:
- almeno 5 anni di residenza negli ultimi 8;
- poi ridotti a 2 anni.
La Corte ha bocciato entrambe le versioni.
Secondo i giudici:
- il bisogno abitativo non dipende dagli anni trascorsi in una Regione;
- chi è povero spesso cambia città per lavoro;
- il requisito esclude proprio le persone più fragili.
La Corte ha quindi dichiarato la norma incostituzionale per violazione dell’articolo 3 della Costituzione.
La svolta della Corte: il bisogno viene prima della residenza
Nelle sentenze più recenti la Corte ripete sempre lo stesso concetto:
la priorità deve essere il bisogno reale.
Non possono prevalere:
- anzianità territoriale;
- radicamento storico;
- presenza pluriennale.
Esempio pratico
Una famiglia perde il lavoro in Sicilia e si trasferisce in Emilia-Romagna.
Se la Regione richiede 5 o 10 anni di residenza:
- la famiglia resta esclusa;
- anche se non ha più una casa;
- anche se ha figli piccoli;
- anche se vive in povertà.
Secondo la Corte questo sistema è contrario al principio di uguaglianza.
Le principali sentenze che hanno cambiato l’ERP
Sentenza n. 44 del 2020
Una delle decisioni più importanti.
La Corte ha spiegato che:
- il requisito della lunga residenza crea una “soglia rigida”;
- questa soglia impedisce l’accesso ai servizi sociali;
- il sistema diventa incompatibile con la funzione dell’ERP.
La Corte ha sottolineato che le case popolari servono a rispondere al bisogno abitativo, non a premiare chi vive da più tempo in una zona.
Sentenza n. 9 del 2021
La Corte ha chiarito che:
- la residenza può essere richiesta;
- ma non può trasformarsi in discriminazione.
In pratica:
una persona deve vivere sul territorio al momento della domanda, ma non è legittimo pretendere lunghissimi periodi pregressi.
Sentenza n. 77 del 2023
Questa decisione ribadisce che:
- il diritto alla casa riguarda persone economicamente fragili;
- i criteri territoriali non possono prevalere sullo stato di bisogno.
Sentenze n. 67 e n. 147 del 2024
Sono due decisioni fondamentali.
La Corte afferma che:
- chi vive situazioni economiche difficili spesso si sposta frequentemente;
- la lunga residenza non dimostra maggiore bisogno;
- il requisito territoriale è scollegato dalla funzione sociale dell’ERP.
Sentenza n. 1 del 2025
La Corte continua sulla stessa linea.
Secondo i giudici:
- i punteggi basati quasi esclusivamente sulla permanenza territoriale sono illegittimi;
- bisogna valorizzare le condizioni economiche e familiari.
Sentenza n. 1 del 2026
La Corte affronta un altro punto molto importante:
le graduatorie.
Secondo i giudici:
- si può tenere conto dell’anzianità di permanenza nelle graduatorie;
- ma non della semplice lunga residenza.
Differenza importante
Non conta:
“Da quanti anni vivi qui?”
Conta invece:
“Da quanto tempo aspetti una casa pur avendone bisogno?”
Cosa possono ancora fare le Regioni
Le Regioni mantengono comunque alcuni poteri.
Possono:
- richiedere la residenza attuale;
- verificare il reale bisogno;
- organizzare graduatorie;
- controllare redditi e patrimonio.
Non possono però creare barriere sproporzionate.
Gli effetti concreti delle sentenze
Le decisioni della Corte stanno cambiando:
- bandi ERP;
- regolamenti regionali;
- criteri di assegnazione;
- punteggi delle graduatorie.
Molte amministrazioni hanno già dovuto modificare:
- regolamenti comunali;
- leggi regionali;
- requisiti di accesso.
Chi viene maggiormente tutelato
Le sentenze aiutano soprattutto:
- famiglie sfrattate;
- lavoratori precari;
- persone che si trasferiscono per lavoro;
- cittadini economicamente fragili;
- nuclei familiari in emergenza abitativa.
Il problema delle liste d’attesa
La Corte però non risolve un problema strutturale:
la mancanza di alloggi pubblici.
In molte città italiane:
- le domande sono migliaia;
- gli alloggi disponibili sono pochi;
- le liste d’attesa durano anni.
Le sentenze eliminano discriminazioni, ma non aumentano automaticamente le case disponibili.
Termini tecnici spiegati
- ERP
Edilizia residenziale pubblica, cioè il sistema delle case popolari.
- Illegittimità costituzionale
Situazione in cui una legge viola la Costituzione.
- Graduatoria ERP
Elenco dei richiedenti ordinati secondo criteri di priorità.
- Uguaglianza sostanziale
Principio secondo cui lo Stato deve aiutare concretamente chi si trova in difficoltà.
- Radicamento territoriale
Legame stabile con un territorio o una comunità locale.
FAQ – Domande frequenti
La Corte ha eliminato tutti i requisiti di residenza?
No. Le Regioni possono ancora chiedere la residenza attuale sul territorio.
Cosa è stato dichiarato illegittimo?
I requisiti troppo lunghi e sproporzionati di residenza pregressa.
Le sentenze valgono in tutta Italia?
Formalmente riguardano singole norme regionali, ma i principi influenzano tutte le amministrazioni.
Le graduatorie ERP cambieranno?
Molte sono già state modificate dopo le sentenze della Corte.
Le sentenze garantiscono automaticamente una casa?
No. Eliminano discriminazioni, ma il problema della carenza di alloggi resta.
Paragone semplice per capire la questione
Immaginiamo due famiglie senza casa.
La prima vive nella città da 15 anni.
La seconda si è trasferita da pochi mesi dopo aver perso il lavoro.
Entrambe sono povere e hanno bisogno urgente di un’abitazione.
Secondo molte vecchie norme, la seconda famiglia sarebbe stata esclusa automaticamente.
La Corte Costituzionale ha spiegato che il diritto alla casa non può dipendere da “quanto tempo vivi lì”, ma dal bisogno reale della persona.