1.520 borse di studio per specializzandi sanitari 2025/2026: chi può ottenerle e quanto valgono

Serie Generale N. 0 08/09/2026 Approfondimenti Pubblicato il 08/09/2026 22:17
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Una novità importante per migliaia di laureati delle professioni sanitarie arriva dalla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 208 dell’8 settembre 2026. Il decreto del Ministero della Salute del 31 luglio 2026 stabilisce il fabbisogno nazionale di specialisti per il triennio accademico 2025-2027 e mette a disposizione 1.520 borse di studio finanziabili con risorse statali per gli iscritti al primo anno delle scuole di specializzazione nell'anno accademico 2025/2026.

I destinatari non sono i medici, ma laureati appartenenti a sette categorie professionali: biologi, chimici, farmacisti, fisici, odontoiatri, medici veterinari e psicologi ammessi alle rispettive scuole di specializzazione secondo la normativa vigente.

Il dato delle 1.520 borse, però, deve essere letto correttamente: non significa 1.520 nuovi posti universitari né 1.520 borse da 7,2 milioni di euro ciascuna. Le risorse complessivamente disponibili per finanziare queste borse del primo anno sono 7.254.960 euro e ogni borsa ha un valore di 4.773 euro lordi annui.

La novità riguarda gli specializzandi sanitari non medici

Il punto di partenza è la legge di bilancio 2025. La normativa ha previsto, a decorrere dall'anno accademico 2024/2025, una borsa di studio di 4.773 euro lordi all'anno per tutta la durata legale del corso per gli specializzandi appartenenti alle categorie indicate dalla legge n. 401/2000.

Si tratta di una platea che comprende:

  • biologi;
  • chimici;
  • farmacisti;
  • fisici;
  • odontoiatri;
  • medici veterinari;
  • psicologi.

Il decreto richiama espressamente le scuole di specializzazione di area sanitaria accessibili a laureati con titoli diversi dalla laurea magistrale in medicina e chirurgia, oltre alla specifica disciplina delle scuole di area veterinaria e psicologica.

È quindi importante non confondere queste borse con i contratti di formazione specialistica dei medici: si tratta di un sistema distinto destinato alle categorie professionali individuate dall'articolo 8 della legge n. 401/2000.

Quanto vale ogni borsa

L'importo previsto è di 4.773 euro lordi annui.

La somma viene riconosciuta, secondo la disposizione introdotta dalla legge di bilancio 2025, per tutta la durata legale del corso.

La parola lordi è importante: significa che 4.773 euro non corrispondono necessariamente alla somma netta che materialmente rimane al beneficiario dopo gli eventuali trattamenti fiscali o contributivi applicabili.

Per capire l'ordine di grandezza, 4.773 euro divisi matematicamente per dodici mesi equivalgono a circa 397,75 euro lordi al mese. Questo è soltanto un confronto aritmetico per rendere comprensibile l'importo annuale: il decreto non stabilisce in questo passaggio che la borsa venga materialmente pagata in dodici rate mensili.

Perché proprio 1.520 borse

Dietro il numero c'è un calcolo preciso.

Il Ministero dell'Economia ha comunicato che il margine residuo delle risorse utilizzabili per finanziare le borse relative al primo anno dell'anno accademico 2025/2026 ammonta a:

7.254.960 euro.

Poiché ciascuna borsa vale 4.773 euro lordi annui:

7.254.960 ÷ 4.773 = 1.520 borse.

Da qui nasce il numero massimo stabilito dal decreto.

Il fabbisogno reale, però, è molto più alto

Questo è probabilmente l'aspetto più significativo del provvedimento.

Per l'anno accademico 2025/2026, Regioni e Province autonome hanno espresso un fabbisogno complessivo di 3.866 specialisti.

Le borse statali disponibili sono invece soltanto 1.520.

In termini numerici significa che il finanziamento statale disponibile corrisponde a circa il 39,3% del fabbisogno indicato.

Restano quindi 2.346 unità di differenza tra il fabbisogno programmato e le borse statali finanziabili per il primo anno.

Questo non significa automaticamente che 2.346 persone non potranno specializzarsi. Il decreto distingue infatti tra fabbisogno formativo e numero di borse finanziate dallo Stato e consente anche l'esistenza di ulteriori borse finanziate da altri soggetti.

Come vengono distribuite le 1.520 borse

Il Governo non ha scelto di dividere semplicemente 1.520 per sette professioni.

È stato adottato un criterio proporzionale al fabbisogno.

In pratica, il Ministero ha considerato il peso percentuale del fabbisogno complessivamente espresso dalle Regioni per ogni figura professionale. Le 1.520 borse vengono prima ripartite tra le diverse categorie e successivamente, sempre secondo un criterio di proporzionalità, distribuite tra le tipologie di scuole di specializzazione sulla base del fabbisogno regionale.

È un passaggio fondamentale.

Fabbisogno formativo significa, in termini semplici, quanti specialisti il sistema sanitario ritiene necessario formare, sulla base delle esigenze comunicate da Regioni e Province autonome.

La ripartizione proporzionale, invece, significa che una professione che rappresenta una quota maggiore del fabbisogno nazionale riceve, in linea generale, una quota maggiore delle borse disponibili.

Un esempio semplice

Immaginiamo di avere 100 posti finanziabili, ma che le Regioni segnalino la necessità di formare 250 professionisti.

Se una determinata categoria rappresentasse il 20% del fabbisogno complessivo, il criterio utilizzato tenderebbe ad attribuirle una quota corrispondente delle risorse disponibili.

È questa, semplificando, la logica utilizzata per distribuire le 1.520 borse: non una divisione uguale tra professioni, ma una distribuzione collegata alle necessità rilevate sul territorio.

Il decreto precisa inoltre che, nelle scuole alle quali possono accedere laureati appartenenti a più categorie professionali, la distribuzione dovrà tenere conto, per quanto possibile, della ripartizione indicata nella Tabella 3 e anche della categoria professionale dei candidati effettivamente presenti.

Il fabbisogno nazionale fino al 2027

Il decreto non riguarda soltanto le borse del 2025/2026.

Definisce anche la programmazione complessiva degli specialisti da formare nel triennio.

Il fabbisogno viene stabilito in 11.643 specialisti complessivi, così distribuiti:

3.986 per il 2025, corrispondenti all'anno accademico 2024/2025;

3.866 per il 2026, corrispondenti all'anno accademico 2025/2026;

3.791 per il 2027, corrispondenti all'anno accademico 2026/2027.

Il dato rappresenta quindi una programmazione triennale delle esigenze formative del sistema, mentre le 1.520 borse riguardano specificamente il primo anno dell'a.a. 2025/2026.

Chi decide quante borse vanno alle singole scuole

La Gazzetta chiarisce anche questo passaggio.

Il decreto del 31 luglio stabilisce il numero complessivo e il criterio di distribuzione, ma la ripartizione delle borse fra ciascuna scuola di specializzazione dovrà essere effettuata con un successivo decreto del Ministro dell'Università e della Ricerca, acquisito il parere del Ministro della Salute.

Questo significa che la pubblicazione in Gazzetta delle 1.520 borse non equivale ancora all'elenco definitivo di 1.520 posti associati ai singoli atenei.

Per chi è interessato a una determinata università sarà quindi essenziale verificare la successiva ripartizione e le procedure di accesso previste.

Quando arriveranno materialmente i finanziamenti alle università

Anche qui esiste un passaggio amministrativo ulteriore.

Il decreto stabilisce che le somme spettanti alle università saranno erogate dopo il perfezionamento del relativo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di riparto delle somme, utilizzando il Fondo sanitario per l'esercizio 2026.

In altre parole, la Gazzetta stabilisce il quadro e il numero delle borse, ma l'erogazione concreta dei fondi agli atenei richiede il completamento della procedura di riparto.

È una distinzione importante per evitare di interpretare la pubblicazione dell'8 settembre come l'apertura automatica di un bando nazionale per 1.520 beneficiari.

Regioni e università possono finanziare altre borse

Le 1.520 borse statali non rappresentano necessariamente il tetto assoluto delle opportunità disponibili.

Il decreto consente infatti di prevedere ulteriori borse di formazione specialistica, qualora siano disponibili risorse aggiuntive per rispondere alle esigenze formative delle singole Regioni e Province autonome.

Anche le università possono finanziare borse aggiuntive utilizzando fondi propri oppure risorse provenienti da altri soggetti pubblici o privati, naturalmente entro la capacità formativa delle rispettive scuole.

L'importo annuale di queste borse aggiuntive deve essere conforme a quello previsto dalla normativa, cioè 4.773 euro lordi annui.

Cosa cambia concretamente per biologi, chimici, farmacisti, fisici, odontoiatri, veterinari e psicologi

Per un giovane laureato interessato a una specializzazione sanitaria, la novità principale è economica.

Frequentare una scuola di specializzazione significa sostenere un percorso formativo pluriennale. Il sistema introdotto dalla legge di bilancio e attuato attraverso questi provvedimenti riconosce agli specializzandi interessati una borsa statale.

Ma occorre distinguere tre cose:

essere ammessi a una scuola di specializzazione, rientrare nella categoria professionale che può accedere a quella scuola e ottenere un posto coperto da borsa non sono necessariamente la stessa cosa.

La Gazzetta stabilisce le risorse e la distribuzione generale. Per conoscere concretamente università, scuola, modalità di accesso e assegnazione occorre considerare anche i successivi atti di riparto e le procedure universitarie.

Una precisazione importante sulle 1.520 borse

Il titolo “1.520 borse per gli specialisti sanitari” è corretto purché si specifichi che si tratta di 1.520 borse statali massime finanziabili per il primo anno dell'a.a. 2025/2026.

Non sono 1.520 borse aggiuntive per ciascuna delle sette professioni.

Sono 1.520 complessive, ripartite tra professioni e scuole secondo il fabbisogno rilevato.

FAQ – Domande frequenti

Chi può beneficiare delle 1.520 borse?

Il decreto riguarda i laureati appartenenti alle categorie previste dall'articolo 8 della legge n. 401/2000: medici veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi, nell'ambito delle scuole di specializzazione alle quali possono accedere in base alla normativa vigente.

Le borse riguardano anche i medici?

Non queste 1.520. Il decreto riguarda le categorie sanitarie indicate dalla legge n. 401/2000 e richiama un sistema distinto da quello dei contratti di formazione specialistica dei medici.

Quanto vale una borsa?

4.773 euro lordi all'anno, per la durata legale del corso secondo quanto previsto dalla normativa richiamata dal decreto.

Le 1.520 borse coprono tutto il fabbisogno nazionale?

No. Per l'a.a. 2025/2026 il fabbisogno indicato è di 3.866 specialisti, mentre le risorse statali permettono di finanziare 1.520 borse per il primo anno.

Come vengono distribuite tra le professioni?

In proporzione al peso del fabbisogno espresso dalle Regioni per ciascuna figura professionale. Successivamente il contingente viene distribuito tra le tipologie di scuole sulla base del fabbisogno regionale.

Sono già state assegnate alle singole università?

Il decreto prevede che la ripartizione fra le singole scuole venga effettuata con un successivo decreto del Ministro dell'Università e della Ricerca, previo parere del Ministro della Salute.

Possono esserci più di 1.520 borse?

Sì. Regioni, Province autonome e università possono prevedere ulteriori borse attraverso risorse aggiuntive; le università possono utilizzare anche fondi propri o finanziamenti provenienti da soggetti pubblici o privati, nei limiti della capacità formativa delle scuole.

Quando saranno erogati i soldi?

Le somme spettanti agli atenei saranno erogate dopo il perfezionamento del DPCM di riparto previsto dal decreto.

Paragone semplice per capire la norma

Immaginiamo che il sistema sanitario sia come una grande azienda che deve programmare il personale di cui avrà bisogno.

Le Regioni comunicano: “Nei prossimi anni abbiamo bisogno di un certo numero di biologi, farmacisti, psicologi, fisici, veterinari e altri specialisti”.

Per il 2025/2026 il fabbisogno complessivo individuato è 3.866.

Lo Stato guarda però il budget disponibile e scopre di poter finanziare 1.520 borse per il primo anno.

A quel punto non distribuisce le borse in sette pacchetti uguali: cerca di dividerle in proporzione alle necessità segnalate.

È come avere 1.520 “buoni formazione” da distribuire davanti a una richiesta complessiva molto più elevata. Le categorie per le quali il sistema segnala un maggiore fabbisogno pesano maggiormente nella distribuzione.

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