Cos'è il referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026?
Il referendum indetto per il 22 e 23 marzo 2026 è un referendum popolare confermativo, previsto dall'art. 138 della Costituzione. Questo tipo di consultazione viene convocato quando una legge di revisione costituzionale è approvata dal Parlamento ma non raggiunge i due terzi dei voti in ciascuna Camera. In tal caso, su richiesta di un quinto dei membri di una Camera, di 500.000 elettori o di cinque Consigli regionali, la legge deve essere sottoposta al giudizio dei cittadini, che possono confermarla o respingerla.
Perché si tiene questo referendum?
La legge costituzionale in questione introduce modifiche rilevanti all'ordinamento giudiziario e istituisce un nuovo organo: la Corte disciplinare, che avvoca a sé le funzioni disciplinari attualmente attribuite al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Poiché il Parlamento non ha approvato la legge con una maggioranza qualificata dei due terzi, si è aperta la possibilità di un referendum confermativo.
Il testo del quesito referendario
Il decreto presidenziale del 7 febbraio 2026 ha riformulato il quesito da sottoporre agli elettori, in conformità con quanto stabilito dalla Corte di Cassazione. Ecco il testo integrale:
"Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?"
Chi vota Sì approva la riforma. Chi vota No la respinge, e la Costituzione resta invariata.
Cosa cambierà nella Costituzione se vincerà il Sì?
Il cuore della riforma riguarda la disciplina dei magistrati e il ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Attualmente, il CSM ha competenza anche sulle questioni disciplinari riguardanti i magistrati. Con la riforma, invece:
Viene istituita una Corte disciplinare autonoma e indipendente dal CSM.
La Corte disciplinare avrà il compito esclusivo di giudicare i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati.
La composizione, il funzionamento e le garanzie della Corte saranno stabilite con legge ordinaria, ma nel rispetto dei principi costituzionali.
Inoltre, le modifiche agli articoli sopra citati toccano:
L'art. 87 (decimo comma): ridefinisce le funzioni del Presidente della Repubblica nei rapporti con la Corte disciplinare;
L'art. 102 e seguenti: adeguano l'assetto dell'ordinamento giudiziario alla nuova struttura;
L'art. 110: riguarda l'organizzazione dei servizi relativi alla giustizia.
Qual è il significato politico e istituzionale della riforma?
La riforma mira a separare più nettamente le funzioni di autogoverno della magistratura dalle attività disciplinari, rafforzando la trasparenza e l'imparzialità nei procedimenti. Tuttavia, secondo i critici, potrebbe ridurre l'autonomia della magistratura e aprire a rischi di politicizzazione della nuova Corte.
Considerazioni finali per l’elettore
Ogni cittadino è chiamato a valutare se queste modifiche migliorino o peggiorino l’equilibrio tra i poteri dello Stato. La partecipazione al referendum è fondamentale: non è previsto il quorum (cioè una soglia minima di votanti), quindi il risultato sarà valido indipendentemente dall'affluenza.