Il nuovo Piano Casa 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale con il Decreto-Legge n. 66 del 7 maggio 2026, introduce per la prima volta in modo chiaro e strutturato nuove formule abitative basate sulla condivisione degli spazi e sulla collaborazione tra residenti.
Tra le novità più importanti compaiono:
Per molti cittadini questi termini possono sembrare complicati o lontani dalla vita quotidiana.
In realtà il cohousing riguarda un problema molto concreto:
come vivere meglio spendendo meno e combattendo isolamento sociale, caro affitti e difficoltà abitative.
La parola cohousing deriva dall’inglese:
In pratica significa:
abitare vicino ad altre persone condividendo alcuni servizi e spazi comuni, pur mantenendo la propria casa privata.
Non è quindi:
Ogni persona o famiglia mantiene:
Ma alcuni spazi vengono condivisi per ridurre costi e migliorare la qualità della vita.
Nel cohousing possono esserci:
L’obiettivo è evitare sprechi e creare una piccola comunità collaborativa.
Il Piano Casa nasce in un momento in cui molte persone hanno difficoltà a trovare casa.
I problemi principali oggi sono:
Il cohousing viene visto come una possibile soluzione a molti di questi problemi contemporaneamente.
Il decreto cita esplicitamente il:
senior cohousing.
Si tratta di abitazioni progettate per persone anziane che:
Gli anziani mantengono il proprio appartamento, ma condividono alcuni servizi.
Per esempio:
Immaginiamo una signora pensionata che vive sola in un appartamento troppo grande.
Oggi potrebbe avere:
Con il senior cohousing potrebbe vivere in:
Il decreto parla anche di:
coabitazione intergenerazionale.
Vuol dire mettere insieme:
L’idea è creare una collaborazione reciproca.
Per esempio:
Negli ultimi anni molte città europee stanno sperimentando questo sistema perché aiuta a:
Il Piano Casa dedica attenzione anche agli studenti fuori sede.
In molte città universitarie gli affitti sono ormai diventati proibitivi.
Il cohousing può permettere di:
Molti confondono il cohousing con il semplice appartamento condiviso.
Ma non sono la stessa cosa.
Nel modello tradizionale:
Nel cohousing invece:
Uno degli obiettivi del Piano Casa è recuperare edifici pubblici inutilizzati.
Molti di questi immobili potrebbero diventare:
Un ex edificio comunale abbandonato potrebbe essere trasformato in:
Con affitti più bassi rispetto al mercato normale.
Il cohousing sarà spesso collegato agli:
affitti calmierati.
Gli affitti potrebbero essere più bassi grazie a:
Il decreto prevede anche standard elevati di:
Questo significa edifici:
Molto probabilmente l’accesso ai nuovi progetti sarà legato a:
Molti dettagli arriveranno però con i decreti attuativi successivi.
Se il Piano Casa verrà attuato davvero, nei prossimi anni potrebbero nascere:
Questo potrebbe aiutare:
Tra i principali benefici:
Naturalmente esistono anche criticità.
Per esempio:
Molto dipenderà da:
No. È una possibilità abitativa alternativa prevista dal Piano Casa.
No. Ogni persona mantiene il proprio appartamento o spazio privato.
Probabilmente giovani, studenti, anziani e famiglie con specifici requisiti economici.
In teoria sì, grazie a spazi condivisi e affitti calmierati.
Nel senior cohousing potrebbero esserci servizi condivisi di supporto e assistenza leggera.
Sì. Il decreto cita espressamente studenti universitari fuori sede.
Non sempre. Molti progetti nasceranno dal recupero di edifici pubblici inutilizzati.
Immaginiamo un grande condominio moderno.
Ogni persona ha il proprio appartamento privato.
Ma invece di avere:
alcuni servizi vengono condivisi.
È un po’ come avere:
Senza però rinunciare alla propria indipendenza.
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