ALPI: la libera professione nei nostri ospedali pubblici. Cosa cambia per medici e pazienti in Piemonte

N. 0 08/02/2026 Approfondimenti Pubblicato il 07/02/2026 23:53
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ALPI: la libera professione nei nostri ospedali pubblici. Cosa cambia per medici e pazienti in Piemonte

Negli ospedali pubblici si può curarsi anche… privatamente. Sembra un paradosso, ma è la realtà regolata da una sigla poco conosciuta ma molto importante: ALPI, ovvero Attività Libero-Professionale Intramuraria.

Con la nuova legge regionale n. 11/2025, la Regione Piemonte ha deciso di riscrivere le regole del gioco. Lo ha fatto con un obiettivo ambizioso: garantire trasparenza, equilibrio e uniformità tra il servizio pubblico e l'attività privata svolta dentro le mura ospedaliere.

Ma cosa significa davvero? E soprattutto: cosa cambia per i cittadini e per i professionisti della sanità?


Che cos’è l’ALPI e perché esiste

La possibilità di esercitare la libera professione all’interno degli ospedali pubblici esiste da oltre 30 anni.
È stata introdotta per valorizzare i medici del Servizio Sanitario Nazionale, permettendo loro di offrire prestazioni a pagamento, ma senza dover andare in cliniche private o abbandonare l'ospedale pubblico.

In pratica, un medico ospedaliero può visitare pazienti privatamente – fuori dal suo orario istituzionale – utilizzando gli spazi, le attrezzature e i servizi dell'ospedale pubblico, pagando una quota di compartecipazione alla struttura.

Il paziente, in cambio, paga la prestazione interamente, ma può scegliere il medico, l’orario, e spesso ottiene tempi più rapidi rispetto al percorso istituzionale.


Perché la Regione ha riformato l’ALPI

Nel tempo, però, sono emerse criticità e squilibri. Ad esempio:

  • Tempi di attesa lunghi nel pubblico, a fronte di prestazioni rapide in ALPI.

  • Uso opaco delle risorse pubbliche per attività private.

  • Disparità tra territori e aziende sanitarie nel modo in cui l’ALPI veniva regolata.

Per questo, la Regione Piemonte ha deciso di mettere ordine, con una legge che uniforma le regole in tutta la regione, imponendo criteri chiari e sanzioni in caso di abusi.


Cosa prevede la nuova legge

Ecco i punti salienti della L.R. 11/2025:

  • Stesse regole per tutti: le aziende sanitarie, ospedaliere e IRCCS (istituti di ricerca) dovranno adottare regolamenti interni coerenti con un modello regionale unico.

  • Equilibrio tra attività pubblica e privata: le ore dedicate all’ALPI non potranno superare quelle per il servizio istituzionale.

  • Nessuna concorrenza sleale: si dovrà garantire che l’ALPI non penalizzi l’erogazione delle prestazioni gratuite.

  • Parità di trattamento: il paziente che sceglie l’ALPI deve ricevere prestazioni di qualità equivalente a quelle del servizio pubblico.

  • Riservatezza e informazione: trasparenza su tariffe, accesso e diritti del paziente.

  • Controlli e sanzioni: i direttori generali che non rispettano le tempistiche per adottare i regolamenti perdono fino al 70% della retribuzione di risultato. In casi gravi, può intervenire un commissario.


E per i pazienti? Cosa cambia davvero

Per i cittadini, questa riforma non abolisce l’ALPI, ma punta a renderla più trasparente, controllata e giusta.

Cosa migliora?

  • Maggiore chiarezza sull’offerta ALPI (medici disponibili, costi, modalità di prenotazione).

  • Più controllo sulla qualità delle prestazioni.

  • Impegno a non “svuotare” il pubblico per alimentare il privato.

Cosa resta critico?

  • Le prestazioni in ALPI restano a carico del paziente (non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale).

  • Il rischio di disuguaglianza: chi può permettersi di pagare ha accesso più rapido, chi no resta in lista d’attesa.


I medici cosa ne pensano

Per i professionisti della sanità, l’ALPI è una possibilità di integrazione economica, ma anche un campo minato burocratico.

La legge impone ora:

  • nuove linee guida vincolanti, che limitano l’autonomia aziendale.

  • obblighi di rendicontazione e monitoraggio molto più stringenti.

Molti medici temono una riduzione della flessibilità, ma altri vedono nella legge un’occasione per tutelare la dignità della professione e evitare distorsioni che danneggiano l’immagine della sanità pubblica.


Conclusione: pubblica o privata, la sanità resta un diritto

Il vero tema che questa legge solleva è come conciliare efficienza, equità e sostenibilità nel nostro sistema sanitario.

L’ALPI non è un mostro da abbattere né una panacea. È uno strumento delicato, che può funzionare solo se vigilato, regolato e reso trasparente.

Il Piemonte ha fatto un passo importante. Ora la sfida è farlo funzionare bene, non solo sulla carta.

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