La Corte Costituzionale negli ultimi anni ha rivoluzionato il sistema delle case popolari in Italia.
Molte Regioni avevano introdotto regole sempre più rigide per accedere agli alloggi pubblici:
Secondo la Corte, però, molte di queste norme erano in contrasto con la Costituzione italiana.
Le sentenze più recenti hanno chiarito un principio fondamentale:
il diritto alla casa non può dipendere da barriere burocratiche sproporzionate.
L’ERP significa edilizia residenziale pubblica.
Si tratta delle cosiddette:
Gli alloggi vengono gestiti da enti pubblici come:
L’obiettivo è aiutare chi:
La Costituzione italiana non contiene un articolo che dica esplicitamente:
“ogni persona ha diritto a una casa”.
Tuttavia la Corte Costituzionale ha più volte spiegato che il diritto all’abitazione deriva da:
La Corte ha definito la casa un diritto sociale fondamentale.
Un diritto sociale è un diritto che richiede l’intervento dello Stato.
Per esempio:
Lo Stato deve creare strumenti concreti per aiutare le persone più fragili.
Negli ultimi anni molte Regioni hanno introdotto criteri sempre più severi.
Per esempio:
Secondo le amministrazioni questi criteri servivano a:
Ma la Corte ha iniziato a considerare questi sistemi discriminatori.
La Sentenza n. 70 del 2026 rappresenta uno dei casi più importanti.
La Regione Friuli-Venezia Giulia chiedeva:
La Corte ha bocciato entrambe le versioni.
Secondo i giudici:
La Corte ha quindi dichiarato la norma incostituzionale per violazione dell’articolo 3 della Costituzione.
Nelle sentenze più recenti la Corte ripete sempre lo stesso concetto:
la priorità deve essere il bisogno reale.
Non possono prevalere:
Una famiglia perde il lavoro in Sicilia e si trasferisce in Emilia-Romagna.
Se la Regione richiede 5 o 10 anni di residenza:
Secondo la Corte questo sistema è contrario al principio di uguaglianza.
Una delle decisioni più importanti.
La Corte ha spiegato che:
La Corte ha sottolineato che le case popolari servono a rispondere al bisogno abitativo, non a premiare chi vive da più tempo in una zona.
La Corte ha chiarito che:
In pratica:
una persona deve vivere sul territorio al momento della domanda, ma non è legittimo pretendere lunghissimi periodi pregressi.
Questa decisione ribadisce che:
Sono due decisioni fondamentali.
La Corte afferma che:
La Corte continua sulla stessa linea.
Secondo i giudici:
La Corte affronta un altro punto molto importante:
le graduatorie.
Secondo i giudici:
Non conta:
“Da quanti anni vivi qui?”
Conta invece:
“Da quanto tempo aspetti una casa pur avendone bisogno?”
Le Regioni mantengono comunque alcuni poteri.
Possono:
Non possono però creare barriere sproporzionate.
Le decisioni della Corte stanno cambiando:
Molte amministrazioni hanno già dovuto modificare:
Le sentenze aiutano soprattutto:
La Corte però non risolve un problema strutturale:
la mancanza di alloggi pubblici.
In molte città italiane:
Le sentenze eliminano discriminazioni, ma non aumentano automaticamente le case disponibili.
No. Le Regioni possono ancora chiedere la residenza attuale sul territorio.
I requisiti troppo lunghi e sproporzionati di residenza pregressa.
Formalmente riguardano singole norme regionali, ma i principi influenzano tutte le amministrazioni.
Molte sono già state modificate dopo le sentenze della Corte.
No. Eliminano discriminazioni, ma il problema della carenza di alloggi resta.
Immaginiamo due famiglie senza casa.
La prima vive nella città da 15 anni.
La seconda si è trasferita da pochi mesi dopo aver perso il lavoro.
Entrambe sono povere e hanno bisogno urgente di un’abitazione.
Secondo molte vecchie norme, la seconda famiglia sarebbe stata esclusa automaticamente.
La Corte Costituzionale ha spiegato che il diritto alla casa non può dipendere da “quanto tempo vivi lì”, ma dal bisogno reale della persona.
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