Le Regioni (così come i Comuni, le Province e lo Stato) devono ogni anno approvare un bilancio, ovvero un documento che prevede in anticipo tutte le entrate e tutte le spese. È il modo con cui si programma come usare i soldi pubblici.
Ma cosa succede quando si presentano spese non previste, urgenti, oppure obbligatorie per legge, che non si possono più evitare?
Nasce così una voce poco conosciuta ma fondamentale della finanza pubblica: il debito fuori bilancio.
Il debito fuori bilancio (spesso abbreviato in DFB) è una spesa sostenuta senza che ci fosse un'autorizzazione formale a bilancio, ma che deve essere comunque pagata, perché:
è derivata da una sentenza, ad esempio un risarcimento danni ordinato da un giudice;
è frutto di un contratto valido firmato da un funzionario pubblico;
riguarda interventi urgenti per evitare danni a persone o cose;
è stata verificata da organi di controllo (come i revisori dei conti);
è prevista da norme particolari, come l’art. 73 del D.Lgs. 118/2011, che disciplina proprio questo tipo di situazioni.
In poche parole: è un debito che lo Stato o un ente pubblico non può ignorare, anche se non lo aveva messo in conto.
Con le Leggi regionali n. 17 e 18, entrambe del 1° aprile 2025, la Regione Sicilia ha riconosciuto due gruppi di debiti fuori bilancio:
Legge 17/2025: debiti maturati nel mese di luglio 2024.
Legge 18/2025: debiti maturati nel mese di agosto 2024.
Entrambe le leggi si basano sull’articolo 73, comma 1, lettera e) del già citato decreto legislativo, che prevede il riconoscimento delle spese urgenti e necessarie fatte nel rispetto di certe regole.
Queste due leggi non entrano nel dettaglio del tipo di spese (quelle informazioni sono solitamente contenute negli allegati tecnici o nei verbali d’aula), ma autorizzano formalmente il pagamento, sanando la posizione della Regione nei confronti dei creditori.
Perché i debiti fuori bilancio, se diventano troppo numerosi o mal gestiti, sono un campanello d’allarme sulla salute delle finanze pubbliche.
Sono spie di:
errori di programmazione,
emergenze non previste,
o talvolta scarsa trasparenza amministrativa.
Inoltre, impegnano risorse future, cioè soldi che si dovranno togliere ad altri servizi per coprire spese non pianificate.
Per evitare che i debiti fuori bilancio diventino un “modo nascosto” per spendere senza controllo, la legge prevede numerose garanzie:
Controllo dei revisori dei conti: devono verificare la legittimità e la correttezza contabile del debito.
Voto del Consiglio Regionale o Comunale: ogni debito deve essere riconosciuto con legge o delibera.
Relazioni obbligatorie: l’amministrazione deve spiegare perché non si era previsto il debito e cosa farà per evitarlo in futuro.
Responsabilità personale: se il debito deriva da comportamenti irregolari o illeciti, i dirigenti pubblici possono risponderne personalmente.
Chi vive in Sicilia (o in qualsiasi altra regione) ha il diritto di sapere come vengono usati i fondi pubblici, inclusi quelli che emergono fuori dal bilancio ufficiale.
Un buon debito fuori bilancio è:
legittimo,
urgente,
controllato,
approvato con trasparenza.
Un cattivo debito fuori bilancio è:
evitabile,
frutto di errori gestionali,
tenuto nascosto,
usato per aggirare le regole.
I debiti fuori bilancio non sono di per sé negativi. Servono a mantenere gli impegni legali e gestire le emergenze. Ma devono essere eccezioni, non la norma.
La Regione Sicilia, con queste due leggi, ha fatto un passo corretto nel rispetto della legge. Ora resta il compito della politica e dei cittadini: vigilare, chiedere trasparenza e pretendere responsabilità.