Nella Gazzetta Ufficiale – 2ª Serie Speciale n. 12 del 12 febbraio 2026 è stato pubblicato il Regolamento (UE) 2025/2600, che introduce misure straordinarie relative alle riserve della Banca Centrale della Federazione Russa detenute nell’Unione europea.
È una delle misure economicamente e politicamente più rilevanti adottate dall’UE dall’inizio della guerra in Ucraina.
Il provvedimento vieta il trasferimento delle attività e delle riserve della Banca Centrale Russa o di entità collegate, impedendo che tali risorse possano essere utilizzate per finanziare la prosecuzione del conflitto.
Ma cosa significa concretamente? E quali sono le implicazioni?
Le riserve di una banca centrale sono attività finanziarie detenute per:
sostenere la stabilità della valuta nazionale;
intervenire sui mercati valutari;
far fronte a crisi finanziarie;
garantire pagamenti internazionali.
Possono includere:
valute estere,
titoli di Stato,
obbligazioni,
depositi bancari,
oro.
Quando queste riserve sono detenute all’estero (ad esempio presso banche o depositari centrali europei), possono essere oggetto di misure restrittive.
Congelare le riserve significa:
bloccare la possibilità di trasferirle,
impedire la loro disponibilità operativa,
vietare qualsiasi operazione che ne consenta l’utilizzo diretto o indiretto.
Importante:
Il congelamento non trasferisce la proprietà delle risorse all’Unione europea. La Russia resta formalmente proprietaria, ma non può utilizzarle.
Questa distinzione è cruciale.
Misura temporanea.
Non cambia la titolarità giuridica.
Blocca disponibilità e trasferimento.
Può essere revocato.
Trasferimento definitivo della proprietà.
Comporta perdita permanente del bene.
Richiede basi giuridiche molto più complesse.
Solleva questioni più delicate di diritto internazionale.
Il Regolamento 2025/2600 prevede un divieto di trasferimento, quindi una forma di congelamento rafforzato, non una confisca.
Questa scelta ha implicazioni fondamentali per la compatibilità con il diritto internazionale.
Le riserve di una banca centrale sono generalmente considerate coperte da immunità sovrana.
L’immunità sovrana è il principio secondo cui uno Stato non può essere sottoposto alla giurisdizione o all’esecuzione forzata da parte di un altro Stato senza il suo consenso.
Congelare riserve di una banca centrale:
tocca il principio di immunità,
solleva interrogativi sulla protezione dei beni sovrani,
può creare precedenti.
L’Unione europea giustifica la misura come risposta a una situazione eccezionale e di emergenza economica, sottolineandone il carattere:
temporaneo,
proporzionato,
soggetto a revisione periodica.
Questa misura ha anche implicazioni sistemiche.
Le banche centrali detengono riserve all’estero perché confidano nella:
stabilità giuridica,
neutralità finanziaria,
affidabilità delle giurisdizioni.
Se le riserve possono essere congelate in caso di conflitto, alcuni Stati potrebbero:
diversificare le riserve verso altre giurisdizioni,
ridurre l’esposizione a valute occidentali,
aumentare riserve in oro o valute alternative.
Nel medio-lungo periodo, questo potrebbe incidere su:
ruolo internazionale dell’euro,
assetti del sistema monetario globale,
flussi finanziari internazionali.
I principali rischi potenziali sono quattro.
Gli Stati terzi potrebbero percepire un aumento del rischio politico.
Possibile accelerazione di processi di “de-dollarizzazione” o “de-euroizzazione”.
Contromisure su investimenti europei in Russia.
Possibili ricorsi davanti a tribunali internazionali o arbitrati.
Il regolamento prevede un riesame periodico.
In caso di cessazione della misura:
dovrebbe essere consentito il trasferimento graduale delle risorse;
potrebbero essere previste tempistiche tecniche di sblocco;
si porrebbe il tema della gestione delle liquidità maturate nel frattempo (interessi, rendimenti).
Un’eventuale revoca potrebbe:
ridurre tensioni diplomatiche;
incidere sui negoziati politici;
avere effetti sui mercati finanziari.
Perché coinvolge direttamente:
sovranità monetaria (capacità di uno Stato di gestire le proprie riserve),
stabilità finanziaria globale,
diritto internazionale consuetudinario,
equilibri geopolitici.
Non è una semplice sanzione individuale:
è un intervento su uno dei pilastri della finanza statale.
Il Regolamento (UE) 2025/2600 non rappresenta una confisca delle riserve russe, ma un blocco temporaneo del loro utilizzo, giustificato dall’Unione europea come misura di emergenza economica.
Tuttavia, le sue implicazioni superano il piano sanzionatorio e toccano:
l’architettura del sistema monetario internazionale,
la fiducia nelle giurisdizioni finanziarie occidentali,
la tenuta del principio di immunità sovrana.
È un provvedimento destinato a essere studiato nei manuali di diritto internazionale ed economia politica per molti anni.